Evensong è l’equivalente della Chiesa Anglicana dei vespri della Chiesa Cattolica. E’ una liturgia dove si recitano le preghiere della sera in forma cantata, ‘Evensong’ essendo un’abbreviazione di ‘Evening Song’.
Evensong è forse la più alta gloria della liturgia anglicana: la combinazione di musica corale, i salmi, gli inni e l’organo si uniscono per formare un rito dove la devozione a Dio e la creazione del uomo si fondono in un bellissimo atto di adorazione.
Eppure per un pelo non si sarebbe avuto tale esperienza religiosa. La riforma del re Enrico ottavo con la dissoluzione dei monasteri e la liberazione dal potere papale fece esplodere una grande varietà di opinioni di che cosa fare in posto delle vecchia liturgia. Sorse una situazione un po’ simile al brexit di oggi con, da una parte, i ‘duri’ che urgevano l’intera distruzione dei vecchi testi assieme alle musiche e gli organi, e i ‘soffici’ dell’altra che vedevano nella musica un sommo atto di devozione alla divinità.
Fu, infine, dopo anni di conflitti culturali e teologici, la figlia del re Enrico, Elisabetta I, a salvare la situazione.
Quello che importava era che le parole sacre non dovevano essere più in latino ma in inglese e che, quando cantate, dovevano essere ben capite invece di essere soffocate nella polifonia melismatica della scuola romana. In più, ci doveva essere molta più partecipazione dei parrocchiani nel canto e questo, naturalmente, necessitava la composizione, come fecero i luterani, di inni di congregazione.
Paradossalmente, furono i grandi compositori dell’era pre-riformatrice, in particolare Thomas Tallis, chiamato il padre della musica ecclesiastica inglese, a riscrivere la musica religiosa per il rito anglicano.
Un altro fatto strano è che compositori grandi, come William Byrd, rimasero cattolici quando gli fu chiesto di comporre musica per la nuova Chiesa anglicana e, infatti, scriveva Messe per i ‘recusant’, cioè le famiglie che segretamente continuavano a celebrare il rito Cattolico.
Quando mi trovo a Londra mi piace partecipare a Evensong, particolarmente in quel capolavoro di Wren, la cattedrale di Saint Paul’s.
Dall’entrata del coro al suono finale dell’organo, è un’esperienza che rimane splendida e unicamente inglese.
La forma di Evensong comprende un introduzione di confessione, due letture dalla Bibbia tratte dall’antico e nuovo testamento, i salmi, two ‘canticles’: il Magnificat ed il Nunc Dimittis, il Credo, il Kyrie, il Padre Nostro, concludendo poi con un inno chiamato ‘Anthem’. Ieri sera questo era composto per la festa di Cristo Re da James MacMillan, un grande compositore scozzese allevato nella fede Cattolica, (ha composto parecchie Messe e lui e sua moglie sono Domenicani laici. Infatti, Macmillan assomiglia un po’ a Byrd nella sua eterogeneità religiosa).
Come sempre, l’eccelso livello dei cori inglesi si è manifestato nel Evensong di Saint Paul’s con le voci bianche dei ragazzini raggiungendo note stratosferiche e con una velatura di suoni assolutamente paradisiaci.
Dovrei aggiungere, con rispetto, che anche il coro della cappella Sistina ha molto da imparare dalla perfezione del canto inglese poiché, come disse Sant’Agostino, pregare cantando bene vale quanto come pregare bene tre volte.
Che ci protegga
il canto della sera
dall’oscurità…
Un altro articolo, come sempre, molto interessante. Leggendo queste righe mi sono immerso in un’atmosfera suggestiva, tipicamente “british”…
Thanks for sharing with your readers. Buona giornata 🙂
Grazie Giovanni per la gentile risposta.