La bellezza di Londra non è una semplice bellezza estetica come, per esempio, si potrebbe trovare in città come Parigi o San Pietroburgo. E’ invece una bellezza di varietà, di una mescolanza di stili architettonici imposti uno sull’altro, un pasticcio di strade eleganti dove, girando l’angolo, ci si trova nelle viuzze più povere.
Gli inglesi sono noti come individui eccentrici e perfino il grande architetto Sir Christopher Wren, colui che edificò la cattedrale di Saint Paul, non poteva ricostruire Londra ‘alla neo-classica’ come desiderava dopo il grande incendio del 1666, ma doveva rispettare la planimetria delle vecchie vie tortuose. Un Haussmann parigino non avrebbe trovato lavoro in questa città!
Allo stesso tempo ci sono sviluppi dalla fine del seicento quando i lord, che possedevano grandi poderi attorno alla citta, vendettero i loro terreni per lucro e fecero nascere le favolose piazze come Berkeley square, Belgrave square, e Grosvenor square che sono così diverse dal concetto di piazza Italiana. In Italia ci s’incontra ‘in piazza’, in Inghilterra si trova, invece, pace e tranquillità nel verde: una volta piazze-giardini appartenenti solo alle case a schiera circostanti, e ora, per la più parte aperte al pubblico che trova squisite oasi nel subbuglio della città.

(Grosvenor Square)
Come scrisse il grande letterato Doctor Samuel Johnson, compilatore del primo dizionario della lingua inglese: “quando una persona è stanca di Londra, è stanca della vita; perché a Londra c’è tutto ciò che la vita può offrire. ”
Questo senso di varietà e sorpresa si trova in modo esemplare in due chiese situate nella zona di Mayfair che, sebbene, dia l’impressione di essere un quartiere molto elegante, ha anch’essa una varietà immensa di stili di vita e di architettura.
Le due chiese sono separate da un ameno giardinetto che, come tanti altri piccoli spazzi di verde nel centro di Londra era una volta un camposanto. Poi, a causa delle epidemie, ci fu la prescrizione della città di esumare i corpi dei defunti e seppellirli invece in nuovi cimiteri alla periferia. Di questi cimiteri, nominati ‘i magnifici sette’ e pieni di grande interesse per gli amanti di monumenti funebri (come lo Staglieno di Genova ed il monumentale di Milano), ho già scritto un post a https://longoio3.com/2017/12/26/i-magnifici-sette/
Da un lato del giardino chiamato Mount Street Garden, un giardino propriamente segreto perché pochi sanno della sua esistenza ma un luogo che tra i suoi platani – alberi tipicamente londinesi – serba le camelie, le giapponiche, un salice cinese e una palma di datteri delle isole canarie – si erge la chiesa dell’Immacolata Concezione, la prima chiesa Gesuita costruita dopo la riforma protestante. Mi sono trovato in questo tabernacolo di sontuosità l’altra domenica, dove ho assistito alla S Messa solenne celebrata in Latino con canti gregoriani e un coro che non può essere descritto che paradisiaco.
Ecco il foglio della Messa dato ai parrocchiani.
Non esito a dire che anche i parrocchiani erano di tutte le varietà dai lord a quelli che ahimè, sempre di più si trovano a dormire sui marciapiedi di Londra. Tutti erano accolti con grande fraternità. Infatti, il segno di amicizia dato alla Messa celebrata in Inghilterra è più un abbraccio che uno stringere di mani. Non potevo credere che questa fu la stessa chiesa che rifiutò l’accesso al grande scrittore Oscar Wilde quando voleva studiare gli esercizi spirituali di Sant’Ignazio di Loyola, dopo avere servito due anni nella prigione di Reading (la sua cella ora diventata un luogo quasi di pellegrinaggio) per atti, a quei tempi verso fine dell’ottocento, considerati sodomitici.
L’architetto di questo tesoro di chiesa fu Joseph John Scoles ed è stata aperta al culto nel 1849. Scoles è un architetto particolarmente interessante perché, invece di limitarsi a studiare libri sull’architettura, fece lunghi viaggi, oltre il grand tour dell’Italia, alla Nubia, alla terra Santa, e nell’ora cosi triste terra della Siria.
La Chiesa dell’Immacolata Concezione s‘inspira al gotico detto ‘decorato’ e, in particolare, alla cattedrale francese di Beauvais. Non potrei nemmeno cominciare giustamente a descrivere gli splendori che si trovano nell’interno di questo edificio. Sembra che ogni parete sia piena di colore, ogni finestra splendente di sfumature. Anche le colonne sono eseguite in modo che si aprono in piccole cappelle e confessionali.
La gloria principale della chiesa, però, rimane l’altare maggiore, un capolavoro di Augustus Pugin che molti ricorderanno per il suo lavoro sulle iconiche Case del Parlamento Britannico.
Come apposito per tale chiesa, l’organo, con le canne multicolorate, è posto ai fianchi di un rosone di bellezza incandescente. Originariamente costruito da Henry Willis, l’organo fu ampliato e restaurato sotto la cura del grande organista e organaro Nicholas Danby che continuò fino alla sua morte nel 1997 la grande tradizione iniziata da Guy Weitz, allievo dei mitici Widor e Guilmant!

Eppure ci saranno tanti lettori che diranno ‘vanitas vanitatum’. OK, basta uscire da questa chiesa, fare una passeggiata di cinque minuti attraverso Mount Street garden e troverete un’altra chiesa di una differenza assoluta.
Qui regna la semplicità totale. Qui, infatti, ci si trova presso l’ispirazione originale di tutte quelle caratteristiche chiese americane del New England e del Deep South. Qui, nella Grosvenor Chapel si entra proprio nell’atmosfera del film ‘via col vento’.
Costruita nel 1731 (e anglo-cattolica) la chiesa ha vantato molti famosi parrocchiani come la fondatrice del sistema d’infermiera, Florence Nightingale, il poeta John Betjeman e la grande scrittrice del settecento che visse nell’impero ottomano, Lady Mary Wortley Montague. Durante l’ultima guerra fu anche luogo di raccoglimento per le donne e gli uomini americani coinvolti nelle forze armate e nell’invasione di D-day che liberò l’Europa dal flagello nazista.
A questo punto forse mi chiederete ‘ma che chiesa preferisci?’ Dirò solo questo: che la vita consiste di emozioni di estasi e di tranquillità. Le lacrime possono essere di gioia quanto di tristezza. La bellezza può consistere nell’osservare un merlo quanto un uccello del paradiso, una margherita quanto una strelitzia. Ci sono momenti dove uno ha bisogno di una purezza austera e semplice, e altri momenti dove uno vuol essere confortato da visioni di esaltazione.
Scegliete come e quanto vi pare. La varietà di Londra, ritornando alle parole del Doctor Johnson, non stanca mai…. se non a quelli stanchi della vita propria!