Bagni di Lucca Creative Writing Course – Exercise 4 Description of a Meeting Place

Entrate pure liberamente in questo celebre e sfarzoso caffe-bar, uno dei più eleganti nella nostra bella città marittima. Osservate le sue decorazioni, gli affreschi di ninfe seducenti, sdraiate su prati di margheritine, gli stucchi rococò, i vetri tinteggiati, i sofà di velluto, i tavolini di mogano e, sentite soprattutto il profumo invitante di un ottimo caffè mescolato con i dolci aromatici di vaniglina e cinnamomo, mandorle e aranci.

Non sorprendetevi se queste pareti possano parlare. Sentiamo da tempo le chiacchierate che si tengono in questo locale, i discorsi dall’irredentismo al futurismo, dall’impero alla repubblica. Sniffiamo i profumi delle signore di un’altra epoca con le loro sottane lunghe, le loro perline, i loro cappelli svolazzanti come le piume di volatili esotici, i loro ventagli loquaci. Osserviamo i nostri habitué con assiduità. Li ricordiamo bene ed entriamo nelle loro trame, i loro pensieri, le loro speranze, le loro delusioni, i loro amori più intimi.

Quanti clienti sono venuti qua attraverso gli anni! Penso solo a due signori che forse anche voi ricorderete, anche se sono passati più di cent’anni che si sono incontrati. Uno, originario del luogo, nato nel pieno della civiltà ‘mittel-europea’. L’altro un forestiero, abitante di una lontana isola verde immersa nell’Atlantico, possente di una civiltà celtica.

Come si sono incontrati? Di che cose parlavano? Prima di tutto mi rammento che non si capivano per niente. Maestri ambedue delle parole non potevano usarle poiché le loro lingue, il loro vocabolario erano talmente diverso. Che peccato che tra le arti che creano gli uomini sia proprio la letteratura che soffre di più! Se erano musicisti, potevano benissimo suonarsi il bel pianoforte Bosendorfer nel nostro caffè. Se erano pittori, si potevano osservare i propri quadri. Ma cercare di scambiarsi i libri o addirittura le parole quando uno non conosce per niente la lingua di un altro? Sarebbe come suonare una sinfonia a un sordo oppure dare un quadro a un cieco. Che torre di babele! Mai possibile che tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole e che tutti si capivano? O no?

Eppure è stata la lingua, o meglio la sua assenza che li attirava. Quell’uomo più alto, con occhiali spessi e baffetti biondi, vestito piuttosto disordinatamente in giacca color paglia consumata male ai gomiti, non parlava italiano e quello più tondo, più basso in giacca scura e colletto ad aletta con un bel paio di baffi, aveva bisogno di sapere l’inglese, o almeno l’inglese d’ufficio, poiché il suo cognato lo spediva in Inghilterra per dirigere una fabbrica di vernice sulle sponde del Tamigi.

Due scrittori. Vi faccio indovinare chi erano! Due nomi assolutamente immortali!

 Intanto perché non ordinate un Nero in B oppure una Goccia poiché siete qui. E se volete un cappuccino, ricordate che qui dovete chiedere per un caffelatte? E perché non accompagnare il caffe con un dolce Rigojansci al Dobos – sette strati di biscuit, l’ultimo caramellato e alternati da cioccolata? Kaffee und Kuchen bitte?

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