Bagni di Lucca Creative Writing Course – Exercise 6 Tripartite Narrative techniques.

L’EREDITÀ 

Nel buio della notte mentre la pioggia batteva contro i vetri della sua modesta dimora, Sofia ricevette una telefonata che avrebbe cambiato la sua vita per sempre.

Sofia sembrava più giovane dei suoi anni e, in più, conservava uno spirito giovanile. Abitava sola nell’ultimo piano di una palazzina vicina al mercato di Tours nel mezzo della Francia.

Per guadagnarsi la vita Sofia faceva l’interprete. Conosceva cinque lingue e il Francese lo parlava con la pronuncia ottima di quella città. Il suo impiego però si faceva parecchio scarso ora che più persone conoscevano lingue straniere. Cosi era costretta a doversi stringere la cinghia.

Dal suo letto, coperto da una trapunta multi-colorata che aveva speso anni a cucire, si avviò verso la cucinetta a bollire il caffè. Aprendo le finestre su una giornata indecisa tra fare pioggia o sole si ricordò di quella telefonata notturna:

‘Pronto. Si può parlare con la signora Sofia Meneghini?’ chiese una sobria voce maschile.

‘Chi parla?’ domandò Sofia.

‘Sono Helmut Weber, l’avvocato del conte Valentin Esterhazy. Si prepari per una notizia importante. Il conte l’ha lasciato un’eredità notevole. ‘

‘Eredità…notevole?’ echeggiò Sofia.

‘Per sapere di più deve dirigersi verso la casa di Sua madre deceduta. La incontrerò li. Va bene domani alle dieci?’

‘Sì, certo, ’ rispose Sofia sorpresa.

Con il cuore pieno di speranza e timore, si diresse verso la vecchia dimora di famiglia, la sede dell’eredità misteriosa che le era stata promessa. Il cancello cigolante si aprì lentamente davanti a lei, svelando un giardino selvaggio e oscuro. 

Dalla morte della mamma cinque anni fa non aveva più visitato il luogo dove aveva vissuto i suoi anni più teneri e felici. Come una memoria nascosta, la dimora emerse dalle tenebri.

L’avvocato la aspettava con espressione sobria ma simpatica. 

Diede Sofia la mano e poi la porse una lettera. 

‘Questa mi è stata consegnata dal Conte Esterhazy poco prima che morisse.’

Sofia aprì la busta e lesse la prima frase.

‘Lascio a Sofia il mio palazzo nella Pannonia.’

‘Pannonia? Non si trova mica in Ungheria? In quel paese, però, non conosco nessuno, ‘ esclamò Sofia.

Sbalordita continuò, ‘Come potrei io mai essere l’erede di un palazzo? E questo conte? Chi era?’

‘Finisca di leggere’, supplicò l’avvocato Weber.

Scritte in una calligrafia lucida e raffinata, seguivano queste parole. 

‘Ero in viaggio in Italia quando trovai amicizia in un incontro con Marta. Suo marito, in servizio con l’UNESCO in Libano, era assente. Una relazione cominciata con amicizia si sviluppò ben presto in qualcosa di più. L’ardore di passioni quasi obliate c’infuocarono. Trapassando le rigide moralità della nostra epoca ci siamo immersi uno con l’altra in un supremo bacio d’amore.  Anche i sentimenti celestiali hanno il loro termine e venne l’ora per dirci l’addio sapendo che lei, Marta, era già incinta!’

Rifletté Sofia pensando alla mamma in quella situazione.

Continuò a leggere.

‘Il marito di Marta ritornava alla fine del mese. Che doveva fare? Confessare? Abortire? Evadere? Suicidarsi? Ha deciso Marta. Disse “Abbiamo sempre voluto un figlio. Assomigli tanto nella tua fisionomia al marito. Passerò il figlio come quello di Aldo, mio marito. Non temere. Non dirò niente. La verità nessuna lo saprà.”

‘Infatti, nacque una squisita bambina. Il bello era che il marito non sospettò niente! Persino i suoi occhi erano verdi come quelli del marito.

La lettera stava diventando sempre più coinvolgente.

Arrivarono le ultime righe

‘Due anni dopo Marta ebbe una notizia terribile. Il marito fu ucciso mentre era in servizio in un agguato a Beirut da terroristi islamici. Vidi allora che potrei essere d’aiuto. E così mensilmente ho fornito una somma alla Sua mamma, rimasta con risorse limitate’.

Sofia si rese conto che era forse per questo in gran parte che aveva potuto fare delle vistosissime vacanze, godersi vestire nelle mode più eleganti, non mancare nulla…fino alla morte dell’amata mamma.

Divisa tra amore per la scomparsa madre e disprezzo per la sua falsità a non confessare il suo tradimento Sofia riflesse. Doveva ora accettare il fatto che il suo padre fosse una tutt’altra persona.

‘Dai, non sono una moralista. I tempi sono cambiati intanto. Anch’io ho avuto le mie avventure ma con la differenza che non mi sono mai sposata. Infatti dovrei ammirare mamma per il coraggio a seguire il suo capriccio di libertà sentimentale in quell’epoca’.

La lettera non era ancora conclusa. Sofia lesse:

‘infine, rimasto senza eredi passo il mio titolo e tutti i miei beni alla Sofia, figlia del nostro amore.’

Sentì uno spasmo percorrere le sue membra. ‘Ma possibile tutto questo?’ pensò.

Disse l’avvocato. ‘Se desidera, si potrebbe organizzare un viaggio a Pannonia.’.

Sofia balzò di gioia. Amava sempre viaggiare e ora avere la possibilità di arrivare ad una meta che sembrava promettere così tanto per la sua vita….o no?  Entravano dubbi nella sua mente. Poteva tutto essere un trucco? Esisteva veramente il conte Esterhazy? E quell’avvocato lo era di sicuro?

Nella vita si sono occasioni quando i dubbi hanno ragione e fanno fruire e quando hanno torto e impediscono i nostri piani. Il problema è di sapere distinguerli. Non c’è esistenza senza rischi. Non c’è realtà senza incogniti. Non ci sono vette conquistate senza coraggio né ideali concretizzati senza ardimento.

E così fu per Sofia. Prendendo il treno Espresso Orientale, attraversando le Alpi, entrando nelle distese pianure dell’Ungheria Sofia procedette a visitare il palazzo di Pannonia. Li, con ogni certezza che vibrava nel suo corpo,  trovò tutto quello che aveva sognato nella vita, tutto quello che aspirava in sé.

Una visione tangibile, un sogno vero? Davanti ai suoi occhi sorgeva un palazzo sfarzoso congiunto in un parco esteso con boschi di alloro, fontane di ninfee, cervi , e colombe.  Entrò nella sua futura dimora con stanze eroticamente affrescate, una sala da ballo con specchi argentei e colonne dorate, una piscina turchese con idro-massaggio, un maneggio di dieci bianchi cavalli Lipizzaner. Un vento dolce faceva tremare le foglie appena sbocciate nella mattina di primavera.

Vediamola ora su un cavallo bianco abbracciata dai raggi di un fervido tramonto. Dove procederà. Forse in cerca del suo principe, del suo vero capriccio? Chissà?

‘Ora però sono diventata la contessa Sofia Esterhazy’ disse a se stessa.

 

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