Quando Elia, la mamma, di mia moglie, Alexandra, compì il suo novantottesimo compleanno lo scorso dieci giugno, mi trovavo alla casa sua di Londra; noi tre abbiamo celebrato questo grande avvenimento della sua vita pensando proprio che ci sarebbe stata una festa ancora più bella quando, tra due anni, la mamma avrebbe compiuto il suo centenario.
Purtroppo la vita rimarrà sempre un susseguirsi di avvenimenti oscuri e di mete mai raggiunte; il pomeriggio del martedì scorso, il venti cinque giugno, la persona che diede nascita a mia moglie di oltre quaranta anni, Alexandra il più grande dono della mia vita, è volata in cielo con il suo angelo custode, a essere nell’amore eterno del Creatore.
Nata a Vittorio Veneto, poco meno di tre anni da quella grande vittoria, gloriosa e amara nello stesso tempo, firmata dal Generale Diaz, le parole della quale proclamazione, si possono trovare in ogni municipio d Italia (incluso, si capisce, Bagni di Lucca), crebbe in un difficile dopoguerra quando l’intera regione veneta era ancora un luogo dove tanti fuggivano per le più prospere regioni Lombarde.

Elia Piaia nacque vicino al fiume Meschio, che scorre tra i due antichi centri di Ceneda, luogo di nascita del librettista di Mozart, Lorenzo da Ponte, e Serravalle, la fortezza che proteggeva la Serenissima dalle incursioni austro-ungariche. Solo dopo l’unificazione dell’Italia furono i due luoghi uniti in un municipio col nome ‘Vittorio’, in onore del nuovo re, e solo due anni dopo la nascita di Elia fu aggiunto il nome ‘Veneto’. Quante vie chiamate ‘Vittorio Veneto’ ora si trovano in Italia!
Grazie all’industria intraprendente della famiglia veneta di Colussi, fondata nel 1911 da Giacomo, originario di Belluno, fu stabilita una fabbrica per la manifattura dei famosi biscotti (cito solo il nome di Baicoli) a Vittorio Veneto del 1936 e qui la giovane Elia trovò impiego. Fu nello stesso anno che colpì il terremoto del Cansiglio che Elia mi raccontava sempre con quello stesso senso di paura di allora.
La Seconda Guerra seguì poco dopo e anche qui i suoi racconti di fame e povertà mi fecero capire come sia stata quella carestia. La felicità non fu mai persa, però, e le scampagnate sull’altipiano del Cansiglio col fragore dei suoi abeti fu un sollievo dal calore estivo che affligge la pianura attorno alla citta di Vittorio Veneto.
Poco dopo la fine di un conflitto che lasciò una nazione inginocchiata, pressoché azzerata nelle sue infrastrutture, ma con un devoto spirito di riafferrare, Elia prese una decisione che poche donne di allora, con la mentalità di un’etica dove era l’abitudine per le femmine di sottomettersi alla volontà della famiglia patriarcale, dove per le donne viaggiare da solo fu considerato quasi una vergogna, dove andare a un paese ex-nemico, senza neppure conoscere la lingua e i costumi: aveva di uno spirito di coraggio eccezionale.
Elia, dunque, prese la decisione di emigrare in Inghilterra. Trovò lavoro presso il Duca di Norfolk, il cugino di Sua Maestà e l’unico cattolico di quella famiglia, ricusante della chiesa protestante e Lord del magnifico castello di Arundel. Qui incontrò un altro impiegato Italiano del duca. Tra di loro sbocciò un amore invincibile che durò fino alla scomparsa del Cavaliere Dino Cipriani nel 2008 e del quale fu frutto la nascita della figlia Alexandra, fiore della mia vita.

Il Regno Unito anch’esso si trovava in guai estremi dopo quella guerra. Mi ricordo, per esempio, che solo nel 1954 furono aboliti i libretti per i coupon di razioni. L’Italia non doveva solo ricostruirsi economicamente ma anche riprendersi la stima che, una volta, teneva nella mente degli inglesi. Molti furono gli esempi che oggi si chiamerebbero razzisti contro gli italiani esteri d’Inghilterra: parolacce, scritti osceni appiccicati sui cancelli, lettere anonime, minacce – le solite cose che non ci dovrebbero far male, ma che lo fanno invece.
Allo stesso tempo, però, Elia mi disse che si sentiva più libera che mai in Inghilterra, lontana dalle pettegolezze e le malizie del suo paese natio.

(Saint James Park, London)
Fu il conte Umberto Morra di Lavriano, scrittore, giornalista e anti-fascista ad assistere a rimettere la dignità dell’Italia nel suo giusto posto. Negli anni 43-45 collaborò col governo Badoglio a Bari e incontrò Ian Greenlees col quale ritenne una lunga amicizia.

(Nel castello del Conte Morra)
In particolare, fu la fondazione dell’Istituto Italiano a Londra, del quale Morra fu direttore dal 1955 al 1959, che aiutò tanto a ripristinare l’onore e il valore del bel paese per i sudditi di Sua Maestà. Ad assistere in questo compito furono il mio suocero, Cavalier Dino Cipriani, il segretario generale dell’istituto per più di quarant’anni e mia suocera Elia che si curava della reception e, in più, aprì un ristoro nell’istituto, dove gli inglesi potevano gustare i suoi squisiti mangiarini.
A pensare quanti illustri siano passati per i portoni dell’elegante edificio dell’istituto a Belgrave Square: Bernard Berenson, Ian Greenlees, Kenneth Clark, Ted Hughes, Camillo Pennati, Giuseppe Ungaretti, Luciano Berio in compagnia di Paul McCartney e … Franco Zeffirelli per dire quelli che mi vengono in mente per primo.
Elia amava appassionatamente il suo giardino che teneva elegantissimo come un salotto. Leggeva tanto: per esempio, conosceva tutti i romanzi di Jane Austen in italiano e in inglese. Amava la musica – il coro degli schiavi da ‘Nabucco’, in particolare. Era apprezzata da tutti e poteva parlare con ogni persona, non importa se famosa o no. Certo, la società che frequentava l’istituto quando era impiegata la stimolava, ma senza mai intimidirla.
Elia ha trovato un posto nel cuore anche per Bagni di Lucca. Infatti, la sua ultima Pasqua l’ha passata qui. Mi ricordo a quell’istante il bel gesto di Marco Nicoli quando la invitò a pescare i numeri vincenti della lotteria a Fornoli.

E le sue caminate li faceva sempre:

(Alla chiesina di Longoio)
In ogni cosa Elia era una perfezionista; la sua vita sarà un esempio per tutte quelle persone fortunate di aver conosciuto una donna pioniera dei suoi tempi: una signora moderna in un’altra epoca, una valida contribuente a ripristinare l’onore e l’apprezzamento dell’Italia all’estero e un ricordo, che rimarrà sempre fresco, come la sua carnagione che soleggiava di gioventù fino a quel traguardo che tutti dovranno raggiungere, non si sa quando e non si sa come.
A Dio cara Elia!

(Elia questa Pasqua)


























