La Madrina Ritrovata

La parola inglese per padrino è ‘godfather’ e per madrina, ‘godmother’. Queste parole inglesi  più chiaramente descrivono il ruolo di una persona importante come testimone al battesimo e nella cura dello sviluppo spirituale e cristiano del neonato. Qualche volta, il padrino e la madrina possono perfino assumere il ruolo di padre e di madre se per qualche disgrazia scompaiono i genitori.

Infatti, era solo nel quinto secolo che l’importanza del padrino e della madrina fu pienamente riconosciuta dalla Chiesa

Ovviamente,  la religione dei testimoni del battesimo deve essere identica a quella dei genitori e questa fu una delle tante difficoltà che dovette affrontare mia madre quando emigrò da Milano per essere col suo marito inglese a Londra.

Sposati in una chiesa vicino a Porta Nuova (Santa Maria Incoronata?) nell’aprile del 1948 mia madre era già incinta da parecchi mesi (una situazione considerata abbastanza irregolare a quell’epoca) ed entrai nel mondo il seguente agosto nell’ospedale di Lewisham, Londra Sud-Est.

Arrivata in una grande e grigia (com’era allora) città straniera, con non tanta conoscenza di una lingua, famosa per i suoi inganni semantici, la sua grammatica eccentrica  e, soprattutto, la sua pronuncia; accolta fra i parenti di mio padre, non tutti accoglienti di una sposa da un paese che pochi anni prima era nemica del Regno Unito e, soprattutto, in una nazione protestante, la Vera volle trovare una madrina per il mio battesimo (non mi ricordo chi fosse il mio padrino). La trovò proprio tra i parenti del mio babbo poiché la madre del marito proveniva da una famiglia di cattolici decaduti. Fui battezzato nel Chiesa di Saint Saviour a Lewisham.

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Mia madre entrò in grande amicizia con questo parente che, invece, rimase cattolica. Era una cugina di mio padre e si chiamava Helen Irene Search. Di lei mi ricordo poco. Nel 1954, fu colta da un cancro, e andai con la mamma a visitarla in un ospedale. Mi ricordo la faccia docile  di Helen (di fotografie non possiedo nemmeno una) e della voce flebile, ma soave.

Poco dopo succedé l’inevitabile. Mia madre era in Italia e mi raccontò che ricevette una lettera dal marito, non con il bordo nero, ma con le parole scritte sulla busta ‘leggila in un posto quieto. Questa lettera contiene una triste notizia’.

Per mia madre la morte di una sua carissima amica, una tra le poche, che l’aveva accolta con amicizia genuina tra i nuovi parenti acquisiti in un paese straniero, l’unica della stessa religione e, certo, dello stesso livello d’intelligenza e intuizione, fu un colpo particolarmente duro. Mi ricordo che, specialmente nei primi anni dopo la scomparsa, mi portava in visita al cimitero, dove la madrina fu sepolta, quello di Erith. Il camposanto era steso su una collina non lontano dal Tamigi ,che in questa zona nell’est di Londra assume una misura quasi di grande estuario.

Un giorno soffiava un vento talmente forte dall’est che, bimbo che ero, quasi non riuscivo a starmene in piedi e non volevo attraversare il cimitero per raggiungere la tomba. ‘Forza,’ disse mia madre, ‘non vuoi visitare la tua madrina?’ E così arrivai al sepolcro.

Anni dopo, quando ero docente nel collegio di Erith, mi resi conto che il cimitero dove era sepolta la madrina era vicino e così feci una visita in compagnia di mia moglie, Alexandra. Fu facile allora distinguere la tomba e l’iscrizione si leggeva chiaramente.

La settimana scorsa sono ritornato (anche qui, anni dopo) al luogo nel cimitero, dove mi ricordavo, era sepolta Helen. Passai più di un’ora a cercarla ma senza successo. Chiesi un guardiano se mi potesse aiutare; mi riferì a un numero di telefono del servizio del comune per le sepolture. Lo chiesi ‘Ma forse è stata esumata la tomba?’ ‘Affatto’, rispose. ‘Qui, quando si seppellisce, la tomba rimane lì per sempre. Sarà soltanto il tempo a farla scomparire nelle tenebri della terra. ‘

Due giorni dopo una impiegata del comune mi mandò un email col numero e il reparto dove mia madrina fu sepolta.

Ritornai a Erith e riconobbi il guardiano del cimitero che mi aiutò a trovare quasi subito la tomba. Dico ‘quasi subito’ poiché molte tombe erano state allampanate dai cespugli, gli arbusti e le piantine grasse.

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Comunque l’ho ritrovata: l’ultimo luogo terrestre della madrina.

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Dovetti fare un po’ di pulizia per levare le piante dall’iscrizione segnando il suo nome, la data di morte (13 gennaio 1954), l’età alla morte, (quaranta tre anni) e l’iscrizione ‘Rest in Peace).

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Non avevo portato dei fiori con me ma raccolsi qualche margheritina e quelle piantine grasse col fiore giallo e le misi in un contenitore alla testa della tomba.

Mi ricordo che il monumento fu sistemato dalla famiglia immediata di Helen come pure che la tomba era una volta sempre curata. Che fine ha fatto quella famiglia?

Toccava proprio a me il figlioccio a far rivedere di nuovo al mondo il suo nome.

Forse toccherà anche a me di trovare uno scalpellino a rimettere a posto i marmi del sepolcro. Almeno la mia madrina ha ricevuto una visita. Altro che una memoria tenue, possiedo di lei un solo libro, ‘il libro della giungla’ di Rudyard Kipling, con i suoi favolosi racconti di Mowgli, Shere Khan la tigre, Baloo l’orso, e Rikki-Tikki-Tavi, la mangusta che salva la vita del ragazzino da Nag il cobra, uccidendo il serpente.

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E’ un libro favoloso, uno dei miei preferiti; una collezione di racconti che m’ispirò anni dopo a fare l’autostop, come teenager, fino all’India, nel quale paese meraviglioso, più tardi poi, restai per due anni e che rivisitai con mia moglie nel 2000 e nel 2017.

Via con il vento:

la memoria s’oscura

ma resta il cuore.

2 thoughts on “La Madrina Ritrovata

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