Le Canzoni di Londra

Benché  Michael Bloomberg, billionario e filantropo, si sia ritirato come candidato anti-trump nella campagna presidenziale americana, rimane sempre molto attivo a Londra dove la sua nuova sede ha vinto il prestigioso premio Stirling per architettura e dove ci può trovare il tempio romano dedicato al Dio Mitra e descritto da me a

Il Dio Mitra a Londra

e da Alexandra Cipriani nel suo resoconto di Trip advisor a:

London’s Mysterious Mithraic Temple

Lo stesso edificio ospita mostre su temi diversi e ieri abbiamo visitato la più recente che consiste semplicemente di una jukebox che suona una svariata collezione di canzoni scritte sul tema della grande metropoli di Londra e dove uno si può sedere e ascoltarle con le cuffie.

 

Quante canzoni vi ricordate dedicate a una città particolare? In Italia basta pensare a ‘Genova per noi ‘di Paolo Conte, ‘Rimini’ di Fabrizio de Andrè, ‘Bologna’ di Guccini, e ‘Lontana è Milano’ di Venditi. Quando si arriva a Firenze c’è non solo ‘Firenze Sogna’, cantata da Claudio Villa, ma ‘La porti un bacione a Firenze’ di Odoardo Spadaro e, più recentemente, ‘Il cielo di Firenze’ di Paolo Gallesi.

Quando si arriva a Londra ci sono canzoni non solo della città in toto, come ‘London Calling’ del Clash o ‘London Pride’ di Noel Coward, ma anche quelle che riferiscono a vie e distretti particolari: Soho, Chelsea, perfino Willesden.

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Tra queste si trova in particolare ‘West End Girls’ dei Pet Shop Boys, ‘Upper Clapton Dance’ di Professor Green e ‘Sunny Goodge Street’ di Donovan.

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La mostra alla sede Londinese di Bloomberg fu ideata da Susan Hiller, tristemente scomparsa l’anno scorso. La Hiller (1940-2019) naque a Tallahassee,  Florida. All’inizio degli anni ’60 si stabilì a Londra, che divenne il suo paese di adozione. Fu innnovatrice nella tecnologia audio-visiva nei primi anni ’80 e le sue opere  hanno ottenuto un riconoscimento internazionale.

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Ci siamo molto divertiti ascoltando brani dalla vasta collezione sul jukebox. Eravamo pressoché gli unici presenti poiché la pioggia e il vento  di una  freddissima giornata Londinese, abbinati con la minaccia del virus hanno ridotto la densità di gente nella capitale.

Avrei una mia canzone su Londra preferita? Potrebbe benissimo essere ‘Waterloo Sunset ‘ dei Kinks, risalente al 1967. Questo brano, così struggente e melanconico, fu scritta da Ray Davies dopo essere stato un paziente all’ospedale di Saint Thomas che si trova sul bordo del Tamigi proprio vicino al ponte di Waterloo.

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Questa incantevole canzone sembra di sposare, in una soave struttura melodica, due aspetti della grande città: l’apparentemente fredda atmosfera di una metropoli, sovente senza amicizie fatte facilmente e di luoghi troppo escludenti, con un cuore nascosto ma devotissimo che unisce la giovane coppia, Terry e Julie che, secondo le parole della canzone,  s’incontrano alla vicina stazione ogni venerdì sera, e attraversano il ponte di Waterloo nella luce di un tramonto aureo.

Ascoltatela qui…

Dirty old river, must you keep rolling
Flowing into the night?
People so busy, make me feel dizzy
Taxi light shines so bright
But I don’t need no friends
As long as I gaze on
Waterloo sunset
I am in paradise
Every day I look at the world from my window
But chilly, chilly is the evening time
Waterloo sunset’s fine (Waterloo sunset’s fine)
Terry meets Julie
Waterloo station
Every Friday night
But I am so lazy, don’t want to wander
I stay at home at night
But I don’t feel afraid
As long as I gaze on
Waterloo sunset
I am in paradise
Every day I look at the world from my window
But chilly, chilly is the evening time
Waterloo sunset’s fine (Waterloo sunset’s fine)
Millions of people swarming like flies ’round
Waterloo underground
But Terry and Julie cross over the river
Where they feel safe and sound
And they don’t need no friends
As long as they gaze on
Waterloo Sunset
They are in paradise
Waterloo sunset’s fine (Waterloo sunset’s fine)
Waterloo sunset’s fine.”
Ogni canzone
un bacio nel passato:
abbraccio forte. 

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