Potenza Operistica a Londra

Il museo londinese, ‘Victoria and Albert’, è il mio prelibato tra quelli tanti della capitale. Qualche mese fa è stata aperta un’entrata sul lato che dona ad una nuova piazzetta ricoperta di ceramiche luccicanti .

 

Questa piazzetta è stata creata da uno spazio occupato precedentemente da un centro termico. Il muro che lo confina è stato ‘aperto’ e trasformato in un colonnato.

 

L’architetto del complesso (che è costato 55 milioni di sterline) è Amanda Levete. Tutto questo, ovviamente, ha suscitato lodi e critiche. Il parere vostro?

Il cortile conduce a una nuova sezione del museo che contiene uno spazio espositivo sotterraneo di grandi dimensioni.

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La prima mostra aperta in questo spazio è dedicata alla potenza, la passione e la politica dell’opera lirica presentata in varii tableaux.

Si comincia con Monteverdi e ‘l’incoronazione di Poppea’, la prima opera ‘pubblica’ nel senso che gli spettatori erano ora i cittadini di Venezia e non più quelli di una corte aristocratica. Qui l’atmosfera dell’epoca viene mostrata tramite strumenti e oggetti di lusso.

 

Il biglietto d’entrata, a prezzo di circa venti euro, (prezzo normale per le mostre londinesi) include il noleggio delle cuffie che ricevano brani musicali automaticamente rivolti a quello che uno sta guardando senza che uno debba premere bottoni numerati sull’apparecchio.

Da Monteverdi si passa a Handel (Rinaldo) con una scelta di manoscritti, costumi per castrati e un’intera  sceneggiatura barocca con macchine teatrali.

 

Si entra, poi, nel mondo eccelso di Mozart e ‘Le Nozze di Figaro’. Qui è esposto il pianoforte che usò Mozart a Praga e il commovente ultimo suo ritratto, dipinto dal Lange e non completato (come, pure, si potrebbe dire della vita del compositore).

 

Verdi segue col ‘Nabucco’, inequivocabilmente legato al risorgimento.

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Una composizione fotografica di 150 teatri lirici d’Italia mostra come la lirica sia diventata pressoché l’ossigeno della vita musicale italiana per così tanto tempo.

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L’incanto italiano sparisce nella sezione seguente dove irrompe Wagner, seguito poi dal ‘Salome’ di Richard Strauss

 

La sensualità è ora avvolta in scandalo e sangue, come si vede nella testa del battista, scolpita da Rodin.

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La rivoluzione russa ora entra nel quadro con la ‘Lady Macbeth of Mtensk’ di Shostakovich. Di massimo interesse è un raro film che lo vede comporre l’opera negli anni trenta.

 

La mostra conclude col panorama contemporaneo dell’opera lirica con riferimento a compositori come Philip Glass e Stockhausen.

Non è che abbia imparato molto di nuovo su questa forma musicale, descritta dal Johnson nel settecento come ‘costosa e irrazionale’. Per i visitatori meno consapevoli sarà certo stata una rivelazione. Per me, invece, la meraviglia era di vedere così tanti oggetti iconici presentati qui: uno dei soli due manoscritti di ‘Poppea’ tra altre cose. Gli sponsor della mostra includono la Royal Opera House di Londra ed è ovvio che il motivo principale della mostra è quello di motivare più persone ad apprezzare la lirica, ancora considerata piuttosto ‘elite’ in Inghilterra. In più, vuole dimostrare che la lirica non è una forma musicale antiquata ma ha un futuro rilevante: poiché ha sempre fatto parte integrale della cultura occidentale con le sue risonanze politiche e passionali. Aggiungerei, però, che la mostra vuol anche fare bella figura alla nuova aggiunta museale e che, in questo modo, dimostra il costo e anche, un po’, l’irrazionalità della cultura contemporanea..

 

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