Un recital della musica di Giacomo Puccini per pianoforte? Sembra assurdo quasi quanto un recital delle arie d’opera di Chopin. Ma non del tutto…. poiché Puccini aveva un rapporto intimo con il pianoforte. Sebbene non fosse un pianista professionista (al conservatorio ebbe solo un anno di lezioni sullo strumento prima di passare all’organo che la sua famiglia pensava sarebbe stato il suo lavoro principale – come organista nelle chiese di Lucca) Puccini aveva una visione ferma sul tipo di strumento che piaceva suonare. Diceva che doveva essere sonoro, quasi orchestrale nel tono. Steinway sarebbe diventato il suo preferito: grande, pieno delle dinamiche più varie e la famosa fotografia del figlio più famoso di Lucca al pianoforte mostre proprio questo strumento.

Per Giacomo Puccini il pianoforte era principalmente un mezzo per raggiungere una fine: un modo per toccare negli ambienti domestici la visione sonora dei suoi capolavori operistici. Mi viene in mente come poco prima della morte del maestro, cento anni fa (ecco perché ora è particolarmente celebrato), Puccini suonò il finale di “Turandot”, la sua ultima opera incompleta, a un caro amico nello studio seminterrato della sua nuova villa a Viareggio. Peccato che nessuno abbia registrato ciò che ha suonato…ma del resto era ben prima dell’era degli smart telefonini!
È vero che gran parte della musica per pianoforte di Puccini è costituita da trascrizioni fatte dalla sua opera operistica: alcune quasi letterali, altre pot-pourri. Tra questi però ci sono brani scritti originariamente per pianoforte.
Il concerto tenutosi recentemente nello splendido casinò progettato da Pardini a Bagni di Lucca, inaugurato nel 1839 con un recital pianistico tenuto niente meno che da Franz Liszt (!), è stata la prima esecuzione completa della musica pianistica di Puccini: una prima assoluta infatti e una che includeva diversi brani scoperti di recente e mai ascoltati prima. Questo concerto è stato il secondo in una serie di tre che hanno proposto la musica meno conosciuta di Puccini. Il primo consisteva di musica corale religiosa e fu tenuto nella chiesa di Corsena dove il compositore scrisse uno dei suoi pezzi giovanili, la ‘Vexilla’.
Il secondo concerto è stato introdotto dal professor Marcello Cherubini, infaticabile presidente dell’associazione culturale di Bagni di Lucca, la Fondazione Michel de Montaigne. Il Prof. Virgilio Bernardoni, un’autorità mondiale nel campo della musica pianistica di Puccini, ha poi tenuto davanti al pubblico molto seguito un discorso approfondito sul rapporto di Puccini con il pianoforte.
Questo era il programma;

La musica per pianoforte di Puccini può essere convenientemente suddivisa in tre fasi. Il primo è costituito da opere giovanili ed esercizi accademici. Questi mostrano un sapore rococò molto simile allo stile dei suoi predecessori del XVIII secolo. Sono affascinanti, passano il tempo. Si potrebbe dire poco altro ma, anche in questo caso, il primo trionfo di Puccini con la sua opera “Manon Lescaut”, ambientata nell’età dell’Illuminismo, dimostra quanto sia stato utile per lui padroneggiare quello stile antiquato.
La fuga che seguì dimostrò che il maestro poteva dare il massimo in questo tipo di composizione molto difficile. Ancora una volta questa disciplina si dimostrò molto utile nel suo primo capolavoro ecclesiastico, la “Messa a Quattro Voci”, che gli valse la laurea e una carriera apparentemente seria come compositore ecclesiastico.
Il recital della pianista veramente eccellente ed idiomatica, Silvia Gasperini, ha poi esplorato la seconda fase principale della vita creativa di Puccini. Un grande valzer, ‘a la maniere’ di Johann Strauss, ci ha dato un’indicazione di come Giacomo avrebbe deliziato il suo pubblico durante le riunioni da ballo intime e alla moda. Il “piccolo valzer” è stato scritto dopo la capricciosa effusione di Musetta nel secondo atto de “La Boheme” o l’ha preceduta?
“Scossa Elettrica”, la piccola marcia vivace composta per un concorso che coinvolgeva uno stuolo di telegrafiste (e, per inciso, continua a essere una delle preferite dalle bande locali nei villaggi della Lucchesia in forma trascritta), si è rivelata l’elemento più difficile da suonare. È stato anche molto divertente: si dice che Puccini l’abbia descritta come “una sciocchezza”!
L’ultimo periodo del limitato ma molto indicativo repertorio pianistico del maestro si è concluso con alcuni brani sentiti, scritti appena un paio d’anni prima della sua prematura scomparsa causata dal fumare cinquanta sobrainie al giorno fin dall’adolescenza. Con le loro ambiguità armoniche e cadenze irrisolte dimostrano che Puccini era attento alle nuove correnti musicali, soprattutto a quelle provenienti dalla scuola impressionista francese.
Questo non è stato certamente un concerto paragonabile a un recital di Schumann o Brahms per lo stesso strumento. Ha dimostrato, tuttavia, che Puccini era pienamente consapevole delle possibilità del pianoforte, pur non essendo un virtuoso nello strumento, che trovò utile principalmente nella creazione dei suoi capolavori operistici che sopravviveranno finché i nostri il mondo torturato sopravvive.

Attendiamo con tanto piacere l’ultimo concerto della serie: la musica di Puccini per organo che avrà luogo alla chiesa monumentale di San Cassiano il 22 giugno alle ore 17.30.
































































































































































