Ogni paese naturalmente celebra il Natale nella propria maniera, con le sue tradizioni e anche le sue condizioni meteorologiche. Nell’Italia ho goduto la neve invece della pioggia ghiacciata di Londra invernale, il panettone invece dei mince pies, i tortellini in brodo, e l’assenza del tacchino, carne povera in Italia ma piatto tradizionale per il pranzo natalizio in Inghilterra (anche se l’oca, come gustata nel ‘Cantico di Natale’ di Dickens, oppure il fagiano, sono anche molto apprezzati.)
L’Italia da tempo ha adottato l’albero di Natale, in suo turno importato dalla Sassonia dal consorte della regina Vittoria, e l’Inghilterra ha abbracciato il presepe italiano relativamente poco tempo fa.
Manca però, in Italia, un repertorio sufficientemente grande di Christmas carols o canzoni di Natale e questa assenza è, secondo, me, una cosa grave. Dopo il ‘tu scendi’ e qualcos’altro siamo fermi. Non è, poi, soltanto la musica ma la maniera nella quale viene cantata da molti cori in Italia che mi delude.

(Christmas Carols cantate ieri all’ospedale UCLH)
Ogni anno, nella stagione natalizia in Inghilterra, viene cantato quel eccelso capolavoro del oratorio barocco, il ‘Messiah’. La musica di questa composizione di Handel scorre nelle vene di ogni inglese che lo canta dal concerto di scuola fino alla vecchiaia.
Gli italiani conosceranno certamente il coro ‘Halleluia’, che viene massacrato annualmente da loro. Ascoltare, però, l’intero ‘Messiah’ cantato da un bravo coro inglese è come entrare nel Paradiso dal Purgatorio (se non l’Inferno….).
L’altra sera ho sentito il capolavoro Handeliano nella chiesa di Saint Alfege a Greenwich, Londra.
Questo era il programma: (notare la Madonna del Parto, di Piero della Francesca sulla copertina…)

Non mi è arrivato un regalo più bello prima di Natale!
L’esecuzione in ogni reparto era squisita. Dalla sinfonia iniziale attraverso l’annuncio del Salvatore, la Natività, percorrendo la sua Passione fino alla sconfitta della morte e l’ultimo grandioso Amen l’attenzione rimase incantata. Non potevo credere che non avevo sentito ‘Messiah’ dal vivo da più di quindici anni e sopravvissuto!
Coro dopo coro sublime, dei solisti di primo grado e un’interpretazione avvolta in grazia, serietà, sentimento, gioia e virtuosismo. Perfino gli ascoltatori si sono tradizionalmente alzati in piedi per il coro dell’ alleluia (come fece il Re Giorgio II quando lo sentì per la prima volta nel 1742 e rimase stupefatto).
L’ acustica nella magnifica chiesa, ricostruita nel 1714 da Nicholas Hawksmoor, architetto barocco con un linguaggio molto individuale, andava d’accordissimo con la musica.)
Ricordiamoci anche che Saint Alfege è la Chiesa dove fu organista e compositore Thomas Tallis (m. 1585) il padre della musica religiosa inglese. Qui è sepolto e qui esiste ancora la tastiera del suo organo.

Infine, se conoscete il vostro Dickens, è qui che, nel romanzo ‘l’amico comune’, Bella Wilfer sposò John Rokesmith.
Insomma, è stata una serata d’incanto con musica interpretata supremamente, degna, non solo del suo compositore, che confessò di vedere i cieli aprire di gloria davanti a lui quando scrisse il famoso ‘Halleluia’, ma anche dell’inizio dell’Avvento nell’anno liturgico.
