Happy Bloomsday

Happy Bloomsday / Felice Bloomsday!

Questo è il giorno dedicato al sommo autore James Joyce che, tra altro, scrisse ‘Ulysses’, un romanzo che fece rivoluzione nel campo letterario.

E che c’entra questa casa nel sobborgo Londinese di Charlton dove mi sono trovato l’altro giorno?

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E perché è la dimora dove ha vissuto per molti anni il caro amico, e alquanto autore straordinario, Italo Svevo.

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Fu lui che insegnò la lingua italiana a Joyce che contraccambio’ con lezioni di quella inglese.

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Come Joyce visse i suoi anni più felici a Trieste, così Svevo e sua moglie, lontani dalle pettegolezzi della città natia, passararono giorni lieti mentre lui curava la gestione della fabbrica di vernice marina nel succursale, stabilito proprio a Charlton, dal genero.

Leggete oggi almeno una pagina di Joyce e di Svevo e celebrate con un bel bicchiere di Guinness se non con un ‘capo in b’ come ordinano a Trieste. Vi assicuro che vi faranno molto bene alla salute fisica e spirituale.

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Vedere anche i miei post per Joyce a Trieste a:

‘Capo in b tanta special’ in Trieste

E per Svevo a Londra a:

Of San Marco, Joyce, Svevo and Plenty More

 

Ecc.

La Salsa Nazionale Inglese

Il tavolo preparato per un pranzo lavorativo in Inghilterra ha questa maggiore differenza (oltre al tipo di cibo e la sua preparazione) quando contrastato con quello italiano. In Italia i condimenti in tavola sono il consueto olio d’oliva, aceto, sale, pepe e pane (senza burro però..).

In Inghilterra, invece, si trova una miscela di bottiglie di salse: il ketchup di pomodoro, il salad cream (da non confondere con la maionese) e il brown sauce che, in quasi tutti i casi, è di marca HP (sigla per ‘Houses of Parliament’.)

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Ricordiamo che le salse inglesi hanno una lunga storia. Nei suoi “Racconti di Canterbury”, per esempio, Chaucer parla del franklin (nominativo per un proprietario libero) scrivendo che

Woe to his cook, unless his sauces were poignant and sharp.

(Guai se le salse del suo cuoco non erano saporite e pungenti).

Certo, che nell’era pre-frigorifera, le salse servivano per mascherare il gusto di carni vicine al marciume.

Questa famosa salsa (che, purtroppo, trovo ai supermercati italiani solo in versione barbeque), ingrediente indispensabile per il breakfast tradizionale inglese di uova, pancetta, fagioli e pane fritto, oltre ai piatti di carne e contorno, è stata inventata da Frederick Gibson, un fruttivendolo da Nottingham, nel 1870. Gibson fu ispirato dalle spezie dell’impero coloniale Indiano.

Nel 1895,  sapendo che la sua salsa era diventata un gran successo nella mensa del parlamento britannico, il Gibson la brevetto’ col nome ‘HP’.

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La salsa fu distribuita da carrocci trainati da asinelli, (Gibson voleva usare le zebre ma questi quadrupedi furono difficili ad ammaestrare).

Nella Grande Guerra le truppe inglesi furono forniti con la salsa HP, che ebbe successo anche con i soldati francesi tanto che fino agli anni 1980 la sua etichetta fu stampata anche in francese.

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L’iconica salsa ispirò il poeta John Betjeman a scrivere queste strofe: “le faccio un brindisi e scuoto la bottiglia di salsa HP” nel suo poema “Lake District”.

Il più grande onore, però, è che questa salsa è ufficialmente distribuita a Sua Maestà, come indica lo stemma reale sulla bottiglia.

Di recente, la torre campanara, comunemente nota come ‘Big Ben’ ma ufficialmente chiamata, in onore della Regina, ‘Elizabeth Tower’ dal 2012, l’anno del giubileo diamantino della sovrana, è nascosta sotto le impalcature ed è in fase di restauro.

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Per questa ragione l’etichetta della salsa ‘ufficiale’ inglese ha subito qualche modifica.

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(Prima e dopo)

Tra quattro anni – o così si spera – la consueta etichetta ritornerà in tutta la sua gloria.

Le case del Parlamento britannico, la genesi dell’epidemia della brexitite, oltre a vedere la sua torre campanara avvolta in impalcature per evitare un crollo sicuro, dato la mancanza di cure precedenti per questo capolavoro di Barry e Pugin, ora si trova in mezzo di un altra vegogna: la sua salsa famosa non viene più prodotta in Inghilterra ma nei Paesi Bassi! Chissà cosa succederà se il brexit avrà esito e che, così, l’Inghilterra dovrà forse pagare dei dazi elevati sulla propria salsa nazionale. Forse dei moti accompagnati con le grida  “ridateci la nostra salsa” ?

Proprio non oso pensarci …

 

Gli Uccelli d’Europa

L’Italia è sempre vicina a Londra. Ci sono pochi degli autobus rossi a due piani dove non si sente almeno una voce Italiana. I ristoranti Italiani di Londra sono leggendari. C’è un intera zona tradizionalmente Italiana attorno l’omonima chiesa di Clerkenwell.

Se il tempo illude con la consueta pioggia si può sempre trovare rifugio nella National Gallery che non è solo colma di quadri di scuola italiana ma proprio di quelli più belli. Per esempio, il Tobia col angelo, esposto alla mostra del Verocchio nel palazzo Strozzi di Firenze, proviene dalla National. (Per poi non parlare dei suoi Leonardo!)
Certo, si potrebbe dire che l’Italia abbia venduto il suo patrimonio per un piatto di lenticchie negli anni passati. Però, almeno ha fatto conoscere la sua immensa creatività nel mondo.
Certi quadri dall’Italia sono stati divisi tra varie gallerie d’arte. La battaglia di San Romano di Paolo Uccello, che descrive lo scontro tra le forze fiorentine e senesi avvenuto nel 1432, è dipinto in tre pannelli che si trovano negli Uffizi, nel Louvre e nel National Gallery.
Questi sono, nella National, Niccolò Mauruzi da Tolentino:

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Negli Uffizi, Mauruzi da Tolentino sconfigge Bernardino della Ciarda:

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Nel Louvre, la carica di Michelotto da Cotignola:

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Paolo Uccello è famoso per il suo uso della perspettiva. In più, la battaglia viene rappresentata come quasi un torneo festoso invece di un bagno nel sangue.

Qualche anno fa mia moglie trovo’ un kit di modelismo in cartone, dei due cavalieri principali nella battaglia. Mi sono divertito l’altro giorno a montare questo kit, che non era del tutto facile. Comunque, c’è lo fatta e ecco qui un’altra versione della battaglia di San Romano.

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Giostra eterna,

cavalli bianchi e neri:

forza yin e yan.

 

La Croce della Regina Eleonora

Davanti alla stazione ferroviaria di Charing Cross, che è vicina a Trafalgar square, si trova una croce in memoria della processione della bara della Regina Eleonora di Castile, moglie del re Edoardo I, che regnò tra il 1272 e il 1307. Ecco come deriva il ‘cross’ nel nome della stazione. ‘Charing’ invece è derivata dal francese ‘chere reine’, cara regina.

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La Charing Cross è l’ultima di dodici croci commemorative erette per segnare il luogo dove le spoglie dell’amata regina furono deposte per la notte durante il lungo viaggio da Harby, vicino a Lincoln e dove morì nel 1290, fino all’abbazzia di Westminster dove fu sepolta.

Qui si vedono i luoghi dove furono poste le croci Eleanor.

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Di queste dodici croci rimangono solo tre nello stato originale.

Geddington, Northamptonshire. (La meglio conservata).

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Hardingstone, Northampton.

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Waltham, Herts.

Delle altre, solo qualche frammento rimane. In qualche caso esiste una lapide moderna commemorativa. L’unica, però, che è stata ricostruita alla sua pienezza è proprio quella davanti alla movimentata stazione nel cuore di Londra. Fu edificata nel 1865 dalla compagnia ferroviaria dell’omonima stazione. La croce, sebbene non sia originale, serba nelle sue eleganti forme neogotiche qualche sentimento dell’ispirazione originale di un re morto ottocento anni fa e addolorato, insolitamente per l’epoca, per la morte della sua amata consorte.

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Istruita eccezionalmente per i suoi tempi, Eleonora fu patrona della letteratura, introdusse la moda dei tapetti in Inghilterra, scegliendo con grande gusto dai mercanti orientali. Fu un esperta nel modellare i giardini e, inoltre, era una brava donna d’affari e fece la propria fortuna come contessa di Ponthieu. Morì all’età di 49 anni dopo aver dato otto figli al re.


Offrite un pensiero alla regina Eleonora qualche volta o viandanti quando prendete il vostro treno da Charing Cross…

 

Un re innalza

le lacrime di pietra:

amore eterno.

 

 

 

Con I Cavalieri del Tempio

Il cerchio è la forma geometrica più perfetta. E’ il proprio principio e la propria fine – l’alfa e l’omega. Simboleggia l’eternità, il sole, l’aureola dei santi, e la prima chiesa mai costruita, quella del Santo Sepolcro a Gerusalemme, è su piano circolare. A questa chiesa vengono pellegrini da tutte le parti del mondo Cristiano e, per proteggerli nel loro viaggio pericoloso, fu istituito l’ordine dei Cavalieri Templari – Templari perché guardiani del sommo Tempio di Cristo – il luogo della Sua morte e della Sua resurrezione.

Ovunque stabilirono i loro centri, i Templari costruivano chiese in forma circolare. Con questa forma fu consacrata la chiesa dei Cavalieri a Londra il 10 febbraio 1185 dal patriarca Eraclio di Gerusalemme. Purtroppo, i Templari furono poi accusati di avere troppo potere e richezza – infatti, diventarono tra i primi banchieri dell’occidente – e furono dissolti dal re Edoardo II nel 1307.

I Templari furono seguiti dai Cavalieri Ospedalieri che diedero in affitto la Chiesa del Tempio di Londra – Temple Church – agli avvocati e dottori di legge; cosicché oggi la sua zona ospita due dei quattro ‘Inns of Court’, cioè collegi di legge di Londra: l ’inner temple’ e il ’middle temple’. (Gli altri due sono Lincoln’s Inn e Grays’ Inn, tutti e quattro nel medesimo fascio tra Westminster e la City, una vera cittadella legale vicina al tribunale principale di giustizia).

La parte rotonda della chiesa fu ampliata da un coro a tre navate e la chiesa dei Templari, ora dei Cavalieri Ospedalieri, è data in affitto perpetuo ai collegi legali del Temple che la usano per le cerimonie religiose e secolari.

(La colonna con due templari sullo stesso cavallo fu eretta nel 2000 e indica l’originale poverta’ dei cavalieri che non potevano comprarsi il proprio cavallo.)

Nella seconda guerra il Temple church fu gravemente danneggiato dalle bombe tedesche ma fu restaurata e ridedicata nel 1958.

E’ famosa per la sua musica. Fu qui che il primo grande successo del disco di musica classica è stato registrato nel 1927: l’inno ‘Hear my prayer’ di Mendelssohn, cantato dalla voce bianca di Ernest Lough e accompagnato sull’organo da Thalben-Ball. Questo disco ha venduto più di un milione di copie ed è ancora comprato oggi per la sua squisitezza quasi cent’anni dopo la sua registrazione! Ascoltate e godete il suo incanto:

Più recentemente fu eseguita la prima dell’immenso ‘Il Velo del Tempio’ del grande compositore John Tavener, un’opera che dura sette ore. Morto solo nel 2013 Tavener è anche famoso per la sua ‘Canzone per Atene’ (originariamente scritta per una giovane attrice Greca morta in un incidente stradale) che fu eseguita anche per il funerale della principessa Diana nel 1997.

28 di Gennaio di quest’anno abbiamo partecipato a un vespro commemorativo per John Tavener in questa stessa chiesa.

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Fu un’occasione assolutamente commovente che ha anche incluso la bellissima ‘canzone di Atene’. Potete ascoltarla qui:

La chiesa dei Templari è famosa per la sua acustica eccezionale e per il suo organo. Purtroppo, quello originale fu distrutto dalle bombe tedesche ma l’organo attuale, a quattro tastiere, di manifattura Harrison and Harrison, e originariamente nel castello scozzese di Glen Tanar, è tra i più magnifici strumenti di Londra, se non dell’Inghilterra. Queste sono le specifiche dello strumento:

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Oggi mercoledì all’ora di pranzo c’è un concerto d’organo in questa chiesa aperto a tutti, con offerta. E’ veramente un ‘highlight’ di una visita alla stupefacente città di Londra. Eravamo presenti quest’ultimo mercoledì e questo era il programma:

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L’organo sembrava perfettamente adatto per ogni brano eseguito, dal rinascimento inglese al romanticismo francese. Un pezzo che ho registrato in quest’occasione è la magnifica ciaccona di Buxtehude. Non sorprende che il ventenne Johann Sebastian Bach abbia camminato quattro cento kilometri da Arnstadt a Lübeck per sentire il grande maestro!

Mutabilità:

la brezza si travolge

nella tempesta.

Dalla Morte alla Nuova Vita

Dirimpetto la cappella e la casa di John Wesley, il fondatore del Metodismo (descritto nel mio post a https://longoio3.com/2018/11/22/john-wesley-a-londra/), c’è forse uno dei campisanti più emozionanti di Londra. Si chiama Bunhill fields (derivante da ‘Bone’ – Ossa, ‘Hill’- collina). Il camposanto è stato particolarmente favoreggiato dai religiosi non-conformisti, cioè i protestanti non anglicani: i quaccheri e i battisti in particolare.  Ivi sono sepolti, tra altri, il sommo poeta William Blake (1757-1827).

Le sue poesie sulla pecorella e sul leone sono note alla maggior parte dei bambini inglesi. Per me, però, il poema sulla tragica condizione umana di così tanti nell’ottocento Londinese colpisce particolarmente, poiché in numerosi istanti poco sembra essere cambiato per il meglio da quell’epoca:

I wander thro’ each charter’d street,
Near where the charter’d Thames does flow,
And mark in every face I meet,
Marks of weakness, marks of woe.
 

In every cry of every Man,
In every Infant’s cry of fear,
In every voice: in every ban,
The mind-forg’d manacles I hear.

How the Chimney-sweeper’s cry
Every black’ning Church appalls,
And the hapless Soldier’s sigh
Runs in blood down Palace walls.

But most, thro’ midnight streets I hear
How the youthful Harlot’s curse
Blasts the new born Infant’s tear,
And blights with plagues the Marriage hearse.

Vago attraverso le strade monopolizzate,
Vicino a dove scorre il Tamigi monopolizzato,
E noto in ogni faccia che incontro
I segni della debolezza, i segni del dolore.  

In ogni pianto di ogni uomo,
In ogni pianto infantile di paura,
In ogni voce: in ogni divieto,
Sento le manette forgiate dalla mente. 

Come il pianto dello spazzacamino
Atterrito dalla Chiesa annerita,
E il sospiro del soldato sfortunato
Scorre in sangue lungo i muri del palazzo.

Ma, maggiormente, attraverso le vie di mezzanotte sento
Come la maledizione della giovane prostituta
Distrugge la lacrima dell’infante neonato,
E rovina con piaghe il carro funebre del matrimonio.

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L’autore di ‘Robinson Crusoè,

Daniel Defoe (1660-1731), è qui sepolto:

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E anche l’autore di quella bellissima allegoria sulla vita cristiana, ‘Pilgrim’s progress’, (Il pellegrinaggio del Cristiano)  John Bunyan (1628-88).

che contiene questo meraviglioso inno (mie trad):

Who would true valour see,
Let him come hither;
One here will constant be,
Come wind, come weather;
There’s no discouragement
Shall make him once relent
His first avowed intent
To be a pilgrim.

 

Whoso beset him round
With dismal stories
Do but themselves confound;
His strength the more is.
No lion can him fright,
He’ll with a giant fight,
He will have a right
To be a pilgrim.

 

Hobgoblin nor foul fiend
Can daunt his spirit,
He knows he at the end
Shall life inherit.
Then fancies fly away,
He’ll fear not what men say,
He’ll labour night and day
To be a pilgrim.

 

Chi vedrebbe il vero valore,

Lascialo venire qui;

Qui sarà costante,

Venga il vento, venga il tempo.

Non c’è scoraggiamento;

Che lo farà cedere una volta

Il suo primo dichiarato intento

Di essere un pellegrino

 

Chiunque lo abbia circondato

Con storie lugubri

Confondono solo loro stessi;

La sua forza è tanto di più.

Nessun leone può spaventarlo,

Lotterà con un gigante,

Avrà il diritto

Di essere un pellegrino

 

Né folletto, né demone fallo

Può scoraggiare il proprio spirito,

Conosce che alla fine

Erediterà la vita.

Poi le fantasie voleranno via,

Non avrà paura di quello che dicono gli uomini,

Lavorerà giorno e notte

Per essere un pellegrino

 

La mia visita fu una miracolosa fusione della morte con la nuova vita poiché i narcisi primaverili, come un mare, ondeggiavano tra le tombe.

Tra i narcisi

le pietre della morte

in vita nuova.

Il Bunker della Battaglia Del Regno Unito

E’ qui che Churchill disse “mai nel campo degli conflitti umani così tanti dovettero così tanto a così pochi”.

Visitai ieri, sotto un  nevischio, il bunker segreto a Uxbridge, centro di comando, sotto il Maresciallo Dowding, dell’undicesimo gruppo della RAF che, con i suoi mitici caccia Spitfire e Hurricane, nell’estate del 1940 causarono la prima sconfitta del regime nazista nella ‘Battle of Britain’ – la battaglia d’Inghilterra – così, assistendo gli alleati nel 1944, dai porti inglesi, di sbarcare in Normandia e porre fine alla Seconda Guerra Mondiale.

Questo bunker è un luogo veramente valoroso nella storia dell’Europa democratica e anche importante per le donne, che qui assunsero nel loro lavoro un importanza strategica di primo grado.

Il locale è stato rimesso com’era il 15 settembre del 1940, il giorno definitivo che fermò l’invasione di Hitler,  un giorno commemorato tuttora come ‘Battle of Britain day’.

Per ulteriori informazioni vedere

(PS. Il Regno Unito aiutò a salvare l’Europa dagli anni oscuri – che non entri se stesso in nuovi anni oscuri con questo famigerato brexit … questa è la mia grande speranza…)

Sembrano croupiers:

 vita d’una nazione

è qui giocata.

Alla casa del Duca di Orleans

A Londra ci sono due Tamigi. Prima, c’è il Tamigi del porto che, ormai, si è spostato più a est, verso l’estuario. Secondo, c’è il Tamigi del divertimento che si trova in luoghi come Richmond, Kew e Twickenham. Qui, i Lord inglesi, seguendo l’usanza della nobiltà veneta sul fiume Brenta, si sono costruite le loro ville palladiane nel settecento durante il periodo detto augustiano. Ho già scritto a proposito di queste ville in altri miei post; per esempio, Chiswick House, Strawberry Hill House e Osterley Park. Queste ville ora sono per la maggior parte sotto la cura di enti come la National Trust, l’equivalente della FAI, e poche rimangono proprietà dei Lord di altri tempi. Purtroppo altre sono andate perse, demolite oppure ridotte in rovine.

Tra queste era la villa costruita dal segretario di stato per la Scozia, James Johnson, nel 1710. Johnson era anche un giardiniere appassionato e la sua villa era circondata da vigneti che, con il clima moderato dal vicino fiume, a questo punto rimasto ancora interessato dalle maree, producevano un ottimo vino.

Più tardi la villa fu dimora di Louis Philippe, Duca di Orleans, che diventò re della Francia nel 1830. Purtroppo nel 1926 l’intero podere fu acquistato da uno scavatore di ghiaia e la villa e i suoi giardini furono distrutti. Solo il gioiello della villa, la stanza ottagonale da banchetto fu salvata dalle ruspe grazie all’intervento di una certa signora Dionides  che, alla sua morte nel 1962, la diede in regalo al comune che nel 1972 la inaugurò come galleria d’arte.

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Ci siamo incontrati con amici che furono compagni di scuola l’altro giorno proprio in questa magnifica sala detta in inglese ‘octagon room’. Un altro bellissimo incontro: ritrovarci dopo anni in questa magnifica struttura progettata dall’architetto James Gibbs (la chiesa di Saint Martins, Trafalgar Square e l’edificio dei professori nel mio collegio universitario, King’s, Cambridge, sono tra i suoi altri capolavori).

Gibbs studiò lo stile barocco e palladiane a Roma e Vicenza, e l’interno della sala è decorata dai stuccatori Giuseppe Artari e Giovanni Bagutti. Sopra le porte ci sono i ritratti del Re Giorgio II e sua moglie la Regina Carolina. Sovrastante il camino si trova un ‘capriccio’ di rovine classiche di Giovanni Paolo Panini.

Insomma, come scrisse nel suo classico testo, ‘Life in Georgian England’, del mio vecchio professore di storia Ernie Williams, nessuna dimora aristocratica inglese del settecento era completa senza l’intervento degli artisti italiani.

Potete immaginare l’eleganza delle serate di balli e banchetti in questa sala che la tradizione vuole sia stata edificata specialmente in onore della visita della Regina Carlotta nel 1729.

Sebbene sia un vero dispiacere che la villa sia stata demolita negli anni quando l’aristocrazia inglese cominciava a soffrire economicamente nell’ inizio del tramonto dell’impero britannico è bello che esista almeno una sua parte, quella più fastosa.

La sala ottagonale viene usata tuttora per ricevimenti e matrimoni.

Vicino, le vecchie stalle sono state convertite in a una galleria d’arte moderna. Durante la nostra visita la mostra era d’arte fatta con la tessitura; (mi ricordo che anche a Bagni di Lucca, nella settimana dedicata alla donna, ci fu un’analoga mostra).

In più, le scuole sono incoraggiate nelle loro visite. Anche qui, durante la nostra visita entrò una comitiva di scolarini tutti in vari costumi alla ricerca dei tesori nascosti in varie parti del’edificio (finti si capisce!)

Non posso non menzionare la fortuita collezione di cimeli del grande esploratore Richard Burton, soggetto di una conferenza data alla biblioteca di Bagni di Lucca pochi anni fa’. Burton, infatti collega questo luogo con la città termale poiché fece la sua casa in ambedue i luoghi (oltre a farsi casa come console a Trieste e esploratore nei paesi arabi.)

Quello che mi ha più sorpreso, però, è stata la differenza tra questa nostra visita a Orleans House Gallery e quella precedente parecchi anni fa’. Allora la galleria era in stato di apparente decadenza ma oggi i resti della magnifica dimora hanno assunto nuova vita grazie a due anni di restauro costato quasi due milioni di sterline (dati dagli incassi della lotteria nazionale inglese) e solo completato l’anno scorso.

Mi domando se anche Bagni di Lucca possa iniziare tali restauri sulle sue grandi ville Ada e Fiori. Prima di tutto, però, bisogna svegliarsi dal letargo di troppi anni e trovare un principe blu che bacia le due belle addormentate.

Intanto vi mostro le graziose case che costeggiano il lungo-fiume in queste parti. Un ammonimento però: date le maree ci potrebbero essere delle alluvioni anche due volte al giorno…

Balli riflessi

in specchi secolari

dell’ottagono.

Suona l’Orchestra Reale

Sophie, moglie del principe Edoardo, è patrona dell’orchestra d’archi di Sua Maestà, la Regina Elisabetta II.

Se uno ha l’onore di ricevere un titolo di merito dalla Regina, oppure essere invitato al Palazzo di Buckingham per un banchetto o un garden party nel grande giardino reale, è certo che questi momenti lusinghieri saranno accompagnati dell’orchestra della Contessa di Wessex, la Sophie.

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L’orchestra fa parte dell’arma del reggimento reale e una particolarità è che i musicisti, oltre a suonare i consueti strumenti di un orchestra sinfonica, possono anche sapere suonare quelli di una banda militare. Così un musicista potrebbe suonare il violino un giorno ed il prossimo trovarsi in una parata militare con la tromba.

Non c’era bisogno per noi di essere stati invitati da Sua Maestà per ascoltare l’orchestra della contessa di Wessex. Siccome il suo luogo di pratica si trova presso le caserme di Woolwich, bellissime con un frontale neoclassico stile San Pietroburgo, l’orchestra esegue annualmente un concerto a Charlton House, che non dista molto.

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Il concerto era veramente squisito con brani da Albinoni alla ‘light music’ (musica leggera), della quale l’Inghilterra serba una grande tradizione, forse tra le più grandi, nel mondo.

Osservate l’eleganza dei uniformi militari, gli speroni, e il fatto che l’orchestra contiene uomini e donne.

 

Si dice che Sua Maestà non abbia grande gusto musicale. Mi ricordo che, quando una mia amica cantante ricevete un onorificenza dal Palazzo, ci disse che i musicisti erano veramente mediocri. Pare che la Contessa di Wessex abbia cambiato tutto questo poiché l’orchestra era veramente brava (anche se nello spazio disponibile solo metà delle sue forze potevano essere accolte).

Aggiungiamo che la prima orchestra inglese fu proprio quella del Re. Infatti, nel seicento, Carlo II prese spunto dai ‘violons du Roi’ della corte francese del Re Sole, Luigi XIV, per formare la sua orchestra che partecipava ai ‘masques’ teatrali glorificando il suo regno.

Il prossimo programma dell’orchestra sarà questo:

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Se non avete sentito la musica di Warlock non avete sentito uno dei più grandi compositori inglesi della prima metà del secolo scorso.

L’orchestra della Contessa si può anche ascoltare in questo video nel luogo dove ha eseguito il concerto che abbiamo sentito.

Il pastorale

sfonde con il regale:

suoni dorati.

 

 

 

 

London’s Mysterious Mithraic Temple

Today we have a guest blogger, Alexandra Cipriani Pettitt, who is well-known and highly regarded as a Trip Advisor reviewer. So far Alexandra has written sixty seven T. A. reviews which have earned her the awards of “Attraction Expert Level 14” and almost 7,000 points!

All Alexandra’s reviews are of particular interest, especially for visitors to London, and she writes with style and knowledge. This is her latest review on a particularly unusual London attraction which she visited in 2018.

Alexandra has given us plenty more information about Mithraism of which I was unaware when I wrote on the London Mithraic temple in my post addressed to an Italian audience at https://longoio3.com/2017/12/23/il-dio-mitra-a-londra/

PS You may also know Alexandra as my wife!

Mithraic Mysteries was a religion on the god Mithras.

A rival of early Christianity Mithraism was subsequently suppressed and often Mithraic Temples are found below church crypts such as Santa Prisca Rome.

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It was mainly an orally transmitted cult although there are some written references to the practices in early literature. Worshippers of Mithras were mainly military, minor merchants, customs officials and bureaucratic officials; thus it was mainly a  male cult but some women, it seems, were involved with Mithraic groups.

One can admire a most endearing copy of the sculptural head of Mithras wearing a Phrygian hat.

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Mithras was born from a rock as a bas relief testifies from the Baths of Diocletian. So Mithras slaughters a sacred white bull and then shares a banquet with the god Sol (the sun). This, again, can be seen in cult icons which were portable and double sided reliefs with, on one side, the depiction of the Tauroctony (slaughter of the bull) and, on the reverse side, the banquet scene of Mithras and Sol feasting on the bull.

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The Mithraic Festival was held on 26th June the then Summer Solstice which coincided with the feasts of Roman clubs or collegia. Indeed, this cult held initiation ceremonies consisting of seven grades which were connected to the Planets and at each grade the initiates were placed under the protection of different planetary gods and called Syndexioi “those united by the handshake”. They prayed three times daily to the sun and Sunday was sacred.

As you enter the now ground floor you view a wall of Roman debris or artefacts found in the archaeological dig some everyday items of Londinium explanations are given throughout on an interactive mobile device as well as by guides.

You then go to a mezzanine level to discover Mithras and the Mithraic cult.

Finally you descend into the lower level of the site, seven metres below the modern pavement level.

At this point of the visit you can actually experience a revocation of the reconstructed Temple of Mithras a kind of son and lumière. As the lights dim special effects recreate the Roman Temple of Mithras – a most convincing experience. We might even have expected to see Ulpius Silvanus, the original founder, appear amongst the seven columns.

These Temples were, indeed, built underground. They were windowless and very distinctive and known as Mithraea or Mithraeum. Rome was the cult centre and the Mithraea were found in Roman Africa Roman Britain as well as Roman Syria.

The visit also includes the Bloomberg SPACE gallery as you enter. At present there is an extraordinary tromp d’oeil wallpaper exhibition inspired by Wren-aissance visions of London:

The whole Mithraean experience is situated in the European headquarters of Bloomberg close to Cannon Street Station.

Date of experience: October 2018

https://www.tripadvisor.co.uk/ShowUserReviews-g186338-d13139701-r644429627-London_Mithraeum-London_England.html#