Le Donne dei Pre-Raffaelliti

‘The pre-raphaelite brotherhood’ (la fraternità dei pre-rafaelliti) fu formato nel secolo diciannovesimo da un gruppo di artisti intenti a riscoprire la purezza di composizione e la vivacità di colori che, secondo loro, fu perso con l’ avvento della corrente manneristica in Italia.

Invece, però, di ritornare a quell’epoca hanno formulato uno stile assolutamente nuovo nella storia dell’arte britannica. Impregnato non solo da un cristianesimo anglicano riportato più vicino al cattolicesimo grazie a clerici come Newman (fatto santo l’altra settimana da Papa Francesco) il movimento si ispirò dalle leggende Arturiane, da una ribellione contro lo stile accademico ma sopratutto da un gruppo di donne eccezionali e svariate ma, senza dubbio, dotate di una bellezza affascinante che diedero un nuovo canone di ideale femminile chiamato, appunto, ‘pre-raffaellitico’.

 

La mostra alla National Portrait Gallery, una delle più attraenti gallerie d’arte inglesi, con la sua vasta collezione di ritratti dei grandi e buoni (e anche meno buoni) britannici, riscopre le muse e le ispiratrici della fraternità tale che questo gruppo di femmine si potrebbe definirsi una sorellanza. Come modelle, come casalinghe, come segretarie, e come amanti, hanno aiutato a definire il movimento d’arte forse più famoso della pittura inglese, da troppo trascurato ma che negli ultimi anni rivalutato definitivamente.

La mostra si concentra su questi nomi : Joanna Wells, Fanny Cornforth, Marie Spartali Stillman, Evelyn de Morgan, Christina Rossetti, Georgiana Burne-Jones, Effie Millais, Elizabeth Siddal, Maria Zambaco, Jane Morris, Christina Rossetti, Annie Miller e Fanny Eaton.

Tra queste mi ha particolarmente affascinata la poetessa Christina Rossetti (1830 – 1894), figlia dell’esule politico abruzzese e studioso Dantesco Gabriele Rossetti e Frances Polidori, la sorella dell’amico e dottore di Byron, John Polidori. Il suo fratello, Dante Gabriele Rossetti è forse uno degli artisti più caratteristici del movimento.

Ecco una delle poesie più note di Christina (mia traduzione):

 

Ricordami quando sarò andata lontana,

nella terra del silenzio,

quando più per mano mi potrai tenere,

né io un saluto ricambiare.

Ricordami anche quando non potrai

giorno per giorno dirmi dei tuoi sogni:

ricorda e basta, perché a me, lo sai,

non giungerà parola né preghiera.

Pure se un po’ dovessi scordarmi

e dopo ricordare, non dolerti:

perché se tenebra e rovina lasciano

tracce dei miei pensieri del passato,

meglio per te è sorridere e scordare

che dal ricordo essere tormentato.

 

 

Si ha fino al 26 Gennaio per gustare questa mostra deliziosa…

Valentina Ciardelli’s Love Affair with the Double Bass

It’s strange how the smallest instruments of the orchestra are often those that can be heard most distinctly and how the largest are often noticeable by their neglect. Of the smallest, the piccolo, or rather the sopranino recorder which has a similar range, was especially loved as a solo instrument by Vivaldi, (why didn’t he compose a concerto for the double bass?) and the piccolo plays major parts in such works as Beethoven’s ninth symphony. For the double bass I do remember its memorable solo in the last movement of Haydn’s ‘Farewell’ symphony and yet without this instrument no orchestral concert would have anything like its genuine, complete resonance.

Bottesini, the Paganini of the double-bass, the Italian virtuoso, did much to rectify the instrument’s ‘low’ profile. The use jazz makes of the double-bass, with such great names as Charlie Mingus, Charlie Haden and Stanley Clarke, has also contributed to its spotlight.

An exceptional double-bass player of our contemporary scene is Valentina Scheldhofen Ciardelli who, starting as a pianist, turned bass player in 2009 and has since won a considerable string of major awards. I have written several posts mentioning her brilliant playing. These can be found at:

https://longoio2.wordpress.com/2017/01/16/three-young-artistes-in-concert/

https://longoio3.com/2018/03/17/il-boccherini-di-lucca-si-fa-sentire-nella-casa-della-regina-a-londra/

https://longoio3.com/2018/07/24/luccas-double-bass-bonanza/

https://longoio3.com/2018/08/08/a-wonderfully-unusual-combination-in-lucca/

Valentina’s recital last week, given as part of Charlton House’s Friday lunchtime concert series featuring young artists, displayed her deftness to the full.

 

 

 

 

This was the programme:

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The combination of Jacob Bettinelli, bass baritone and Daniella Nassar, pianist with Valentina Scheldhofen Ciardelli worked brilliantly and enabled the audience to appreciate how the double-bass mixes so well with the most disparate elements.

 

 

 

 

Of particular interest was ‘Per questa bella mano’, the only aria Mozart wrote with obbligato double bass.  Dating from his last year, 1791, this nostalgic piece has a truly fiendish part for the double-bass player (originally performed by Friedrich Pischelberger, of whom I know nothing) and excellently rendered by Valentina who entwines her tall, slender shape around the contours of her beloved instrument in the exploration of its most subtle sounds, vibrating depths, decisive pizzicati and arcane harmonics.

I cannot fail to mention the sensitive playing of Daniella Nassar in the Rachmaninov pieces and the fine voice of Jacob Bettinelli, but Valentina’s playing is truly exceptional.

There will be a chance to hear the latest from Ms. Ciardelli when she launches a new CD in collaboration with pianist Alessandro Viale, entitled “Music from the Sphinx”, this Wednesday, 13 November 2019 at 7:00 pm  at the Trinity Laban Conservatoire, part of the Greenwich University site in London SE10. The CD will present a repertoire developed in the Trinity Laban Junior Fellowship research year; Valentina is not only a performer but also a composer intent on expanding the double bass repertoire, particularly with her already well-known transcriptions of Frank Zappa’s repertoire and also with new pieces written for her by contemporary composers. Be there if you can and find out the reason for the sphinx…

Even nearer in date is this event which Valentina has recently informed me about:

The Girls in the Magnesium Dress

Fidelio Cafe 91-95 Clerkenwell Road, London, EC1R5BX (United Kingdom).

Programme:

  • Peaches en Regalia, F. Zappa
  • Questo Amor, Vergogna mia, G. Puccini
  • From Histoire du Soldat, I. Stravinskij
  • Marche Royale
  • Danse du Diable
  • Intermezzo From Goyescas, E. Granados
  • Fermo, che fai? G. Puccini
  • Opalamonio, V. S. Ciardelli
  • Blessed Relief, F. Zappa
  • Tutto Cangia, il ciel s’abbella, G. Rossini

The Girls in the Magnesium Dress is a collaboration between two instrument of very different registers, and a vastly different number of strings… that is, the double bass and the harp. The artists in this peculiar ensemble are Valentina Scheldhofen Ciardelli and Anna Astesano. Their versatile repertoire appeals to both older and younger generations with sparkling transcriptions from opera, virtuoso repertoire and the 21st century, arranged by Valentina. The duo also collaborate with established composers such as John Alexander, Paul Patterson and Kurt Morgan. The Girls have performed in several important venues such as St- Martin-in-the-Fields, Wigmore Hall, Greenwich Theatre, St. James Piccadilly Church, Trinity Church, St. Mary Abbots Church, the GSM Auditorium, Sala dell’affresco and Chiesa di S. Micheletto in Lucca.

Booking for this event is at:

https://fidelio.space/whats-on/the-girls-in-the-magnesium-dress

Whet your appetite for this unmissable programme with a peek at some past performances!

You can find out more about Valentina on her web site at

https://www.valentinaciardelli.com/

 

 

 

 

Il Trasloco di una Chiesa Londinese

In Inghilterra certe vecchie chiese in centro città sono occasionalmente ricostruite in nuovi siti suburbani quando la popolazione diminuisce nel centro e diventa più numerosa nei sobborghi. Per un’intera chiesa vittoriana, però, essere spostata, mattone per mattone, dal West End a un luogo distante quindici kilometri dal centro è sicuramente raro. Eppure è quello che è successo a St Andrew’s, Wells Street, Marylebone, ricostruita nel 1933–4 come St Andrew’s, Kingsbury. L’ho visitata l’altro ieri all’inizio del mio cammino attorno il lago londinese di Welsh Harp (vedere il mio post a https://longoio3.com/2019/10/23/i-laghi-di-londra/ )

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La ragione per il ‘trasloco’ era perché la chiesa ha dei preziosissimi arredi vittoriani, riconosciuti anche in un’epoca nella quale l’arte e l’architettura di quel periodo erano ancora generalmente tenute in scarsa considerazione.

La chiesa di Wells Street ha una storia insolita. Come molte chiese vittoriane è stata eretta per servire la popolazione di parrocchiani anglicani in una zona urbana densamente abitata. Ma non molto tempo dopo che fu completata (su progetto di Samuel Daukes) nel 1847, una chiesa anglicana rivale, la celebre All Saints, Margaret Street, (un supremo gioiello dell’arte e dell’architettura vittoriana – vedere https://en.wikipedia.org/wiki/All_Saints,_Margaret_Street) fu costruita proprio dietro l’angolo. Entrambe erano fondazioni controverse dell’Alta Chiesa anglicana e le congregazioni ‘a la mode’ venivano ad ammirare la loro splendida musica sacra e le loro belle rifiniture. Per esempio, l’attrice Sarah Bernhardt si sposò a Sant’Andrew’s nel 1882.

Il terzo vicario della chiesa, Benjamin Webb, commissionò i lavori ai principali architetti e artisti vittoriani. Pugin aveva già contribuito con un altare e una finestra, e Butterfield con un leggio. A questi Webb aggiunse presto un meraviglioso monumento murale di William Burges al suo predecessore, James Murray, e poi un’intera serie di accessori di G. E. Street. Il principale tra questi è il dossale che copre l’intera parete est, con nicchie in pietra e figure e scene in alabastro scolpite dal protégé di Webb, lo scultore e intagliatore James Redfern.

 

 

Le splendide vetrate colorate di Clayton e Bell aggiunsero a una delle più ricche collezioni di arredi vittoriani esistenti.

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Una commissione propose nel 1929 l’insolita soluzione di abbattere quest’ultima e di ricostruirla altrove. Kingsbury, un distretto in rapida crescita del Middlesex vicino a Wembley, fu identificato come il miglior luogo; aveva una piccola e inadeguata chiesa antica in una enorme parrocchia; quindi quello era il luogo identificato per il suo trasferimento. Nel 1933–4 questo esempio unico di gioiello architettonico e di tesori decorativi fu rimosso e ricostruito.

L’interno di Kingsbury sembra quasi lo stesso di quello di Marylebone, ma gode di una luce interna molto migliore perché non è più bloccato dagli edifici circostanti.

E la vecchia chiesina di Kingsbury? E’ l’edificio più antico del comune di Brent e risale all’undicesimo secolo. Nascosta negli alberi dello spettacolare camposanto vicino alla ‘nuova’ chiesa, è costruita in pietra focaia e contiene alcuni mattoni e piastrelle romane tratte da un vecchio tempio. Ha un piano semplice, costituito da una navata e un presbiterio in una sola cella, con una torretta all’estremità ovest sormontata da una guglia.

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Fu parrocchiano il grande primo ministro Gladstone, che lottava per l’indipendenza dell’Irlanda nel diciannovesimo secolo. Qui leggeva l’epistola alla fine del suo cammino dalla casa del suo amico a Dollis Hill, descritta nel mio post a https://longoio3.com/2018/08/14/dollis-hill-londra/ . Sempre nella chiesa si trovano tre monumenti di ottone del sedicesimo secolo. Le sue tre campane risalgono al 1350.

 

 

Da qualche tempo condannata all’oblio la vecchia chiesa di Kingsbury e’ ora sede della congregazione romena ortodossa che in questa parte di Londra è numerosa.

Quante belle scoperte si possono fare in questa magnifica città di Londra anche nei sobborghi che sembrano meno spettacolari!

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La pietra muove,

spostano i tesori:

resta la Fede.

 

 

 

I Laghi di Londra

Forse non tanto ‘laghi’ ma ‘laghetti’… Londra, oltre al suo Tamigi, ha parecchie distese di acqua. Prima, si devono elencare i laghi dei parchi come il ‘Serpentine’ nell’Hyde Park-Kensington Gardens, i ‘Pen ponds’ nel parco di Richmond e gli Hampstead ponds, dove si può praticare il nuoto anche (rompendo il ghiaccio) in inverno.

La maggior parte dei laghi di Londra è stata artificialmente formata costruendo dighe per conservare le acque dei suoi tributari; questo è il caso dei grandi serbatoi nella valle del più importante dei tributari del Tamigi, il fiume Lea, famoso per uno dei primi libri scritti sulla pesca (e la cucina dei pesci): il ‘Compleat Angler’ di Izaak Walton pubblicato nel 1653.

Il lago-serbatoio di Welsh Harp (‘Arpa Gallese’) è un posto particolarmente idillico. Ieri, in una giornata soleggiata (per Londra) ho passeggiato per le sue sponde tranquille.

 

Sulle acque nuotavano una varietà di folaghe, gabbiani, cigni e delle specie più rare come lo svasso, l’airone bianco e l’alzavola dalle ali blu.

 

Il Brent Reservoir – popolarmente chiamato Welsh  Harp – è un bacino idrico tra Hendon e Wembley Park a Londra. Si trova a cavallo tra i quartieri di Brent e Barnet. Il serbatoio prende il nome informale da un pub chiamato ‘The Welsh Harp’, che rimase nelle vicinanze fino ai primi anni ’70. Si tratta di un sito biologico di interesse scientifico (SSSI) di 68,6 ettari, l’unico SSSI a Londra.

Il serbatoio è alimentato dal ruscello Silk e dal fiume Brent. Il suo deflusso principale è il fiume Brent. Nel 1994, quando il serbatoio fu drenato, furono catturati più di 3,000 kg di pesci. Tuttavia, la pesca è vietata!!

Il serbatoio ha un centro velico, che ospita il Welsh Harp Sailing Club, il Wembley Sailing Club, i Sea Cadets e l’University of London Sailing Club. Ha ospitato anche i campionati europei di canottaggio femminile.

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La bellezza di questo lago londinese è che è circondato da boschi e fa parte di un lungo circuito pedonale di oltre cento kilometri chiamato ‘Capital Ring.

 

La prossima volta cercherò di prendermi una barchetta su queste acque poco conosciute della grande citta-parco che è Londra!DSCN6670~2.JPG

Sul lago urbano

la canzone del cigno

prima che muore…

 

La Marcia al Parlamento

Sabato scorso ci siamo incontrati a Hyde Park, Londra con più di un milione di persone di tutte le età, dai bambini ai nonni, di tutti i colori e di tutte le parti del Regno Unito, dalla Scozia all’Irlanda e il Galles, in una marcia per chiedere un secondo referendum sulla penosa questione del famigerato brexit, cioè l’espulsione del Regno Unito dall’Unione europea.

La marcia, tenuta in una giornata ben soleggiata, ci ha portati, per Piccadilly, Trafalgar Square e Whitehall alle case del Parlamento dentro le quali il governo era in mezzo di un dibattito accesissimo sulla travagliata questione. Come di consueto in queste manifestazioni politici, l’atmosfera tra il pubblico era cordiale e pacifica; nella serietà della situazione nella quale si trova il mio paese scorreva una corrente quasi carnevalesca. Molti partecipanti si erano messi in vari costumi e i cartelloni sventolati erano alquanto spiritosi.

In tutto questo pasticcio si è capito una cosa essenziale: i referendum non risolvano niente se le domande fatte non sono formulate con netta chiarezza. In Italia, sotto la Repubblica, ci sono stati settanta due referenda nazionali, tre referenda costituzionali, e due altri referenda ‘ad hoc’, la più parte delle quali è stata rigettata.

Il referendum britannico sulla brexit del 2016 era stato formulato con vaste imperfezioni dall’ inizio. Doveva essere consultativo ma poi è stato trasformato dalle forze politiche in una questione ‘assoluta’. Non era stato chiarito come si lasciava l’UE: relazioni con le tariffe, col mercato delle merci, con le dogane, con i cittadini europei (incluso gli italiani…..) nel Regno Unito, con figli d’italiani nati in inghilterra, con libertà di movimento intra-nazionale, con il trasporto di agrumi e di animali, con contratti, con il sistema di comunicazioni e con migliaia di altri temi, importantissimi quando uno pensa che sono quasi cinquant’anni che il Regno Unito ha fatto parte dell’Unione europea.

Di estrema lacuna non c’era un quorum definito nel referendum: la differenza tra quelli che volevano lasciare e quelli che volevano rimanere era meno del due per cento! Se il referendum fosse stato eseguito oggi il suo risultato sarebbe, secondo i sondaggi, definitivamente per rimanere dell’Unione europea, dato anche la morte di anziani con una mentalità ancora fissata su una nazione ‘regina dei mari’ e con un impero sul quale il sole non tramontava mai, e con una nuova generazione che ora riceve il suffragio e ha un ‘outlook ‘ molto meno insulare e più aperto al mondo.

Ci sono parecchi italiani con i quali ho discusso la questione che sono del parere che il brexit sia una protesta sentita contro le insidie bancarie e politiche di un élite di potenti finanziari continentali. Anche a Bagni di Lucca esiste questo argomento, in particolare tra quelli opposti al sistema capitalista e quelli dall’Europa orientale che vedono l’unione europea come una nuova incarnazione del patto di Varsavia del vecchio USSR.

Niente potrebbe essere più lontano dalla verità. I britannici che desiderano rimanere dell’Unione (e ricordiamoci che la maggioranza della metà del Regno Unito – la Scozia e l’Irlanda – hanno votato per rimanere) sono in genere quelli che sono meglio educati, che hanno viaggiato di più, e certamente più aperti al mondo internazionale e cosmopolita. Non sono certo quelli corrotti che vogliono lasciare perché non desiderano che i loro fondi off-shore siano tassati secondo le nuove leggi sulle tasse dell’Unione europea che entreranno tra poco in vigore.

E’ strano che le persone votino non per più pane, migliore cura sanitaria, garantita sicurezza nel lavoro, controlli climatici e scuole più adeguate ma, invece, per un ritorno ad un sogno nostalgico del regno d’isola dove, una volta, si forniva il mondo intero di navi, di ferrovie, di macchine e perfino di biciclette. Perché? Nutrito da giornali come il ‘Daily Mail’ e il ‘Daily Express’ il popolino vecchio-stampo afferma che (si, ho sentito questo discorso anche tra certi inglesi residenti di Bagni di Lucca!) ‘sarà un po’ difficile all’inizio quando lasciamo l’unione europea ma sarà tutto per il meglio. Almeno riavremo la nostra indipendenza come nazione.’

Indipendenza? Quale nazione è veramente indipendente nel mondo di oggi? Siamo tutti connessi. L’europa è vecchio mondo. I miei due viaggi in Cina mi hanno convinto che questo vecchio mondo, se ha voglia di sopravvivere nelle nuove correnti contemporanee, ha bisogno di intimi accordi e intese. La brexit (con la quale, se succederà mai, comincerà il vero lavoro di formulare nuovi accordi che chiederanno non tre ma almeno trenta anni per discuterli) è tutto fumo; sarebbe una comica operetta della Ruritania se non fosse ora così disastrosamente vera.

Sarà mai, un giorno, forse considerato il Boris Johnson nella stessa luce di Romulus Augustulus, l’ultimo Cesare dell’impero Romano? Chissà!

Il nostro libro

di verità supreme

è la natura.

Puccini a Londra

Arrivato recentemente a Londra ho capito quasi subito quanto Giacomo Puccini sia sempre vicino ai pensieri ed ai cuori di così tanti inglesi melomani.

Nel concerto d’organo eseguito nella graziosa chiesa di Saint Margaret Lothbury, che si trova accanto alla Bank of England, Richard Townend ha incluso nel suo affascinante programma i ‘versetti ‘ del compositore lucchese. Scritti per organo nella gioventù, quando sembrava ancora destinato per una vita dedicata alla musica ecclesiastica, i ‘versetti’ sono stati solo riscoperti qualche anno fa. Contano una sessantina di pezzi scritti in un stile ancora evocativo del linguaggio operistico-bandistico che influenzava la musica religiosa avanti della riforma Ceciliana.

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Dei brani esaminati solo due sono stati considerati degni di essere eseguiti da Townend! Saggi studenteschi certamente, ma affascinanti per il loro scorcio sullo sviluppo del Maestro quando giovanissimo.

Più significativo per la fama di Puccini fu l’intervento del mio ex-collega di università, David Conway, ora insigne musicologo e presidente di Hampstead Garden Opera, una compagnia lirica che incoraggia lo sviluppo di giovani cantanti sul palcoscenico di un mondo assai competitivo. All’Istituto Italiano di Londra, dove una volta era segretario generale il babbo di mia moglie, diede il Conway una conferenza avvincente sulle due Bohème, quelle di Puccini e di Leoncavallo, ambedue sentite per la prima volta nel 1896.

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Conferendo qualche merito alla versione Leoncavallesca, Conway confermò, però, l’indubitabile supremazia, in termini drammatici e musicali, della immortale Bohème Pucciniana. Chi, infatti, si ricorda della Mimì di Leoncavallo?

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Il clou della serata avenne nel piano nobile quando un gruppo di tre cantanti e la direttrice musicale di Hampstead Garden Opera eseguirono brani delle due versioni, concludendo con la parte conclusiva del primo atto della Bohème di Puccini dove l’amore sboccia tra Mimi’ e Rodolfo.

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Veramente un performance squisito!

Se ci fu qualche dubbio nel pubblico nell’ascoltare un’opera cantata da giovani studenti è scomparso difronte alla bravura di questi giovani, tra i quali c’era un tenore veramente eccezionale che fino a poco tempo fa cantava in un coro di chiesa nel sud africa.

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Le rappresentazioni de La Bohème avranno luogo dal 8 al 17 novembre (19.30 da lunedì a sabato e 16.30 la domenica) al Jacksons Lane Theatre, Archway Road, London N6 5AA. Prenotazione dei biglietti è al sito hgo.org.uk/boheme oppure telefonando (0044) 0800 411 8881. (Stazione underground più vicina è Highgate). Se vi trovate a Londra non dovete mancarvi!

Nella gioventù

sbocciano dei versetti:

fiori futuri.

Come Sono Giunto a Tahiti?

Nacqui a Parigi nel 1848. Mio padre, Clovis, era giornalista e mia madre, Aline, era di discendenza peruviana. Ebbi un’istruzione cattolica in una scuola a Parigi.

Tra l’1865 e l’1871 lavorai della marina mercantile e viaggiai il mondo dove fui affascinato dagli altri popoli cosiddetti ‘primitivi’ ma che, per me, contenevano l’essenza più pura della vita umana, espressa nelle sue passioni, specialmente l’amore.

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Ritornato in Francia entrai in un mondo soffocatamente borghese. Trovai lavoro come agente di cambio e sposai Mette, un’attraente danese che mi diede quattro figli maschi e la mia adorata figlia, Aline.

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La memoria, però, dei miei viaggi esotici mi attirava sempre di più quanto come il mio nuovo hobby di pittura. Il weekend mi dedicai a questa mia passione e incontrai famosi artisti come Cézanne e Pissaro, dai quali imparai tanto di tecnica e di composizione.

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Il spartiacque della mia vita avvenne nel 1883; il collasso della Borsa mi lasciò senza lavoro e, priva di fondi per vivere, la mia famiglia tornò in Danimarca senza di me e, d’allora in poi, la vidi sempre più raramente.

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Mi occupai appassionatamente d’arte. In ricerca dello spirito archetipo dell’umanità mi spostai a Pont-Aven in Bretagna nella speranza di trovare gli antichi costumi del mio popolo. Troppo tardi ahimè: tutto era già turisticizzato e i contadini eseguivano le loro feste tradizionali più per noi artisti che per lo spirito genuino del loro popolo.

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Mi spostai in Provence, la terra della luce nel sud della Francia dove feci un’amicizia, allo stesso tempo produttiva e calamitosa, con la persona che mi ha più toccato nella vita: Vincent Van Gogh.

Dopo il disastroso episodio, nel quale l’amico ebbe un collasso nervoso e si tagliò l’orecchio destro, ripresi i miei viaggi di scoperta nell’anima atavica umana. Questi viaggi mi portarono a Tahiti, a quel tempo colonia Francese, nel 1891.

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Sebbene i missionari e il governo colonialista avevano fatto del loro meglio per distruggere le usanze originali e dei popoli del Pacifico, coprendo la loro nudità con vesti occidentali e mettendoli in testa l’idea diabolica del ‘peccato originale’, trovai in queste isole sperdute un paradiso di amore e di sommo piacere. ‘Sposai’ Teha’amana, una bella quattordicenne, e mi dedicai sempre di più a raffigurare nei quadri, che cominciarono ad avere un discreto successo a Parigi, la vita negli amori e nelle credenze dei Tahitiani.

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La mia salute, però, non era più quella di una volta; le mie trasgressioni fecero sì che fui afflitto dalla sifilide e mi trovai sempre più volte in ospedale.

Ritornarono a ossessionarmi le ricordanze dei vecchi amici; nelle mie ultime opere, per esempio, si trovano i girasoli amati da Van Gogh. Il colpo più duro, però, fu l’annuncio della perdita della mia amata unica figlia nel 1897 all’età di soli diciannove anni.

I miei ultimi due anni di vita furono passati su un isola remota delle Marquese: Hiva Oa. Qui costruii il mio ultimo sogno, una casa dove poteva esistere solo il piacere, sommo e puro, incontaminato dalla ‘civiltà ‘ occidentale. Fu qui, in questo giardino dell’Eden terrestre, che morii, all’età di cinquanta quattro anni, nell’1903.

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Ricordate, quando visitate la mostra dei miei ritratti che includono anche la scultura, ora alla National Gallery di Londra, che, per me, raffigurare il volto umano non è solo una questione di arrivare a un realismo dell’apparenza di una faccia. Esiste anche una seconda apparenza: l’animo della persona che vive eternamente in altre dimensioni. Dipingo l’aspetto mistico dei miei soggetti e, in particolare, il soggetto proprio: per me l’autoritratto è un diario della mia vita di scoperte spirituali, delle mie sofferenze di Cristo, dei miei incontri terrestri, dei miei sogni astrali e, sopra ogni altra cosa, del mio immenso amore per l’umanità sofferente ma piena di speranze di questo magnifico pianeta, che sempre di più ha bisogno del nostro affetto. Grazie…enjoy!

 

Il paradiso,

nell’occhio della mente,

sfiora perenne.

 

Fregona’s Bell-Tower

The little town of Fregona on the slopes of the Veneto alpine foothills boasts one of the highest bell towers or campanili in this part of the world.

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Unlike the majority of Tuscan bell towers those in the Veneto region have spires reaching up to the heavens like spiritual missiles (if such missiles could ever be said to exist). They stand out in the landscape and evoke those beautiful rural scenes that are such a feature of Venetian paintings.

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Preparations for the construction of Fregona’s stupendous bell tower, can be traced back to the winter of 1869-1870 when, on the initiative of the vicar, Don Antonio Dalla Rosa, stones for its construction were gathered.  Difficulties arose, work was halted and the already accumulated material was used for other purposes, and partly stolen at night.

From 1880 onwards the erection of the bell tower proceeded without further hitches thanks to Don Andrea Tome, who had already shown his particular resourcefulness by repairing the parish church and parsonage seriously damaged by the earthquake of June 29, 1873. In order to facilitate the transport of heavy stones, the Don conceived a special type of wagon, called “car mal”,  pulled by two oxen. On 6 February 1881, Don Andrea initiated work on the campanile’s foundations with a depth of seventy and a width of forty feet.

On December 21st 1881, after more than ten months from the beginning of the excavations, everything was ready for the solemn ceremony of the laying of the foundation stone by Bishop Cavriani.

It took three years to complete the masonry of the foundations with its walls four metres thick.

The neo-gothic design chosen for the bell tower was by Fregonese Francesco Ciprian who was supposed to have been inspired by what he saw in Austria. Indeed, there is a resemblance  between the campanile and the main tower of Vienna’s town hall (seen in this photo):

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The design included all those features that have made the campanile famous: an elegant belfry, bold piers and, in particular, the water-spout gargoyles at the summit.

Fregona’s bell-tower was eventually completed in 1909. However, the final spire, which was meant to crown it raising it to an additional height of forty feet, was never  built.

It was lovely to hear the three great bells ringing across the expansive hillscape (although I think those who live next to them might have different views) and consider the dedication of the Fregonese who willingly gave their time and efforts to the building of the campanile. I doubt whether such mediaeval-like collective efforts would be possible in the western world today.

 

 

There was no-one around to let us into the bell-tower. I would have loved to climb to its top and admire the view. Next time perhaps?

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Meanwhile, the church cat and her three kittens looked on, unpeturbed by the gigantic scale of the campanile.

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Clinically Cured

I’m waking up after my second night at the Barbantine, a private clinic in the south east corner of the old walled city of Lucca. I’ve been here before for various minor ailments as the Italian National Health service (which has been voted the third finest in the world, an appraisal I would now not disagree with) has a contract with the clinic (as it has with another, the Santa Zita, in the north west corner of the old city) for sending its patients there.

Why am I here? It’s because the matter arose of a simple urological problem which required a TURP (transurethal resection of the prostate i.e. a scrape of the prostate). I had to prepare for the ‘intervento’ by fasting for a whole day and by wearing special white elastic stockings to improve blood circulation.

 

I am now  in the position of being able to evaluate this particular department of the Italian health service.

First, the accomodation. I was given an excellent two-bedroomed ward with en-suite and TV which during the day was filled with other patients (hernia op. etc) but which left the nights completely by myself and snore-free.

Second, the food. I was served with simple continental breakfast (coffee, biscuits and rusks), lunch (rice, meat and two veg, pear) and supper (pasta broth, canned meat and two veg, apple). The fare was quite acceptable.

Third, the operation. I was given a local anaesthetic up my spine which effectively numbed the lower regions of my body and a glass of ‘gocce del coraggio’ (courage drops) to sedate me. I was wheeled into the theatre. The process began and a TV monitor provide me with what at first I thought was a horror movie but which turned out to be the interior of the area of my body where the scraping was being carried out. Fascinating viewing!

I found all members of the staff to be conscientious and professional. There was nothing to fault them. The clinic was kept spotless and my ward was swept twice in a day. I am truly glad I landed up here rather than in certain places I know in my country of birth.

Incidentally, the Barbantine is so called after its founder Maria Barbantini (1789-1868). Losing her husband early in her married life Barbantini became a nun and founded her own order dedicated to the care of the sick. Her clinic is still managed by the nuns although the majority of staff are secular. Sister Barbantini was beatified by Pope John Paul II in 1995.

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It is quite marvellous, after one’s discharge, to be able to step outside and, within a stone’s throw, to take a morning stroll in improved health on Lucca’s walls lined by trees now tinged with the first colours of autumn.

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I doubt whether many other hospitals have such gorgeous surroundings. (Views from my room in the clinic).

 

 

Angelic Annunciation

Outwardly the Church of Santa Maria Annunziata al Meschio doesn’t seem to merit a special visit but its modest neo-classical facade contains within a treasure of renaissance Venetian painting.

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On entering the church’s sober interior one’s eye is drawn to the apse.

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On the high altar Previtali’s masterpiece, his Annunciation, enchants with its delicate colours, its light-enhanced draperies, the exquisitely drawn faces of the Virgin and the Angel

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and, especially, its magically realistic landscape framed by the window of the Virgin’s intimate chamber with its oriental carpet.

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Indeed, the greatest of Venetian painters, Titian, would be in the habit of making a special detour from his home in Pieve di Cadore to his commissions in Venice just to see this painting.

Who was Previtali? Known as il Cordeliaghi, Andrea Previtali was born in Brembate, in Bergamo province, around 1480 and died in Bergamo in 1528. Already well-known for his skills as a painter Andrea moved to the artistic powerhouse of Venice where he trained under Giovanni Bellini. His youthful paintings, which include portraits and landscapes, are influenced by Carpaccio, Giorgione and Palma il Vecchio, whom the artist met during his stay at the ‘Serenissima’ republic.

Around 1511 Previtali returned to Bergamo where he carried out four commissions. In 1512 he painted his first important works: the ‘San Sigismondo’ in the church of Santa Maria del Conventino, the ‘Saint John the Baptist and other Saints’, for the church of Santo Spirito and the ‘Pala di Sant’Orsola’ now in the Carrara Academy, for the church of Sant’Agostino.

In 1512 Lorenzo Lotto arrived in Bergamo and Previtali collaborated with him on various projects including the inlaid work of the choir of Santa Maria Maggiore by Giovan Francesco Capoferri.

Previtali’s numerous, mainly religious, paintings are full of refined realism and supreme skillfulness.

Nothing is known about Previtali’s private life: there are no documents indicating marriages and there is no documentation of wills. The only known fact is that he died of the plague on 7 November 1528 in his house near the church of Sant’Andrea in Bergamo.

Fortunately for Londoners one doesn’t have to go far to appreciate Previtali’s sensitive oevre. The following paintings, for example, are to be found in the National Gallery.

  • Stories of Damone and Tirsi ((purchase for the BG by Sir Kenneth Clark)
  • The Virgin and the child adored by two angels
  • The Virgin and the child with the saints John the Baptist and Catherine
  • The Virgin and the child with a supplicant friar and St. Catherine
  • The Virgin and the child with olive shoot
  • Salvator mundi
  • Scenes of the Eglogues of St. Theobald

For us, however, the most significant point about the church of Santa Maria Annunziata al Meschio is that it is the Church where my wife, Sandra’s mum was christened.