Il tavolo preparato per un pranzo lavorativo in Inghilterra ha questa maggiore differenza (oltre al tipo di cibo e la sua preparazione) quando contrastato con quello italiano. In Italia i condimenti in tavola sono il consueto olio d’oliva, aceto, sale, pepe e pane (senza burro però..).
In Inghilterra, invece, si trova una miscela di bottiglie di salse: il ketchup di pomodoro, il salad cream (da non confondere con la maionese) e il brown sauce che, in quasi tutti i casi, è di marca HP (sigla per ‘Houses of Parliament’.)

Ricordiamo che le salse inglesi hanno una lunga storia. Nei suoi “Racconti di Canterbury”, per esempio, Chaucer parla del franklin (nominativo per un proprietario libero) scrivendo che
Woe to his cook, unless his sauces were poignant and sharp.
(Guai se le salse del suo cuoco non erano saporite e pungenti).
Certo, che nell’era pre-frigorifera, le salse servivano per mascherare il gusto di carni vicine al marciume.
Questa famosa salsa (che, purtroppo, trovo ai supermercati italiani solo in versione barbeque), ingrediente indispensabile per il breakfast tradizionale inglese di uova, pancetta, fagioli e pane fritto, oltre ai piatti di carne e contorno, è stata inventata da Frederick Gibson, un fruttivendolo da Nottingham, nel 1870. Gibson fu ispirato dalle spezie dell’impero coloniale Indiano.
Nel 1895, sapendo che la sua salsa era diventata un gran successo nella mensa del parlamento britannico, il Gibson la brevetto’ col nome ‘HP’.

La salsa fu distribuita da carrocci trainati da asinelli, (Gibson voleva usare le zebre ma questi quadrupedi furono difficili ad ammaestrare).
Nella Grande Guerra le truppe inglesi furono forniti con la salsa HP, che ebbe successo anche con i soldati francesi tanto che fino agli anni 1980 la sua etichetta fu stampata anche in francese.

L’iconica salsa ispirò il poeta John Betjeman a scrivere queste strofe: “le faccio un brindisi e scuoto la bottiglia di salsa HP” nel suo poema “Lake District”.
Il più grande onore, però, è che questa salsa è ufficialmente distribuita a Sua Maestà, come indica lo stemma reale sulla bottiglia.
Di recente, la torre campanara, comunemente nota come ‘Big Ben’ ma ufficialmente chiamata, in onore della Regina, ‘Elizabeth Tower’ dal 2012, l’anno del giubileo diamantino della sovrana, è nascosta sotto le impalcature ed è in fase di restauro.

Per questa ragione l’etichetta della salsa ‘ufficiale’ inglese ha subito qualche modifica.

(Prima e dopo)
Tra quattro anni – o così si spera – la consueta etichetta ritornerà in tutta la sua gloria.
Le case del Parlamento britannico, la genesi dell’epidemia della brexitite, oltre a vedere la sua torre campanara avvolta in impalcature per evitare un crollo sicuro, dato la mancanza di cure precedenti per questo capolavoro di Barry e Pugin, ora si trova in mezzo di un altra vegogna: la sua salsa famosa non viene più prodotta in Inghilterra ma nei Paesi Bassi! Chissà cosa succederà se il brexit avrà esito e che, così, l’Inghilterra dovrà forse pagare dei dazi elevati sulla propria salsa nazionale. Forse dei moti accompagnati con le grida “ridateci la nostra salsa” ?

Proprio non oso pensarci …
A truly most interesting and fascinating blog I really learnt a lot from this article! How a humble sauce or relish has managed to weave its way through history to remain on our tables today is most intriguing and you as usual have explained the facts today in a truly erudite manner! What is bothersome though is to why this sauce is no longer produced in the UK but the Netherlands thus its secret production is no more not even UK’s favourite sauce is produced here and still the proud beat of B beats on how ridiculous!