La Chiesa di Shakespeare a Londra

Sebbene il grande incendio di Londra del 1666 abbia distrutto la gran parte degli suoi edifici, ed in particolare, delle chiese medioevali della City, non è affatto vero che non esistano chiese di quell’epoca in questa parte di Londra. Questo è perché certe chiese furono costruite fuori dalla cinta muraria della città (‘without’ invece di ‘within’) e altre chiese sono state salvate dalle fiamme, demolendo a tempo gli edifici circostanti.

Le seguenti chiese, ancora esistenti, risalgono all’era gotico-medioevale, e ognuna di loro è piena di interesse, rappresentando un’oasi di pace in una città dove ci sembra essere poco tempo per riflettere sui valori più profondi della vita:

  • Saint Bartholomew the Great
  • Saint Giles, without Cripplegate
  • St Helen’s, Bishopsgate
  • St Ethelburga’s
  • St Olave’s
  • St Peter ad Vincula in the Tower of London
  • St Andrew Undershaft.
  • St Etheldreda’s
  • Temple church
  • Southwark Cathedral
  • St John’s (solo la cripta)
  • All Hallows Barking by the Tower
  • All Hallows Staining (Solo il campanile).
  • St Alphage, London Wall.

Di queste chiese, originariamente Cattoliche, solo Saint Etheldreda’s conserva la fede originale. Tutte le altre, però, offrono un cordiale benvenuto allo spirito più aperto del ecumenismo.

Ci sono cento quattordici chiese elencate storicamente dentro le antiche mura della City di Londra – più di quelle di Lucca, ed in uno spazio più ristretto!

Attenti però. Circa metà di queste chiese non esistono più, poiché certe non furono ricostruite dopo il ‘great fire’, altre furono demolite nei secoli susseguenti e certe non furono riedificate dopo i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale.

La storia non finisce qui tristemente, poiché, nel 1992 e 1993, le più massicce bombe mai prodotte dal I. R. A. – i terroristi dell’Irlanda del Nord che combattevano per una Irlanda unita – causarano danni ingenti, non solo alle case ed agli uffici della City, ma anche a due delle sue più belle chiese medioevali che erano fuggite dall’incendio del seicento e dalle bombe tedesche del novecento.

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(La catastrofe del 1992)

Ho già descritto una di queste chiese, Saint Ethelburga’s, nel mio post a https://longoio3.com/2018/04/06/7490/

Vale la pena leggere quel post per capire come può sempre vincere la pace sopra l’odio. Chissà come questo casino del Brexit sarà accolto dagli ex-terroristi? Ci sarà mai una riconciliazione?

La seconda chiesa, Saint Helen’s Bishopsgate, non l’avevo mai visitata e nemmeno vista in tutti gli anni che ho vissuto nella mia città natalizia di Londra.

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Era, così, un momento emozionante quando sono entrato per la prima volta, il lunedì scorso, nella chiesa detta ‘l’abbazia di Westminster della City’, per la sua magnificenza ed il grande numero di insigni monumenti che contiene.

Saint Helen’s è la più grande chiesa parrocchiale della City e fu  la chiesa dove pregò William Shakespeare.

Inoltre, un grande italiano, Alberico Gentili, nato a Macerata nel 1552, fondatore dello studio della legge internazionale, il primo a dividere il diritto laico da quello cattolico, professore a Oxford e tutore della principessa, poi regina, Elisabetta I, è qui sepolto.

Fondata nel secolo dodicesimo come convento benedettino, Saint Helen’s fu anche chiesa parrocchiale. Questo si spiega nelle sue due navate, originariamente divise da una muraglia ma, dopo la dissoluzione dei monasteri, unite in un unico interno.

 

Gli incidenti terroristici del 92-3 distrussero il soffitto, molti monumenti e una delle vetrate medioevali più belle della City.

Mi ricordo bene di quel giorno terribile nel quale le vittime furono 94. Da quel giorno un ‘anello d’acciaio’ è stato strinto attorno la City.

Saint Helen’s fu restaurata dal architetto Quinlan Terry, non senza polemiche, siccome, tra altre cose, cambiò  l’orientamento dell’altare dal fondo di una navata ad un suo lato.

Non avendo visitato la Chiesa prima dell’attacco terroristico, non posso commentare sul restauro. Posso solo dire che la chiesa mi ha lasciato stupefatto e emozionato per la sua bellezza nobile ed ampia.

Mi domandavo come potevo aver aspettato così tanti anni a visitare la Chiesa di Santa Elena di Porta del Vescovo?

Lo spazio puro dell’edificio mi avvolse; i monumenti erano squisiti e certi mi facevano venire in mente la famosa Ilaria della cattedrale di Lucca col suo cagnolino fedele.

 

L’organo del 1744, restaurato da George Pike England nel 1810 e ultimamente da Martin Goetze e Dominic Gwynne nel 1996 è molto bello.

 

Per me, pero’, il fatto che venne qui William Shakespeare a pregare, è quello che mi ha più toccato in questa squisita chiesa.

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L’antico amore

unito nella pietra

col cagnolino.

 

Evensong: il Canto della Sera

Evensong è l’equivalente della Chiesa Anglicana dei vespri della Chiesa Cattolica. E’ una liturgia dove si recitano le preghiere della sera in forma cantata, ‘Evensong’ essendo un’abbreviazione di ‘Evening Song’.

Evensong è forse la più alta gloria della liturgia anglicana: la combinazione di musica corale, i salmi, gli inni e l’organo si uniscono per formare un rito dove la devozione a Dio e la creazione del uomo si fondono in un bellissimo atto di adorazione.

Eppure per un pelo non si sarebbe avuto tale esperienza religiosa. La riforma del re Enrico ottavo con la dissoluzione dei monasteri e la liberazione dal potere papale fece esplodere una grande varietà di opinioni di che cosa fare in posto delle vecchia liturgia. Sorse una situazione un po’ simile al brexit di oggi con, da una parte, i ‘duri’ che urgevano l’intera distruzione dei vecchi testi assieme alle musiche e gli organi, e i ‘soffici’ dell’altra che vedevano nella musica un sommo atto di devozione alla divinità.

Fu, infine, dopo anni di conflitti culturali e teologici, la figlia del re Enrico, Elisabetta I, a salvare la situazione.

Quello che importava era che le parole sacre non dovevano essere più in latino ma in inglese e che, quando cantate, dovevano essere ben capite invece di essere soffocate nella polifonia melismatica della scuola romana. In più, ci doveva essere molta più partecipazione dei parrocchiani nel canto e questo, naturalmente, necessitava la composizione, come fecero i luterani, di inni di congregazione.

Paradossalmente, furono i grandi compositori dell’era pre-riformatrice, in particolare Thomas Tallis, chiamato il padre della musica ecclesiastica inglese, a riscrivere la musica religiosa per il rito anglicano.

Un altro fatto strano è che compositori grandi, come William Byrd, rimasero cattolici quando gli fu chiesto di comporre musica per la nuova Chiesa anglicana e, infatti, scriveva Messe per i ‘recusant’, cioè le famiglie che segretamente continuavano a celebrare il rito Cattolico.

Quando mi trovo a Londra mi piace partecipare a Evensong, particolarmente in quel capolavoro di Wren, la cattedrale di Saint Paul’s.

 

Dall’entrata del coro al suono finale dell’organo, è un’esperienza che rimane splendida e unicamente inglese.

 

La forma di Evensong comprende un introduzione di confessione, due letture dalla Bibbia tratte dall’antico e nuovo testamento, i salmi, two ‘canticles’: il Magnificat ed il Nunc Dimittis, il Credo, il Kyrie, il Padre Nostro, concludendo poi con un inno chiamato ‘Anthem’. Ieri sera questo era composto per la festa di Cristo Re da James MacMillan, un grande compositore scozzese allevato nella fede Cattolica, (ha composto parecchie Messe e lui e sua moglie sono Domenicani laici. Infatti, Macmillan assomiglia un po’ a Byrd nella sua eterogeneità religiosa).

Come sempre, l’eccelso livello dei cori inglesi si è manifestato nel Evensong di Saint Paul’s con le voci bianche dei ragazzini raggiungendo note stratosferiche e con una velatura di suoni assolutamente paradisiaci.

 

 

 

Dovrei aggiungere, con rispetto, che anche il coro della cappella Sistina ha molto da imparare dalla perfezione del canto inglese poiché, come disse Sant’Agostino, pregare cantando bene vale quanto come pregare bene tre volte.

Che ci protegga

il canto della sera

dall’oscurità…

Ottagonalita’ a Londra

Le chiese più antiche furono edificate con pianta ottagonale. Basta pensare a San Vitale a Ravenna

che fu l’ispirazione per Carlomagno per la sua cappella reale di Aquisgrana.

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In Toscana esiste un magnifico esempio: la Chiesa del Santo Sepolcro a Pisa dell’architetto Diotisalvi che risale al dodicesimo secolo.


Il concetto di una pianta ottagonale fu particolarmente applicato ai grandi battisteri italiani. Il primo in questa forma fu il battistero degli Ariani a Ravenna che abbiamo visitato nel 2017.

I più famosi Battisteri in questa forma sono certamente quello di Parma


e quello di Firenze (dove fu battezzato il babbo di mia moglie).

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La forma ottagonale per le chiese fu largamente abbandonata in favore di quella rettangolare, con abside curva, nell’era romanica, e quella cruciforma nell’epoca medioevale. Chiaramente, per il simbolismo cristiano e per l’uso liturgico, la forma a Croce era diventata più adatta.

Durante il rinascimento ritornò il concetto di una chiesa centralizzata, rotonda ma non ottagonale. Di queste chiese ce ne sono tante in Italia; per esempio, in Toscana, l’elegante Sangallese Santa Maria delle Carceri a Prato.

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e, a Roma, lo squisito tempietto del Bramante a San Pietro in Montorio.

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Raramente risorse la forma ottagonale. A Firenze mi viene in mente solo la Chiesa dei Sette Santi Fondatori, in stile neo-gotico, costruita nel 1910 dall’architetto Luigi Caldini.


La sfida tra la Croce occidentale e la Croce greca, tra pianta rettangolare e pianta quadrata fu particolarmente dibattuta nelle grandi cattedrali di Roma (San Pietro) e Londra (San Paolo). Ambedue gli architetti, Michelangelo e Wren, desideravano chiese centralizzate a forma greca, perché considerate più perfette e vicine allo spirito di quel tempio supremo, il Pantheon, ma i loro piani dovettero essere modificati per quella cruciforme, principalmente per le esigenze liturgiche.

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(Pianta originale di Saint Paul’s Cathedral, London)

Almeno, però, nel caso di San Pietro l’altare principale si trova sotto la cupola, mentre a Saint Paul l’altare è situato nell’abside, riflettendo la vecchia cattedrale gotica.

Ritornando alla primitiva forma ottagonale e centralizzata, in Inghilterra esistono quattro chiese circolari che risalgono al medioevo e che sono certamente ispirate alla Chiesa del Santo Sepolcro di Gerusalemme.

Queste chiese sono:

1. Holy Sepulchre, Cambridge. Una chiesa ben nota da me dato che passai i miei tempi universitari in quella città.

2. St. John the Baptist, Essex.

3. Holy Sepulchre, Northampton.

4. Temple church, London. Stupenda anche per i suoi concerti d’organo.

 

(Vedere anche il mio post a:

https://longoio3.com/2018/03/06/londons-templar-knights/)

Di chiese di forma ottagonale inglesi ci sono poche. Come descritto nella mia posta sul metodismo, il fondatore, John Wesley, preferiva quest’approccio e ne esiste un bel esempio originale a Arbroath nella Scozia.


A Londra c’è un bellissimo esempio nella Chiesa di Saint Dunstan in the West che si trova nel Fleet Street.

Di origine medioevale la Chiesa fu ricostruita nel 1830 da John Shaw quando fu allargata Fleet Street. Shaw utilizzò il piano ottagonale per usufruire maggiormente lo spazio limitato concesso a lui per la ricostruzione.

La Chiesa di Saint Dunstan serba un’insigne storia. William Tyndale, il primo traduttore della Bibbia in inglese e messo al rogo nel 1536, fu qui predicatore come anche John Donne, il grande poeta metafisico diventato poi decano di Saint Paul’s.

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Il soffitto di Saint Dunstan è particolarmente stellare…

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Il campanile rievoca la forma ottagonale

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e l’orologio, con i mitici giganti Gog e Magog che battono i campanelli delle ore con i loro randelli, è menzionato da parecchi scrittori inglesi incluso Dickens (David Copperfield), Goldsmith, Trollope e Cowper.

Saint Dunstan è anche un grande esempio di ecumenismo siccome è una delle chiese inglesi che condividono il loro edificio con la chiesa ortodossa romena. Infatti, c’è un bellissimo iconostasi che occupa uno dei otto lati.

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Infine, vorrei riflettere un poco sul simbolismo mistico del numero otto. Basta pensare al segno dell’eternità: un numero otto messo sul suo lato. Infatti l’otto significa la resurrezione e la rigenerazione, venendo subito dopo il sette che significa la fine di un evento – pensa alle sette ultime parole di Cristo sul crocifisso.

Ora, poi, entriamo il mese prossimo nell’ottavo di Natale – il periodo liturgico fra il 25 dicembre e il 1 gennaio.

Se poi ci si avvia in una cultura molto diversa, quella cinese, l’otto assume un’importanza suprema. I monaci buddisti portano al collo 108 perline, e vivere al numero 88 di casa significa la possibilità di suprema felicità….ma ora sara meglio che termini questo mio post qui….solo per dire che, per me, la più favolosa manifestazione dell’ottagonalita’ è la lanterna centrale della cattedrale di Ely nel Fenland dell’Inghilterra, a me la più cara di tutte le chiese del mondo…

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Otto angeli:

apre l’apocalisse,

rinascimento.

 

La Chiesa che Vola

C’è una filastrocca che ogni Londinese conosce.
Comincia:

Oranges and lemons
Say the bells of Saint Clement’s’

e continua con la melodia in imitazione delle campane di altre chiese di Londra. La canzone è usata per un gioco di bambini e raffigura anche nel romanzo di George Orwell, 1984.

Tutte le chiese menzionate nella canzone esistano ancora.

La prima, Saint Clement, dedicata a San Clemente il martire romano, potrebbe essere Saint Clement Danes oppure Saint Clement Eastcheap. Comunque, sono le campane di Saint Clement Danes che suonano la nota melodia ogni ora.

L’architetto di questa elegante chiesa, che si trova vicino il palazzo reale di giustizia, fu il grande Sir Christopher Wren, nel 1683.

Nel 1940 Saint Clement Danes fu colpita dalle bombe tedesche lasciando solo le mura e il campanile.

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Abbandonata in uno stato di rovina per dieci anni la Chiesa fu ricostruita e, in un atto d’ispirazione, dichiarata la chiesa principale dell’aeronautica britannica che, nella ‘Battle of Britain’, salvo’ il Regno Unito dall’invasione nazista.

Come disse Churchill, ‘mai nella storia del conflitto umano fu così tanto dovuto da così tanti a così pochi.’ Infatti, la vita media di un pilota inglese nel combattimenti della seconda guerra era di sole quattro settimane!

Quest’anno si celebra il centenario della fondazione dell’aeronautica britannica e Saint Clement Danes ha organizzato un anno pieno di celebrazioni.

Intanto, guardiamo un poco attorno e dentro questo maestoso edificio che commemora gli aviatori, non solo britannici ma anche polacchi e canadesi, che hanno difeso la libertà di queste isole.

 

Davanti alla Chiesa ci sono le statue del maresciallo Dowding che fu comandante nella grande battaglia per la libertà di questo paese, e, più polemicamente, di ‘Bomber’ Harris, che diede gli ordini per il bombardamento di Dresda negli ultimi mesi della seconda guerra. Infatti, questa statua fu solo eretta nel 1992.

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Sulle nostre ali,

lottiamo tra le fiamme

verso le stelle.

 

PS. Se conoscete l’inglese l’intera ‘nursery rhyme’ va così:

“Oranges and lemons,
Say the bells of St. Clement’s.

You owe me five farthings,
Say the bells of St. Martin’s.

When will you pay me?
Say the bells at Old Bailey.

When I grow rich,
Say the bells at Shoreditch.

When will that be?
Say the bells of Stepney.

I do not know,
Says the great bell at Bow.

Here comes a candle to light you to bed,
And here comes a chopper to chop off your head!
Chip chop chip chop the last man is dead.”

E la melodia è questa:

John Wesley a Londra

John Wesley (1703-1791) è stato un chierico e teologo inglese che, assieme al fratello Charles e il compagno chierico George Whitefield, fondò il Metodismo.

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Se uno pensa ai santi detti ‘sociali’ di Torino, come Don Bosco e Cottolengo, e alle missioni dei passionisti in Italia si può avere una buona idea dell’impatto speciale sulla chiesa anglicana del settecento che ebbe il metodismo.

Dopo essersi laureato a Oxford Wesley fu ordinato prete anglicano. Formò un ‘club della santità’ il quale scopo era di studiare la Bibbia a fondo e di riscoprire le radici di una vita cristiana devota.

Si deve capire che la chiesa anglicana in quell’epoca non aveva grandi aspirazioni ad una vita di profonda ispirazione religiosa. Era, in fondo, niente altro che un riflesso della società inglese con il suo sistema di classi stratificati di nobili, mercanti e manovali.

Wesley cambiò tutta questa struttura ortodossa dettata dai politici in potere. Nel 1738 si sentì nel cuore uno ‘strano calore’ che gli segnò una seconda conversione ad un cristianesimo più vicino al popolo e più corrispondente alle esigenze sociali.

Per quasi tutto il resto della sua lunga vita John Wesley fece più di trecento mila (!) kilometri di viaggi a cavallo predicando all’aperto, in qualunque luogo si trovava, ad una folla senza distinzione di classe o di cultura o di colore, portando il messaggio che tutti potevano essere salvati se aprivano il cuore alla grazia di Dio.

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In questo senso Wesley abbracciava la dottrina Arminia di redenzione a dispetto del compagno Whitefield che rimaneva calvinista e credeva nella predestinazione.

Quando fu chiesto qual’era la sua parrocchia Wesley rispose ‘tutto il mondo è la mia parrocchia.’

La Chiesa anglicana diventò disturbata da questo predicatore, che molti pensavano fanatico, e lo proibì di predicare nelle sue chiese. Wesley, però, rimase sempre un prete anglicano e solo dopo la sua morte si fondò una congregazione separata, chiamata metodista, dopo la maniera meticolosa nella quale si studia le sacre scritture.

Questa congregazione ora conta più di ottanta milioni di devoti nel mondo.

Oltre a essere un grande predicatore Wesley fu anche un notevole benefattore dei poveri. Nelle sue missioni c’era sempre la mensa per gli affamati, la scuola per i bambini (molto prima che le scuole diventassero obbligatorie), e un centro sociale dove il popolo poteva riunirsi per discutere questioni religiose e laiche.

Le prime cappelle metodiste furono costruite su pianta ottagonale per avere un’acustica migliore per sentire le prediche e cantare gli inni. Il metodismo è famoso per la sua grande tradizione musicale. Il fratello di John, Charles, scrisse 6,500 inni tra i più belli mai composti e certi dei quali, in traduzione, hanno trovato posto anche nella Chiesa cattolica d’Italia.
Questa grande tradizione musicale fu continuata con i figli di Charles: Samuel, detto ‘il Mozart Inglese’ e Charles Junior, anch’esso compositore di bellissime sinfonie. Il figlio di Samuel, Samuel Sebastian Wesley (1810-76) fu un grande riformatore della musica liturgica anglicana.

Ora, però, le chiese metodiste sono generalmente costruite più a forma di grandi capanne.

Pochi passi a nord della City si trova la cappella madre del metodismo. Costruita nel 1778 da George Dance the younger è un sobrio e elegante edificio molto adatto alle prediche e con delle bellissime vetrate.

Al retro della Chiesa c’è un piccolo camposanto dov’è sepolto Wesley:

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Nella cripta c’è un interessantissimo museo che illustra la storia del metodismo.

Per me, però, la parte più suggestiva è l’attigua casa di Wesley che, tra altri cimeli, contiene un suo apparecchio che generava elettricità usato per trattare certi malanni. Il giardino cresce semplici che usava Wesley come descritti da lui in uno dei suoi tanti scritti sulla salute e il benessere.

L’energia inesauribile di Wesley poteva stancare molta gente, in particolare l’amico Doctor Johnson, menzionato in un mio recente post. Fino all’età di 87 anni, però, John Wesley fu sempre in forma, un fatto alquanto raro quando si parla del secolo diciottesimo!

Potrei definire Wesley un religioso pressoché socialista. Le sue preoccupazioni verso le ineguaglianze sociali dell’epoca furono fonte delle grandi opere che fece nell’aprire le mense, le scuole, gli ospedali e nel diffondere, non solo un più aperto approccio alla spiritualità, ma un rinnovato senso di responsabilità e di amore verso l’umanità.

Le sue ultime parole furono ‘la migliore cosa di tutto è che Dio è con noi’ .

Non è per caso che John Wesley sia stato elencato cinquantesimo fra i cento inglesi più amati ed importanti di tutti i tempi.

Cor riscaldato

nelle fiamme divine:

l’amor di Dio. 

 

Villeggiatura a Londra

Ogni villaggio in Inghilterra dovrebbe avere almeno questi otto articoli per chiamarsi un villaggio:

1. Una chiesa con un monumento ai caduti.

 

 

2. Un pub

 

 

3. Un ristorante fish and chips.

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4. Un luogo dove si serve il the, un buon breakfast all’inglese e altre bontà.

 

 

5. Un ‘green’ o campo dove si possa fare una partita di cricket nell’estate, una partita di calcio oppure, semplicemente, una camminata.

 

 

6. Una village hall, cioè una sala parrocchiale.

 

 

7. Il palazzo di milord dell’antico feudo.

 

 

8. Più importante di tutti: un senso di comunità che permetta avvenimenti culturali e sociali di avere presenza e coltivare un senso di solidarietà.

 

 

Ora, con le mie foto illustrative, dove siamo nella verde e amena campagna inglese?

Affatto. Siamo, invece, a Londra. In preciso siamo a Charlton nella parte sud est della capitale. Come ho dichiarato in un post precedente, Londra non è altro che una catena di villaggi che si sono fusi per formare una delle più grandi e vivibili capitali del mondo.

Mi domando quanti villaggi della Controneria hanno queste qualità a sufficienza? Eppure troppi sono villaggi solo in nome….Senza questi profili pero’, in particolare, la solidarietà, ci sarà poca speranza per il futuro di Bagni di Lucca e i suoi villaggi.

Il cuore porta

il nome del villaggio:

scritto in amore.

Gli Organi di Londra

E’ difficile immaginare che nell’ottocento l’Inghilterra era considerata una terra senza musica da almeno un tedesco (Oscar Adolf Hermann). Anche il grande poeta Heine, ospite di Bagni di Lucca, considerava questa nazione mancante di alcun gusto musicale. Eppure l’ottocento ha iniziato un grande rinascimento della musica inglese. Sarete scusati se nomi come Parry, Stanford, Elgar, Vaughan Williams, Rubbra o Finzi non vi saranno noti ma ciascuno di questa selezione ha prodotto opere di altissimo livello mondiale. Basta pensare alle variazioni sinfoniche di Parry, la quinta sinfonia di Vaughan Williams oppure il concerto per clarinetto di Finzi (di origini italiane) per capire che, al contrario, l’Inghilterra è un paese colmo di grandi compositori.

L’anno scorso l’orchestra di Ealing, un sobborgo di Londra, nella chiesa di Santa Maria Nera di Lucca, ha eseguito con inebriante successo ‘Alassio – in the South’ di Sir Edward Elgar, un esaltante poema sinfonico che esprime l’amore per l’Italia, in una serie di concerti organizzati da Elio Antichi nella Chiesa di Santa Maria Nera di Lucca.
Che un sobrio inglese come Elgar, possa avere dimostrato così tanta passione e virtuosismo orchestrale ha veramente sorpreso la gran parte degli ascoltatori. (Leggere la mia recensione a ).
https://wordpress.com/post/longoio3.wordpress.com/674

Colombini, per fortuna di Lucca, ha introdotto ai suoi abitanti le insolite glorie di molta musica inglese nei concerti tenuti alla chiesa di Santa Maria dei Servi. Bravo!

Rivolgendosi agli strumenti musicali non c’è dubbio che Lucca abbia un primato per il maggior numero di organi storici quando contrastato con l’Inghilterra. La contro riforma ha distrutto gran parte degli organi in quel paese. In compenso, però, l’Inghilterra ha prodotto tra i migliori degli organi ottocenteschi e moderni del mondo e le sue ditte di organari sono giustamente famose.

Una delle delizie di Londra è di poter ascoltare (gratis, con offerta) questi grandiosi strumenti in concerti, principalmente all’ora di pranzo, nelle chiese della City e di Westminster.

Questa settimana, per esempio, ho assistito a tre di questi concerti.

1. Lunedì a Saint Michael Cornhill sullo storico organo Renatus Harris del 1684, ampliato nei secoli successivi e poi restaurato da Nicholsons nel 2010 – una serie di concerti iniziata nel 1913. L’organista era Jonathan Rennert che suonò pezzi di Moore, Stanley, Webber (figlio del più famoso Andrew), Frescobaldi, Bach (Dorian toccata e fuga), e Stainer.

 

2. Martedì a Saint George Hanover Square – la chiesa di Handel. L’organo di Richards, Fowkes and Company del 2012 (usando anche in parte le canne originali del 1700). L’organista suonò l’intera ‘Messe pour les Couvents’ di Francois Couperin – un’esecuzione veramente squisita!

 

3. Temple Church – la Chiesa dei Templari. Organo di Harrison e Harrison del 1923 – 2013. L’organista Polina Sosnina suonò brani di scuola romantica francese: Guilmant, Vierne e il primo corale di Franck. Dotassimo quest’organo per musica francese di epoca romantica (anche se l’Inghilterra possiede due magnifici Cavaille’-Coll, una alla cappella che contiene la tomba dell’imperatore Napoleone III).

 

Tale vasto repertorio sarebbe difficile a suonare sulla gran parte degli organi Lucchesi. Per sentirli nella loro ampiezza e sonorità ci vogliono proprio questi bellissimi organi inglesi e l’ acustica idonea di una chiesa Londinese.

Se sono gratuiti i grandi musei nazionali della capitale sono anche gratuiti un’altra gloria della capitale: i concerti d’organo all’ora di pranzo.

Ho solo fatto riferimento a qualche chiesa. Consultate il sito http://www.londonorgan.co.uk per saperne di più.

Londra potrà essere una città costosa ma le sue più belle attrazioni, i parchi, i musei nazionali e i suoi concerti all’ora di pranzo (ci sono altri, non solo quelli d’organo) non vi costeranno che un’offerta per godere della grande musica eseguita su strumenti eccelsi.

Il vento soffia;

le canne musicano

l’arcobaleno.

Le Dimore dei Grandi di Londra

Che i piu’ grandi musei nazionali di Londra siano gratuiti (tranne per le mostre speciali) è una gran bella cosa. Parecchie volte, tra un impegno e l’altro, sono entrato nel National Gallery per ammirare un quadro preferito per qualche momento, oppure per riflettere sui marmi del Partenone nel British Museum. Non sono per niente obbligato di stancarmi a vedere l’intero museo perché ho pagato per un biglietto!

Altri musei, però, sono a pagamento (se uno non e’socio). Tra i più interessanti di questi sono quelli dedicati a persone che vi abitarono e che in qualche caso sono ancora presenti.

Tra queste dimore ci sono: (aggiungo il link Web ufficiale seguito da un mio post sul luogo):
1) 2 Willow Road, casa progettata dall’architetto modernista Erno Goldfinger. https://www.nationaltrust.org.uk/2-willow-road

2) La casa di Benjamin Franklin, artefice della costituzione americana e inventore.

Home

3) La casa di Emery Walker, artista ‘arts and crafts’ e amico di William Morris.
http://www.emerywalker.org.uk/

4) Handel house, dove il sommo musicista compose, tra molto altro, il coro del ‘Halleluija’, accanto alla quale c’è la casa di un altro mito della musica, Jimi Hendrix.
https://handelhendrix.org/

Mio post: https://longoio2.wordpress.com/2015/06/13/from-handel-to-hendrix/

5) La casa del psicoanalista Sigmund Freud, profugo dal nazismo, col suo famoso divano per i pazienti.

Home

6) La casa del sommo poeta Keats, che con Shelley, ospite di Bagni di Lucca, rappresenta l’apice del primo romanticismo inglese.
https://www.cityoflondon.gov.uk/things-to-do/keats-house/Pages/default.aspx

Mio post: https://longoio2.wordpress.com/2015/06/16/writ-in-water/

7) Le due case dell’artista, autore e socialista, William Morris, una a Walthamstow.

Home

Mio post: https://longoio2.wordpress.com/2015/03/24/morris-here-there-and-everywhere/

L’altra a Red House.
https://www.nationaltrust.org.uk/red-house

8) La casa di John Wesley, il grande predicatore non-conformista.
https://www.wesleysheritage.org.uk/your-visit/john-wesleys-house/

Mio post a:

John Wesley a Londra

9) Una delle case del secondo più grande scrittore inglese, Charles Dickens.
https://dickensmuseum.com/

Mio post: https://longoio2.wordpress.com/2015/02/25/what-the-dickens/

e anche a: https://longoio3.com/2017/12/08/natale-dickensiano-a-londra/

10) Apsley House è dove abitava il Duca di Wellington che sconfisse Napoleone nella battaglia di Waterloo.
https://www.wellingtoncollection.co.uk/

Mio post: https://longoio2.wordpress.com/2014/06/24/places-of-memory/

11) Leighton House è la squisita casa di un grande pittore dell’era vittoriana.
https://www.rbkc.gov.uk/subsites/museums/leightonhousemuseum1.aspx

Mio post: https://longoio.wordpress.com/2013/09/17/pearl-of-the-east/

12) Down house fu la dimora del grande naturalista Charles Darwin.
https://www.english-heritage.org.uk/visit/places/home-of-charles-darwin-down-house/?utm_source=Google Business&utm_campaign=Local Listings&utm_medium=Google Business Profiles&utm_content=down house&utm_source=Google Business&utm_campaign=Local Listings&utm_medium=Google Business Profiles&utm_content=down house

13) Kenwood house apparteneva a Edward Guinness, famoso per la sua birra che si trova perfino a Bagni di Lucca.
https://www.english-heritage.org.uk/visit/places/kenwood/?utm_source=Google Business&utm_campaign=Local Listings&utm_medium=Google Business Profiles&utm_content=kenwood house

14) Sutton house era la dimora di Sir Ralph Sadleir, della Corte di re Enrico ottavo.
https://www.nationaltrust.org.uk/sutton-house-and-breakers-yard

15) La casa di Linley Sambourne, illustratore della rivista Punch, purtroppo scomparsa.
https://www.rbkc.gov.uk/subsites/museums/18staffordterrace1.aspx

16) Buckingham Palace. Palazzo della Regina Elisabetta II. (Purtroppo rimane sempre troppo impegnata per farvi da guida nella sua dimora).
https://www.rct.uk/visit/the-state-rooms-buckingham-palace

17) Carlyle’s House, che apparteneva al grande storico del ottocento.
https://www.nationaltrust.org.uk/carlyles-house

18) Casa di Khadambi Asalache (1935-2006) poeta, e romanziere del Kenya.
https://www.nationaltrust.org.uk/575-wandsworth-road

19) Hogarth’s house – la casa del grande pittore settecentesco. https://williamhogarthtrust.org.uk/?page_id=705

Mio post a: https://longoio2.wordpress.com/2016/10/22/hogarthian-idyll/

20) Sir John Soane’s  museum. La casa straordinaria del sommo architetto neoclassico inglese. https://www.soane.org/?gclid=EAIaIQobChMIiO6w2K7Z3gIVjpPtCh0yXAiREAAYASAAEgIrVfD_BwE

21) Villa del sommo pittore Joseph Turner.

Home

Mio post a:

Turner’s House, Twickenham

22) Eltham Palace. Dimora del grande  collezionista d’arte, Courtauld.

Mio post a:

https://longoio3.com/?s=Eltham

23) Doctor Johnson’s House. La dimora del grande letterario del settecento.
http://www.drjohnsonshouse.org/

E’ quest’ultima che visitai l’altro giorno.
Nascosta tra un labirinto di cortili e vicoli dietro Fleet Street si trova in una piazzetta con la statuina del gatto di nome Hodge, favorito dello scrittore.

Samuel Johnson, lo scrittore, critico e poeta, visse e lavorò qui a metà del XVIII secolo, compilando il suo grande dizionario della lingua inglese, il primo vero dizionario della sua nazione.

 

La casa è piena dei suoi cimeli ed è divisa in quattro piani. E’ proprio all’ultimo, il solaio, che compilo’ il dizionario dopo almeno otto anni di lavoro con i suoi amanuensi.

 

Anche se non conoscete le opere degli abitanti di queste dimore rimangono sempre di grandissimo interesse per la loro architettura, i loro interni e l’illuminazione che possono dare sui diversi modi di vita casalinga dei Londinesi dal 16esimo fino al 20esimo secolo.

Da non perdere una selezione di questi luoghi della memoria in qualsiasi visita alla vibrante metropoli.

Ah, mi dimenticavo, si può visitare la casa della famiglia della lamentata principessa Diana, Spencer House. Vedere
http://www.spencerhouse.co.uk/

(Ps. La nostra dimora per il momento non è ancora aperta al pubblico perché dobbiamo ancora fissare il prezzo d’ingresso…)

Sento dei passi:

questa casa nasconde

libri mai scritti.

I Villaggi di Londra

Dove si trova questo sito idilliaco? In qualche villaggio della campagna inglese? Forse nel Kent oppure nel Sussex?

 

Niente affatto! Questa è la chiesa parrocchiale di Wembley che si trova a pochi passi da una ‘High Street’ movimentata e da una stazione della metropolitana che si trova vicino al onomino stadio famoso per le sue partite internazionali.

Londra, diffondendosi dal suo doppio centro della City e di Westminster, non è altro che una catena di villaggi, ognuno con il proprio centro religioso e laico, che si sono fusi in una delle più grandi metropoli del mondo…però sempre conservando tanti parchi. Infatti, quasi metà (47%) di Londra consiste di aree verdi!

 

Questo undici novembre, l’ undicesimo mese, alle ore undici mi sono trovato nel camposanto della chiesa di Wembley quasi per caso, sapendo, però, che questa confluenza del numero undici segnava una data che sarà per sempre impressa sulla coscienza britannica: la fine della prima guerra mondiale con l’armistizio, cent’anni fa.

Mi sono trovato presso il monumento ai caduti proprio in tempo. Ero solo per qualche istante. Poi sono stato raggiunto da un altra persona con il papavero, simbolo dei caduti, al suo occhiello.

 

 

Passati i due minuti di silenzio, dovuti alla memoria dei più di trenta sette milioni (!) caduti nel massacro più vasto della storia umana, ci siamo salutati. ‘Grazie per aver condiviso questo momento’, disse l’uomo e, così, abbiamo ripreso i nostri sentieri diversi.

Rimasto solo nel cimitero, che tradizionalmente circonda la tipica chiesa anglicana, mi sono avviato presso un piccolo gruppo tombario di marinai scomparsi nella guerra che doveva finire tutte le guerre. Stordito, vidi l’età del mozzo segnato su una lapide….solo sedici anni di vita!

 

A che cosa portò tutti questi morti? Ad una pace? Ad un mondo migliore? Ad un futuro pieno di speranze nuove?

L’unico vincitore nella guerra lo sappiamo chi è…la morte.

Basta con Marinetti e la sua frase della guerra come ‘solo igiene nel mondo’!

Come disse l’ultimo veterano inglese della grande guerra, una donna, Florence Green, morta all’età di anni cento dieci nel 2012: ‘bastava mettere i capi di stati con le loro differenze in un campo con qualche pistola e lasciarli combattere fra di loro invece di coinvolgere tutti i cittadini delle loro nazioni’.

Parole giuste!

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Intanto, il sole dell’estate di San Martino che illuminava le foglie cadenti con le sue chiome dorate, riscaldava gli scoiattoli che balzavano fra le tombe che, in un giorno sconosciuto, ci segnaleranno – i sentieri della gloria vana conducano solo a quello…….tutto passerà.

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Vita dei morti:

Lo scoiattolo cela

noci d’inverno.

 

Places of Beauty and Culture at Borgo a Mozzano

The   “Musical meetings – places of beauty and culture” season, which is now in its ninth year, resumes on 11 November.

There will be six events (five concerts and a guitar masterclass) bringing to Borgo a Mozzano great classical music and international guests such as Finnish guitarist Patrik Kleemola.

The concerts will take place at different locations in and around Borgo : the Teatro Comunale “Colombo” of Valdottavo, the San Giovanni Leonardi Library of Diecimo, the Municipal Library, the Convent of San Francesco and the Salone delle feste in Borgo, thus giving  opportunities for the public to rediscover places of important artistic-architectural importance in their comune.

The opening concert is on Sunday 11 November, at 5.30 pm, at the “Colombo” Theatre and features the reciting voice of Piero Nannini, flautist Elisa Cozzini and guitarists Nicola Fenzi, Marta Marchetti, Dario Atzori and Giacomo Brunini  in a “Homage to Mario Castelnuovo-Tedesco” on the 50th anniversary of the composer’s death. This concert features important compositions for solo guitar and chamber groups with guitar by the Florentine composer who died in 1968. It will be preceded by an introduction by musicologist Renzo Cresti.

The events continue on November 25 at the San Giovanni Leonardi Library Diecimo, always at 5.30 pm, where there’s a concert by the Atzori-Brunini guitar duo with music by Albeniz, Granados, De Falla, Rebay, Takemitsu, The Beatles and contemporary composers, Alvaro Compagno, Girolamo Deraco and Saverio Rapezzi.

On Saturday, December 1, at 5.30 pm, at the Municipal Library of Borgo a Mozzano there’s a recital by Finnish guitarist Patrik Kleemola who performs music by Bach, Sor and Granados and contemporary Finnish composers Harri Vuori and Mikko Heiniö.

On Sunday 2 December Kleemola will hold a masterclass at the Municipal Library. Kleemola is among the most famous Finnish guitarists and is winner of the  “Takemitsu” International Guitar Competition. He has performed in many European countries and in South America, Argentina, Uruguay, Italy, Greece, Sweden and Estonia, also collaborating with important orchestras such as I Pomeriggi Musicali of Milan, the Sanremo Symphony Orchestra , the Lecce Symphony Orchestra and the Turku Philharmonic. He has recorded several CDs . Alongside his concert activity he teaches guitar at the Turku Music Institute and also holds master classes in Finland, Argentina, Italy and Estonia.

On December 9th, at 5.30 pm, the musical encounters move into the splendid setting of the Church of the Convent of San Francesco where the Jubilum Jazz Chorus conducted by Maestro Piero Gaddi performs music ranging from gospel to soul to jazz arranged by Gaddi himself.

The season ends on Sunday December 16th at the Salone delle Feste at 5.30 pm with a concert by  “The flutes of Lucca” and the “10,100,1000 string ensemble” made up by the students of the Liceo Musicale and the Lucca 2 with Antonio Barsanti, Letizia Carriero and Francesco Ciampalini. The young flute students of the “Salotti” Civic School with Caterina Brunini will also take part in the event.

All concerts are free entry with welcomed donations.

The music festival is organized by the “Salotti” Civic Music School under the patronage of the Municipality of Borgo a Mozzano and the artistic direction of Giacomo Brunini. In addition, the socio-cultural missionary association San Giovanni Leonardi, the Leonardini Fathers of Diecimo, the music schools of Barga and Castelnuovo Garfagnana, the Misericordia di Borgo a Mozzano, the Teatro Colombo and the Associazione Cluster di Lucca are collaborators in the concert series.

(Giacomo Brunini)

To receive more information you can contact the following addresses: borgoamozzanomusica@gmail.com – Cell. 3498496612 (artistic director) or visit the website http://www.scuolacivicasalotti.it