A Londra ci sono due Tamigi. Prima, c’è il Tamigi del porto che, ormai, si è spostato più a est, verso l’estuario. Secondo, c’è il Tamigi del divertimento che si trova in luoghi come Richmond, Kew e Twickenham. Qui, i Lord inglesi, seguendo l’usanza della nobiltà veneta sul fiume Brenta, si sono costruite le loro ville palladiane nel settecento durante il periodo detto augustiano. Ho già scritto a proposito di queste ville in altri miei post; per esempio, Chiswick House, Strawberry Hill House e Osterley Park. Queste ville ora sono per la maggior parte sotto la cura di enti come la National Trust, l’equivalente della FAI, e poche rimangono proprietà dei Lord di altri tempi. Purtroppo altre sono andate perse, demolite oppure ridotte in rovine.
Tra queste era la villa costruita dal segretario di stato per la Scozia, James Johnson, nel 1710. Johnson era anche un giardiniere appassionato e la sua villa era circondata da vigneti che, con il clima moderato dal vicino fiume, a questo punto rimasto ancora interessato dalle maree, producevano un ottimo vino.
Più tardi la villa fu dimora di Louis Philippe, Duca di Orleans, che diventò re della Francia nel 1830. Purtroppo nel 1926 l’intero podere fu acquistato da uno scavatore di ghiaia e la villa e i suoi giardini furono distrutti. Solo il gioiello della villa, la stanza ottagonale da banchetto fu salvata dalle ruspe grazie all’intervento di una certa signora Dionides che, alla sua morte nel 1962, la diede in regalo al comune che nel 1972 la inaugurò come galleria d’arte.

Ci siamo incontrati con amici che furono compagni di scuola l’altro giorno proprio in questa magnifica sala detta in inglese ‘octagon room’. Un altro bellissimo incontro: ritrovarci dopo anni in questa magnifica struttura progettata dall’architetto James Gibbs (la chiesa di Saint Martins, Trafalgar Square e l’edificio dei professori nel mio collegio universitario, King’s, Cambridge, sono tra i suoi altri capolavori).
Gibbs studiò lo stile barocco e palladiane a Roma e Vicenza, e l’interno della sala è decorata dai stuccatori Giuseppe Artari e Giovanni Bagutti. Sopra le porte ci sono i ritratti del Re Giorgio II e sua moglie la Regina Carolina. Sovrastante il camino si trova un ‘capriccio’ di rovine classiche di Giovanni Paolo Panini.
Insomma, come scrisse nel suo classico testo, ‘Life in Georgian England’, del mio vecchio professore di storia Ernie Williams, nessuna dimora aristocratica inglese del settecento era completa senza l’intervento degli artisti italiani.
Potete immaginare l’eleganza delle serate di balli e banchetti in questa sala che la tradizione vuole sia stata edificata specialmente in onore della visita della Regina Carlotta nel 1729.
Sebbene sia un vero dispiacere che la villa sia stata demolita negli anni quando l’aristocrazia inglese cominciava a soffrire economicamente nell’ inizio del tramonto dell’impero britannico è bello che esista almeno una sua parte, quella più fastosa.
La sala ottagonale viene usata tuttora per ricevimenti e matrimoni.
Vicino, le vecchie stalle sono state convertite in a una galleria d’arte moderna. Durante la nostra visita la mostra era d’arte fatta con la tessitura; (mi ricordo che anche a Bagni di Lucca, nella settimana dedicata alla donna, ci fu un’analoga mostra).
In più, le scuole sono incoraggiate nelle loro visite. Anche qui, durante la nostra visita entrò una comitiva di scolarini tutti in vari costumi alla ricerca dei tesori nascosti in varie parti del’edificio (finti si capisce!)
Non posso non menzionare la fortuita collezione di cimeli del grande esploratore Richard Burton, soggetto di una conferenza data alla biblioteca di Bagni di Lucca pochi anni fa’. Burton, infatti collega questo luogo con la città termale poiché fece la sua casa in ambedue i luoghi (oltre a farsi casa come console a Trieste e esploratore nei paesi arabi.)
Quello che mi ha più sorpreso, però, è stata la differenza tra questa nostra visita a Orleans House Gallery e quella precedente parecchi anni fa’. Allora la galleria era in stato di apparente decadenza ma oggi i resti della magnifica dimora hanno assunto nuova vita grazie a due anni di restauro costato quasi due milioni di sterline (dati dagli incassi della lotteria nazionale inglese) e solo completato l’anno scorso.
Mi domando se anche Bagni di Lucca possa iniziare tali restauri sulle sue grandi ville Ada e Fiori. Prima di tutto, però, bisogna svegliarsi dal letargo di troppi anni e trovare un principe blu che bacia le due belle addormentate.
Intanto vi mostro le graziose case che costeggiano il lungo-fiume in queste parti. Un ammonimento però: date le maree ci potrebbero essere delle alluvioni anche due volte al giorno…
Balli riflessi
in specchi secolari
dell’ottagono.