Addio Elia – al nostro incontro in un luogo più felice..

Quando Elia, la mamma, di mia moglie, Alexandra, compì il suo novantottesimo compleanno lo scorso dieci giugno, mi trovavo alla casa sua di Londra; noi tre abbiamo celebrato questo grande avvenimento della sua vita pensando proprio che ci sarebbe stata una festa ancora più bella quando, tra due anni, la mamma avrebbe compiuto il suo centenario.

Purtroppo la vita rimarrà sempre un susseguirsi di avvenimenti oscuri e di mete mai raggiunte; il pomeriggio del martedì scorso, il venti cinque giugno, la persona che diede nascita a mia moglie di oltre quaranta anni, Alexandra il più grande dono della mia vita, è volata in cielo con il suo angelo custode, a essere nell’amore eterno del Creatore.

Nata a Vittorio Veneto, poco meno di tre anni da quella grande vittoria, gloriosa e amara nello stesso tempo, firmata dal Generale Diaz, le parole della quale proclamazione, si possono trovare in ogni municipio d Italia (incluso, si capisce, Bagni di Lucca), crebbe in un difficile dopoguerra quando l’intera regione veneta era ancora un luogo dove tanti fuggivano per le più prospere regioni Lombarde.

img582 (2)

Elia Piaia nacque vicino al fiume Meschio, che scorre tra i due antichi centri di Ceneda, luogo di nascita del librettista di Mozart, Lorenzo da Ponte, e Serravalle, la fortezza che proteggeva la Serenissima dalle incursioni austro-ungariche. Solo dopo l’unificazione dell’Italia furono i due luoghi uniti in un municipio col nome ‘Vittorio’, in onore del nuovo re, e solo due anni dopo la nascita di Elia fu aggiunto il nome ‘Veneto’. Quante vie chiamate ‘Vittorio Veneto’ ora si trovano in Italia!

Grazie all’industria intraprendente della famiglia veneta di Colussi, fondata nel 1911 da Giacomo, originario di Belluno, fu stabilita una fabbrica per la manifattura dei famosi biscotti (cito solo il nome di Baicoli) a Vittorio Veneto del 1936 e qui la giovane Elia trovò impiego. Fu nello stesso anno che colpì il terremoto del Cansiglio che Elia mi raccontava sempre con quello stesso senso di paura di allora.

La Seconda Guerra seguì poco dopo e anche qui i suoi racconti di fame e povertà mi fecero capire come sia stata quella carestia. La felicità non fu mai persa, però, e le scampagnate sull’altipiano del Cansiglio col fragore dei suoi abeti fu un sollievo dal calore estivo che affligge la pianura attorno alla citta di Vittorio Veneto.

Poco dopo la fine di un conflitto che lasciò una nazione inginocchiata, pressoché azzerata nelle sue infrastrutture, ma con un devoto spirito di riafferrare, Elia prese una decisione che poche donne di allora, con la mentalità di un’etica dove era l’abitudine per le femmine di sottomettersi alla volontà della famiglia patriarcale, dove per le donne viaggiare da solo fu considerato quasi una vergogna, dove andare a un paese ex-nemico, senza neppure conoscere la lingua e i costumi: aveva di uno spirito di coraggio eccezionale.

Elia, dunque, prese la decisione di emigrare in Inghilterra. Trovò lavoro presso il Duca di Norfolk, il cugino di Sua Maestà e l’unico cattolico di quella famiglia, ricusante della chiesa protestante e Lord del magnifico castello di Arundel. Qui incontrò un altro impiegato Italiano del duca. Tra di loro sbocciò un amore invincibile che durò fino alla scomparsa del Cavaliere Dino Cipriani nel 2008 e del quale fu frutto la nascita della figlia Alexandra, fiore della mia vita.

dino elia young

Il Regno Unito anch’esso si trovava in guai estremi dopo quella guerra. Mi ricordo, per esempio, che solo nel 1954 furono aboliti i libretti per i coupon di razioni. L’Italia non doveva solo ricostruirsi economicamente ma anche riprendersi la stima che, una volta, teneva nella mente degli inglesi. Molti furono gli esempi che oggi si chiamerebbero razzisti contro gli italiani esteri d’Inghilterra: parolacce, scritti osceni appiccicati sui cancelli, lettere anonime, minacce – le solite cose che non ci dovrebbero far male, ma che lo fanno invece.

Allo stesso tempo, però, Elia mi disse che si sentiva più libera che mai in Inghilterra, lontana dalle pettegolezze e le malizie del suo paese natio.

dino006

(Saint James Park, London)

Fu il conte Umberto Morra di Lavriano, scrittore, giornalista e anti-fascista ad assistere a rimettere la dignità dell’Italia nel suo giusto posto. Negli anni 43-45 collaborò col governo Badoglio a Bari e incontrò Ian Greenlees col quale ritenne una lunga amicizia.

Copy of new folder050a

(Nel castello del Conte Morra)

In particolare, fu la fondazione dell’Istituto Italiano a Londra, del quale Morra fu direttore dal 1955 al 1959, che aiutò tanto a ripristinare l’onore e il valore del bel paese per i sudditi di Sua Maestà. Ad assistere in questo compito furono il mio suocero, Cavalier Dino Cipriani, il segretario generale dell’istituto per più di quarant’anni e mia suocera Elia che si curava della reception e, in più, aprì un ristoro nell’istituto, dove gli inglesi potevano gustare i suoi squisiti mangiarini.

A pensare quanti illustri siano passati per i portoni dell’elegante edificio dell’istituto a Belgrave Square: Bernard Berenson, Ian Greenlees, Kenneth Clark, Ted Hughes, Camillo Pennati, Giuseppe Ungaretti, Luciano Berio in compagnia di Paul McCartney e … Franco Zeffirelli per dire quelli che mi vengono in mente per primo.

Elia amava appassionatamente il suo giardino che teneva elegantissimo come un salotto. Leggeva tanto: per esempio, conosceva tutti i romanzi di Jane Austen in italiano e in inglese. Amava la musica – il coro degli schiavi da ‘Nabucco’, in particolare. Era apprezzata da tutti e poteva parlare con ogni persona, non importa se famosa o no. Certo, la società che frequentava l’istituto quando era impiegata la stimolava, ma senza mai intimidirla.

Elia ha trovato un posto nel cuore anche per Bagni di Lucca. Infatti, la sua ultima Pasqua l’ha passata qui. Mi ricordo a quell’istante il bel gesto di Marco Nicoli quando la invitò a pescare i numeri vincenti della lotteria a Fornoli.

Image00010

E le sue caminate li faceva sempre:

Image00010

(Alla chiesina di Longoio)

In ogni cosa Elia era una perfezionista; la sua vita sarà un esempio per tutte quelle persone fortunate di aver conosciuto una donna pioniera dei suoi tempi: una signora moderna in un’altra epoca, una valida contribuente a ripristinare l’onore e l’apprezzamento dell’Italia all’estero e un ricordo, che rimarrà sempre fresco, come la sua carnagione che soleggiava di gioventù fino a quel traguardo che tutti dovranno raggiungere, non si sa quando e non si sa come.

A Dio cara Elia!

Image00087

(Elia questa Pasqua)

What? Another One Missed?

When I married I moved back to London. Clearly my main priority was to get a job promptly and I found it with the London Tourist Board. Among my duties were answering face-to-face tourist enquiries at three main locations: the Tower of London, Harrods, Victoria station (mainly hotel bookings) and in a phone pool at the tourist board’s main office.

Let’s remember that the internet had then not reached us yet. We were given personal folders of essential information ranging from places to visit, to transport, accommodation, restaurants and other issues facing travellers to the UK. In the main office the shelves were filled with guidebooks, leaflets and maps.

It’s incredible to think that today all one has to do is to google what one needs to know….or is that all one has to do?

There is nothing to replace a friendly human face who can sympathetically help a bewildered traveller. There is nothing to replace a table laid out with current leaflets relating to events and places to stay. Indeed, there is nothing to replace a tourist office, a travel agent, or even just an information point.

It’s now several weeks since Bagni di Lucca’s tourist information centre and internet point has been closed by mayor Michelini in order to save money, mainly by firing its one devoted and efficient staff – and the effects are already being felt all around.

With an economy largely dependent on tourism the mayor’s decision is a crass example of self-injury to the whole community. There are few comuni in our part of the world that don’t have an information point; Borgo a Mozzano even has two, one in the centre of town and the other on the approach road.

Can it be that Bagni di Lucca doesn’t want tourists to visit it? Certainly, in the case of some Italian cities, Venice in particular, there is clearly a surfeit of visitors? But Bagni di Lucca? Just look at Villa’s high street and note the number of closed down shops and bars.

It’s all so sad and short-sighted and will badly affect the future of Bagni, already in increasingly dire straits.

Things came to a head last week when a troupe of English Morris dancers, who had been scheduled by the tourist office to perform in Bagni’s main square, found themselves trying to dance in a square with cars constantly interrupting them with their parking manoeuvres because, with the demise of the tourism executive, there was no-one to organize the event properly. Indeed, there was not even any noticeable publicity.

So the local Italians never got a proper chance to see the very first example of traditional Morris dancing to take place in Bagni’s history.

I wonder how many other events will take this format during our town’s summer season?

Inadequate publicity and risible organization are not confined to Bagni di Lucca, however. For several years I was English editor and occasional article writer for the Luccamusica magazine which, under the aegis of Francesco Cipriano, provided a very complete panorama of music events in and around our province. Regrettably, the magazine was later reduced to an on-line presence only when funding was withdrawn but it still provided a wonderful picture of the intensity of musical activity in Lucca province. As I wrote somewhere, with regard to the two towns’ former historically independent status, with their own court orchestras and famed composers, if Salzburg is the Lucca north of the Alps then Lucca is certainly the Salzburg south of that mountain range.

Worse was to follow when Francesco sold the magazine and its web site to a noted Lucca Puccini festival conductor and organizer at the end of 2018. The web site is still there but no current events are listed; indeed the old panel’s names (including my own) have still not been changed.

It’s truly boring now to have people telling me ‘if only I’d known that concert was on!’ The only solutions are:

1. To take photos of any poster of interest one sees.
2. To regularly visit those tourist offices that still exist.
3. To browse through the web sites of places one knows have things happening. e.g. Lucca, Viareggio etc.
4. To be a subscriber to that excellent monthly magazine ‘Lucca Grapevine’ with its pull-out events section. (It’s both on paper and on-line).
5. To pick up a free copy of Lucca.news (if you can find one – try the local bars). This publication is particularly good on local sagre and festivals and has some excellent articles ranging from history to recipes (in Italian, however).

I just hope the publicity situation improves soon in our part of the world. It certainly can’t get worse.

IMG_20190625_111300_hdr~2

 

 

 

Today’s Presentation of Ian Greenlees’ Archive Part Two

Ian Greenlees’ vast library was inherited by Bagni di Lucca’s own library in 1991. However, only in recent years has it begun to be fully catalogued. Tommaso Maria Rossi’s, “L’Archivio di Ian Greenlees (1913-1988), dealing with Greenlees’ correspondence was published by Bagni di Lucca’s, Fondazione Culturale Michel de Montaigne, in 2015.

The second part of this mammoth archival task will be presented this Sunday June 23rd at 5.30 pm at Bagni di Lucca’s library at the ex-Anglican church. The second part deals with British Institute of Florence (of which Greenlees was director), and concentrates on its cultural activities and administration.  The curator is once again, Tommaso Maria Rossi.

locandina_1

The two publications have been sponsored by the Montaigne Foundation which has managed the Library Fund for several years including the Greenlees archive.

Ian Greenlees chose to live the last part of his multi-faceted life in Bagni di Lucca, and was made an honorary citizen of the comune.  The entire Greenlees Archive should now be made both safe and available to all who wish to study the profile of an exceptional man who linked his British (indeed Scottish) nationality with his great love of Italian culture, and his notable contribution to its political and social life.

My wife, Sandra, met Ian on various occasions as he was a regular visitor to London’s Italian Institute of Culture in Belgrave square where her father was Secretary general and where her mother (who only recently celebrated her ninety eighth birthday) was also employed.

Sandra describes Ian as a not very tall, rather stout person – Ian certainly loved his food and famously delayed his escape from invading Axis forces by lingering over gargantuan meals so that the enemy would not get their hands on his favourite cuisine. He spoke in a gentle Scottish accent and made valuable contributions not only to the Italian Institute but also to the British-Italian society, founded in 1941.

The volume will be presented by Maria Francesca Pozzi, head of the Library and Archive of the Licia and Carlo Ludovico from the Ragghianti Art Centre Foundation of Lucca.  Alessandra Grandelis, researcher and writer on Alberto Moravia, will give a talk on cultural and social relations between the Italian writer and Ian Greenlees.

It will certainly be an interesting occasion.

In case you are unacquainted with Greenlees, who is buried in Bagni di Lucca’s cemetery at Corsena, I have contributed a few posts on him.

For general biographical details see:

https://longoio.wordpress.com/2014/05/06/r-i-p-ian/

For a conference held at Bagni di Lucca in 2014 see

https://longoio2.wordpress.com/2014/09/13/an-aesthete-in-bagni-di-lucca/

For a description of Ian Greenlees’ house (now on sale)

https://longoio2.wordpress.com/2016/04/17/how-to-live-in-style-in-bagni-di-lucca/

For an interesting insight into one of Greenlees’ wartime exploits as director of the allies’ Bari Radio station:

https://longoio2.wordpress.com/2016/03/18/amazing-find-in-greenlees-archive-at-bagni-di-lucca/

For Greenlees’ views on the relationship between the UK and the rest of Europe (especially relevant in today’s Brexit debacle)

https://longoio2.wordpress.com/2017/06/19/of-liberty-and-tolerance/

image00019-4

For Greenlees’ love of animals (he was a founder of the Italian equivalent of the UK’s RSPB)

https://longoio3.com/2019/03/26/15142/

 

 

 

 

Coming Home?

It’s always nice to return to a place in the sun. London was fun in parts but the weather there left a lot to be desired! One never knew what to wear, the wind was irritating, and leaving the umbrella at home (or anywhere else one might have left it in one’s daily peregrinations) was asking for a good soaking.

London highlights for those readers unable to read the posts I write from that city in Italian included walks down the rural riverside of Richmond and Twickenham, grand verismo opera at Covent garden, a melting evensong in the choir stalls of Saint Paul’s cathedral, a booty of a gold pen when we broke into a safe at the Bank of England (no arrest was made), almost finding the grave of Ernest Dowson, lots of people watching, the usual medical appointments, a very welcome and long overdue meet-up with a class-mate I hadn’t seen since leaving primary school last century… and much else.

However, it is lovely to wake up to true blue mornings with the sound of birds resonating across our accurately green and pleasant land, to have a decent cappuccino at a decent price, to see the capers growing on our garden walls, to be able to meet our cats again, (thanks C. for looking after them so well!), to breathe really fresh air (in the early morning at least, before the temps go up to over 30 centigrade) and to have the prospects of going sea / river bathing without catching pneumonia.

Yes, I’m glad to be back, that’s for sure…

Una Miriade di Adorazioni

Come metropoli internazionale Londra può non solo offrire ogni tipo di cucina, non solo ogni varietà di spettacolo ma, come si riflette nel suo aspetto multiculturale, ogni specie di esperienza religiosa.

Questa domenica passata, per esempio ho partecipato al rito anglicano Cristiano nella squisita chiesa di Saint Lawrence, Whitchurch.

Di origine mediovale, come si vede nella sua torre,

DSCN0746~2.JPG
la chiesa fu ristrutturata da James Brydges, duca di Chandos, in pieno stile barocco nel 1714.

Gli affreschi di Laguerre, il dosalle, le statue dipinte in grisaille, l’elegante soffitto demi-arcato sono veramente decorazioni rare in un Inghilterra abituata a ornamenti più sobri per le sue chiese.

La gloria suprema della Chiesa di Saint Lawrence è che qui, dal 1717 al 1720, fu direttore musicale il sommo compositore George Frederick Handel, come si vede in questa lapide.

DSCN0728.JPG

Tra le sue composizioni per il duca sono gli undici Chandos Anthems che rimangono tra i miei preferiti brani musicali.

La Chiesa anglicana ha un rito che, in molte maniere, riflette l’ordinario della Chiesa Cattolica Romana, con solo queste differenze principali:

1. L’autorità del Papa non è più stata ammessa, dal cinqecento.
2. L’Eucaristia non considera la transustanziazione del corpo e del sangue di Cristo nel pane e nel vino ma solo il simbolo della sua presenza.

Tutto il resto rimane simile: il segno della pace, la benedizione, il colpire del petto nell’atto della confessione. Infatti, la comunione si riceve non in fila ma attorno alla balaustrata, come accadeva un tempo in Italia.

Ritornando dallo sobrio rito anglicano mi sono trovato nella folla che stava festeggiando la grande festa in onore del Dio indù Shiva. La Ratha (carro) Yatra (pellegrinaggio), la festa del carro, si celebra ovunque nel mondo indù e tutte le fedi sono invitate a partecipare poiché, sebbene ci siano molti modi per adorare la divinità che ci ha creati, Dio rimane sempre uno, immutabile, eterno e pieno di amore per noi.

Ricordiamo che fu proprio un Italiano, Odorico di Pordenone, a riportarci per la prima volta una descrizione di questa suggestiva festa nel 1321, una festa che ora si è diffusa in tutto il mondo (ricordiamo quella di Viareggio).

Ratha Yatra si riferisce in particolare alla grande festa nella quale partecipai molti anni fa a Puri in Orissa, India dove un gigantesco carro trasporta le divinità di Jagannath (avataro di Vishnu), Balabhadra (suo fratello) e Subbadra (la sorella).

A Londra la più grande sfilata è stata a Hyde Park ma io l’ho goduta nel strade periferiche di Wembley. Il contrasto tra le tipiche casette bifamiliare londinesi con i celebranti, per la più parte del tempio Tamil di Shiva, era molto pittoresco.

Le sari strabilianti delle donne, l’orchestra di tamburi e shenai, le offerte ai dei di frutta e noce di cocco mi hanno trasportato a quei posti così cari a noi di Kerala e Tamilnadu, l’ultimo visitato solo nel 2017.

Che straordinario vivere in un paese dove a fianco l’uno e l’altro si trova moschea, tempio, chiesa, sinagoga e tabernacolo in piena armonia. A Londra questo rimane ancora possibile. Intanto in luoghi come la Siria, il medio Oriente, lo Yemen…….perché!!!!!

DSCN0860.JPG

(Moschea, tempio e chiesa, una dopo l’altra in un paese dove la tolleranza rimane ancora una virtù).

Happy Bloomsday

Happy Bloomsday / Felice Bloomsday!

Questo è il giorno dedicato al sommo autore James Joyce che, tra altro, scrisse ‘Ulysses’, un romanzo che fece rivoluzione nel campo letterario.

E che c’entra questa casa nel sobborgo Londinese di Charlton dove mi sono trovato l’altro giorno?

6910456295_909d4876f1_z
E perché è la dimora dove ha vissuto per molti anni il caro amico, e alquanto autore straordinario, Italo Svevo.

5407990770_d78366baef_z

Fu lui che insegnò la lingua italiana a Joyce che contraccambio’ con lezioni di quella inglese.

svevo_joyce

Come Joyce visse i suoi anni più felici a Trieste, così Svevo e sua moglie, lontani dalle pettegolezzi della città natia, passararono giorni lieti mentre lui curava la gestione della fabbrica di vernice marina nel succursale, stabilito proprio a Charlton, dal genero.

Leggete oggi almeno una pagina di Joyce e di Svevo e celebrate con un bel bicchiere di Guinness se non con un ‘capo in b’ come ordinano a Trieste. Vi assicuro che vi faranno molto bene alla salute fisica e spirituale.

Guinn-Pint-From-Above

Vedere anche i miei post per Joyce a Trieste a:

‘Capo in b tanta special’ in Trieste

E per Svevo a Londra a:

Of San Marco, Joyce, Svevo and Plenty More

 

Ecc.

A Zephyr Breathes in a New World

La scomparsa del Maestro Franco Zeffirelli toccherà il cuore di ogni italiano e ogni amante delle cose di maggior pregio in questo mondo alquanto bello e alquanto povero, come quel pianeta visto attraverso gli occhi del suo film del ‘poverello’, come quel amore straziante sentito nel suo ‘Romeo e Giulietta’,

Romeo-Juliet-about-to-kiss-on-Balcony-1968-romeo-and-juliet-by-franco-zeffirelli-32614018-640-480

come la voce della divina Callas nel suo mitico allestimento della ‘Tosca’, rappresentata al Covent Garden di Londra nel 1964.

7325-DEFAULT-l

Per noi, che abbiamo conosciuto questo eccelso discendente di Leonardo da Vinci, la quale morte cinque cento anni fa si commemora quest’anno, la notizia sentita appena pochi minuti fa sulla radio inglese ci ha particolarmente toccato il cuore.

Franco Zeffirelli durante le prove in palcoscenico

Franco Zeffirelli durante le prove

Mi ricordo, in particolare, nel nostro primo anno di matrimonio quando Franco stava eseguendo, all’istituto di cultura a Londra dove l’amico, anch’esso Fiorentino DOC e babbo di mia moglie, era il segretario generale, le prove per ‘Filumena Marturano’, con la moglie di Lawrence Olivier, Joan Plowright. Mi ricordo Franco subì un scioc quando, durante quelle prove, ricevette la notizia della morte della sua divina Maria Callas.

Filumena_Flyer_Baltimore

L’anno dopo, per assoluto caso, durante il viaggio della nostra luna di miele ci siamo trovati proprio nei luoghi in Tunisia dove Franco girò il suo capolavoro, ‘Gesù di Nazareth’. Siamo entrati nel palazzo dove il Redentore fu incoronato con le spine; abbiamo camminato le vie di una Betlemme, ora andata via col vento, come tanti altri scenari cinematografici.

Eccone qualche nostra foto dell’epoca.

 

Ma tu, caro Franco, non andrai mai via col vento. Sarai sempre nei nostri cuori come le memorie della nostra gioventù, come gli amori divini e terrestri che hai rappresentato nelle tue opere cinematografiche e teatrali. E guarderai la su, sul monte che ospita gli altri grandi della tua città natia, verso il sublime panorama di Firenze, e donerai il tuo sguardo d’ oltre tomba a tutti quelli che adorano le cose belle e liete, e ci avvolgerai per sempre in un dolce zeffiro.

L’ultimo capolavoro del maestro si trova lì a Firenze, proprio in piazza San Firenze dove ha creato la fondazione Zeffirelli dedicata non solo alle sue opere creative ma anche alle nuove generazioni di artisti che saranno incoraggiati da borse di studio e, principalmente dal suo esempio che potranno studiare negli archivi ivi contenuti.

IMG_20190818_0043.jpg

Per saperne di più, leggere i miei post a

An Invitation from Franco Zeffirelli

https://longoio3.com/2018/12/17/zeffirellis-inferno-re-created-in-florence/

 

La Salsa Nazionale Inglese

Il tavolo preparato per un pranzo lavorativo in Inghilterra ha questa maggiore differenza (oltre al tipo di cibo e la sua preparazione) quando contrastato con quello italiano. In Italia i condimenti in tavola sono il consueto olio d’oliva, aceto, sale, pepe e pane (senza burro però..).

In Inghilterra, invece, si trova una miscela di bottiglie di salse: il ketchup di pomodoro, il salad cream (da non confondere con la maionese) e il brown sauce che, in quasi tutti i casi, è di marca HP (sigla per ‘Houses of Parliament’.)

DSCN0703~2.JPG

Ricordiamo che le salse inglesi hanno una lunga storia. Nei suoi “Racconti di Canterbury”, per esempio, Chaucer parla del franklin (nominativo per un proprietario libero) scrivendo che

Woe to his cook, unless his sauces were poignant and sharp.

(Guai se le salse del suo cuoco non erano saporite e pungenti).

Certo, che nell’era pre-frigorifera, le salse servivano per mascherare il gusto di carni vicine al marciume.

Questa famosa salsa (che, purtroppo, trovo ai supermercati italiani solo in versione barbeque), ingrediente indispensabile per il breakfast tradizionale inglese di uova, pancetta, fagioli e pane fritto, oltre ai piatti di carne e contorno, è stata inventata da Frederick Gibson, un fruttivendolo da Nottingham, nel 1870. Gibson fu ispirato dalle spezie dell’impero coloniale Indiano.

Nel 1895,  sapendo che la sua salsa era diventata un gran successo nella mensa del parlamento britannico, il Gibson la brevetto’ col nome ‘HP’.

279px-Clock_Tower_-_Palace_of_Westminster,_London_-_September_2006-2.jpg

La salsa fu distribuita da carrocci trainati da asinelli, (Gibson voleva usare le zebre ma questi quadrupedi furono difficili ad ammaestrare).

Nella Grande Guerra le truppe inglesi furono forniti con la salsa HP, che ebbe successo anche con i soldati francesi tanto che fino agli anni 1980 la sua etichetta fu stampata anche in francese.

1959-HP-Sauce--(HP-Box--15).jpg

L’iconica salsa ispirò il poeta John Betjeman a scrivere queste strofe: “le faccio un brindisi e scuoto la bottiglia di salsa HP” nel suo poema “Lake District”.

Il più grande onore, però, è che questa salsa è ufficialmente distribuita a Sua Maestà, come indica lo stemma reale sulla bottiglia.

Di recente, la torre campanara, comunemente nota come ‘Big Ben’ ma ufficialmente chiamata, in onore della Regina, ‘Elizabeth Tower’ dal 2012, l’anno del giubileo diamantino della sovrana, è nascosta sotto le impalcature ed è in fase di restauro.

bigben1310b.jpg

Per questa ragione l’etichetta della salsa ‘ufficiale’ inglese ha subito qualche modifica.

0_HP-Sauce.jpg

(Prima e dopo)

Tra quattro anni – o così si spera – la consueta etichetta ritornerà in tutta la sua gloria.

Le case del Parlamento britannico, la genesi dell’epidemia della brexitite, oltre a vedere la sua torre campanara avvolta in impalcature per evitare un crollo sicuro, dato la mancanza di cure precedenti per questo capolavoro di Barry e Pugin, ora si trova in mezzo di un altra vegogna: la sua salsa famosa non viene più prodotta in Inghilterra ma nei Paesi Bassi! Chissà cosa succederà se il brexit avrà esito e che, così, l’Inghilterra dovrà forse pagare dei dazi elevati sulla propria salsa nazionale. Forse dei moti accompagnati con le grida  “ridateci la nostra salsa” ?

Proprio non oso pensarci …

 

Via col Vento

Londra possiede tra le più belle oasi di pace che si possa mai incontrare in una delle grandi metropoli mondiali. In queste oasi si possono trovare flora e fauna incontaminate; si può perdersi in riflessioni sulla mutabilita’  della vita, sulla fragilità del filo che ci lega si nostri cari, sulla futilità delle nostre ambizioni e sul minimo tempo che abbiamo per riflettere sui grandi temi che ci dovrebbero avvolgere, come l’edera gli alberi, con quel infinità che è l’amore vero e proprio, donato senza prezzo, senza premio terrestre, in tutta la sua purezza candida.

Dove si possono trovare queste oasi di suprema gioia, di melanconia trascendentale?

Nei cimiteri di Londra…

Non parlo di quei edifici, palazzine per i defunti che si trovano in Italia, vere necropoli per gli scomparsi. Invece, riferisco ai genuini ‘campi santi’, pieni di foreste, di uccellini cinguettanti, di gatti randaggi, di volpi e di tassi, di bacche di rosa che respirano vita attorno le tombe muschiose che sorgono tra i fiori selvatici e le erbe alte.

Ho già scritto sui sette monumentali cimiteri di Londra nel mio post a

https://longoio3.com/2017/12/26/i-magnifici-sette/a

Con le loro catacombe, il loro tempietti, i loro archi trionfanti del potere della morte, le loro vie alberate questi ‘magnifici sette’ sono sicuramente impressionanti. Esistono, però, altri cimiteri più piccoli e meno noti in tutte le altre parti di Londra.

Visitai una di queste ieri. Si chiama Brockwell and Ladywell cemetery e si trova in una parte di Londra ben nota a me perché ivi nacqui, crebbi e fui educato: il sud-est.

Il cimitero aprì le sue porte ai morti nel 1858 e occupa uno spazio di 150,000 metri quadrati.   Tra le sue tombe si trova quella del grande editore del famoso dizionario della musica noto in tutto il mondo, Sir George Grove, e il tragico poeta crepuscolare inglese Ernest Dowson.

 

In più ci sono le tombe dedicate ai caduti delle guerre e, solo qualche anno fa, ne fu inaugurato uno ai civili uccisi dai bombardamenti. Ero sorpreso di capire che anche nella prima guerra ci furono vittime dei bombardamenti, questa volta dai dirigibili zeppelin.

DSCN0688.JPG

Forse il poeta italiano che si avvicina di più alla vita e ai sentimenti di Ernest Dowson è Guido Gozzano. Ambedue morirono giovani, Gozzano nel 1916 all’età di 32 e Dowson, anch’esso al la stessa età nel 1900. Furono poeti di salute fragile, di pensiero pessimista, di relazioni amorose mai compiute, Gozzano con Amalia Guglielminetti e Dowson con Adelaide Foltinowicz.

Oscar Wilde, sapendo della morte di Dowson in estrema povertà a Catford, scrisse ‘povero, ferito, meraviglioso poeta. Fu la rappresentazione di tutta la poesia tragica, un suo simbolo. Poiché sapeva veramente cosa fosse l’amore.’

Anche se non conoscete questo delicatissimo poeta avrete tutti sulle labbra una sua frase ‘gone with the wind’, ‘via col vento’; la stessa frase, tratta dal suo poema ‘Cynara’, e usata dall’autrice Margaret Mitchell per il titolo del suo meraviglioso libro e dell’omonimo film.

Ricordiamo altre poesie di Dowson (che non è ancora stato tradotto in Italiano), con queste sue strofe (mia traduzione).

 

They are not long, the weeping and the laughter,

Love and desire and hate:

I think they have no portion in us after

We pass the gate.

They are not long, the days of wine and roses:

Out of a misty dream

Our path emerges for a while, then closes

Within a dream.

***

Non durano a lungo, il pianto e le risate,

L’amore, il desiderio e l’odio:

Penso che non abbiano alcuna parte in noi

Dopo che si ha passato il cancello.

Non durano a lungo i giorni del vino e delle rose:

Fuori da un sogno nebbioso

Il nostro sentiero emerge per un po ‘, e poi si chiude

In un sogno.

***

Ecco qualche scorcio del cimitero con la tomba di Dowson e molti altri cari dimenticati, se non dalle foglie, e ricordati solamente dal canto dei merli.

 

Tripletta

Tripletta non di calcio ma di musica questa volta. Londra respira musica e l’altro pomeriggio abbiamo goduto tre concerti, due dei quali gratuiti.

La Chiesa di Saint Margaret Lothbury, tra altre opere d’arte,  possiede uno squisito dossale.

FSCN0505_1~2.JPG

La chiesa, a dirimpetto della Banca d’Inghilterra, è stata la nostra meta in altre occasioni per i suoi svariati concerti d’organo suonati sul magnifico strumento George Pike England del 1801.

DSCN0429~2.JPG

L’organista principale, Richard Townend, porta il suo sapere con leggerezza. Inoltre, è un grande viaggiatore e visita organi in tutto il mondo. Un sua visita in Svezia ha condotto all’invito del noto Bo Ingelberg di Linkoping per suonare il seguente programma di musica scandinava.

DSCN0427~2.JPG

Buxtehude, il grande maestro di Bach, sebbene considerato Danese, nacque a Helsingborg, parte della Svezia.  Gli altri compositori, ammetto, non mi erano conosciuti. Però, le loro musiche, in particolare il pezzo di Roman, erano molto attraenti.

Dopo il concerto abbiamo goduto un tè al sole nel giardino della chiesa.

La guglia è stata recentemente restaurata alla sua originale gloria luccicante.

Alle cinque ci siamo trovati nella gloriosa cattedrale Di Saint Paul’s per partecipare a ‘evensong’, i vespri della Chiesa anglicana.

Questo rito, più di ogni altro, rivela l’assoluta superiorità dell’esecuzione della musica religiosa inglese.

Ecco il ‘order of service ‘:

Il compositore del consueto Magnificat e del Nunc Dimittis era John Mundy (1555-1630) uno dei grandi della musica tudor.

Si potrebbe far critica che evensong è un rito religioso e non un concerto. Però, un canto così sublime sposa musica e preghiera in un’unità veramente senza pari.

Il gran finale della nostra tripletta fu la rappresentazione, alla Royal Opera House, del Andrea Chenier del pugliese Umberto Giordano.

Con Chenier, cantato da Roberto Alagna, e Maddalena di Coigny cantata da forse una delle più splendenti voci dei nostri tempi, Sondra Radvanovsky, e con una splendida produzione di David McVicar posso dichiarare senza alcun dubbio che questa serata all’opera di Londra rimarrà nella memoria per sempre.

Eseguita per la prima volta il 28 marzo 1896 alla Scala, poco più di un mese dopo la prima della Boheme di Puccini al Regio di Torino, Andre Chenier rimane per me su un livello musicale pressoché alla pari del maestro Lucchese. Certi brani, in particolare, ‘la mamma morta’ sono veramente travolgenti.

Il pubblico inglese, generalmente più riservato di quello italiano, era in delirio a questo punto…e con ogni ragione.

Viaggi sonori

avvolgono i sensi

ineffabili.