La Chiesa Divisa in Due

La chiesa parrocchiale di Arundel, dedicata a Saint Nicholas e che risale al trecento, è uno dei pochissimi edifici religiosi inglesi che sono divisi in due parti di culto, una cattolica e un’anglicana, con il lato occidentale dell’edificio della chiesa occupato dalla parte anglicana di San Nicola.

La cappella cattolica FitzAlan, ora mausoleo privato dei Duchi di Norfolk, si trova nella parte orientale ed è dedicata alla Santissima Trinità. Richard FitzAlan, decimo conte di Arundel, era responsabile per la sua costruzione in stile gotico perpendicolare.

Tra le due parti fu costruito un muro dopo lo schisma del 1534. Questo muro me lo ricordo nella mia prima visita ad Arundel quando ero uno scout a campeggio e stavo facendo un’escursione a piedi. Mi sorprese e mi rattristò allo stesso momento.

Il muro è ora stato demolito e invece c’è un cancello di ferro battuto che divide le due parti.

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Per le occasioni religiose importanti il cancello è aperto e la chiesa diventa unita, non solo architettonicamente, ma anche ecumenicamente.

La parte anglicana della chiesa è stata fedelmente restaurata dal grande architetto vittoriano Gilbert Scott ed è molto suggestiva con le sue arcate gotiche e rimasti di antichi affreschi.

La cappella, invece, fu gravemente danneggiata nel 1643 durante l’assedio del castello di Arundel dai cannoni parlamentari nella guerra civile inglese. Rimase trascurata per tutto il diciottesimo secolo e usata perfino come stalla. Ora è stata rimessa accuratamente al suo stato originale.

Come mausoleo dei Duca di Norfolk contiene questi monumenti funebri particolarmente eccezionali.

Ho scritto una poesia su uno di questi monumenti. Ecco l’originale inglese, seguito dalla mia tradizione italiana:

 

ARUNDEL TOMB

 

Is this the altar of our dusty lives?

Upon this plinth of wealden stone we rest

and wait until the judgement day arrives

and grants the chaliced merit of our quest.

 

Our helms and girdles unremoved, with hands

unclasped upon the bier, love petrified

in chiselled folds before time’s endless sands,

we lie beyond dusk bodies, side by side.

 

Behind this masque our hearts still circulate;

above our heads a minute cosmos gleams

in crumbling paint, and stars compose our fate

while planets rise upon unfinished dreams.

 

For by our flanks the children stilled at birth

outstretch their little limbs upon this earth.

 

 

TOMBA DI ARUNDEL

 

È questo l’altare delle nostre vite polverose?

Su questo piedistallo di pietra ci riposiamo

e aspettiamo che arrivi il giorno del giudizio

e ci dona il merito del calice della nostra inchiesta.

 

I nostri elmi e le cinture sono rimasti immobili, con le mani

strinte dalla bara, l’amore pietrificato

nelle pieghe cesellate davanti le infinite sabbie del tempo,

riposiamo oltre i corpi del crepuscolo, fianco a fianco.

 

Dietro questa maschera i nostri cuori circolano ancora;

sopra le nostre teste luccica un minuto cosmo

in vernice sgretolata, e le stelle compongono il nostro destino

mentre i pianeti sorgono sui sogni incompiuti.

 

Poiché dai nostri lati i bambini morti alla nascita

stendono i loro piccoli arti su questa terra.

 

 

 

 

 

I Lidi di Londra

L’età d’oro del lido (che, in inglese, significa una piscina all’aperto) nel Regno Unito fu negli anni trenta, quando il nuoto all’aperto divenne di moda. Quasi duecento ‘lidos’ furono costruiti in tutto il paese dai comuni come strutture ricreative.

Ebbe anche, nel 1927, gran successo una commedia musical,  ‘Lido Lady’, di Rodgers and Hart basata sulla moda di andare al Lido. Ecco una sua registrazione (tra i miei dischi):

Molti lidi chiusero o furono abbandonati quando le vacanze all’estero, specialmente al mediterraneo, diventarono meno costose nei anni ‘60. Nell’ultimo decennio, però, nuovi investimenti e la rinnovata enfasi sulla salute e l’agonismo hanno riaperto molti di questi luoghi che, in parecchi casi, sono ubicati in piacentissimi parchi e costruiti in elegante stile ‘art déco’. Un pensiero speciale è dovuto ai devoti del ‘lido’ che hanno lottato tanto per fargli riaprire.

Come scolaro, amavo andare al lido di Peckham Rye situato nell’omonimo parco. Purtroppo, fu abbandonato degli anni ’80 e pressoché demolito. La piscina, pero’, rimane sempre lì sebbene sia coperta di terra. Anche qui i devoti del Lido di Peckham Rye stanno combattendo per ripristinarla com’era una volta.

In queste ultime settimane Londra sta godendo/patendo una ‘heat wave’ (ondata di caldo) eccezionale e gli abitanti della metropoli stanno assalendo i ‘Lidos’ Infatti, il giovedì scorso, al Lido di Brockwell hanno dovuto chiamare la polizia perché certe persone hanno perso la calma dopo aver aspettato in coda per più di tre ore in temperature che toccavano i quaranta gradi.

Certo, col riscaldamento globale, ci sarà un lato positivo per incoraggiare i ‘Lidos’ defunti a ripristinarsi. Poi, dopo la Brexit (se accadrà mai), quale inglese potrà permettersi una vacanza, se non a Margate or Bognor Regis invece di Viareggio o Rimini?

Un ammonimento per certi non abituati a nuotare nelle acque del fiume di Bagni di Lucca, il Lima: le acque dei ‘lidos’ non sono delle più tiepide. In certi casi di rispristino però, l’acqua è gentilmente riscaldata e raramente scende sotto i venti gradi.

Prima un po’ di storia: il ‘Lido’ (pronunciato ‘Làido’) inglese è nato in un’epoca dove l’aria fresca e l’acqua pulita furono considerate le migliori cure contro la tisi (tubercolosi polmonare cronica cavitaria), fino al punto che furono istituite ‘open air schools’, cioè scuole all’aperto. (Che fortuna per certi alunni, quando cominciava a piovere…). La prima di queste scuole fu inaugurata a Londra a Bostall woods, Plumstead nel 1907.

 

 

La prima piscina all’aperto che fu ufficialmente chiamata ‘lido’ fu a Edmonton Lido nel 1935. Il ‘Tottenham Lido’ fu aperto nel 1937, come il ‘West Ham’ Municipal Lido. Purtroppo nessuna di queste ha sopravvissuto quella moda degli inglesi di andare a nuotare sulle spiagge del mediterraneo.

Dovrei distinguere tra ‘lidos’ costruiti appositamente come piscine all’aperto e ‘lidos’ che sono veramente ‘al naturale’ essendo veri e proprio laghetti circondati da boschi e prati (ma sempre con un bagnino, e le attrezzature per cambiarsi, farsi la doccia ecc.)

Quest’anno a Londra e i suoi pressi si possono trovare i seguenti lidos in pieno uso.

  1. Beckenham Place Park Swimming Lake.

Questa è stata recentemente inaugurata, riscavando il bacino del laghetto della nobile villa situata in questo enorme e bellissimo parco di Londra sud.

  1. London Fields Lido

Più centrale e, così, abbastanza affollato, è molto carino.

  1. Serpentine Lido

Il laghetto del Serpentine attraversa Hyde park e Kensington gardens. Non è per i freddolosi e per quelli che hanno paura di essere beccati dai cigni che nuotano nello stesso spazio. Nuotare qui, dove si annego la prima moglie di Percy Bysshe Shelley, è un’esperienza favolosa. Ammetto, però che non ho mai nuotato qui nell’inverno quando una piccola banda di devoti rompe il ghiaccio per godersi la nuotata di capodanno.

  1. Hampstead Heath Swimming Ponds

Classico luogo con laghetti, incluso uno dove le donne possono nuotare ‘au naturel’ (proibito questo agli uomini ma non ai LGBT).

  1. Oasis Sports Centre

Bella piscina in centro di Londra.

oasis

  1. Tooting Bec Lido.

Il più grande dei lidi piscine di Londra. Favoloso per chi vuol fare delle maratone di nuoto.

Tooting bec

  1. Finchley Lido Leisure Centre.

Buona piscina, riscaldata e con ristori ben attrezzati. Ha anche una piscina coperta.

finchley

  1. Brockwell Lido.

Il più magnifico esemplare di Lido ‘art déco’ di Londra, ubicato ai bordi del incantevole parco di Brockwell. Può essere molto affollato quando fa caldo.

  1. Hillingdon Outdoor Pool

Molto ben attrezzato. Un po’ fuori dal centro.

  1. Parliament Hill Lido.

Situazione spettacolare con viste su tutta Londra.

  1. Hampton Pool

Vicino al Palazzo di Hampton Court. Buona attrezzatura.

  1. Park Road Leisure Centre.

Buone facilità.

  1. Pools on the Park Richmond.

Favoloso. Da combinare con una passeggiata attraverso il parco più grande di Londra. (Attenti ai cervi).

  1. Charlton Lido.

Il mio preferito. Una volta trasandato e poi chiuso. Furono spesi due milioni di sterline per rimetterlo a sesto per riaprirlo nel 2013. L’acqua non è mai sotto i venti gradi di temperatura. Mai troppo affollato. Accanto c’è una palestra. Bel bar con terrazza al sole. Circondato da giardini infiorati caratteristici.

 

 

 

Di questo Lido scrissi la seguente poesia che si riferisce agli anni trenta quando erano appena apparse le nubi scure della Seconda Guerra. La gente allora non poteva ancora crederci e pensavano di godersi di una qualità di vita sempre migliore con una tecnologia che includeva il primo servizio televisivo al mondo, quella della BBC, che cominciò a trasmettere da Alexandra Palace nel 1936. Fu un periodo dove molti potevano finalmente comprarsi una tipica casa ‘semi-detached’ con bagno interno e perfino un garage per la macchina, ormai non più ristretta ai super-ricchi ma alla portata di sempre più persone. Era un’epoca piena di speranze, piena d’illusioni di un tenore di vita sempre più elevato, di apparenza di pace dopo il carnefice del 1914-18.

Che inganno! Che peccato assoluto! Che crimine contro l’umanità perpetuato da politici senza scrupoli e certamente non per il benessere degli abitanti della loro nazione.

E adesso in Inghilterra …. Ma non cominciamo a parlare di quella persona con il tetto di paglia sulla testa.

Ritornando alla poesia: prima viene il testo originale inglese. Poi segue una mia traduzione letterale.

 

THE LIDO

 

 

In summer’s light the lido elongates

fresh turquoise-dappled water to high sun.

Liquidity of wavelets captivates

and melts a splash of swimmers into one.

 

Ideals of expired years, young nature’s skin

unsheathed, pretended a new age of health

while war-clouds hung and hid mad fiend within

and river maidens lost their golden wealth.

 

Lank flowered dresses are undraped and breasts

and seaside conversations dream away

for secret gardens, lonely sands and quests

in search of that which stays pale flesh’s decay.

 

Entowelled by suburban rose-flanked wall

star-glinted water clasps me in its thrall.

 

 

 

 

 

IL LIDO

 

Nella luce dell’estate il lido allunga

una fresca acqua di color turchese all’alto sole.

La liquidità delle ondine affascina

e fonde una spruzzata di nuotatori in un’unità.

 

Gli ideali degli anni scaduti, la pelle della giovane natura,

sguainati, fingevano una nuova era di salute

mentre le nuvole di guerra dondolavano e nascondevano dentro un diavolo pazzo

e le fanciulle fluviali persero la loro ricchezza d’oro.

 

Gli abiti a fiori lisci sono svelati e i seni

e le conversazioni al mare sognano

di giardini segreti, delle sabbie solitarie e degli studi

sulla ricerca di ciò che fissa il decadere della corpo pallido.

 

Asciugamanato dalla parete suburbana fiancheggiata dalle rose

L’acqua, luccicante di stelle, mi stringe nel suo flusso.

 

 

 

La Cattedrale della Carrozza

Vi ricorderete forse di quell’adorabile film con Fred Astaire e Ginger Rogers, ‘Top Hat’. A un certo punto, mentre la Ginger, attraversa il ponte di Westminster in una carrozza Hansom, si apre una botola nel soffitto e si vede Fred, che la stava inseguendo, e che si è fatto il cocchiere della Hansom.

L’Hansom cab (abbreviazzione per ‘Cabriolet’ – carrozza leggera a due ruote) fu un tassi, tirato da cavallo e usato nell’ottocento e i primi novecento inglese, inventato da un certo Joseph Hansom che fu anche un sommo architetto.. Tra i suoi capolavori si trova la cattedrale di Arundel.

La posizione, la costruzione, il design e la dedizione della cattedrale devono molto al Duca di Norfolk, conte of Arundel, il primo tra i Lord inglesi e l’unico rimasto Cattolico dopo lo schisma di Re Enrico VIII.

Nel 1868 Henry Fitzalan-Howard, 15º duca di Norfolk, incaricò l’architetto Joseph Hansom di progettare un nuovo santuario cattolico come controparte del suo castello di Arundel. Lo stile architettonico della cattedrale è il gotico francese, uno stile che sarebbe stato di moda  tra il 1300 e il 1400, il periodo in cui Howard e i duchi di Norfolk salirono alla ribalta nazionale in Inghilterra. L’edificio è considerato uno dei migliori esempi di architettura neo-gotica in stile francese nel paese.

 

E’ un edificio veramente maestoso con degli elementi spettacolari come i contrafforti volanti, l’apside a forma di chevet semi-rotonda francese, una flèche alla Notre-Dame di Parigi, così gravemente incendiata di recente e che condivide lo stesso stile architettonico.

 

La chiesa era originariamente dedicata alla Madonna e San Filippo Neri, ma nel 1971, in seguito alla canonizzazione di Filippo Howard, 1º conte di Arundel e il trasporto delle sue reliquie nella cattedrale, la dedica fu cambiata alla Madonna e San Philip Howard.

Philip Howard, il ventesimo conte di Arundel, fu imprigionato a vita nella Torre di Londra, quasi decapitato e morì con solo il suo cane per tenerlo compagnia. Fu fatto Santo da Papa Paolo VI nel 1970 e divenne uno dei ‘quaranta martiri dell’Inghilterra e del Galles’.

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La statua di Saint Philip, col fedele compagno a quattro  zampe, si può vedere nel transetto della magnifica cattedrale in stile ‘flamboyante’ di Arundel.

Ogni anno per la festa del ‘Corpus Domini’ si prepara per la cattedrale uno spettacolare tappetto di fiori, proprio come si fa in molti luoghi d’Italia.

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Purtroppo, non ci furono fondi a sufficienza per costruire la guglia della cattedrale ed esiste solo un mozzo di torre. Chissà se un ricco orientale non doni dei soldi per il suo completamento?

Durante la nostra visita facevano le prove per la Messa in do maggiore di Beethoven (la prima delle sue due) e la Messa a quattro voci , detta di Gloria, di Giacomo Puccini.

 

Che meraviglia sentire le loro devote sonorità echeggiare nelle volte maestose della cattedrale: armonie tedesche e poi toscane rinate in un edificio gotico francese in una cittadina tipicamente inglese illuminata da un sole di calore d’estate mediterranea. Veramente un miscuglio di squisitezza!

 

Siamo europei:

musiche si baciano

nell’alto gotico.

 

 

 

 

Il Castello del Conte di Arundel

Uno dei più grandi paradossi della nazione paradossale del Regno Unito è che il cugino della regina, il Conte di Arundel, duca di Norfolk e primo Lord della Regina – che è capo della Chiesa protestante Anglicana – è cattolico e lo è sempre rimasto anche dopo il grande schisma del Re Enrico Ottavo che, con Lutero, divise L’Europa nei due campi opposti: protestanti e cattolici.

Questa situazione dei Cattolici inglesi, opposti alla fondazione della ‘Church of England’, creò gravi problemi, anche se si era un potente nobile. Infatti, Philip Howard, il ventesimo conte di Arundel, fu imprigionato a vita nella Torre di Londra, quasi decapitato e morì con solo il suo cane per tenerlo compagnia. Fu fatto Santo da Papa Paolo VI nel 1970 e divenne uno dei ‘quaranta martiri dell’Inghilterra e del Galles’.

Il santuario di Saint Philip, col suo fedele compagno a quattro  zampe, si può vedere nella magnifica cattedrale di stile ‘flamboyante’ di Arundel.

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Inoltre, il Conte di Arundel possiede anche il titolo di Duca di Norfolk, e, come ‘Earl Marshall’ si occupa di tutte le cerimonie imponenti del sovrano: dalla sua incoronazione, alla sua morte e dai matrimoni ai battesimi e l’inaugurazione del nuovo parlamento.

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(I figli del Duca in attesa di Sua Maestà all’inaugurazione del Parlamento)

La ridente cittadina di Arundel si trova presso le gentili pendici dei South Downs, che riflettano, con la loro geologia di gesso, le North Downs al sud di Londra. Arundel è piena di caratteristiche case antiche a graticcio, cioè con strutture fatte di travi di legno. La ‘High Street’ ha seducenti negozi, specialmente quelli di antichità e librerie. Fu al ‘House on the Hill’ in questa via che abitarono i novelli sposi Dino e Elia, genitori di mia moglie Alexandra.  Andavano a prendere il latte alla latteria del castello che possedeva a quel tempo una mandria di mucche.

 

E’ il castello, però, che domina Arundel, in una maniera spettacolare. La dimora del duca di Norfolk (del quale i Verdiani ricorderanno che Falstaff, ora vecchio e obeso, fu una volta paggio:

Quand’ero paggio
Del Duca di Norfolk ero sottile,
Ero un miraggio
Vago, leggero, gentile, gentile.
Quello era il tempo
Del mio verde Aprile,
Quello era il tempo
Del mio lieto Maggio,
Tant’ero smilzo, flessibile e snello
Che avrei guizzato attraverso un anello.
)

Assume il castello, con le sue massicce torri e gli imponenti muraglioni, possesso del paese in una maniera che ho visto raramente negli altri ‘città castello’ inglesi. (Forse Carnarvon e Conway nel Galles si avvicinano a questa imperiosità).

 

La nostra mattina fu passata nell’esplorazione del castello. Prima ci siamo avviati nella parte più antica, il mastio, che risale al secolo undicesimo. Infatti, il castello fu fondato il giorno di Natale del 1067 da Roger di Montgomery, il primo conte di Arundel.

Il mastio ha panorami mozzafiato su l’idillica campagna della contea di Sussex e sull’incantevole borgo di Arundel.

 

Nella 1643, durante la guerra civile inglese, il castello fu assediato per diciotto giorni e molto danneggiato. Fu l’unica volta che fu messo alla prova.

 

Cominciando dal secolo XVIII, i conti di Arundel iniziarono a restaurare la loro dimora prodigiosamente tale che quando la regina Vittoria fece visita nel 1846 scrisse nel suo diario che un castello cosi bello non l’aveva mai visto.

Il castello possiede la sua cappella.

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Una grande sala per ricevimenti:

 

Una squisita biblioteca:

 

Delle camere carine per gli ospiti:

 

Il gabinetto usato dalla regina Vittoria:

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Il salotto per i banchetti:

 

E molte altri vani prelibati:

 

Mi sento quasi un ‘castellano’ nel numero dei castelli che ho visitato. Questo di Arundel, rimane, uno dei più magnifici e monumentali nel Regno Unito che abbia mai visto ed è tenuto a perfezione poichè rimane sempre la casa principale del conte e della sua famiglia.

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(Il Conte di Arundel in visita a San Giovanni Paolo II)

Per parlare, in seguito, dei castelli francesi, quelli tedeschi, quelli giapponesi e, specialmente, quelli italiani – ognuno ha le sue caratteristiche, i suoi tesori, i suoi angoli emozionanti. Forse il più bel castello che si possa visitare è quello che si costruisce nell’immaginazione, che è fatto di pane pepato, che trattiene una bella damigella con i capelli lunghissimi in una torretta e che vola sulle nubi.

 

Nei nostri sogni

castelli della mente

aprono soglie.

 

 

La Collina dell’Unico Albero

Camminando sul sentiero chiamato il ‘green chain walk’ (camminata della catena verde’) che attraversa i parchi e i boschi più caratteristici della Londra del sud-est si arriva a One Tree Hill, cioè ‘la collina dell’unico albero’.

Infatti, ci sono tanti alberi, e questo parco è più esattamente denominato una zona naturale protetta.

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Scendendo dalla stazione di Honor Oak (notare l’ortografia  ‘Honor’ all’americana, invece del britannico ‘honour’) ci si avvia per una collina entrando in un bosco (che una volta faceva parte di una grande foresta chiamata il ‘Great North Wood’) nel mezzo del quale si trova la chiesa di Saint Augustine degli anni 1870.

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Saint Augustine qui non è il santo famoso per le sue ‘Confessioni’ ma quello mandato da Papa Gregorio I per convertire gli anglo-sassoni e il loro re, Ethelbert Bretwalda, al cristianesimo. Il santo sbarcò in Inghilterra nell’anno 597, e fondò la cattedrale di Canterbury sulla stessa via Francigena che conduce i pellegrini per Lucca, attraverso il ponte della Maddalena, fino a Roma.

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La chiesa, nella sua posizione campestre, è molto usata per i matrimoni. Uno degli organisti è stato un nostro amico, Gilbert Rowland, noto per la sua registrazione (tra molte altre) integra delle sonate di Soler sul clavicembalo (vedere il mio post a https://longoio3.com/2018/06/28/heavenly-harpsichord-ripples/). Infatti, fu Gilbert a suonare le tre uniche sonate di Domenico Scarlatti scritte per organo in occasione del battesimo del mio primo nipote.

Saint Augustine’s ha un dolce interno con delle belle vetrate colorate.

Salendo sulla collina si arriva al ‘One Tree’, albero sotto il quale la tradizione vuole che la prima Regina Elisabetta si riposasse e mangiasse un picnic durante il suo ‘a-maying’, (cioè il suo ‘maggio’, ovvero partecipe dei divertimenti di maggio) del 1602. Questo ‘a-maying’, cioè abbandonarsi alla gioia del ‘merry month of May’, potrebbe essere interpretato in vari modi. Certo, la ‘regina vergine’ non mancava di molti amanti nobili e devoti a farla la corte.

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L’albero che si vede, una nobile quercia, che dona il nome di ‘Honor Oak’ al parco e l’attorno distretto, è il terzo piantato sul luogo dove si riposò la regina.

Salendo più si arriva a un’impostazione per cannoni antiaerei. La cosa particolare è che questa costruzione si riferisce ai bombardamenti dall’impero tedesco con i suoi dirigibili zeppelin durante la prima guerra mondiale. Già negli anni 1914-8 Londra fu soggetta a bombardamenti che poi furono ferocemente più devastanti nella seconda guerra.

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In cima della collina che, a oltre cento metri è, per Londra, alta si gode una veduta di Londra che molti dicono sia ancora più bella di quella di Primrose Hill (vedere la mia posta  a https://longoio3.com/2019/07/09/il-prato-fiorito-di-londra/ ).

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In più, guardando a sud, si può vedere quella linea di colline di gesso chiamata i North Downs.

Così, da una parte la citta e dall’altra la campagna! One Tree Hill rimane per me sempre un posto vicino al cuore poiché a una distanza di due kilometri c’è la casa dove passai i primi diciannove anni della mia vita.

Tu, grande quercia,

hai sentito i sospiri

della regina.

La Prima Chiesa Neo-Gotica di Londra

Molte chiese di Londra risalgono all’epoca dei Vittoriani e sono costruite in stile neo-gotico. Esiste, però, una chiesa che preannuncia questo stile architettonico da quasi duecento anni.

La chiesa di Saint St Mary Aldermary (il nome significa ‘la più antica delle chiese dedicate a Maria Vergine’) è una chiesa anglicana situata in Watling Street all’incrocio con Bow Lane, nella City di Londra.

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Di origine medievale, fu gravemente danneggiata nel Grande Incendio di Londra nel 1666. Fu nuovamente ricostruita, questa volta dal grande architetto di Saint Paul’s, Sir Christopher Wren, e, a differenza della maggioranza delle sue chiese, fu costruita in stile tardo-gotico (detto ‘perpendicolare’) poiché fu stabilito, dal donatore principale per la sua ricostruzione, che la nuova chiesa doveva essere un’esatta imitazione di quella in gran parte distrutta.

La chiesa ha tre navate e sei arcate.

La torre è all’angolo sud-ovest dell’edificio con, ai suoi angoli, torrette ottagonali.

 

I soffitti sono decorati con raffinate volte a ventaglio, un disegno che si vede nella sua massima gloria nella cappella di King’s College a Cambridge. Le volte sono certamente i dettagli che colpiscono di più quando si entra nell’interno di questa squisita chiesa.

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St Mary Aldermary è il primo importante monumento della rinascita neo-gotica inglese del XVII e preannuncia la  villa ‘gothick’ di Horace Walpole di più di cinquant’anni. (Vedere il mio post su questa villa a https://longoio3.com/2018/07/06/il-castello-londinese-di-fragole-e-panna-montata/ )

Nel 1781 fu collocato un nuovo organo, della ditta George England e Hugh Russell. Notare le canne multicolorate, una caratteristica di molti organi inglesi.

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La chiesa conduce una vita di comunità che estende oltre il suo ruolo strettamente religioso. Ospita regolarmente mostre d’arte. È sede di un ristoro che vende caffè e prodotti del commercio equo, e nei giorni feriali ospita un piccolo mercato di bancarelle fuori dalla chiesa.

All’ora di pranzo la chiesa di Saint Mary Aldermary è piena d’impiegati nella City che vengono qua a chiacchierare, contemplare o semplicemente bere una buona tazza di caffè. E’ veramente una chiesa sociale.  Ci vorrebbero più chiese che mostrino queste iniziative.

 

Soffia il ventaglio

dolce respiro di Dio:

aria dai cieli.

 

 

 

Over the Moon

On Sunday night, 20th July 1969, we, as Cambridge undergraduates of King’s college, were returning from a party and stopped to look at the moon which was waxing crescent with around 30 per cent of its surface visible. A waxing crescent is, of course, the first phase after the New Moon and is a great time to see the features of our only satellite’s surface.

We were standing in King’s parade opposite King’s college chapel and discussing mankind’s first moon landing. Had it happened yet? We weren’t sure.

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At the college there was only one television set which we junior members could watch. It was placed in a rather small and not very hospitable room next to the bar. I recall never having watched anything on it except for the first episode of ‘Dad’s Army ‘which had started up in 1968.

My thoughts about the moon was that, as a symbol of the Greek goddess Artemis and the Roman Diana – the virgin goddess who swore never to marry – was now about to be violated by men. I, therefore, did not feel too excited about a new frontier of science and technology; a fresh land to be explored but, instead, saddened that this untouched satellite was about to be all but raped.

I also felt that, as the new world had been conquered by an alien civilization from Europe, the moon was about to be similarly conquered by new subjugators and that, in my old age, Saga holidays would be offering cut- price vacations to the ‘Mare serenitatis’ (sea of tranquility) or the Aitken basin, the moon’s largest crater at 1,600 miles across.

As we know, in hindsight, nothing like this did happen in the fifty years that followed that ‘giant leap for mankind’ (although people like Elon Musk might probably change all that within the next ten).

The US of A was then not particularly popular with us radical students. I was, that previous year, trampled by a horse at Grosvenor Square, during an anti-Vietnam demonstration in which police violence on a scale never before experienced in the UK had been used. The then president, Nixon, was of a similar ilk of the present POTUS, although, at least, he was able to string sentences together that made some sort of grammatical sense.

I sometimes wonder if the USA has ever been an adored ally of the UK, at least since the death of that supreme president, Franklin Delano Roosevelt.

Grosvenor square, when I visited it earlier this week, is a much changed place from that vicious mayhem of 1968. The US embassy has moved south of the river to Battersea (much to trumpet’s chagrin) and the former building is now being turned into a luxury hotel. On the lawns of the square there was live jazz, food stalls and a convivial atmosphere with people basking on deckchairs in the brilliant sunshine of a London heat wave.

The moon means so much to me. I do sense it as a supreme feminine presence and on that ravishment of her silver sex I feel that there should at least have been one woman present. Those were other times, however, and even today no woman has placed her foot on our virgin goddess satellite.

Last year there was a spectacular lunar eclipse at Bagni di Lucca and an entrancing concert was arranged on the grounds of the Villa Bonvisi in the old part of the town.

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If you missed this concert you can read all about it in my post at

Some Enchanted Evening

The same singer, Charlotte Potter, will be joined by Bagni Di Lucca’s own tenor Claudio Sassetti for a concert in the Circolo dei Forestieri square  this Monday at 9 pm. For more details see:

https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=2246885345408999&id=100002626665671

Some planets in our solar system and those systems that lie beyond our cluster have more than one moon. One morning I woke up after a strange dream in which I felt I had been abducted by alien beings from another galaxy. The planetary inhabitants that had abducted me had two moons for their universe. Here is the description I wrote while still under the influence of those beings. Believe me, I am not mad, or ‘Luna-tic’, as they sometimes say!

 

HORIZONS

Gigantic cliffs stand peaked like wings of gulls

and cut through sky of indigo. Two moons

lie hung upon translucent pregnancy:

this is the planet where there is no sound.

 

At dusk spiced crimson rocks drum granite chords

which penetrate hard entrails of stilled earth,

bronze sands vibrate with fluent overtones,

ionosphere drops ultrasonic waves.

 

Here is the summit and below hot seas

of sapphire circle coastlines, solarized

and drawn towards cerise-soaked longitudes:

the night is stretched out like a waking cat.

 

La Madrina Ritrovata

La parola inglese per padrino è ‘godfather’ e per madrina, ‘godmother’. Queste parole inglesi  più chiaramente descrivono il ruolo di una persona importante come testimone al battesimo e nella cura dello sviluppo spirituale e cristiano del neonato. Qualche volta, il padrino e la madrina possono perfino assumere il ruolo di padre e di madre se per qualche disgrazia scompaiono i genitori.

Infatti, era solo nel quinto secolo che l’importanza del padrino e della madrina fu pienamente riconosciuta dalla Chiesa

Ovviamente,  la religione dei testimoni del battesimo deve essere identica a quella dei genitori e questa fu una delle tante difficoltà che dovette affrontare mia madre quando emigrò da Milano per essere col suo marito inglese a Londra.

Sposati in una chiesa vicino a Porta Nuova (Santa Maria Incoronata?) nell’aprile del 1948 mia madre era già incinta da parecchi mesi (una situazione considerata abbastanza irregolare a quell’epoca) ed entrai nel mondo il seguente agosto nell’ospedale di Lewisham, Londra Sud-Est.

Arrivata in una grande e grigia (com’era allora) città straniera, con non tanta conoscenza di una lingua, famosa per i suoi inganni semantici, la sua grammatica eccentrica  e, soprattutto, la sua pronuncia; accolta fra i parenti di mio padre, non tutti accoglienti di una sposa da un paese che pochi anni prima era nemica del Regno Unito e, soprattutto, in una nazione protestante, la Vera volle trovare una madrina per il mio battesimo (non mi ricordo chi fosse il mio padrino). La trovò proprio tra i parenti del mio babbo poiché la madre del marito proveniva da una famiglia di cattolici decaduti. Fui battezzato nel Chiesa di Saint Saviour a Lewisham.

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Mia madre entrò in grande amicizia con questo parente che, invece, rimase cattolica. Era una cugina di mio padre e si chiamava Helen Irene Search. Di lei mi ricordo poco. Nel 1954, fu colta da un cancro, e andai con la mamma a visitarla in un ospedale. Mi ricordo la faccia docile  di Helen (di fotografie non possiedo nemmeno una) e della voce flebile, ma soave.

Poco dopo succedé l’inevitabile. Mia madre era in Italia e mi raccontò che ricevette una lettera dal marito, non con il bordo nero, ma con le parole scritte sulla busta ‘leggila in un posto quieto. Questa lettera contiene una triste notizia’.

Per mia madre la morte di una sua carissima amica, una tra le poche, che l’aveva accolta con amicizia genuina tra i nuovi parenti acquisiti in un paese straniero, l’unica della stessa religione e, certo, dello stesso livello d’intelligenza e intuizione, fu un colpo particolarmente duro. Mi ricordo che, specialmente nei primi anni dopo la scomparsa, mi portava in visita al cimitero, dove la madrina fu sepolta, quello di Erith. Il camposanto era steso su una collina non lontano dal Tamigi ,che in questa zona nell’est di Londra assume una misura quasi di grande estuario.

Un giorno soffiava un vento talmente forte dall’est che, bimbo che ero, quasi non riuscivo a starmene in piedi e non volevo attraversare il cimitero per raggiungere la tomba. ‘Forza,’ disse mia madre, ‘non vuoi visitare la tua madrina?’ E così arrivai al sepolcro.

Anni dopo, quando ero docente nel collegio di Erith, mi resi conto che il cimitero dove era sepolta la madrina era vicino e così feci una visita in compagnia di mia moglie, Alexandra. Fu facile allora distinguere la tomba e l’iscrizione si leggeva chiaramente.

La settimana scorsa sono ritornato (anche qui, anni dopo) al luogo nel cimitero, dove mi ricordavo, era sepolta Helen. Passai più di un’ora a cercarla ma senza successo. Chiesi un guardiano se mi potesse aiutare; mi riferì a un numero di telefono del servizio del comune per le sepolture. Lo chiesi ‘Ma forse è stata esumata la tomba?’ ‘Affatto’, rispose. ‘Qui, quando si seppellisce, la tomba rimane lì per sempre. Sarà soltanto il tempo a farla scomparire nelle tenebri della terra. ‘

Due giorni dopo una impiegata del comune mi mandò un email col numero e il reparto dove mia madrina fu sepolta.

Ritornai a Erith e riconobbi il guardiano del cimitero che mi aiutò a trovare quasi subito la tomba. Dico ‘quasi subito’ poiché molte tombe erano state allampanate dai cespugli, gli arbusti e le piantine grasse.

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Comunque l’ho ritrovata: l’ultimo luogo terrestre della madrina.

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Dovetti fare un po’ di pulizia per levare le piante dall’iscrizione segnando il suo nome, la data di morte (13 gennaio 1954), l’età alla morte, (quaranta tre anni) e l’iscrizione ‘Rest in Peace).

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Non avevo portato dei fiori con me ma raccolsi qualche margheritina e quelle piantine grasse col fiore giallo e le misi in un contenitore alla testa della tomba.

Mi ricordo che il monumento fu sistemato dalla famiglia immediata di Helen come pure che la tomba era una volta sempre curata. Che fine ha fatto quella famiglia?

Toccava proprio a me il figlioccio a far rivedere di nuovo al mondo il suo nome.

Forse toccherà anche a me di trovare uno scalpellino a rimettere a posto i marmi del sepolcro. Almeno la mia madrina ha ricevuto una visita. Altro che una memoria tenue, possiedo di lei un solo libro, ‘il libro della giungla’ di Rudyard Kipling, con i suoi favolosi racconti di Mowgli, Shere Khan la tigre, Baloo l’orso, e Rikki-Tikki-Tavi, la mangusta che salva la vita del ragazzino da Nag il cobra, uccidendo il serpente.

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E’ un libro favoloso, uno dei miei preferiti; una collezione di racconti che m’ispirò anni dopo a fare l’autostop, come teenager, fino all’India, nel quale paese meraviglioso, più tardi poi, restai per due anni e che rivisitai con mia moglie nel 2000 e nel 2017.

Via con il vento:

la memoria s’oscura

ma resta il cuore.

Il Parco oltre la Brughiera

Hampstead Heath è il vasto spazio verde con brughiere, prati, laghetti (in certi dei quali si può nuotare), la villa di Kenwood con la sua favolosa collezione di quadri che includono dei Rembrandt e Vermeer, giardini di fiori, viste memorabili, una profusione di fauna, e alberi bellissimi secolari.

Non finisce qui il verde però poiché attorno all’heath, cosi amato da poeti come John Keats , (la sua casa si trova a Hampstead, uno dei villaggi urbani, assieme a Highgate, più caratteristici nella zona del heath – mia descrizione nel post a https://longoio2.wordpress.com/2015/06/16/writ-in-water/  ) ci sono parchi che propongono il suo verde sempre di più. Ho già descritto Primrose Hill nel mio post a https://longoio3.com/2019/07/09/il-prato-fiorito-di-londra/. Poi c’è Parliament hill fields e a nord del heath un parco veramente delizioso, Golders Hill park.

Qui si può trovare un giardino di fiori che sono una meraviglia:

C’è un laghetto e un piccolo zoo con dei lemuri birichini proprio come quello che era beniamino dell’aristocratica Italiana Lady Virginia Courtauld nel suo palazzo di Eltham (descritto nel mio post a https://longoio3.com/2018/08/20/la-storia-di-unaristocratica-italiana-a-londra/).

C’è la casa delle farfalle:

Una parte è dedicata a una caratteristica molto frequente nell’era vittoriana e di nuovo ritornata di moda. Questa è la stumpery, letteralmente la tronconata, una parte del parco costituito da pezzi di alberi e rami morti disposti artisticamente. Il primo stumpery fu a Biddulph Grange nel 1856 e, non solo forma una parte molto particolare di qualsiasi giardino ma attira la fauna come gli scarafaggi, e i rospi e la flora come le felci, i muschi e le lichene. Il principe Carlo nella sua casa di campagna a Highgrove ha creato un stumpery e racconta che quando venne il suo babbo, il principe Filippo, in visita lo chiese. ‘Ma quando farai un falò di tutta questa robaccia?’

Infatti, lo stumpery fa un contributo di grandissimo valore all’ecologia del nostro pianeta ed è un metodo ottimo di usare pezzi di legna che sarebbero troppo costosi per rimuoverli.

Nel parco ci sono anche campi da tennis, un ristorantino, un palco dell’orchestra per i concerti estivi, e terreni di gioco per i bambini.

Il parco contiene anche un bel bosco che finisce in una suggestiva pergola.

Dopo la nostra camminata nel parco ci siamo avviati a un pub tipico che si chiama ‘The old Bull and Bush’ (il vecchio toro e cespuglio’ – c’è anche una canzone dedicata al luogo) dove abbiamo goduto qualche birretta con un compagno che non avevo più incontrato da quando ho lasciato il mio collegio di Cambridge.

Era veramente una conclusione conviviale alla nostra gita nel verde Londinese.

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Parchi polmoni,

memorie d’infanzia:

la vita gioca.

Il Duca Più Ricco d’Inghilterra

Era considerato l’uomo più ricco d’Inghilterra. Nato nel 1673, la sua ricchezza l’ha ricevuta dal Re, dagli appuntamenti reali e politici e dai suoi investimenti astuti. Costruì un vasto palazzo nel distretto di Canon nella campagna a nord di Londra. Impiegò i più grandi architetti inglesi per costruirlo, James e Gibbs tra molti.

 

 

Durante la costruzione, aspettando la completazione della propria cappella nel palazzo, demolì la vicina chiesa parrocchiale e la riedificò in stile barocco (con l’eccezione della torre medioevale che rimane tuttora). Abbellì la nuova chiesa con gli affreschi di Laguerre (discepolo di Lebrun, pittore del Re Sole francese) e Bellucci (Bellunese e amico di Tiepolo).

 

 

Si sposo’ tre volte: Mary Lake, Cassandra Willoughby (sua cugina di primo grado) e Lydia Catherine Van Hatten. Furono matrimoni pieni di amore e i decessi delle consorti lo lasciò inconsolato.  Ebbe due figli solo dalla prima moglie.

Fu descritto dalla sua epoca come l’Apollo delle arti per il suo mecenatismo nel collezionare i più celebri pittori, tra i quali Caravaggio e la scuola veneta. Amante appassionato di musica, costituì la propria orchestrina con i suoi cantanti; il compositore in residenza non fu altro che il ‘divino sassone’ Handel ,che scrisse per lui gli undici celebri ‘Chandos Anthems’, oltre all’oratorio ‘Esther’ e l’opera ‘Acis e Galatea’.

 

 

Ecco i primi tre dei divini Chandos Anthems che porto sempre sul mio telefonino perchè mi danno un sollievo supremo quando li ascolto con le sue musiche sublime e le parole tratte dai salmi.

Eppure, quando morì’ nel 1744, i debiti del duca furono grandi quanto i suoi progetti. L’anno dopo il palazzo fu demolito e suoi arredamenti, perfino le scalinate monumentali, assieme alla magnifica collezione di quadri, furono venduti all’asta. Per esempio, le colonne del porticato ora fanno parte della Galleria Nazionale di Londra, dove si trova  quel ragazzo morso da una lucertola di Caravaggio che il duca aveva comprato.

‘Sic transit gloria mundi’. Qua e la però, esistono dei cimeli della gloria di quest’uomo straordinario, James Brydges, il primo duca di Chandos.

Ieri siamo andati alla ricerca di questi cimeli.

Prima abbiamo visitato la chiesa, da lui ricostruita, di Saint Lawrence Whitchurch. Ho già scritto di questa chiesa e la sua connessione con Handel assieme a delle fotografie che risalgono fino al 1985, l’anno della nostra prima visita, nei miei post a

https://longoio2.wordpress.com/2015/06/03/how-to-see-god/

e anche a

https://longoio3.com/2019/06/17/una-miriade-di-adorazioni/

Ecco qualche nostra più’ recente collezione di foto di quest’unica chiesa a Londra costruita in monumentale alto stile barocco Europeo.

 

 

Il mausoleo del duca di Chandos con le mogli che lamentano la sua morte:

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La giornata era bella e cosi siamo entrati a fare una passeggiata nel grande parco accanto alla chiesa in mezzo del quale il duca aveva costruito il suo eccelso palazzo.

Il grande viale che conduce alla dimora del duca si vede ancora.

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La vista aerea del viale e ‘ questa:

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 c’è una passeggiata bellissima attraverso il ‘spinney’, o boschetto.

 

 

All’uscita abbiamo trovato un giardino, in memoria del Re Giorgio Quinto, piantato sullo spazio una volta occupato dal grandioso edificio del duca.

 

 

Rimane un tempietto.

 

 

Di recente il duca è stato rivalutato per il grande uomo di cultura che era in realtà. Il suo palazzo, con le sue collezioni, era aperto a tutti gli amatori di arte ed era lui a introdurre l’architettura palladiana in Inghilterra. Purtroppo, l’invidia costruì attorno al duca falsità e gelosia. Come mi sarebbe piaciuto fosse ancora in esistenza il palazzo del duca di Chandos per poterlo visitare.

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I nostri sogni

vivono nella musica

di voci eccelse.