No. Qui non parlo delle popolari serate del venerdì quando i Londinesi lasciano le loro inibizioni e si danno al piacere lussurioso di club, spettacoli vari e anche molto – si direbbero certamente bere eccessivo.
No. Qui parlo di un altro aspetto delle vaste aree di verde contenute nella metropoli. Queste non sono parchi ben tenuti con fioriture che sono un gioiello naturale e prati verdissimi e ben curati. No. Sono proprio le misteriose oasi di natura conservate nel loro stato primitivo.
Parecchi di questi luoghi si possono trovare tramite due dei grandi sentieri ben segnalati che penetrano Londra.
Il primo è il ‘Capital ring’, lungo 126 kilometri, che attraversa posti come Horsenden Hill, l’antico tumulo del re anglo-Sassone Horsa (già descritto in un mio post a https://longoio3.com/2018/07/16/i-fiumi-e-i-canali-di-londra/), il palazzo di Eltham, il primo delle dimore reali. Anche qui c’è un mio post sul luogo a
Si passa per il vasto cimitero di Abney Wood, il parco Olimpico e il più grande dei parchi, quello di Richmond.

L’altro sentiero è il green chain walk, circa settanta kilometri di lunghezza e tutto concentrato nella parte sud-est di Londra. Quest’ultimo l’ho fatta a piedi e anche in bici e ci porta in luoghi veramente magici come la foresta di Oxleas con le sue campanule, Bostall woods con le rovine dell’antica abbazia di Lesnes e piena di narcissi selvatici a marzo e molte altre belle cose.

Mi sono trovato su parte del green chain walk la settimana scorsa.
Prima ho attraversato il parco di Maryon-Wilson con il suo ruscello, il suo recinto di animali e i suoi alberi secolari.
Mi sono poi diretto verso una zona di affascinante geologia: il cosiddetto ‘Gilbert’s pit’ protetto come sito di grande interesse scientifico. Questo posto lo conoscevo da anni quando era ancora possibile fare una bella scalata sulle pareti paleogeniche.

Ora però si può solo entrare in quella parte con un addetto poiché le pareti non sono solo pericolose, ma possono essere facilmente danneggiate da quelli in ricerca dei denti di squali di era cretacea, cioè di cinquantacinque milioni di anni fa quando questa zona era in fondo ad un antico oceano. Si possono trovare anche fossili di molluschi, spugne piante e rettili. Infatti, l’intera parete descrive una delle più complete dimostrazioni dei vari strati, sedimentari che compongono il bacino di Londra.
Storicamente qui ci fu un forte romano per sorvegliare l’entrare di navi ostili dalla Scandinavia lungo il Tamigi.
Più recentemente fu la tana di banditi che derubavano viaggiatori, insospetti. Infatti, parte di questa zona oscura e misteriosa si chiama ‘hanging wood’, cioè bosco dell’impiccagione poiché ogni tanto venivano i soldati dalle vicine caserme a catturare e poi impiccare i malviventi.
Ci sono begli esempi di bianco spino, betulle e querce in questa zona e sembra di essere proprio chissà dove, forse in qualche luogo dell’antico bosco che al tempo neolitico copriva tutta questa zona.
Pero’ ricordiamoci…siamo in una citta’ di dieci milioni di abitanti e uscendo in una radura si rivedono i grattacieli della city, e il Thames barrier, quella grande diga-a-volontà che protegge Londra dall’allagamento del Tamigi, che qui è un fiume soggetto a maree altissime quando le condizioni meteorologiche lo permettono.
Infatti, le situazioni quando si deve rialzare la diga stanno diventando sempre più frequenti a causa del riscaldamento globale. Chissà quando si deciderà di costruire una diga ancora più alta?
Uscendo dal bosco degli impiccati entro in un parco ben curato ma che conoscevo già, non perché ci sono già stato ma perché l’ho visto per la prima volta in un capolavoro di film di un grande registra italiano. Aspettate la prossima per dirvi di più pero!
Le selve oscure
rivelano la luce
del grande fiume.
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