La reazione dell’Italia alla morte della regina Elisabetta II mi ha sorpreso e commosso profondamente. Le trasmissioni radiofoniche e televisive non solo sono piene delle solite speculazioni politiche, chat show e documentari storici, ma sono anche piene di sinceri auguri di cordoglio da cittadini di ogni ceto sociale in tutta la penisola.
Purtroppo mi sono imbattuto in alcuni commenti negativi da parte di certi nati nelle isole britanniche ma quasi nessuna interpretazione sfavorevole da parte degli Italiani. A questo riguardo anch’io sono forse stato negativo ed è per questa ragione. Di recente, qualche giorno prima della morte della Sovrana, la Fondazione Montaigne presentò un concerto presso la chiesa inglese della Bagni di Lucca (ora biblioteca civica). Alla fine del performance l’inno nazionale inglese fu cantato da una solista e… non mi sono alzato in piedi! A mia discolpa aggiungo che nessun altro l’ha fatto. Tuttavia, ho ricevuto delle osservazioni per questa lesa maestà da due membri del pubblico che hanno giustamente affermato che sembrava un comportamento poco inglese. Ho risposto che avevano ragione a notare questo e mi sono sentito umiliato. Perché non mi sono alzato? Forse perché mi sono intuito imbarazzato a farlo tra un pubblico prevalentemente italiano, cittadini di una repubblica? Se qualcun altro si fosse alzato, allora chiaramente mi sarei unito alla loro azione. Tuttavia, mi sono sentito un po’ come un San Pietro dopo che il gallo avesse cantato tre volte. Lo vivrò mai ora come un inglese nella società della nostra città, mi chiedo?
Tuttavia, non sarei stato sorpreso dalla reazione comprensiva e amabile dell’Italia al lutto della Gran Bretagna. I suoi cittadini, privati della propria monarchia a causa del referendum del dopoguerra che ha istituito la Republica e con la loro attrazione verso un paese europeo orgoglioso di distinguersi da “Il continente”, sono sempre stati affascinati da cose britanniche che vanno dai giardini paesaggistici agli autobus a due piani, da Shakespeare al fish and chips, da Sherlock Holmes ai Beatles. Soprattutto sono affascinati dalla famiglia Windsor e, aspettando nell’ambulatorio del mio dottore a sfogliare le riviste sono diventato ben informato sulle vicende della nostra famiglia reale nel bene e nel male.
Nonostante l’orrore del brexitismo (alcuni cinici direbbero proprio per questo) la maggioranza degli italiani continua a rispettare la Gran Bretagna e l’inglesità. Lo scambio culturale tra i due paesi nel corso dei secoli è stato prodigioso. L'”opus anglicanorum” medievale nei tessuti delle chiese abbellisce i musei ecclesiastici di tutta Italia. Pisa, che possiede un antico reliquiario di San Tommaso a Becket per la propria cattedrale, è anche il luogo dove Chaucer fu inviato come funzionario governativo dalla corte inglese di re Edoardo III e, tornando a casa, al palazzo reale di Eltham con i testi di Boccaccio, Petrarca e Dante che hanno ispirato la stessa scrittura, compresi i “Racconti di Canterbury”, cambiò il corso della letteratura inglese.
L’ispirazione dell’Italia ha continuato nel ’grand tour’ degli aristocratici inglesi che edificarono le loro dimore di città e di campagna in stile palladiano. Persino il marito germanico della regina Vittoria modellò la casa estiva della famiglia reale a Osborne sullo schema del palazzo italiano. Per quanto riguarda la mia scuola a Dulwich di Londra, riconobbi il suo campanile sud in terracotta nelle chiese quando visitai Verona!
Toccando l’aspetto politico, l’Italia è sempre stata grata alle Isole Britanniche per il rifugio e il sostegno che il Regno Unito dette ai suoi leader esiliati, non solo nel processo di unificazione del Paese, ma anche nelle giornate buie della Seconda Guerra Mondiale. Sebbene fosse una monarchia, il Regno Unito ha mostrato generosità anche nei confronti di coloro che, come Mazzini, favorivano una Repubblica Italiana.
Nella nostra stessa Bagni di Lucca la reciprocità tra le due nazioni è abbondantemente testimoniata nei luoghi come la chiesa anglicana, il cimitero degli inglesi (oppure protestante) e la durevole storia di quegli inglesi che scelsero (e continuano a scegliere) di risiedere nella verdeggiante e piovosa (all’inglese) Val di Lima.
Tornando alla nostra amata regina scomparsa, Elisabetta II visitò l’Italia per cinque importanti occasioni durante il suo regno di platino, comprese quattro visite di stato.
Il suo primo viaggio in Italia risale al 1951 come Principessa Elisabetta, quando pranzò con il Presidente Einaudi. La coppia reale volò dalla luna di miele in Malta a Roma, dove Elisabetta ebbe anche una conversazione privata con il Papa in Vaticano.
La successiva visita della regina nel 1961 fu la sua prima visita di Stato quando Gronchi era presidente. Il ministro della Difesa Andreotti la accompagnò a deporre una corona di fiori sulla tomba del Milite Ignoto. Visitò anche Firenze e Venezia (dove viaggiò su una gondola, ovviamente).

Nel 1981 ci fu un’altra visita di Stato in Italia sotto il presidente Pertini.
Il 2000 segnò la terza visita di Stato della Regina sotto la presidenza di Ciampi e dove incontrò anche Papa Giovanni Paolo II.

L’ultima visita di Stato di Sua Maestà al bel paese risale al 2014, quando fu accolta dal Presidente Napolitano e dal neo-nominato Papa Francesco. Tra i doni scambiati c’erano lapislazzuli dal papa e una bottiglia di whisky distillato di Balmoral dalla regina.

Ora, otto anni dopo, Elizabeth Alexandra Mary deve essere sulla buona strada per la più grande visita di stato di tutte: trovare la sua ultima dimora, da ferma credente, con il suo Creatore.
La Regina è morta. Viva il Re!

Sadness abounding
Church bells canons resounding
Death! Long Live King Charles!