Few figures in musical history are as dazzlingly enigmatic as Niccolò Paganini. Celebrated across Europe for his supernatural virtuosity on the violin, he was, quite remarkably, an equally accomplished guitarist. Yet this side of his artistry was reserved for the private sphere, shielded from public display. Paganini cultivated his guitar playing in intimate settings, just as discreetly as he pursued his long and passionate liaison with Elisa Baciocchi, Princess of Lucca. It was to Lucca, after all, that he fled from the repressive atmosphere of his native Genoa, finding in this smaller but more liberal court both refuge and inspiration.
The evening began with a fascinating guided tour of the library archives of Borgo a Mozzano, whose ancient shelves still seem to hum with forgotten stories. Then followed the third concert in a series curated by Giacomo Brunini, himself a distinguished guitarist and head of the town’s Salotti Music School. This concert shone a spotlight on Paganini’s early years in Lucca—those formative yet often overlooked chapters before he became a veritable star of Europe’s concert halls, thrilling audiences from Vienna to Paris.
Into this narrative stepped the accordion—an instrument rarely associated with Paganini, yet brought vividly to life by Massimo Signorini, professor at the Parma Conservatoire and tireless advocate for the instrument’s rightful place on the concert stage. Signorini has not only unearthed new archival material relating to Paganini in Livorno, but also painstakingly transcribed and arranged the works performed during this exceptional recital.
The repertoire was far removed from mere salon trifles. (Ghiribizzo, the title gracing several of the pieces, translates aptly as “whim” or “fancy.”) The Adagio from the sonata Amoroso—an intimate evocation of two lovers’ whispered exchanges—was imbued with genuine lyrical depth. Throughout, one could sense Paganini’s genius already stirring: these youthful compositions foreshadowed the bold inventiveness of his later masterpieces, from the immortal Twenty-Four Caprices that would inspire both Rachmaninov and Andrew Lloyd Webber, to the violin concertos that pushed the techniques of Viotti and Carulli into dazzling new realms.
The duo’s performance was nothing short of revelatory. Their ensemble playing was perfectly poised; their balance and technique immaculate. It was music-making of the highest refinement, illuminating a lesser-known corner of Paganini’s output with rare sensitivity and brilliance.
Illness, however, was a constant companion throughout Paganini’s life. He was afflicted by Marfan syndrome, which lent him his spectral appearance, unnaturally long fingers, and uncanny flexibility. Later came syphilis and tuberculosis. Yet despite this catalogue of maladies, he lived to the age of fifty-eight, dying in 1840 without having received the last rites. His refusal was not born of unbelief but of a stubborn conviction that the time had not yet come. Rumour, ever eager to weave its legends, transformed this private decision into evidence of a diabolical pact—an idea that clung to his posthumous reputation. His burial was delayed; his body wandered as restlessly in death as he had in life, until at last it was laid to rest in Parma in an elegant neoclassical tomb.
What a figure he was—violinist, lover, adventurer, composer, a man who bewitched Europe. How precious it would be to hear his playing today! Yet he lived before recording could capture such magic. Still, wandering through the serene, sunlit rooms of the Villa Reale at Marlia, where Paganini once tutored Princess Elisa, one might almost catch an echo of the spell his music cast upon his contemporaries—and perhaps most powerfully, upon the Princess herself.
The concert series continues: the next event will be held at the Museo della Memoria in Borgo, preceded by a guided visit to the nearby Gothic Line bunkers—a fitting blend of music, history, and landscape.















Paganini alla chitarra e alla fisarmonica? Sì, certo.
Poche figure nella storia della musica sono così abbagliantemente enigmatiche come Niccolò Paganini. Celebrato in tutta Europa per il suo virtuosismo soprannaturale al violino, era, cosa piuttosto notevole, un chitarrista altrettanto abile. Eppure questo lato della sua arte era riservato alla sfera privata, al riparo dall’esposizione pubblica. Paganini coltivò la sua abilità chitarristica in contesti intimi, con la stessa discrezione con cui coltivò la sua lunga e appassionata relazione con Elisa Baciocchi, Principessa di Lucca. Dopotutto, fu a Lucca che fuggì dall’atmosfera repressiva della sua nativa Genova, trovando in questa corte più piccola ma più liberale rifugio e ispirazione.
La serata è iniziata con un’affascinante visita guidata all’archivio della biblioteca di Borgo a Mozzano, i cui antichi scaffali sembrano ancora risuonare di storie dimenticate. È seguito il terzo concerto di una serie curata da Giacomo Brunini, egli stesso un illustre chitarrista e direttore della Scuola di Musica Salotti della città. Questo concerto ha messo in luce i primi anni di Paganini a Lucca, quei capitoli formativi ma spesso trascurati prima che diventasse una vera e propria star delle sale da concerto europee, entusiasmando il pubblico da Vienna a Parigi.
In questa narrazione è entrata la fisarmonica, uno strumento raramente associato a Paganini, eppure vividamente riportato in vita da Massimo Signorini, professore al Conservatorio di Parma e instancabile sostenitore del giusto posto dello strumento sul palcoscenico concertistico. Signorini non solo ha portato alla luce nuovo materiale d’archivio relativo a Paganini a Livorno, ma ha anche meticolosamente trascritto e arrangiato le opere eseguite durante questo eccezionale recital.
Il repertorio era ben lontano dalle semplici inezie da salotto. (Ghiribizzo, il titolo che impreziosisce molti dei brani, si traduce appropriatamente come “capriccio” o “fantasia”). L’Adagio della sonata Amoroso, un’intima evocazione dei sussurri di due amanti, era intriso di autentica profondità lirica. In tutto il brano, si percepiva già il genio di Paganini in fermento: queste composizioni giovanili prefiguravano l’audace inventiva dei suoi capolavori successivi, dagli immortali Ventiquattro Capricci che avrebbero ispirato sia Rachmaninov che Andrew Lloyd Webber, ai concerti per violino che spinsero le tecniche di Viotti e Carulli verso nuovi, abbaglianti orizzonti.
L’esecuzione del duo fu a dir poco rivelatrice. Il loro ensemble era perfettamente equilibrato; il loro dialogo e la loro tecnica impeccabili. Fu una creazione musicale di altissima raffinatezza, che illuminò un angolo meno noto della produzione di Paganini con rara sensibilità e brillantezza.
La malattia, tuttavia, fu una compagna costante per tutta la vita di Paganini. Era affetto dalla sindrome di Marfan, che gli conferì il suo aspetto spettrale, dita innaturalmente lunghe e una straordinaria flessibilità. Più tardi arrivarono la sifilide e la tubercolosi. Eppure, nonostante questo catalogo di malattie, visse fino all’età di cinquantotto anni, morendo nel 1840 senza aver ricevuto l’estrema unzione. Il suo rifiuto non nacque dall’incredulità, ma dalla ostinata convinzione che il momento non fosse ancora giunto. La diceria, sempre desiderosa di tessere le sue leggende, trasformò questa decisione privata nella prova di un patto diabolico, un’idea che si aggrappò alla sua reputazione postuma. La sua sepoltura fu ritardata; il suo corpo vagò inquieto nella morte come aveva fatto in vita, finché non fu infine sepolto a Parma in un’elegante tomba neoclassica.
Che figura fu: violinista, amante, avventuriero, compositore, un uomo che stregò l’Europa. Quanto sarebbe prezioso ascoltare le sue registrazioni dal vivo oggi! Eppure visse prima che la registrazione potesse catturare tale magia. Passeggiando però per le serene e soleggiate stanze della Villa Reale di Marlia, dove Paganini un tempo fu precettore della Principessa Elisa, si potrebbe quasi cogliere un’eco dell’incantesimo che la sua musica esercitò sui suoi contemporanei e, forse in modo più potente, sulla Principessa stessa.
La serie di concerti continua: il prossimo evento si terrà al Museo della Memoria di Borgo, preceduto da una visita guidata ai vicini bunker della Linea Gotica, un perfetto connubio tra musica, storia e paesaggio.
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