Ucciso e non Solo Morto

‘La morte e le tasse sono le due cose più certe della nostra vita’. Così scrisse l’autore di ‘Robinson Crusoe’, Daniel Defoe, nel suo libro ‘La storia politica del diavolo’ nel 1726. Aggiungerei che per molti si potrebbe unire anche l’amore. Non tutti, però, sono così fortunati di ricevere quest’ultima benedizione.

Uno che era certo amato ma che non era così fortunato era un mio alunno, L. S. Avete mai visto una persona uccisa davanti ai vostri occhi? Essere presente quando uno muore è già straziante ma, almeno, nel recente caso di mia moglie, era vicina alla mamma quando la madre spirò.

Vedere una persona uccisa però è totalmente insopportabile; pensare che in questi momenti, in qualche parte del mondo le mamme vedano i loro figli uccisi davanti ai propri occhi e vice versa.

Londra sta transitando una terribile fase di assassini con coltelli – quattro il week-end scorso. Poi c’è stato quel lancinante caso quando una donna incinta fu accoltellata. Morì; il figlio sopravvisse alla nascita ma purtroppo non c’è la fatta due giorni dopo.

Questi sono crimini d’intento ma poi ci sono uccisioni per caso e la piaga più terribile dei giorni nostri sono gli incidenti stradali. Se ne vedono ogni giorno ma quel maledetto dì del dicembre 1992 ero testimone a una morte che si è svelata davanti ai miei occhi in un istante ma che scorre ancora nel cervello come un film rallentato.

Ero in motocicletta diretta al collegio, dove ero docente. Prima del collegio, c’è un passaggio pedonale ben segnalato con le strisce e i segnali che sono premuti dal pedone che desidera attraversare la strada difronte.

Pronto per passare, vidi un mio alunno, L. S. Faceva parte della mia classe per i diversamente abili, una classe nella quale insegnavo come usare il computer. Lo studente ed io ci siamo visti. Le luci per gli automobilisti erano in fase di cambiare dal verde al rosso (così fanno in Inghilterra). Mi sono rallentato, aspettando il rosso. In un istante lo studente ha fatto una rapida corsa attraverso la strada senza voler notare che per lui il segnale dava ancora il rosso per i pedoni. Ahimè! Nella corsia opposta della strada scorreva una macchina a velocità non elevata (cioè non superiore a trenta miglia – cinquanta kilometri – l’ora, permessa in zona.) L’autista, un vietnamita, non fece a tempo a frenare davanti all’alunno. Il cofano della macchina urtò contro il poveraccio che fu gettato come un pallone, scaraventandolo affinché finì faccia in giù sul pavimento.

Subito, vedevo dal sangue che scorreva dal cranio che la sua sopravvivenza sarebbe stata un miracolo. L’ho osservato per un istante insopportabile. Poi sono corso dentro il portale del collegio a chiedere aiuto da quelli che erano ammaestrati nel primo soccorso. La preside, che era vicina all’entrata, è corsa fuori anche lei ma non c’era niente più da fare. Il resto lo sanno quelli di noi che abbiamo dovuto passare tale situazione: la polizia, l’arrivo dell’ambulanza, la telefonata ai genitori, e la preside in lacrime che mi chiese di stringerla, disperata che un suo alunno sia stato ucciso su quella maledetta strada.

Come l’unico testimone dell’incidente fui presente qualche giorno dopo al ‘coroner’s court’ (tribunale dove presiede il coroner – l’ufficiale che indaga casi di morti sospette). Furono presenti, ovviamente i genitori e il vietnamita che guidava la macchina. Quest’ultimo era particolarmente disperato, pensando che sarebbe stato messo in prigione, oppure espulso dal paese con la sua famiglia.

Il coroner era Sir Montague ‘Monty’ Levine, detto il più particolare rappresentante della sua professione a Londra. Nato nel 1922 e scomparso solo nel 2013 fu inoltre medico ai primi ministri inglesi. Nato a Manchester, figlio di emigrato dall’Europa dell’est, ‘Monty’ era famoso per il suo ‘look’ distintivo: baffi ‘a manubrio’, gilet a colori psicodelici e una rosa all’occhiello che raccoglieva dal suo giardino quando si alzava alle sei e mezza ogni mattina. ‘Monty’ fu presente anche per il caso infame del 1993 quando Stephen Lawrence, anche lui un alunno del mio collegio, fu ucciso da una banda di bianchi a una fermata dell’autobus nel vicino comune di Eltham. In quell’occasione ‘Monty’ disse schiettamente: ‘Stephen fu ucciso da una banda di ragazzi codardi bianchi solo perché il suo colore era nero’. In un’altra situazione, quella di Richard O’Brien arrestato perché ubriaco e morto mentre nella custodia della polizia, ’Monty’ concluse che gli agenti erano colpevoli di una totale ignoranza di tattiche corrette di contenimento.

Vedevo che l’aspetto abbastanza distintivo di Sir Montague Levine aveva un uso pratico; cioè di ammorbidire le situazioni soventemente intollerabili sulle quali doveva pronunciare giudizio. Nel caso del mio alunno la conclusione era che era una fatalità sfortunata e che nessuno era colpevole. La maniera diplomatica di ‘Monty’ la ricorderò per sempre. Portò calma in una tristissima situazione – una cosa difficilissima da compiere. Peccato che ci siano così pochi ufficiali del suo stampo oggigiorno.

L’altro giorno ho visitato il cimitero, dove è sepolto il mio alunno. Sono passati quasi venti sette anni da quando è morto quel dicembre poco prima del Natale (penso che i suoi regali natalizi fossero già comprati e messi attorno all’albero).

Aperto per la prima volta nel 1855, il cimitero di Charlton ospita due belle cappelle (protestante e cattolica). Tra le tombe ci sono parecchie di ufficiali militari, dato la presenza delle caserme del vicino Woolwich.

 

 

 

Due tombe mi hanno particolarmente fatto impressione.

Questa con i due levrieri fedeli:

Questa, che mi fa ricordare un poco quella di Ilaria del Carretto a Lucca e anche quella di Ouida nel cimitero inglese di Bagni di Lucca.

 

 

 

Sono poi arrivato alla tomba del mio alunno.  Rispettando la privacy mostro solo i fiori e l’iscrizione che lo descrive come ‘gigante gentile’ – un’enunciazione perfetta poiché alto e robusto lo era ma anche mite e dolce.

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Qui però sulla tomba quella parola ‘killed’ (ucciso) e non la solita ‘passed away’ oppure ‘died’ (morto) mi ha riportato a quel terribile momento nel quale l’ho visto ucciso davanti ai miei occhi.

La fragilità:

il nome della vita

sempre si scorda.

 

 

 

Un Parco di Londra Antonioniano

Un dejà vu?

Quante volte visitiamo un luogo per la prima volta e abbiamo la sensazione che lì ci siamo già stati? Sarà forse un sogno oppure uno scherzo della memoria?

Il collegio dove fui docente è separato da una strada movimentata. Dall’altra sponda sorge un parco. Un giorno lo visitai e subito mi dissi ‘ma in questo parco ci sono già stato. In centro sorge una collina raggiunta con delle scalinate e in cima, s’allunga un prato segreto.‘

Vidi un giardinaio. Gli dissi ‘Buongiorno. Mi sembra, che in questo parco ci sia già entrato’. ‘Ma certo’, rispose il giardiniere. ‘Avrà visto il film girato da quell’Italiano nel 1966. ‘Allora non sarà questo il ‘Blow up’ di Michelangelo Antonioni?’ ‘Si. Ero qui quando ha girato quel film. Infatti, pochissimo è cambiato da quell’epoca.

Qualche albero è caduto e il regista volle fare delle facciata false di case all’entrata. E le scale dove il fotografo (recitato da David Hemmings) incontra la ragazza misteriosa (recitata da Vanessa Redgrave) sono sempre lì.

 

E se sale troverà il prato dove il corpo scomparve. ‘

 

‘E qui a destra troverà il campo da tennis, dove finisce il film con la partita mimata.’

 

‘Com’e venuto Antonioni a scegliere questo parco?’.

‘Antonioni era fascinato dal fenomeno del ‘Swinging London’ degli anni sessanta. Ha fatto un sopraluogo della città notando che i parchi contribuiscono così tanto all’atmosfera della città. Chiese al municipio di mandarli delle fotografie di parchi Londinesi e scelse proprio questo, Maryon Park. Per lui conteneva tutte le caratteristiche di un parco londinese che cercava. Non Hyde Park o Kensington gardens per Antonioni, ma proprio questo.

Intanto, mi sentivo avvolto dal fruscio di quel persistente, seducente vento della città che fa risuonare le foglie dei suoi alberi e fa vibrare immagini streganti: lo stesso vento che incanta nella colonna sonora del film. Osservavo quel cielo, né scuro né chiaro, ma sempre in movimento con le sue nubi e qualvolta minaccioso con i suoi colori di piombo.

 

Che registra straordinario era Antonioni. Misterioso come i suoi film enigmatici, faceva parte della trilogia dei grandi (gli altri due, nel mio parere, furono Visconti e Fellini) che ridefinirono il cinema Italiano nel dopo guerra, e fu l’ultimo dei tre che scomparse, nel 2007.  Iniziò come neo-realista e documentarista (‘Gente del Po’, 1943), per poi esordire nel lungometraggio ‘Una Cronaca di un Amore (1950) con l’attraentissima Lucia Bosè (posseggo una copia restaurata della ‘Cronaca’). Già quì il retroscena cambia da un tipico ambiente neo-realistico di lavoratori a quello di una borghesia ottenebrante.

Non vorrei entrare in una critica di quest’affascinante persona ma solo per dire che l’assassinio misterioso di ‘Blow-up’ ha precedenti nella terza porzione della trilogia ‘I vinti’ del 1953 che tratta di un omicidio veramente avvenuto a Londra nel 1951. Anche qui la ‘mise en scène’ è Londra, e la trama tratta di un omicidio perfetto’. In questo caso, però, l’assassino, Herbert Leonard Mills, fu identificato e impiccato nel dicembre dello stesso anno.

Nel film ’Blow-up’, l’unico vero grande successo di Antonioni e il film che diede un successo mondiale ai due grandi attori,  Hemmings e Redgrave, l’omicidio è un preteso per illustrare vari temi, tra i quali suggerei i seguenti.

  1. Il fotografo come stella dei tempi e collegato alle belle donne sexy, alla nuova moda pop, alla vita bohèmiene, specialmente quella degli emergenti hippies. Nel film si vedono i ‘Yardbirds’ con i grandi gitarristi Jeff Beck e Jimmy Page (che poi suonò con il mitico Heavy Metal band ’Led Zeppelin’), il nuovo ‘permissive society’ per le relazioni sessuali, e le consuete droghe.
  2. L’aspetto illusorio della vita: ‘sono ma non sono’: il corpo (ma era veramente un omicidio?) che svanisce, come l’amante, e la donna misteriosa, il gioco di tennis immaginario (ma con il suono della palla sulla racchetta): un aspetto illusorio che conduce all’alienazione, al divorzio tra la realtà e l’immaginazione. Tutto esiste niente esiste. Tutto è vento, tutto è fumo.
  3. L’effetto del media. Viviamo in un mondo di gente vera ma che viene trasformata in fantasmi impossibili dal media che da tempo è diventato più importante del messaggio. Siamo creati, non solo di carne e ossa, ma sempre più da insidie, ego falsi, pettegolezzi che variano da quelle che sparlano i vicini a quelle che sono proclamate sui giornaletti chat. Infatti, ’Blow up’, girato in piena epoca analoga annuncia il digitale con l’artefare delle fotografie, con i party dei ‘social’, con il susseguirsi di ‘faccia a faccia’ da ‘telefonino a telefonino’. In questo senso Antonioni è proprio un profeta dei nostri tempi.

Ritornando al parco; mi domando: ma ero proprio lì tutti quegli anni come docente in quel collegio all’altra sponda della strada che divide questo parco squisitamente archetipicamente londinese con i suoi prati verdi (la quale erba conclude  l’ultima scena di ‘Blow up’). Esistevano qui una volta i dinosauri tra questi alberi?

 

 

(Fotografie nostre scattate nel 1985 in una festa nel Maryon Park)

Dov’è scomparso il giardiniere? E le mie biciclettate attraverso questa distesa così redolente di quella freschezza, quella giovinezza, quel vento che si sente quasi come il proprio respiro, un respiro cosmico che genera immagini evanescenti, misteri inspiegabili, coincidenze senza chiarimento, enigmi senza decifrazione: un continuo rebus di film, di parchi cambiati ma immutati, di gente scomparsa, di amori spariti, di nuove stagioni di speranze come le bolle di sapone…

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Fruscio di foglie:

cantano gli spiriti

di anime perse.

Londra Selvaggia

No. Qui non parlo delle popolari serate del venerdì quando i Londinesi lasciano le loro inibizioni e si danno al piacere lussurioso di club, spettacoli vari e anche molto – si direbbero certamente bere eccessivo.

No. Qui parlo di un altro aspetto delle vaste aree di verde contenute nella metropoli. Queste non sono parchi ben tenuti con fioriture che sono un gioiello naturale e prati verdissimi e ben curati. No. Sono proprio le misteriose oasi di natura conservate nel loro stato primitivo.

Parecchi di questi luoghi si possono trovare tramite due dei grandi sentieri ben segnalati che penetrano Londra.

Il primo è il ‘Capital ring’, lungo 126 kilometri, che attraversa posti come Horsenden Hill, l’antico tumulo del re anglo-Sassone Horsa (già descritto in un mio post a https://longoio3.com/2018/07/16/i-fiumi-e-i-canali-di-londra/), il palazzo di Eltham, il primo delle dimore reali. Anche qui c’è un mio post sul luogo a

La Storia di un’Aristocratica Italiana a Londra

Si passa per il vasto cimitero di Abney Wood, il parco Olimpico e il più grande dei parchi, quello di Richmond.

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L’altro sentiero è il green chain walk, circa settanta kilometri di lunghezza e tutto concentrato nella parte sud-est di Londra.  Quest’ultimo l’ho fatta a piedi e anche in bici e ci porta in luoghi veramente magici come la foresta di Oxleas con le sue campanule, Bostall woods con le rovine dell’antica abbazia di Lesnes e piena di narcissi selvatici a marzo e molte altre belle cose.

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Mi sono trovato su parte del green chain walk la settimana scorsa.

Prima ho attraversato il parco di Maryon-Wilson con il suo ruscello, il suo recinto di animali e i suoi alberi secolari.

 

Mi sono poi diretto verso una zona di affascinante geologia: il cosiddetto ‘Gilbert’s pit’ protetto come sito di grande interesse scientifico. Questo posto lo conoscevo da anni quando era ancora possibile fare una bella scalata sulle pareti paleogeniche.

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Ora però si può solo entrare in quella parte con un addetto poiché le pareti non sono solo pericolose, ma possono essere facilmente danneggiate da quelli in ricerca dei denti di squali di era cretacea, cioè di cinquantacinque milioni di anni fa quando questa zona era in fondo ad un antico oceano. Si possono trovare anche fossili di molluschi, spugne piante e rettili. Infatti, l’intera parete descrive una delle più complete dimostrazioni dei vari strati, sedimentari che compongono il bacino di Londra.

 

Storicamente qui ci fu un forte romano per sorvegliare l’entrare di navi ostili dalla Scandinavia lungo il Tamigi.

Più recentemente fu la tana di banditi che derubavano viaggiatori, insospetti. Infatti, parte di questa zona oscura e misteriosa si chiama ‘hanging wood’, cioè bosco dell’impiccagione poiché ogni tanto venivano i soldati dalle vicine caserme a catturare e poi impiccare i malviventi.

Ci sono begli esempi di bianco spino, betulle e querce in questa zona e sembra di essere proprio chissà dove, forse in qualche luogo dell’antico bosco che al tempo neolitico copriva tutta questa zona.

 

Pero’ ricordiamoci…siamo in una citta’ di dieci milioni di abitanti e uscendo in una radura si rivedono i grattacieli della city, e il Thames barrier, quella grande diga-a-volontà che protegge Londra dall’allagamento del Tamigi, che qui è un fiume soggetto a maree altissime quando le condizioni meteorologiche lo permettono.

 

 

Infatti, le situazioni quando si deve rialzare la diga stanno diventando sempre più frequenti a causa del riscaldamento globale. Chissà quando si deciderà di costruire una diga ancora più alta?

Uscendo dal bosco degli impiccati entro in un parco ben curato ma che conoscevo già, non perché ci sono già stato ma perché l’ho visto per la prima volta in un capolavoro di film di un grande registra italiano. Aspettate la prossima per dirvi di più pero!

Le selve oscure

rivelano la luce

del grande fiume.

 

 

Il Prato Fiorito di Londra

Se c’è una vista immancabile di Londra è certamente quella che si gode in cima a Primrose Hill, la collina della primula, che si trova poco più a nord del Regent’s park, uno dei famosi parchi Londinesi più belli e dove si può trovare lo Zoo.

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Certo non alta dal punto di vista delle colline Italiani (solo 63 metri di altezza) la collina della primula propone però un panorama mozzafiato della grande metropoli.

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Primrose Hill è anche un luogo di alta spiritualità. Fu qui che il sommo poeta, William Blake, sentì la propria epifania quando scrisse ‘ho conversato col sole spirituale; l’ho visto sulla collina della primula.’ (‘I have conversed with the spiritual sun. I saw him on Primrose Hill’) – parole che sono incise in un semi cerchio di pietra di York in cima alla collina.

Inoltre, il grande poeta gallese Iolo Morganwg qui tenne, il 21 giugno del 1792, la prima moderna riunione dei bard (vati) dell’antica religione celtica; un evento che diede nascita al National Eisteddfod, il maggior festival di musica, poesia e le arti celtiche nel quale il giovane Luciano Pavarotti partecipò col babbo nel 1955.

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Ieri il ‘prato fiorito’ di Londra era veramente incantevole. Approcciandolo attraverso un piccolo quartiere, un tipico esempio di ‘villaggio urbano’ che caratterizza Londra, luogo amato da poeti come Yeats, Dylan Thomas e Sylvia Plath che qui trovarono alloggio, da non escludere il caro amico e collaboratore di Karl Marx, Friedrich Engels; con negozietti tipici, pub accoglienti e ristori di alta qualità, mi sono chiesto dove altro potrei trovare questo matrimonio mistico tra città e campagna che poche altre metropoli possono offrire.

Come Blake, mi sono riempito del colloquio con il sole spirituale (e anche fisico, poiché in questi giorni Londra gode di una gloriosa estate) e mi sono fissato gli occhi su una delle più belle ed affascinanti città del mondo.

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Spirito grande
di una città unica:
colle primula.

Pride in Gay Pride

On the occasion of the five hundredth anniversary of the death of Leonardo da Vinci and on the occasion of the Gay Pride parade of Tuscany, which will take place in Pisa on 6 July, the “Ippolito Rosellini” cultural group, with the Patronage of the Municipality of Vicopisano and the ‘Pink riot Arci gay’ association, has organized an exhibition with the theme “Eros at the time of Leonardo da Vinci”.

The exhibition, curated by Giovanni Ranieri Fascetti, presents, through images and texts, from the 1400s and 1500s, homosexual and heterosexual love during the time of the great genius. Leonardo, along with many artists and writers of his era, contributed decisively to a veritable revolution in thoughts and customs: by bringing men’s attention back to nature and the beauty of our human bodies.

Re-reading Kenneth Clark’s seminal work ‘The Nude’ I realise that a heavy blow was dealt to the predominance of medieval sexophobia and to that sense of sin (just look at Charles Kingsley’s novel – of ‘Water Babies’ fame – ‘Hypatia’ in this respect) which for centuries had oppressed western humanity and was used by the ruling classes to consolidate their wealth and power.

This revolution led to a rediscovery of classical myths and a properly primordial conception of life: it was a weapon for the destruction of homophobic and sexophobic fanaticism against beauty; that beauty pervading works of true genius. Without it such masterpieces as Botticelli’s ‘Birth of Venus’ could never have been conceived.

The location of the exhibition, Vicopisano’s Palazzo Pretorio, is not accidental: in 1503 Leonardo da Vinci was in Vicopisano engaged in the development of projects for the conquest of Pisa. That ambience, hosting the exhibition with its ancient secrets, serves, with its atmosphere of a dark and repressive place, to give an idea of ​​how terrible punishments could be for ‘sexual faults’.

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My parents were divided in this celebration of emancipation of love independence of gender. My father still thought of that category of ‘queers’. My mother, as a psychoanalyst, had a soft spot for what Oscar Wilde described as ‘the love that cannot be told’, although, paradoxically, she couldn’t stand lesbians, or even women wearing trousers.

Times have changed, fortunately, in many parts of the world. I am not afraid to admit my encounters in my teens with same-sex relations. I see them as fun, not serious, and as a positive development in my final decision to go for heterosexuality in the love for my partner.

Yet, to this day (recently, most notoriously in Brunei), there are many parts of the world where marriage (let alone love) is still regarded as only heterosexual, to be punished otherwise by the secession of life in the loving partners.

Those days when a woman would lie flat on a bed and ‘think of England’ while her male partner penetrated her, in the hope that she would produce an heir worthy of the nation, have long long since passed.

May we hope that such times disappear and that love may be re-established throughout the world, regardless of sex, gender, or whatever other fashionable nomenclature may be applied to it, as the sole redeeming and truly godly essence that will save our beautiful and so sadly threatened world.

In this respect I note that Bagni di Lucca, under its former and admirable mayor Massimo Betti, celebrated its first gay marriage, of which I was the officiant, at Pian di Fiume, over eight years ago and that, since the legge Cirinna’ of 2017, same-sex civil marriages have become sanctioned under Italian law. Indeed, we attended such a marriage in the same fortress of Vicopisano where the Eros exhibition takes place, this year. For more details on that see my post at https://longoio3.com/2019/04/20/civil-union-at-vicopisano/

May LOVE ever be told. FOR EVER NOW.

“Eros during the time of Leonardo da Vinci” will be inaugurated at 9pm on Friday 5 July and will remain open to the public until 30 July every Saturday, from 3.30pm to 6pm and Sunday from 10am to 12.30pm and from 3pm to 6 pm. Admission is free.

Time for Revisione

I’ve often been asked…I’ve sometimes been asked…someone asked me once: ‘can you recommend a decent garage around Bagni di Lucca?’

Depends really what one is looking for.  Do you have a car, a motorbike, a scooter, an ‘automobile d’epoca’ (vintage car), for example?

My scooter MOT came up this June. MOT is called ‘revisione’ in Italian and the first MOT has to be done four years after the scooter has been registered (immatricolata) for the very first time. Thereafter, it’s due every two years.

Checks are carried out on the following:

  1. Documents relating to the vehicle.
  2. Brakes.
  3. Exhaust gas.
  4. Noise level.
  5. Lights including beam alignment.
  6. Check to see if the original vehicle specifications have been changed without authorisation.

If the revisione is successfully passed then a stamp is placed in the vehicle’s ‘libretto di circolazione’ (vehicle registration document). If it isn’t then there are two options. Either the revisione is to be repeated or, in the worst cases, the vehicle is ‘sospeso’ or withheld from going on the road again.

The best place to have a revisione for a car in Bagni, in my opinion, is the one just to the right of the road leading to Fornoli railway station. For a motorcycle or scooter then the best choice is Lombardi at Pian Della Rocca, between Borgo Penny Market and Calavorno.

The standard charge for a revisione is, for 2019, Euro 65.

Many garages in Italy are veritable mini-museums of nostalgic wonders. While I was myself ‘sospeso’ waiting for the results of my Aprilia Scarabeo’s MOT I wandered round the place and noticed the following, including a WW2 Italian army Moto Guzzi and a delectable Porche, quite apart from the sweet Cinquina, one of which we were the proud owners of before it ended its life (and almost ours) just over two years ago.

Incidentally,  I sold my old Triumph to Lombardi, having decided that one more avenue of pleasure, that of motobike riding, was due for closure.

For further details see Lombardi’s web site at

https://autofficina-lombardi.business.site/