La Città Silenziosa

La mia seconda giornata in una Londra Lock-down…  Siamo arrivati all’aeroporto di Heathrow dallo Sri Lanka alla sera e quasi subito il personale dell’aeroporto ci ha ordinato di mantenere la distanza di sei piedi uno dall’altro. Questo si traduce dalle misure ‘Imperial’ a metri 1,82 che è un po’ meno della distanza ‘sociale’ del continente.

Avevamo prima telefonato nello Sri Lanka a un tassista per raccoglierci all’aeroporto a Londra  – per noi il viaggio più pericoloso sembrava essere proprio quello dall’aeroporto a casa. Non avevamo né guanti né maschere, solo una sciarpa avvolta attorno alla bocca.

Il tassista ci portò per la M4, una strada normalmente colma di traffico ma ora con pochissime vetture. Abbiamo notato che certi negozi alimentari come Sainsbury e Tesco erano ancora aperti ma con limitatissimi clienti. Siamo arrivati ad una via alquanto deserta, dove poco dopo siamo entrati in un lungo sonno.

Il giorno seguente fu molto soleggiato ma parecchio freddo. Si notava qualche passeggiante in strada, sempre con la bocca mascherata. Arrivati alla ‘High Street’, solo due o tre negozi alimentari erano aperti. Si è fatto la coda su uno dei segni marcati sul marciapiede.

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(Fotografia di Alessandra Pettitt)

Si andò poi in farmacia per cogliere le nostre maschere. Nessun problema di carenza.

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Era molto strano camminare per i marciapiedi e dover evitare gli altri che camminavano con quella detta distanza di sei piedi. Sembrava quasi di snobbare la gente ma questa volta evitare gli altri era diventata più una cortese necessita’.

Poco rumore di treni sulla vicina linea ferroviaria. Nei cieli niente rimbombo di aerei. Insomma, una città quieta che aspettava il nefasto nemico invisibile. Certo, qualsiasi città in quarantena diventa sconcertante ma vedere la propria citta di nascita trasmutata in una quasi-visione spettrale è veramente sconvolgente. Sembra che si preparasse per una guerra – non che sono mai stato in un paese di guerra salvo anni fa quando mi trovavo in un’India assediata dal Pakistan – solo che allora la differenza era che le bombe sostituivano i germi e che invece di luci sempre accese c’era un tenebroso buio di coprifuoco.

Ricordiamoci che il maldestro primo ministro inglese, considerato pazzo anche dagli Italiani e certamente al ritardo nella situazione in contrasto assoluto di Giuseppe Conte che mi pare veramente alla pari della situazione, ha portato il Regno Unito almeno tre settimane dietro. Chissà cosa ci aspetterà nei prossimi giorni? Intanto un grande ospedale ‘al militare’ è stato installato nella parte orientale della città. Almeno quello. Anche le multe per socializzare (o anti-socializzare?) sono state aumentate a Sterline sessanta se un cittadino viene fermato per non avere fatto un viaggio ‘essenziale’ (cioè ai generi alimentari o far camminare il cane o andare alla farmacia) .

Queste sono regole molto antipatiche al carattere inglese quanto sono agli Italiani e le altre nazioni afflitte. In tutto questo penso a un modo di agire in questa assurdamente tragica situazione: faccio finta di essere già infetto dal morbo e così evito di dargliela a qualsiasi altro. Non e’ così che io abbia paura di soccombere ma, invece, paura di dare il flagello agli altri – un pensiero certo meno egoista.

La giornata continua bella soleggiata. Facciamo la nostra spesa e la nostra esercitazione per queste silenziose vie di sobborgo londinese.

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Intanto abbiamo appena appreso che Boris Johnson (assieme al Principe Carlo) è stato dichiarato positivo…

 

La città bacia

le labbra del silenzio

e si chiude in se.

 

 

 

 

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