La Mia Scuola Inglese

Rivedere la propria scuola dopo più di cinquant’anni? Questo non è successo a me, che qualche visita l’avevo già fatta nel passato, ma a un mio compagno di classe, ora felicemente sposato alla sua bella moglie americana e con dimora nel Michigan.

La scuola nostra – che in Italia corrisponderebbe a un’amalgamazione della scuola media con il liceo – si chiama ‘Dulwich College’ e quest’anno compie quattro cento anni dalla sua fondazione da Edward Alleyn, attore e amico di Shakespeare.

Nato nel 1566 e battezzato nella chiesa di Saint Botolph Bishopsgate, per la più parte della sua carriera fece l’attore. Interpretò i ruoli principali nelle tre opere maggiori di Christopher Marlowe: Faustus, Tamburlaine e Barabas nell’Ebreo di Malta’, ruoli scritti specialmente per lui. Edward Alleyn era noto per le sue dimensioni fisiche e la sua interpretazione nelle parti ‘di eroe. Altri ruoli includevano Orlando nell’Orlando Furioso di Robert Greene – adattato dall’Ariosto – un’apposita connessione fra Dulwich, Londra e Castelnuovo di Garfagnana.

Nel 1619, con i suoi guadagni dal teatro, Alleyn fondò, per opera di beneficienza, una scuola per dodici scolari poveri chiamata ‘college of God’s gift’ – ‘il collegio del dono di Dio’. Da quell’inizio modesto crebbe una delle più insigni ‘public schools’ dell’Inghilterra, una che ora conta più di mille e quattro cento allievi.

Ora dovete capire che ‘public school’ in inglese non significa ‘scuola pubblica aperta a tutti’. Il termine ‘scuola pubblica’ è emersa nel diciottesimo secolo, quando la reputazione di alcune scuole locali (le cosiddette ‘grammar schools’) si diffuse oltre i loro immediati dintorni. Hanno iniziato a frequentarle gli studenti i cui genitori potevano permettersi le spese di residenza e quindi sono diventati ‘pubbliche’, al contrario delle scuole ‘locali’.

Dopo l’ultima guerra nel clima idealistico del nuovo governo socialista (Labour government) sorse una rivoluzione nel campo dell’istruzione pubblica. Perché dovettero queste scuole pubbliche rimanere esclusive solo a quelli che potevano permettersi le spese? Il ‘Dulwich experiment’ sorse per dare agli allievi di famiglie più povere, tramite una borsa di studio guadagnata tramite un esame, l’opportunità di far parte di una ‘public school’. Così, io e il mio amico siamo riusciti, tramite l’esame, a entrare in una notevole scuola senza pagare un penny, nemmeno per i quaderni di studio.

In quella scuola in quell’epoca mitica c’erano tutti, dalle famiglie più ricche con belle ville a quelle più povere, residenti di appartamenti di case comunali. E noi ragazzi (perché era ed è tuttora una scuola per ragazzi) si stava d’accordo, senza ostentazione, attraverso tutte le permutazioni del sistema di classe che, purtroppo esiste ancora nel Regno Unito. Non solo: si stava d’accordo anche con i ragazzi che venivano dall’Africa, dall’America e dall’Asia senza conoscenza di quella parola ‘razzismo’; le amicizie a quei tempi non avevano distinzione di classe o di religione o di razza. Eravamo tutti ‘Dulwich boys’ e lo saremo sempre come le nuove generazioni: la scuola che si frequenta ci forma il futuro come nessun altra istituzione.

Io e il mio compagno di classe, che può ancora recitare a memoria tutti i nomi degli allievi della nostra classe, abbiamo fatto un appuntamento per la visita e siamo stati accolti con grande cordialità. Un ex-scolaro ci ha fatto guida e abbiamo visitato lo splendido edificio Vittoriano, edificato in stile Veneziano (e mi ricordo che mia moglie è metà veneta) da Charles Barry, figlio dell’architetto delle case del parlamento di Londra, e inaugurato nel 1870 dal principe e la principessa del Galles (il principe sarebbe poi diventato Sua Maestà il Re Edoardo VII)

Ecco lo stupendo complesso della nostra scuola visto al suo approccio. Se siete stati a Verona non vi ricorda il suo campanile della chiesa di San Zeno?

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E qui c’è la grande sala di riunione dove si riunisce per l’assemblea mattutina e si ascolta il Master (termine specialmente usato da Dulwich per riferire al preside).

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In questa sala si recita questa preghiera in onore del nostro fondatore, che ricorderò sempre:

We give thee humble and hearty thanks,
O most merciful Father,
For the memory in this place of Edward Alleyn,
Our founder and benefactor,
By whose benefit this whole college of God’s gift
Is brought up to godliness and good learning;
And we beseech thee to give us grace to use these thy blessings
To the glory of thy holy name,
That we may here fulfil the good intent of our founder,
And become faithful servants to thee, and to our country, and to our world,
And at last be made partakers
In thy heavenly promise of the life everlasting;
Through Jesus Christ our Lord
Amen

(Traduzione:

Ti rendiamo umili e cordiali ringraziamenti,

O Padre misericordioso,

Per la memoria in questo posto di Edward Alleyn,

Il nostro fondatore e benefattore,

A beneficio di chi tutto questo collegio del dono di Dio

È istruito alla pietà e al buon apprendimento;

E ti supplichiamo di darci la grazia di usare queste tue benedizioni

Alla gloria del tuo santo nome,

Che qui possiamo adempiere la buona intenzione del nostro fondatore,

E diventare fedeli servi di te, e per il nostro paese e per il nostro mondo,

E alla fine diventare partecipi

Nella tua promessa celeste della vita eterna;

Per mezzo di Gesù Cristo nostro Signore

Amen

 

Sotto la grande sala c’è il ’Lower hall’, un’altra sala appesa con quadri di noti alunni del passato e con il baule del tesoro che conteneva i fondi del college. Notate le tre serrature. Ci volevano tre persone con tre chiavi diverse per aprirlo e cosi evitare un ladro furtivo – bella misura di sicurezza!

 

Ai nostri tempi si doveva sempre portare un cappello detto ‘school cap’ che era messa al retro della testa.

 

In estate il ‘cap’ era scambiato con un boater, cioè una paglietta.

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La nostra divisa includeva le camicie con colletto separato inamidato e una giacca che doveva essere sempre bottonata e che non si poteva togliere, anche nei giorni più caldi senza il permesso del prof.

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Mi ricordo che se, anche fuori scuola, la divisa non era messa come si doveva, cioè, per esempio, senza cappello, si riceveva una punizione che andava da ‘early report’, cioè di arrivare a scuola mezz’ora prima fino, per i casi severi, alla bacchetta! Certi diranno un ambiente veramente Dickensiano! Ma che bravi furono certi nostri professori, veri ispiratori…

La biblioteca della scuola è sicuramente ben messa con (non ancora nei nostri tempi d’alunni) la digitalizzazione a modo. Un angolo è dedicato a un allievo che fu redattore della rivista della scuola chiamata ‘The Alleynian’ e che poi divenne uno dei più noti scrittori inglese. Non si parla nient’altro che di P. G. Wodehouse, creatore dell’immortale Jeeves. Qui si trova la sua collezione di libri, la sua scrivania e la sua inseparabile macchina da scrivere. L’insieme fu trasportato dall’appartamento in America, dove visse Wodehouse.

 

 

 

 

 

A parentesi, parlando solo di scrittori qui c’è una piccola lista di ex-alunni di Dulwich College che sono diventati famosi nel mondo delle lettere:

Di particolare interesse è la scialuppa di salvataggio donata dall’esploratore Ernest Shackleton, un altro alunno del Collegio. Questa scialuppa fece un viaggio di più di mille kilometri attraverso i mari burrascosi attorno al Polo Sud per salvare nel 1916 con successo il suo equipaggio dall’Antartide dopo che la loro nave era rimasta bloccata e poi schiacciata a distruzione nel ghiaccio. La scialuppa si trova ora in posto d’onore in una sala nel laboratorio delle scienze. La storia del viaggio rimane per noi inglesi e alunni di Dulwich un esempio di coraggio e, soprattutto di comando responsabile e geniale dalla parte di Shackleton, in un’epoca, dove non c’erano carte geografiche adeguate, GPS, radio o qualsiasi altra tecnica moderna.

 

La nostra visita a Dulwich College fu veramente squisita e anche un po’ nostalgica. Quanti ricordi (di ogni varietà si deve dire…) sono collegati a questa scuola che ora compie quattro cento anni. La gioventù passa ma le memorie rimarranno sempre fresche.

Ecco la nostra School Song, inno di  scuola composta dal Master Welldon nel 1885. Prima c’è il manoscritto:

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Poi ecco la musica:

E le parole:

Pueri Alleynienses, quotquot annos quotquot menses 
Fertur principum memoria, 
Vivit Fundatoris nomen, unicae virtutis omen 
Detur soli Deo Gloria.

***

La nostra giornata a Dulwich non era ancora completata perché dovete sapere che il nostro Collegio ha una delle più meravigliose collezioni d’arte del mondo……alla prossima, allora, per saperne di più!

 

 

 

Gainsborough: Il Pittore di sua Famiglia

Tra le mostre di pittura più intime a Londra c’è una, alla National Portrait Gallery, che si concentra sui ritratti di famiglia del sommo pittore settecentesco, Thomas Gainsborough.

(Autoritratto del pittore da giovane)

Pochi artisti hanno dipinto così tanti soggetti tratti dal proprio circolo familiare (mi viene in mente solo Rubens e Rembrandt), e la bellezza di questa mostra, che termina il 3 febbraio, è di poter vedere il padre pittore, la moglie, le figlie Margaret e Mary, il fratello John, la sorella Sarah e il suo marito Philip, i cugini e i nipoti, e perfino il loro cane, non solo in un istante nella loro vita, ma anche nel processo di crescita e d’invecchiamento.

 

(La moglie e il fratello)

Questo si osserva particolarmente nelle due figlie sopravvissute, una delle quali, Mary, contro la volontà di suo padre, fece, nel 1780, un matrimonio disastroso, che durò solo sei mesi, con il noto oboista e compositore Johann Christian Fischer.

 

Mary ritornò al nido famigliare e, dopo la morte dei genitori, fu curata dalla sorella zitella Margaret poiché cominciò a soffrire da delusioni. Tristemente, Mary morì sola in una casa di cura nel 1826.

La sua tragica fine non si osserva in questo ritratto delle sorelle. Se guardate bene vedrete anche un gatto sul grembo di Margaret.

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Le sorelle furono istruite nella pittura dal babbo, che sperava diventassero artiste, un desiderio che non fu mai, purtroppo, realizzato.

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I ritratti di famiglia avevano anche un’altro scopo: quello di attrarre le classi superiori inglesi. Infatti, Gainsborough fece il trasloco a Schomberg House nella via elegante di Pall Mall, Londra. In questo quadro si incontrano le figlie vestite nell’ultima moda:

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Certo, i quadri dell’alta borghesia e la nobiltà inglese dipinti da Gainsborough arrivarono ad una qualità eccelsa mai superata da alcun altro pittore settecentesco. Qui si riunisce la formalità e la freschezza, la naturalezza e la maestosità, la bellezza delle donne e la loro paradisiaca femminilità, tutto dipinto in uno stile quasi impressionista e in una maniera che si rivolge verso l’inizio del romanticismo.

 

Usando pennelli con un manico molto lungo, una tecnica veloce, quasi da schizzo ma ben studiata (Gainsborough faceva parte del Royal Society tra i quali fondatori fu un antenato di mia moglie, Giovanni Battista Cipriani), uno miscuglio della persona con il paesaggio che lo circonda, Thomas Gainsborough, assieme a Richard Wilson, si può dire abbia formato la base della prima grande scuola paesaggistica inglese che poi, nel prossimo secolo, includerà Turner e Constable.

Infatti, Gainsborough si lamentava che dipingeva ritratti solo per lavoro e che preferiva volgersi verso il paesaggio per il suo vero amore.

 

(Qualche paesaggio del Suffolk di Gainsborough)

Se desiderate scoprire l’essenza de ‘l’inglesita’ dell’arte inglese non potete far meglio che essere introdotti ai quadri seducenti di Thomas Gainsborough…

 

Evanescenza:

mi seduce il fruscio

di foglie e seta

Sempre con la cicca fra le dita…

George Orwell, autore della ‘fattoria degli animali’ e di ‘1984’, è un nome che evince uno dei più grandi giornalisti e scrittori politici di tutti i tempi: un vero socialista democratico. È una delle poche voci autentiche dei tempi moderni, come quella di Indro Montanelli, la quale statua vidi nei giardini pubblici di Milano qualche anno fa.

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Orwell lavorò nella BBC durante l’ultima guerra, qual volta anche malvolentieri, (l’infame stanza 101 non era altro che una parodia del suo studio di trasmissione, senza finestre, senz’aria).

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La statua di George Orwell, che lo trova porgendo domande scomode, vestito negli consueti abiti rugosi e sempre con la solita cicca tra le dita, è stata inaugurata nel 2017 presso la BBC.

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Scritto accanto c’è una sua battuta che dice ‘se la libertà significa qualcosa significa il diritto di dire alla gente ciò che non vogliono sentire.’

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Chissà cosa ne avrebbe pensato il George, che aveva persino proibito alcuna biografia della sua vita, della statua….. o del brexit, ora, per fortuna, in bilico?

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(Vista della chiesa di All Souls e della BBC dal mio bar preferito di Londra).

Vita vissuta

con amor per il giusto

in guerra e in pace.

Il Bunker della Battaglia Del Regno Unito

E’ qui che Churchill disse “mai nel campo degli conflitti umani così tanti dovettero così tanto a così pochi”.

Visitai ieri, sotto un  nevischio, il bunker segreto a Uxbridge, centro di comando, sotto il Maresciallo Dowding, dell’undicesimo gruppo della RAF che, con i suoi mitici caccia Spitfire e Hurricane, nell’estate del 1940 causarono la prima sconfitta del regime nazista nella ‘Battle of Britain’ – la battaglia d’Inghilterra – così, assistendo gli alleati nel 1944, dai porti inglesi, di sbarcare in Normandia e porre fine alla Seconda Guerra Mondiale.

Questo bunker è un luogo veramente valoroso nella storia dell’Europa democratica e anche importante per le donne, che qui assunsero nel loro lavoro un importanza strategica di primo grado.

Il locale è stato rimesso com’era il 15 settembre del 1940, il giorno definitivo che fermò l’invasione di Hitler,  un giorno commemorato tuttora come ‘Battle of Britain day’.

Per ulteriori informazioni vedere

(PS. Il Regno Unito aiutò a salvare l’Europa dagli anni oscuri – che non entri se stesso in nuovi anni oscuri con questo famigerato brexit … questa è la mia grande speranza…)

Sembrano croupiers:

 vita d’una nazione

è qui giocata.

Alla casa del Duca di Orleans

A Londra ci sono due Tamigi. Prima, c’è il Tamigi del porto che, ormai, si è spostato più a est, verso l’estuario. Secondo, c’è il Tamigi del divertimento che si trova in luoghi come Richmond, Kew e Twickenham. Qui, i Lord inglesi, seguendo l’usanza della nobiltà veneta sul fiume Brenta, si sono costruite le loro ville palladiane nel settecento durante il periodo detto augustiano. Ho già scritto a proposito di queste ville in altri miei post; per esempio, Chiswick House, Strawberry Hill House e Osterley Park. Queste ville ora sono per la maggior parte sotto la cura di enti come la National Trust, l’equivalente della FAI, e poche rimangono proprietà dei Lord di altri tempi. Purtroppo altre sono andate perse, demolite oppure ridotte in rovine.

Tra queste era la villa costruita dal segretario di stato per la Scozia, James Johnson, nel 1710. Johnson era anche un giardiniere appassionato e la sua villa era circondata da vigneti che, con il clima moderato dal vicino fiume, a questo punto rimasto ancora interessato dalle maree, producevano un ottimo vino.

Più tardi la villa fu dimora di Louis Philippe, Duca di Orleans, che diventò re della Francia nel 1830. Purtroppo nel 1926 l’intero podere fu acquistato da uno scavatore di ghiaia e la villa e i suoi giardini furono distrutti. Solo il gioiello della villa, la stanza ottagonale da banchetto fu salvata dalle ruspe grazie all’intervento di una certa signora Dionides  che, alla sua morte nel 1962, la diede in regalo al comune che nel 1972 la inaugurò come galleria d’arte.

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Ci siamo incontrati con amici che furono compagni di scuola l’altro giorno proprio in questa magnifica sala detta in inglese ‘octagon room’. Un altro bellissimo incontro: ritrovarci dopo anni in questa magnifica struttura progettata dall’architetto James Gibbs (la chiesa di Saint Martins, Trafalgar Square e l’edificio dei professori nel mio collegio universitario, King’s, Cambridge, sono tra i suoi altri capolavori).

Gibbs studiò lo stile barocco e palladiane a Roma e Vicenza, e l’interno della sala è decorata dai stuccatori Giuseppe Artari e Giovanni Bagutti. Sopra le porte ci sono i ritratti del Re Giorgio II e sua moglie la Regina Carolina. Sovrastante il camino si trova un ‘capriccio’ di rovine classiche di Giovanni Paolo Panini.

Insomma, come scrisse nel suo classico testo, ‘Life in Georgian England’, del mio vecchio professore di storia Ernie Williams, nessuna dimora aristocratica inglese del settecento era completa senza l’intervento degli artisti italiani.

Potete immaginare l’eleganza delle serate di balli e banchetti in questa sala che la tradizione vuole sia stata edificata specialmente in onore della visita della Regina Carlotta nel 1729.

Sebbene sia un vero dispiacere che la villa sia stata demolita negli anni quando l’aristocrazia inglese cominciava a soffrire economicamente nell’ inizio del tramonto dell’impero britannico è bello che esista almeno una sua parte, quella più fastosa.

La sala ottagonale viene usata tuttora per ricevimenti e matrimoni.

Vicino, le vecchie stalle sono state convertite in a una galleria d’arte moderna. Durante la nostra visita la mostra era d’arte fatta con la tessitura; (mi ricordo che anche a Bagni di Lucca, nella settimana dedicata alla donna, ci fu un’analoga mostra).

In più, le scuole sono incoraggiate nelle loro visite. Anche qui, durante la nostra visita entrò una comitiva di scolarini tutti in vari costumi alla ricerca dei tesori nascosti in varie parti del’edificio (finti si capisce!)

Non posso non menzionare la fortuita collezione di cimeli del grande esploratore Richard Burton, soggetto di una conferenza data alla biblioteca di Bagni di Lucca pochi anni fa’. Burton, infatti collega questo luogo con la città termale poiché fece la sua casa in ambedue i luoghi (oltre a farsi casa come console a Trieste e esploratore nei paesi arabi.)

Quello che mi ha più sorpreso, però, è stata la differenza tra questa nostra visita a Orleans House Gallery e quella precedente parecchi anni fa’. Allora la galleria era in stato di apparente decadenza ma oggi i resti della magnifica dimora hanno assunto nuova vita grazie a due anni di restauro costato quasi due milioni di sterline (dati dagli incassi della lotteria nazionale inglese) e solo completato l’anno scorso.

Mi domando se anche Bagni di Lucca possa iniziare tali restauri sulle sue grandi ville Ada e Fiori. Prima di tutto, però, bisogna svegliarsi dal letargo di troppi anni e trovare un principe blu che bacia le due belle addormentate.

Intanto vi mostro le graziose case che costeggiano il lungo-fiume in queste parti. Un ammonimento però: date le maree ci potrebbero essere delle alluvioni anche due volte al giorno…

Balli riflessi

in specchi secolari

dell’ottagono.

Un Albero Italiano a Londra

Grosvenor square nel distretto di Mayfair a Londra era, fino a recente,  il luogo dell’ambasciata Americana. Mi ricordo di aver preso parte ai moti studenteschi contro la guerra del Vietnam in questa piazza.

Ora l’ambasciata Americana non si trova piu’ qui ma al sud del Tamigi in una ex-zona industriale, una situazione che ha suscitato l’ira di Trump. (Intanto anche quella nuova e’ chiusa..).

Rimane, pero’, l’ambasciata Italiana ospitata in un bel edificio settecentesco, l’unico rimasto in piazza, ora sotto le fasce e in fase di restauro.

Mi ricordo che siamo stati invitati ad un ricevimento qui e rimasi stupefatto dalla magnifica collezione di quadri classici che serba l’ambasciata.

Caminando nei dintorni dell’edificio l’altro giorno, notai un bel alberino di mimosa donato da Ciampi, che stimo per la sua lotta come partigiano e per la sua dignita’ come presidente della repubblica.

L’albero cresce,

scompaiono ricordi:

la vita è così.

Dove Visse Peter Pan

Londra è famosa per suoi parchi. Tra questi i parchi reali, le antiche riserve di caccia dei re sono tra i più belli. Proprio nel centro di Londra si può fare una camminata di parecchi kilometri attraverso un parco reale dopo l’altro, sempre immerso nel verde.

Prendendo la metropolitana a Notting Hill Gate, un distretto reso ancora più noto dall’ononimo film con Julia Roberts e Hugh Grant, si può attraversare Kensington gardens, Hyde park, Green park e Saint James Park per arrivare a Parliament square e Westminster Abbey.

Questo giro, in gran parte, lo feci l’altro giorno, e ogni parco serba le sue bellezze particolari.

Parlando solo di Kensington gardens, l’antico giardino dell’omonimo Palazzo dove visse la giovane principessa Victoria, la principessa Diana ed ora la Megan e Harry, si possono notare spunti bellissimi anche nei cupi giorni d’inverno.

Nelle mie foto vedrete il sentiero segnato che commemora la principessa Diana, il laghetto rotondo davanti al Palazzo, la statua dell’energia fisica, capolavoro di G. F. Watts che la rappresenta in forma di cavallo e cavaliere, degli antichi castagni, la graziosa statua del perennemente giovanile Peter Pan, il Serpentine, il lago dove si annego’ Harriet, la prima moglie di Shelley, la grande varietà di uccelli acquatici, incluso il cormorano, i giardini italiani con le loro fontane, dono del principe Alberto alla moglie-regina Victoria, la nicchia, disegnata da Wren, della regina Anna, tra molte altre belle cose.

 

Potrete immaginare quanto più risaltate saranno le bellezze di questi parchi quando arriva la primavera!

Come uno disse:
sempre dopo l’inverno
la primavera…

Suona l’Orchestra Reale

Sophie, moglie del principe Edoardo, è patrona dell’orchestra d’archi di Sua Maestà, la Regina Elisabetta II.

Se uno ha l’onore di ricevere un titolo di merito dalla Regina, oppure essere invitato al Palazzo di Buckingham per un banchetto o un garden party nel grande giardino reale, è certo che questi momenti lusinghieri saranno accompagnati dell’orchestra della Contessa di Wessex, la Sophie.

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L’orchestra fa parte dell’arma del reggimento reale e una particolarità è che i musicisti, oltre a suonare i consueti strumenti di un orchestra sinfonica, possono anche sapere suonare quelli di una banda militare. Così un musicista potrebbe suonare il violino un giorno ed il prossimo trovarsi in una parata militare con la tromba.

Non c’era bisogno per noi di essere stati invitati da Sua Maestà per ascoltare l’orchestra della contessa di Wessex. Siccome il suo luogo di pratica si trova presso le caserme di Woolwich, bellissime con un frontale neoclassico stile San Pietroburgo, l’orchestra esegue annualmente un concerto a Charlton House, che non dista molto.

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Il concerto era veramente squisito con brani da Albinoni alla ‘light music’ (musica leggera), della quale l’Inghilterra serba una grande tradizione, forse tra le più grandi, nel mondo.

Osservate l’eleganza dei uniformi militari, gli speroni, e il fatto che l’orchestra contiene uomini e donne.

 

Si dice che Sua Maestà non abbia grande gusto musicale. Mi ricordo che, quando una mia amica cantante ricevete un onorificenza dal Palazzo, ci disse che i musicisti erano veramente mediocri. Pare che la Contessa di Wessex abbia cambiato tutto questo poiché l’orchestra era veramente brava (anche se nello spazio disponibile solo metà delle sue forze potevano essere accolte).

Aggiungiamo che la prima orchestra inglese fu proprio quella del Re. Infatti, nel seicento, Carlo II prese spunto dai ‘violons du Roi’ della corte francese del Re Sole, Luigi XIV, per formare la sua orchestra che partecipava ai ‘masques’ teatrali glorificando il suo regno.

Il prossimo programma dell’orchestra sarà questo:

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Se non avete sentito la musica di Warlock non avete sentito uno dei più grandi compositori inglesi della prima metà del secolo scorso.

L’orchestra della Contessa si può anche ascoltare in questo video nel luogo dove ha eseguito il concerto che abbiamo sentito.

Il pastorale

sfonde con il regale:

suoni dorati.

 

 

 

 

Il Teashop nel Parco

”The cup that cheers”, ‘la tazza che rallegra’, si applica alla consueta tazza di tè che il tipico inglese trova sia la panacea a qualsiasi problema della vita.

Come in Italia si può bere un buon caffè così in Inghilterra si può gustare un tè fatto come si deve.

Una volta le foglie di tè, trasportate dalle colonie orientali dell’impero, erano una comodità veramente preziosa e furono conservate in barattoli preziosi chiamati ‘tea caddies’ con lucchetti per impedire i ladretti di famiglia.

I grandi velieri chiamati ‘clipper’ erano stati costruiti per essere i più veloci e per arrivare al mercato del tè per primo e così comandare i prezzi più favorevoli per le loro preziose merci. Ne rimane un clipper superstite, il ‘Cutty Sark’, a Greenwich: un tesoro di nave che conosco da piccolo.

Nel parco del vicino villaggio di Charlton a Londra (non è altra, Londra, che un agglomerazione di villaggi) esiste uno dei miei preferiti luoghi dove bere la tazza che rallegra. Si chiama ‘old cottage cafè’ e serve anche un buon caffè, tramezzini, il tipico English breakfast, e altri piatti.

Per me la cosa piu’ amabile è la sua eccentricità tipicamente inglese. L’interno è appeso con quadretti che variano dalla Leonardesca Ginevra de Benci ad una stampa della regina Vittoria. C’è, poi, una piccola biblioteca con i giornali del giorno; lo sottosfondo consiste di musica classica.

Qui si possono fare amicizie, scambiare idee ed opinioni in questa deliziosa ‘tea house’ nel parco e la dimora che una volta apparteneva alla famiglia Maryon-Wilson.

Qui veniva il re Edoardo VII per incontrare la sua amante Alice Keppel, ora sepolta nel cimitero degli allori a Firenze.

Il tramonto da qui può essere veramente squisito!

Sanguina il sole

e l’usignolo canta

sopra la città.

 

London’s Mysterious Mithraic Temple

Today we have a guest blogger, Alexandra Cipriani Pettitt, who is well-known and highly regarded as a Trip Advisor reviewer. So far Alexandra has written sixty seven T. A. reviews which have earned her the awards of “Attraction Expert Level 14” and almost 7,000 points!

All Alexandra’s reviews are of particular interest, especially for visitors to London, and she writes with style and knowledge. This is her latest review on a particularly unusual London attraction which she visited in 2018.

Alexandra has given us plenty more information about Mithraism of which I was unaware when I wrote on the London Mithraic temple in my post addressed to an Italian audience at https://longoio3.com/2017/12/23/il-dio-mitra-a-londra/

PS You may also know Alexandra as my wife!

Mithraic Mysteries was a religion on the god Mithras.

A rival of early Christianity Mithraism was subsequently suppressed and often Mithraic Temples are found below church crypts such as Santa Prisca Rome.

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It was mainly an orally transmitted cult although there are some written references to the practices in early literature. Worshippers of Mithras were mainly military, minor merchants, customs officials and bureaucratic officials; thus it was mainly a  male cult but some women, it seems, were involved with Mithraic groups.

One can admire a most endearing copy of the sculptural head of Mithras wearing a Phrygian hat.

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Mithras was born from a rock as a bas relief testifies from the Baths of Diocletian. So Mithras slaughters a sacred white bull and then shares a banquet with the god Sol (the sun). This, again, can be seen in cult icons which were portable and double sided reliefs with, on one side, the depiction of the Tauroctony (slaughter of the bull) and, on the reverse side, the banquet scene of Mithras and Sol feasting on the bull.

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The Mithraic Festival was held on 26th June the then Summer Solstice which coincided with the feasts of Roman clubs or collegia. Indeed, this cult held initiation ceremonies consisting of seven grades which were connected to the Planets and at each grade the initiates were placed under the protection of different planetary gods and called Syndexioi “those united by the handshake”. They prayed three times daily to the sun and Sunday was sacred.

As you enter the now ground floor you view a wall of Roman debris or artefacts found in the archaeological dig some everyday items of Londinium explanations are given throughout on an interactive mobile device as well as by guides.

You then go to a mezzanine level to discover Mithras and the Mithraic cult.

Finally you descend into the lower level of the site, seven metres below the modern pavement level.

At this point of the visit you can actually experience a revocation of the reconstructed Temple of Mithras a kind of son and lumière. As the lights dim special effects recreate the Roman Temple of Mithras – a most convincing experience. We might even have expected to see Ulpius Silvanus, the original founder, appear amongst the seven columns.

These Temples were, indeed, built underground. They were windowless and very distinctive and known as Mithraea or Mithraeum. Rome was the cult centre and the Mithraea were found in Roman Africa Roman Britain as well as Roman Syria.

The visit also includes the Bloomberg SPACE gallery as you enter. At present there is an extraordinary tromp d’oeil wallpaper exhibition inspired by Wren-aissance visions of London:

The whole Mithraean experience is situated in the European headquarters of Bloomberg close to Cannon Street Station.

Date of experience: October 2018

https://www.tripadvisor.co.uk/ShowUserReviews-g186338-d13139701-r644429627-London_Mithraeum-London_England.html#