
In una giornata grigia di tarda estate una ragazza si trovò su una piattaforma di una stazione deserta. Accovacciata presso a una rotaia, pensò:
“Mi domando che faccio qui? Sola, soletta. Vicina a un binario solitario”.
“Sono riuscita a tenermi pulita. Vestita per bene e i miei sandaletti con i tacchi non sciupati. Anche il mio vestitino non ha una macchia. Spero che l’anima mia sia altrettanto pulita”.
“Perché mai sono partita? Che mai ho lasciato? La mia famiglia. La mamma. Il mio amore?”
“Per andare dove? Mi avevano promesso il mondo. Una buona paga. Anche il proprio alloggio. Come potevo mai fidarmi di tutte quelle lusinghe?”.
Così rifletté.
Aveva fatto la scuola fino alla media. Con le sue lingue. Nessuno in famiglia era capace di parlare l’italiano come lei. Faceva come interprete nella sua famiglia e poteva benissimo eseguirla per un’impresa – qualsiasi – quando ora c’era cosi tanto interesse nelle iniziative orientali.
Continuò a rimuginare.
“Eppure, eppure per qual motivo idiota mi sono lasciata tentare da promesse impossibili. Mi sono poi trovata in quello che non poteva essere altro che un bordello. Prigioniera. Luchettata in una stanzina buia ad aspettare il mio primo cliente.”
“Mi è venuto in testa un piano. Ho chiesto di andare al bagno. Speravo almeno lì di forse trovare una finestra. Una finestra abbastanza piccola da evadere dai miei aguzzini. Poiché sono piccola, snella”.
“Mi hanno lasciato andare al bagno e mi hanno anche permesso di chiudermi dentro a chiave. I nostri dei hanno sicuramente riflesso la loro luce su di me.
“Per fortuna per assoluta coincidenza c’era una finestrella. Picciola ma abbastanza grande per me di far entrare il mio corpicino dentro le sue dimensioni. E che cosa ci sarebbe stato dall’altra parte? Uno strapiombo, un vuoto sconosciuto?”
“Guardo fuori. Incredibilmente sembrava poco meno di un metro”.
“Rabbrividì pensando a quello che mi potrebbe essere successo”.
“Mi sono buttata e mi sono trovata su un praticello davanti al quale passava una stradetta. Ero circondata da margheritine. Per me sembravano le prime amiche in giorni che avevo incontrato. Mi davano confidenza. Ho sentivo il fischio di un treno. Mi trovavo per certo vicina una stazione. Mi sono alzata dal prato. Ho seguito il suono del fischio. Correndo sono entrata in una stazione di periferia. Dentro non c’era nessuno”.
“Non avevo una lira addosso. Mi avevano tolto tutto: portafoglio, carta d’identità tutto nella borsetta di camoscio della quale ero molto affezionata. E adesso aspetto qui. Ci sarà un treno? Un treno per portarmi via dove? Non certo nel paese delle meraviglie ma lontano da questo luogo infame. Lontano e forse sempre vicino alla mia amata famiglia, alla mia amatissima madre e forse potrei asciugare le sue lacrime. L’assenza può sempre alimentare l’affetto”.
Chissà cosa gli sarà successo. Non sarà mai più vista. Avrà ritrovato la sua casa, la sua gente, il suo rifugio di mali perenni del mondo, il suo amore, il suo vero destino?
Binario solitario. Binario, triste e solitario. Portala via col treno dell’amore. Ma non portare via la sua giovinezza!