La Torre della Morte

Il Royal Borough of Kensington and Chelsea, benché contenga nei suoi confini tra le case più sciccose di Londra, dei palazzi aristocratici e dei quartieri elegantissimi, contiene anche tra le zone più povere della capitale.

Ricordo da piccolo di trovarmi in una zona nel comune che mi fece grande impressione con la sua immensa deprivazione: ragazzini in giro per le strade senza scarpe, case quasi in rovina, negozi con poco o nulla in vendita…..e poi leggevo la segnalazione delle vie con il scritto ‘royal’, reale. Possibile?

Già parte della zona era stata bombardata nell’ultima guerra. Però, negli anni settanta ci fu un piano di demolire le vecchie case a schiera rimaste e costruire ‘tower blocks’, cioè palazzoni a torre, nello stile ‘brutale’ ispirato da Corbusier ma solo delle pallide copie della ‘ville radieuse’.

Nel 1974 fu edificata la Grenfell tower di venti quattro piani, opera dell’architetto Clifford Wearden.

Al loro inizio questi palazzoni di appartamenti popolari furono un gran successo con la gente abituata prima ad abitare in case senza bagno e trafitte dal umido.

Già, prima della fine del secolo scorso, purtroppo, questi tower blocks cominciarono ad incoraggiare atteggiamenti anti-sociali con droga, violenza e vandalismo. Insomma, gli inglesi urbani non sono tanto abituati ad abitare in palazzine come gli italiani ma preferiscono le loro casette con giardino e due piani.

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Nel nuovo secolo le vecchie case a schiera furono trasformate da individui in graziose abitazioni bijoux e quello che era stato scartato divenne di moda mentre i tower blocks diventavano sempre più degradati.

Per fermare il degrado, nel 2016 fu speso quasi nove milioni di sterline per modernizzare il Grenfell tower block. Parte di quest’opera di recupero fu di coprire il tower block con un rivestimento per darlo un aspetto più attraente.

La notte del 14 giugno di quest’anno la combinazione di un incendio di un frigo al quarto piano, la natura infiammabile del rivestimento, la mancanza di spruzzatori, un unica scala d’accesso, la sordità del comune nel non ascoltare gli inquilini quando si sono preoccupati di lacune nel sistema di sicurezza nell’edificio, l’assenza di isolamento delle tubature di gas e dei fili elettrici, si sono combinati per produrre il rogo più devastante di un abitazione nella Gran Bretagna.

Settanta persone hanno perso la vita quella notte terribile e settanta quattro sono finiti in ospedale in vari stati di criticità.

In un pomeriggio freddissimo, cioè quello di ieri, con un continuo nevischio ed un cielo di piombo, ho voluto pagare i miei rispetti alle vittime e vedere con i miei occhi l’edificio che terminò così tante vite, speranze e amori. Nemmeno il rogo di un edificio in Shanghai di 28 piani nel 2010 causò così tanti morti. In Cina furono sessanta le vittime ma l’amplificazione dell’incendio fu simile: il rivestimento esterno di materia infiammabile….

Viareggio porta la sua croce. Il Portogallo, quest’anno, ha preso la sua. L’elemento del fuoco, così ambivalente: riscaldatore delle nostre anime in inverno e distruttore di così tante vite in quel mese d’estate, non conosce limiti di coscienza. È amico e nemico nel stesso istante.

Camminando con un ombrello contro il ventoso nevischio gelido mi pareva di fare una specie di pellegrinaggio attorno il rudere nero e terrificante della Grenfell tower. Da ogni lato si vedeva sorgere come un mostro già senza vita dopo tutte le anime che aveva mangiato nelle sue fiamme. Pareva venisse trapiantato da un altro pianeta, lontano e senza pietà.

 

Mi sono sentito totalmente drenato e congelato.
Incontravo in questo pellegrinaggio faccia a faccia con commoventi memoriali, scritti domandando giustizia, preghiere per quelli che non sarebbero mai ritornati a casa, domande al comune, raccomandazioni a Dio, cristiano, mussulmano indù, e richieste di non trattare questo luogo come una specie di turismo perverso.

 

Penso a tutti quelli che hanno perso i loro amati. Penso ai ricordi incenerati, alle famiglie distrutte. E penso anche che questo Natale così tanta gente, come in Italia, con i suoi terremoti, sarà senza una casa propria, una comunità che riconoscono, rimasti senza connessioni e certezze.

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Le indagini e le inchieste continuano. Alla fine dell’anno prossimo il cadavere del Grenfell tower non ci sara’ più. Forse al suo posto sorgerà un prato, un monumento, chissà?

Una cosa è certa, però: le settanta vittime non ritorneranno mai più, se non nei sogni e nei ricordi. La grande domanda è: ritornerà la giustizia?

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