Londra possiede tra le più belle oasi di pace che si possa mai incontrare in una delle grandi metropoli mondiali. In queste oasi si possono trovare flora e fauna incontaminate; si può perdersi in riflessioni sulla mutabilita’ della vita, sulla fragilità del filo che ci lega si nostri cari, sulla futilità delle nostre ambizioni e sul minimo tempo che abbiamo per riflettere sui grandi temi che ci dovrebbero avvolgere, come l’edera gli alberi, con quel infinità che è l’amore vero e proprio, donato senza prezzo, senza premio terrestre, in tutta la sua purezza candida.
Dove si possono trovare queste oasi di suprema gioia, di melanconia trascendentale?
Nei cimiteri di Londra…
Non parlo di quei edifici, palazzine per i defunti che si trovano in Italia, vere necropoli per gli scomparsi. Invece, riferisco ai genuini ‘campi santi’, pieni di foreste, di uccellini cinguettanti, di gatti randaggi, di volpi e di tassi, di bacche di rosa che respirano vita attorno le tombe muschiose che sorgono tra i fiori selvatici e le erbe alte.
Ho già scritto sui sette monumentali cimiteri di Londra nel mio post a
https://longoio3.com/2017/12/26/i-magnifici-sette/a
Con le loro catacombe, il loro tempietti, i loro archi trionfanti del potere della morte, le loro vie alberate questi ‘magnifici sette’ sono sicuramente impressionanti. Esistono, però, altri cimiteri più piccoli e meno noti in tutte le altre parti di Londra.
Visitai una di queste ieri. Si chiama Brockwell and Ladywell cemetery e si trova in una parte di Londra ben nota a me perché ivi nacqui, crebbi e fui educato: il sud-est.
Il cimitero aprì le sue porte ai morti nel 1858 e occupa uno spazio di 150,000 metri quadrati. Tra le sue tombe si trova quella del grande editore del famoso dizionario della musica noto in tutto il mondo, Sir George Grove, e il tragico poeta crepuscolare inglese Ernest Dowson.
In più ci sono le tombe dedicate ai caduti delle guerre e, solo qualche anno fa, ne fu inaugurato uno ai civili uccisi dai bombardamenti. Ero sorpreso di capire che anche nella prima guerra ci furono vittime dei bombardamenti, questa volta dai dirigibili zeppelin.

Forse il poeta italiano che si avvicina di più alla vita e ai sentimenti di Ernest Dowson è Guido Gozzano. Ambedue morirono giovani, Gozzano nel 1916 all’età di 32 e Dowson, anch’esso al la stessa età nel 1900. Furono poeti di salute fragile, di pensiero pessimista, di relazioni amorose mai compiute, Gozzano con Amalia Guglielminetti e Dowson con Adelaide Foltinowicz.
Oscar Wilde, sapendo della morte di Dowson in estrema povertà a Catford, scrisse ‘povero, ferito, meraviglioso poeta. Fu la rappresentazione di tutta la poesia tragica, un suo simbolo. Poiché sapeva veramente cosa fosse l’amore.’
Anche se non conoscete questo delicatissimo poeta avrete tutti sulle labbra una sua frase ‘gone with the wind’, ‘via col vento’; la stessa frase, tratta dal suo poema ‘Cynara’, e usata dall’autrice Margaret Mitchell per il titolo del suo meraviglioso libro e dell’omonimo film.
Ricordiamo altre poesie di Dowson (che non è ancora stato tradotto in Italiano), con queste sue strofe (mia traduzione).
They are not long, the weeping and the laughter,
Love and desire and hate:
I think they have no portion in us after
We pass the gate.
They are not long, the days of wine and roses:
Out of a misty dream
Our path emerges for a while, then closes
Within a dream.
***
Non durano a lungo, il pianto e le risate,
L’amore, il desiderio e l’odio:
Penso che non abbiano alcuna parte in noi
Dopo che si ha passato il cancello.
Non durano a lungo i giorni del vino e delle rose:
Fuori da un sogno nebbioso
Il nostro sentiero emerge per un po ‘, e poi si chiude
In un sogno.
***
Ecco qualche scorcio del cimitero con la tomba di Dowson e molti altri cari dimenticati, se non dalle foglie, e ricordati solamente dal canto dei merli.
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