Over the Moon

On Sunday night, 20th July 1969, we, as Cambridge undergraduates of King’s college, were returning from a party and stopped to look at the moon which was waxing crescent with around 30 per cent of its surface visible. A waxing crescent is, of course, the first phase after the New Moon and is a great time to see the features of our only satellite’s surface.

We were standing in King’s parade opposite King’s college chapel and discussing mankind’s first moon landing. Had it happened yet? We weren’t sure.

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At the college there was only one television set which we junior members could watch. It was placed in a rather small and not very hospitable room next to the bar. I recall never having watched anything on it except for the first episode of ‘Dad’s Army ‘which had started up in 1968.

My thoughts about the moon was that, as a symbol of the Greek goddess Artemis and the Roman Diana – the virgin goddess who swore never to marry – was now about to be violated by men. I, therefore, did not feel too excited about a new frontier of science and technology; a fresh land to be explored but, instead, saddened that this untouched satellite was about to be all but raped.

I also felt that, as the new world had been conquered by an alien civilization from Europe, the moon was about to be similarly conquered by new subjugators and that, in my old age, Saga holidays would be offering cut- price vacations to the ‘Mare serenitatis’ (sea of tranquility) or the Aitken basin, the moon’s largest crater at 1,600 miles across.

As we know, in hindsight, nothing like this did happen in the fifty years that followed that ‘giant leap for mankind’ (although people like Elon Musk might probably change all that within the next ten).

The US of A was then not particularly popular with us radical students. I was, that previous year, trampled by a horse at Grosvenor Square, during an anti-Vietnam demonstration in which police violence on a scale never before experienced in the UK had been used. The then president, Nixon, was of a similar ilk of the present POTUS, although, at least, he was able to string sentences together that made some sort of grammatical sense.

I sometimes wonder if the USA has ever been an adored ally of the UK, at least since the death of that supreme president, Franklin Delano Roosevelt.

Grosvenor square, when I visited it earlier this week, is a much changed place from that vicious mayhem of 1968. The US embassy has moved south of the river to Battersea (much to trumpet’s chagrin) and the former building is now being turned into a luxury hotel. On the lawns of the square there was live jazz, food stalls and a convivial atmosphere with people basking on deckchairs in the brilliant sunshine of a London heat wave.

The moon means so much to me. I do sense it as a supreme feminine presence and on that ravishment of her silver sex I feel that there should at least have been one woman present. Those were other times, however, and even today no woman has placed her foot on our virgin goddess satellite.

Last year there was a spectacular lunar eclipse at Bagni di Lucca and an entrancing concert was arranged on the grounds of the Villa Bonvisi in the old part of the town.

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If you missed this concert you can read all about it in my post at

Some Enchanted Evening

The same singer, Charlotte Potter, will be joined by Bagni Di Lucca’s own tenor Claudio Sassetti for a concert in the Circolo dei Forestieri square  this Monday at 9 pm. For more details see:

https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=2246885345408999&id=100002626665671

Some planets in our solar system and those systems that lie beyond our cluster have more than one moon. One morning I woke up after a strange dream in which I felt I had been abducted by alien beings from another galaxy. The planetary inhabitants that had abducted me had two moons for their universe. Here is the description I wrote while still under the influence of those beings. Believe me, I am not mad, or ‘Luna-tic’, as they sometimes say!

 

HORIZONS

Gigantic cliffs stand peaked like wings of gulls

and cut through sky of indigo. Two moons

lie hung upon translucent pregnancy:

this is the planet where there is no sound.

 

At dusk spiced crimson rocks drum granite chords

which penetrate hard entrails of stilled earth,

bronze sands vibrate with fluent overtones,

ionosphere drops ultrasonic waves.

 

Here is the summit and below hot seas

of sapphire circle coastlines, solarized

and drawn towards cerise-soaked longitudes:

the night is stretched out like a waking cat.

 

Il Prato Fiorito di Londra

Se c’è una vista immancabile di Londra è certamente quella che si gode in cima a Primrose Hill, la collina della primula, che si trova poco più a nord del Regent’s park, uno dei famosi parchi Londinesi più belli e dove si può trovare lo Zoo.

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Certo non alta dal punto di vista delle colline Italiani (solo 63 metri di altezza) la collina della primula propone però un panorama mozzafiato della grande metropoli.

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Primrose Hill è anche un luogo di alta spiritualità. Fu qui che il sommo poeta, William Blake, sentì la propria epifania quando scrisse ‘ho conversato col sole spirituale; l’ho visto sulla collina della primula.’ (‘I have conversed with the spiritual sun. I saw him on Primrose Hill’) – parole che sono incise in un semi cerchio di pietra di York in cima alla collina.

Inoltre, il grande poeta gallese Iolo Morganwg qui tenne, il 21 giugno del 1792, la prima moderna riunione dei bard (vati) dell’antica religione celtica; un evento che diede nascita al National Eisteddfod, il maggior festival di musica, poesia e le arti celtiche nel quale il giovane Luciano Pavarotti partecipò col babbo nel 1955.

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Ieri il ‘prato fiorito’ di Londra era veramente incantevole. Approcciandolo attraverso un piccolo quartiere, un tipico esempio di ‘villaggio urbano’ che caratterizza Londra, luogo amato da poeti come Yeats, Dylan Thomas e Sylvia Plath che qui trovarono alloggio, da non escludere il caro amico e collaboratore di Karl Marx, Friedrich Engels; con negozietti tipici, pub accoglienti e ristori di alta qualità, mi sono chiesto dove altro potrei trovare questo matrimonio mistico tra città e campagna che poche altre metropoli possono offrire.

Come Blake, mi sono riempito del colloquio con il sole spirituale (e anche fisico, poiché in questi giorni Londra gode di una gloriosa estate) e mi sono fissato gli occhi su una delle più belle ed affascinanti città del mondo.

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Spirito grande
di una città unica:
colle primula.

Addio Elia – al nostro incontro in un luogo più felice..

Quando Elia, la mamma, di mia moglie, Alexandra, compì il suo novantottesimo compleanno lo scorso dieci giugno, mi trovavo alla casa sua di Londra; noi tre abbiamo celebrato questo grande avvenimento della sua vita pensando proprio che ci sarebbe stata una festa ancora più bella quando, tra due anni, la mamma avrebbe compiuto il suo centenario.

Purtroppo la vita rimarrà sempre un susseguirsi di avvenimenti oscuri e di mete mai raggiunte; il pomeriggio del martedì scorso, il venti cinque giugno, la persona che diede nascita a mia moglie di oltre quaranta anni, Alexandra il più grande dono della mia vita, è volata in cielo con il suo angelo custode, a essere nell’amore eterno del Creatore.

Nata a Vittorio Veneto, poco meno di tre anni da quella grande vittoria, gloriosa e amara nello stesso tempo, firmata dal Generale Diaz, le parole della quale proclamazione, si possono trovare in ogni municipio d Italia (incluso, si capisce, Bagni di Lucca), crebbe in un difficile dopoguerra quando l’intera regione veneta era ancora un luogo dove tanti fuggivano per le più prospere regioni Lombarde.

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Elia Piaia nacque vicino al fiume Meschio, che scorre tra i due antichi centri di Ceneda, luogo di nascita del librettista di Mozart, Lorenzo da Ponte, e Serravalle, la fortezza che proteggeva la Serenissima dalle incursioni austro-ungariche. Solo dopo l’unificazione dell’Italia furono i due luoghi uniti in un municipio col nome ‘Vittorio’, in onore del nuovo re, e solo due anni dopo la nascita di Elia fu aggiunto il nome ‘Veneto’. Quante vie chiamate ‘Vittorio Veneto’ ora si trovano in Italia!

Grazie all’industria intraprendente della famiglia veneta di Colussi, fondata nel 1911 da Giacomo, originario di Belluno, fu stabilita una fabbrica per la manifattura dei famosi biscotti (cito solo il nome di Baicoli) a Vittorio Veneto del 1936 e qui la giovane Elia trovò impiego. Fu nello stesso anno che colpì il terremoto del Cansiglio che Elia mi raccontava sempre con quello stesso senso di paura di allora.

La Seconda Guerra seguì poco dopo e anche qui i suoi racconti di fame e povertà mi fecero capire come sia stata quella carestia. La felicità non fu mai persa, però, e le scampagnate sull’altipiano del Cansiglio col fragore dei suoi abeti fu un sollievo dal calore estivo che affligge la pianura attorno alla citta di Vittorio Veneto.

Poco dopo la fine di un conflitto che lasciò una nazione inginocchiata, pressoché azzerata nelle sue infrastrutture, ma con un devoto spirito di riafferrare, Elia prese una decisione che poche donne di allora, con la mentalità di un’etica dove era l’abitudine per le femmine di sottomettersi alla volontà della famiglia patriarcale, dove per le donne viaggiare da solo fu considerato quasi una vergogna, dove andare a un paese ex-nemico, senza neppure conoscere la lingua e i costumi: aveva di uno spirito di coraggio eccezionale.

Elia, dunque, prese la decisione di emigrare in Inghilterra. Trovò lavoro presso il Duca di Norfolk, il cugino di Sua Maestà e l’unico cattolico di quella famiglia, ricusante della chiesa protestante e Lord del magnifico castello di Arundel. Qui incontrò un altro impiegato Italiano del duca. Tra di loro sbocciò un amore invincibile che durò fino alla scomparsa del Cavaliere Dino Cipriani nel 2008 e del quale fu frutto la nascita della figlia Alexandra, fiore della mia vita.

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Il Regno Unito anch’esso si trovava in guai estremi dopo quella guerra. Mi ricordo, per esempio, che solo nel 1954 furono aboliti i libretti per i coupon di razioni. L’Italia non doveva solo ricostruirsi economicamente ma anche riprendersi la stima che, una volta, teneva nella mente degli inglesi. Molti furono gli esempi che oggi si chiamerebbero razzisti contro gli italiani esteri d’Inghilterra: parolacce, scritti osceni appiccicati sui cancelli, lettere anonime, minacce – le solite cose che non ci dovrebbero far male, ma che lo fanno invece.

Allo stesso tempo, però, Elia mi disse che si sentiva più libera che mai in Inghilterra, lontana dalle pettegolezze e le malizie del suo paese natio.

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(Saint James Park, London)

Fu il conte Umberto Morra di Lavriano, scrittore, giornalista e anti-fascista ad assistere a rimettere la dignità dell’Italia nel suo giusto posto. Negli anni 43-45 collaborò col governo Badoglio a Bari e incontrò Ian Greenlees col quale ritenne una lunga amicizia.

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(Nel castello del Conte Morra)

In particolare, fu la fondazione dell’Istituto Italiano a Londra, del quale Morra fu direttore dal 1955 al 1959, che aiutò tanto a ripristinare l’onore e il valore del bel paese per i sudditi di Sua Maestà. Ad assistere in questo compito furono il mio suocero, Cavalier Dino Cipriani, il segretario generale dell’istituto per più di quarant’anni e mia suocera Elia che si curava della reception e, in più, aprì un ristoro nell’istituto, dove gli inglesi potevano gustare i suoi squisiti mangiarini.

A pensare quanti illustri siano passati per i portoni dell’elegante edificio dell’istituto a Belgrave Square: Bernard Berenson, Ian Greenlees, Kenneth Clark, Ted Hughes, Camillo Pennati, Giuseppe Ungaretti, Luciano Berio in compagnia di Paul McCartney e … Franco Zeffirelli per dire quelli che mi vengono in mente per primo.

Elia amava appassionatamente il suo giardino che teneva elegantissimo come un salotto. Leggeva tanto: per esempio, conosceva tutti i romanzi di Jane Austen in italiano e in inglese. Amava la musica – il coro degli schiavi da ‘Nabucco’, in particolare. Era apprezzata da tutti e poteva parlare con ogni persona, non importa se famosa o no. Certo, la società che frequentava l’istituto quando era impiegata la stimolava, ma senza mai intimidirla.

Elia ha trovato un posto nel cuore anche per Bagni di Lucca. Infatti, la sua ultima Pasqua l’ha passata qui. Mi ricordo a quell’istante il bel gesto di Marco Nicoli quando la invitò a pescare i numeri vincenti della lotteria a Fornoli.

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E le sue caminate li faceva sempre:

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(Alla chiesina di Longoio)

In ogni cosa Elia era una perfezionista; la sua vita sarà un esempio per tutte quelle persone fortunate di aver conosciuto una donna pioniera dei suoi tempi: una signora moderna in un’altra epoca, una valida contribuente a ripristinare l’onore e l’apprezzamento dell’Italia all’estero e un ricordo, che rimarrà sempre fresco, come la sua carnagione che soleggiava di gioventù fino a quel traguardo che tutti dovranno raggiungere, non si sa quando e non si sa come.

A Dio cara Elia!

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(Elia questa Pasqua)

D-day, B-day?

It is ironic and tragic that those people, so young and so brave, who fought for a new, liberated Europe, free from bloody conflict and united in a common good, are being celebrated by some European politicians (including, shamefully, those in my country which remained a beacon of hope throughout the war) who want the break-up of this new Europe so many died for and which has (so far) ensured that re-incarnations of toothbrush-moustached corporals and swaggering predappian baldies, even in the figures of those junk-shop imitations, farago and boojo, will never again soil our beautiful and pleasant lands.

https://www.independent.co.uk/news/uk/politics/brexit-vote-d-day-anniversary-veterans-ww2-eu-europe-a8946046.html

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Gli Uccelli d’Europa

L’Italia è sempre vicina a Londra. Ci sono pochi degli autobus rossi a due piani dove non si sente almeno una voce Italiana. I ristoranti Italiani di Londra sono leggendari. C’è un intera zona tradizionalmente Italiana attorno l’omonima chiesa di Clerkenwell.

Se il tempo illude con la consueta pioggia si può sempre trovare rifugio nella National Gallery che non è solo colma di quadri di scuola italiana ma proprio di quelli più belli. Per esempio, il Tobia col angelo, esposto alla mostra del Verocchio nel palazzo Strozzi di Firenze, proviene dalla National. (Per poi non parlare dei suoi Leonardo!)
Certo, si potrebbe dire che l’Italia abbia venduto il suo patrimonio per un piatto di lenticchie negli anni passati. Però, almeno ha fatto conoscere la sua immensa creatività nel mondo.
Certi quadri dall’Italia sono stati divisi tra varie gallerie d’arte. La battaglia di San Romano di Paolo Uccello, che descrive lo scontro tra le forze fiorentine e senesi avvenuto nel 1432, è dipinto in tre pannelli che si trovano negli Uffizi, nel Louvre e nel National Gallery.
Questi sono, nella National, Niccolò Mauruzi da Tolentino:

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Negli Uffizi, Mauruzi da Tolentino sconfigge Bernardino della Ciarda:

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Nel Louvre, la carica di Michelotto da Cotignola:

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Paolo Uccello è famoso per il suo uso della perspettiva. In più, la battaglia viene rappresentata come quasi un torneo festoso invece di un bagno nel sangue.

Qualche anno fa mia moglie trovo’ un kit di modelismo in cartone, dei due cavalieri principali nella battaglia. Mi sono divertito l’altro giorno a montare questo kit, che non era del tutto facile. Comunque, c’è lo fatta e ecco qui un’altra versione della battaglia di San Romano.

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Giostra eterna,

cavalli bianchi e neri:

forza yin e yan.

 

La Croce della Regina Eleonora

Davanti alla stazione ferroviaria di Charing Cross, che è vicina a Trafalgar square, si trova una croce in memoria della processione della bara della Regina Eleonora di Castile, moglie del re Edoardo I, che regnò tra il 1272 e il 1307. Ecco come deriva il ‘cross’ nel nome della stazione. ‘Charing’ invece è derivata dal francese ‘chere reine’, cara regina.

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La Charing Cross è l’ultima di dodici croci commemorative erette per segnare il luogo dove le spoglie dell’amata regina furono deposte per la notte durante il lungo viaggio da Harby, vicino a Lincoln e dove morì nel 1290, fino all’abbazzia di Westminster dove fu sepolta.

Qui si vedono i luoghi dove furono poste le croci Eleanor.

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Di queste dodici croci rimangono solo tre nello stato originale.

Geddington, Northamptonshire. (La meglio conservata).

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Hardingstone, Northampton.

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Waltham, Herts.

Delle altre, solo qualche frammento rimane. In qualche caso esiste una lapide moderna commemorativa. L’unica, però, che è stata ricostruita alla sua pienezza è proprio quella davanti alla movimentata stazione nel cuore di Londra. Fu edificata nel 1865 dalla compagnia ferroviaria dell’omonima stazione. La croce, sebbene non sia originale, serba nelle sue eleganti forme neogotiche qualche sentimento dell’ispirazione originale di un re morto ottocento anni fa e addolorato, insolitamente per l’epoca, per la morte della sua amata consorte.

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Istruita eccezionalmente per i suoi tempi, Eleonora fu patrona della letteratura, introdusse la moda dei tapetti in Inghilterra, scegliendo con grande gusto dai mercanti orientali. Fu un esperta nel modellare i giardini e, inoltre, era una brava donna d’affari e fece la propria fortuna come contessa di Ponthieu. Morì all’età di 49 anni dopo aver dato otto figli al re.


Offrite un pensiero alla regina Eleonora qualche volta o viandanti quando prendete il vostro treno da Charing Cross…

 

Un re innalza

le lacrime di pietra:

amore eterno.

 

 

 

La Scuola di un Principe del Galles

Londra è piena di palazzi, la maggior parte dei quali sono sconosciuti a quelli che visitano questa grande metropoli. Certo, andranno al palazzo di Hampton Court e di Kensington, e avranno almeno visto dall’esterno la dimora Londinese di Sua Maestà, Buckingham palace. Ma chi è mai stato al palazzo di Lambeth dove abita l’Arcivescovo di Canterbury, oppure il palazzo di Eltham, il più antico dei palazzi reali? Tutti quest’altri sono stati descritti nei miei post.

Oltre ai palazzi ci sono dimore affascinanti. Tra queste si trova Charlton House nell’omonimo sobborgo di Londra sudest. Mi trovai lì qualche giorno fa in occasione di un bel concerto di clarinetto e pianoforte.

Charlton House fu costruita fra il 1607 e il 1612 per Sir Adam Newton che era il prof. di Enrico, principe di Galles, il primogenito del re Giacomo I. Tristemente Enrico morì giovane e succedette invece suo fratello Carlo I, famoso per aver perso la testa dopo la guerra civile inglese.
La bella cosa del palazzo è che non è diventato ne museo ne è stato abbandonato. Tuttora è un vivace centro di comunità con molte attività sociali: classi, raduni, conferenze, mostre e così via. Ospita anche un bar.

L’esterno serba un’architettura che transita dal tardi medioevo del cinquecento a uno stile rinascimentale tutto a modo inglese e con qualche tocco fiammingo.

L’interno contiene dei saloni, certi dei quali sono veramente signorili.
La sala principale serba un monumentale camino affiancato da due statue mitologiche.

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La galleria, come altri simili in diversi palazzi, serviva come luogo di passeggiata durante le frequenti giornate di pioggia della Gran Bretagna.

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Altre stanze hanno tutte le loro particolarità.

Da notare sono le decorazioni dei soffitti dette ‘strapwork’ che imitano le lavorazioni di cuoio.

DSCN0175~2 La scalinata  principale e’  molto particolare.

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Accanto al palazzo si trova una sala usata per concerti e conferenze. Ogni venerdì alle una si esegue un concerto con offerta. I programmi sono veramente da seguire; molti vengono eseguiti dagli studenti della vicina scuola di musica, Trinity. Quest’ultimo venerdì il programma fu cosi’:

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Particolarmente attraenti  furono le bagatelle di Gerald Finzi. Finzi , il cui nonno proveniva da una famiglia ebrea di Livorno, è un compositore tra i miei più preferiti. La sua musica, di tono elegaico e pastorale, riflette su un’Inghilterra quasi scomparsa. Il clarinetto fu uno strumento favorito da Finzi che scrisse un concerto che penetra il cuore. Finzi fu anche agronomo appassionato e salvò parecchie specie di mela antica dall’estinsione.

Tristemente mori’ a soli 55 anni nel 1956.
Come  riflettero gli artisti, non ci potrebbe essere stato luogo più idoneo per eseguire il concerto poiché Charlton House è circondata da prati lussureggianti, rose in pieno fiore e perfino delle palme.

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Cresce qui  anche il gelso più antico dell’isola, piantato dal re Giacomo nel seicento.

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Il nido di un re

che mai toccò corona:

e sboccia il gelso.

 

Il Bunker della Battaglia Del Regno Unito

E’ qui che Churchill disse “mai nel campo degli conflitti umani così tanti dovettero così tanto a così pochi”.

Visitai ieri, sotto un  nevischio, il bunker segreto a Uxbridge, centro di comando, sotto il Maresciallo Dowding, dell’undicesimo gruppo della RAF che, con i suoi mitici caccia Spitfire e Hurricane, nell’estate del 1940 causarono la prima sconfitta del regime nazista nella ‘Battle of Britain’ – la battaglia d’Inghilterra – così, assistendo gli alleati nel 1944, dai porti inglesi, di sbarcare in Normandia e porre fine alla Seconda Guerra Mondiale.

Questo bunker è un luogo veramente valoroso nella storia dell’Europa democratica e anche importante per le donne, che qui assunsero nel loro lavoro un importanza strategica di primo grado.

Il locale è stato rimesso com’era il 15 settembre del 1940, il giorno definitivo che fermò l’invasione di Hitler,  un giorno commemorato tuttora come ‘Battle of Britain day’.

Per ulteriori informazioni vedere

(PS. Il Regno Unito aiutò a salvare l’Europa dagli anni oscuri – che non entri se stesso in nuovi anni oscuri con questo famigerato brexit … questa è la mia grande speranza…)

Sembrano croupiers:

 vita d’una nazione

è qui giocata.

Un Albero Italiano a Londra

Grosvenor square nel distretto di Mayfair a Londra era, fino a recente,  il luogo dell’ambasciata Americana. Mi ricordo di aver preso parte ai moti studenteschi contro la guerra del Vietnam in questa piazza.

Ora l’ambasciata Americana non si trova piu’ qui ma al sud del Tamigi in una ex-zona industriale, una situazione che ha suscitato l’ira di Trump. (Intanto anche quella nuova e’ chiusa..).

Rimane, pero’, l’ambasciata Italiana ospitata in un bel edificio settecentesco, l’unico rimasto in piazza, ora sotto le fasce e in fase di restauro.

Mi ricordo che siamo stati invitati ad un ricevimento qui e rimasi stupefatto dalla magnifica collezione di quadri classici che serba l’ambasciata.

Caminando nei dintorni dell’edificio l’altro giorno, notai un bel alberino di mimosa donato da Ciampi, che stimo per la sua lotta come partigiano e per la sua dignita’ come presidente della repubblica.

L’albero cresce,

scompaiono ricordi:

la vita è così.

Dove Visse Peter Pan

Londra è famosa per suoi parchi. Tra questi i parchi reali, le antiche riserve di caccia dei re sono tra i più belli. Proprio nel centro di Londra si può fare una camminata di parecchi kilometri attraverso un parco reale dopo l’altro, sempre immerso nel verde.

Prendendo la metropolitana a Notting Hill Gate, un distretto reso ancora più noto dall’ononimo film con Julia Roberts e Hugh Grant, si può attraversare Kensington gardens, Hyde park, Green park e Saint James Park per arrivare a Parliament square e Westminster Abbey.

Questo giro, in gran parte, lo feci l’altro giorno, e ogni parco serba le sue bellezze particolari.

Parlando solo di Kensington gardens, l’antico giardino dell’omonimo Palazzo dove visse la giovane principessa Victoria, la principessa Diana ed ora la Megan e Harry, si possono notare spunti bellissimi anche nei cupi giorni d’inverno.

Nelle mie foto vedrete il sentiero segnato che commemora la principessa Diana, il laghetto rotondo davanti al Palazzo, la statua dell’energia fisica, capolavoro di G. F. Watts che la rappresenta in forma di cavallo e cavaliere, degli antichi castagni, la graziosa statua del perennemente giovanile Peter Pan, il Serpentine, il lago dove si annego’ Harriet, la prima moglie di Shelley, la grande varietà di uccelli acquatici, incluso il cormorano, i giardini italiani con le loro fontane, dono del principe Alberto alla moglie-regina Victoria, la nicchia, disegnata da Wren, della regina Anna, tra molte altre belle cose.

 

Potrete immaginare quanto più risaltate saranno le bellezze di questi parchi quando arriva la primavera!

Come uno disse:
sempre dopo l’inverno
la primavera…