Ho parlato nei miei vari ‘post’ della bellezza verde di Londra. Tra questo verde quello certamente più prezioso è contenuto nei giardini botanici di Kew.
Kew Gardens ospita le più grandi e diverse collezioni botaniche e micologiche del mondo. Fondata nel 1840, le sue collezioni viventi includono più di 27,000 esemplari di piante, certe delle quali, oimè, sono estinte nel loro habitat originale, come il loto più piccolo del mondo, il Nymphaea Thermarum.

L’erbario, che è uno dei più grandi al mondo, ha oltre 8,500,000 esemplari di piante e funghi. La biblioteca contiene più di 750,000 volumi e la raccolta d’illustrazioni include oltre 175,000 stampe e disegni di piante. Il Kew gardens è giustamente stato dichiarato patrimonio dell’umanità.
Le origini di Kew risalgono almeno al sedicesimo secolo ma era nel diciottesimo che il Re Giorgio III impiegò Sir William Chambers a cambiare i suoi terreni lungo il Tamigi in un veritabile paradiso alquanto botanico che piacevole. Di quest’epoca risale la pagoda che, ispirato dal ‘Ta’ cinese, s’innalza su dieci piani. Recentemente restaurata con i festosi draghi imperando sulle sue gronde, è di nuovo aperta al pubblico e siamo saliti a godere una delle più magnifiche viste di Londra.
Di particolare interesse è il ‘cottage orné’ della Regina Charlotte, dove i reali si rifugiavano dalla pomposita’ della corte in una casetta rurale, un po’ come fece più tardi la regina Antoinette a Versailles con il suo ‘hameau’ dove si vestiva da pastorella.

Nell’ottocento Decimus Burton costruì due bellissime serre che sono tra le più grandi dell’era vittoriana. Il Palm house si era già visitata l’anno scorso con la mamma di Sandra.

Quest’anno, con la sua triste recente scomparsa, eravamo noi due soletti e ci siamo accontentati a visitare il temperate house, recentemente riaperta dopo un lungo restauro e veramente spettacolare con le sue piante, molte delle quali rarissime.
In più, abbiamo goduto, in vari angoli dei giardini, le fantasiose bizzarrie in vetro di Chihuly sposate in modo eccelso con la naturalezza che li avvolge. Imparando, in gran parte, il suo lavoro dagli artigiani di Murano, l’estro di Chihuly, (anche se abbia perso un occhio in un terribile incidente stradale), ha trasformato Kew in una vasta galleria di arte e di paesaggio.
C’è sempre qualcosa di nuovo da scoprire a Kew: le stagioni suscitano cambiamenti radicali, gli angoli sperduti si ritrovano, nuove viste si dischiudono.
Questa volta abbiamo scoperto un bel laghetto con i grigiastri cignetti vicini a splendere nel bianco dei loro genitori.
Qui c’è tanta vita faunistica quanto floristica. Di sera si possono osservare i tassi, durante il giorno i parrocchetti volano in compagnia di merli e i pavoni passeggiano sui vasti prati.

Che bella giornata abbiamo passato a Kew! E’ veramente un eden su questa terra. Peccato solo che il nostro secolo chi fa ricordare le sue attività frenetiche col rumore di quegli aeroplani che volano sopra, pronti per atterrare a Heathrow. Perché gli altri devono sempre sciupare la natura, mi domando? Saremo costretti ad ammirare piante selvatiche nei giardini come Kew perché sono scomparse negli incendi abusivi dell’amazonia, e rimarra’ la nostra fauna imprigionata in riserve e negli zoo? Chissà?
Passa ogni giorno
l’original peccato?
Terra perdona…