La Marcia al Parlamento

Sabato scorso ci siamo incontrati a Hyde Park, Londra con più di un milione di persone di tutte le età, dai bambini ai nonni, di tutti i colori e di tutte le parti del Regno Unito, dalla Scozia all’Irlanda e il Galles, in una marcia per chiedere un secondo referendum sulla penosa questione del famigerato brexit, cioè l’espulsione del Regno Unito dall’Unione europea.

La marcia, tenuta in una giornata ben soleggiata, ci ha portati, per Piccadilly, Trafalgar Square e Whitehall alle case del Parlamento dentro le quali il governo era in mezzo di un dibattito accesissimo sulla travagliata questione. Come di consueto in queste manifestazioni politici, l’atmosfera tra il pubblico era cordiale e pacifica; nella serietà della situazione nella quale si trova il mio paese scorreva una corrente quasi carnevalesca. Molti partecipanti si erano messi in vari costumi e i cartelloni sventolati erano alquanto spiritosi.

In tutto questo pasticcio si è capito una cosa essenziale: i referendum non risolvano niente se le domande fatte non sono formulate con netta chiarezza. In Italia, sotto la Repubblica, ci sono stati settanta due referenda nazionali, tre referenda costituzionali, e due altri referenda ‘ad hoc’, la più parte delle quali è stata rigettata.

Il referendum britannico sulla brexit del 2016 era stato formulato con vaste imperfezioni dall’ inizio. Doveva essere consultativo ma poi è stato trasformato dalle forze politiche in una questione ‘assoluta’. Non era stato chiarito come si lasciava l’UE: relazioni con le tariffe, col mercato delle merci, con le dogane, con i cittadini europei (incluso gli italiani…..) nel Regno Unito, con figli d’italiani nati in inghilterra, con libertà di movimento intra-nazionale, con il trasporto di agrumi e di animali, con contratti, con il sistema di comunicazioni e con migliaia di altri temi, importantissimi quando uno pensa che sono quasi cinquant’anni che il Regno Unito ha fatto parte dell’Unione europea.

Di estrema lacuna non c’era un quorum definito nel referendum: la differenza tra quelli che volevano lasciare e quelli che volevano rimanere era meno del due per cento! Se il referendum fosse stato eseguito oggi il suo risultato sarebbe, secondo i sondaggi, definitivamente per rimanere dell’Unione europea, dato anche la morte di anziani con una mentalità ancora fissata su una nazione ‘regina dei mari’ e con un impero sul quale il sole non tramontava mai, e con una nuova generazione che ora riceve il suffragio e ha un ‘outlook ‘ molto meno insulare e più aperto al mondo.

Ci sono parecchi italiani con i quali ho discusso la questione che sono del parere che il brexit sia una protesta sentita contro le insidie bancarie e politiche di un élite di potenti finanziari continentali. Anche a Bagni di Lucca esiste questo argomento, in particolare tra quelli opposti al sistema capitalista e quelli dall’Europa orientale che vedono l’unione europea come una nuova incarnazione del patto di Varsavia del vecchio USSR.

Niente potrebbe essere più lontano dalla verità. I britannici che desiderano rimanere dell’Unione (e ricordiamoci che la maggioranza della metà del Regno Unito – la Scozia e l’Irlanda – hanno votato per rimanere) sono in genere quelli che sono meglio educati, che hanno viaggiato di più, e certamente più aperti al mondo internazionale e cosmopolita. Non sono certo quelli corrotti che vogliono lasciare perché non desiderano che i loro fondi off-shore siano tassati secondo le nuove leggi sulle tasse dell’Unione europea che entreranno tra poco in vigore.

E’ strano che le persone votino non per più pane, migliore cura sanitaria, garantita sicurezza nel lavoro, controlli climatici e scuole più adeguate ma, invece, per un ritorno ad un sogno nostalgico del regno d’isola dove, una volta, si forniva il mondo intero di navi, di ferrovie, di macchine e perfino di biciclette. Perché? Nutrito da giornali come il ‘Daily Mail’ e il ‘Daily Express’ il popolino vecchio-stampo afferma che (si, ho sentito questo discorso anche tra certi inglesi residenti di Bagni di Lucca!) ‘sarà un po’ difficile all’inizio quando lasciamo l’unione europea ma sarà tutto per il meglio. Almeno riavremo la nostra indipendenza come nazione.’

Indipendenza? Quale nazione è veramente indipendente nel mondo di oggi? Siamo tutti connessi. L’europa è vecchio mondo. I miei due viaggi in Cina mi hanno convinto che questo vecchio mondo, se ha voglia di sopravvivere nelle nuove correnti contemporanee, ha bisogno di intimi accordi e intese. La brexit (con la quale, se succederà mai, comincerà il vero lavoro di formulare nuovi accordi che chiederanno non tre ma almeno trenta anni per discuterli) è tutto fumo; sarebbe una comica operetta della Ruritania se non fosse ora così disastrosamente vera.

Sarà mai, un giorno, forse considerato il Boris Johnson nella stessa luce di Romulus Augustulus, l’ultimo Cesare dell’impero Romano? Chissà!

Il nostro libro

di verità supreme

è la natura.

2 thoughts on “La Marcia al Parlamento

  1. As a fellow marching for Democracy I too was a virgin on the march it was pretty much a gruelling effort due to the stop start and slow pace of walking. The weather thankfully was on our side so we took a short cut as my foot was starting to hurt through Green Park rather nicer than Tarmac roads! En route we came across Pelicans Coots Moorhens Ducks but the Squirrel took liberties (as the one placed in our home is reeking havoc on our curtains nick nacks papers etc) as he hung off my hand has no one told squirrels “not to bite of the hand that feeds you!” The day ended for us with the fine playing of the bagpiper.

  2. I am not personally seeking another Referendum as the first one was not even legally binding and only CONSULTATIVE Parliament has the FINAL say. BREXIT leavers have NOT won Remainers have not won but have shown the World on the basis of the March with th multifarious comments on placards the common sense need to remain. Empire will never return for UK no use dreaming and trying to patch things up after the horse has bolted! Hypocrisy in this matter abounds we have lived peacefully and productively for many years we have to concentrate on so many other issues not currently fully addressed like global warming or freezing. Good saying if it is not broke do not fix it. UK is part of EUROPE so how can we say we are leaving Europe! It creases me up when you hear verbiage from leavers who actually are currently living abroad! Enough is enough.

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