This year’s Christmas concert, organised by Bagni di Lucca’s De Montaigne Foundation and held in the town’s historic former Anglican church—now lovingly transformed into a library—proved to be a truly memorable and deeply poignant occasion, one of those rare evenings when music, place and human passage of time seem to converge.
The concert was, of course, a celebration of some of the most beloved excerpts from ‘La Lirica’, that inexhaustible treasure of Italian opera which never fails to stir the soul. Yet it was also something more: a moment of transition, reflection and quiet emotion for the community gathered within those high, familiar walls.
After eighteen years of tireless dedication, vision and cultural stewardship, Marcello Cherubini—founder and president of the Foundation—formally passed the captaincy of this invigorating and much-loved association to Agnese Benedetti. At just twenty-five years of age, and already with a remarkable track record as cultural councillor in our borough, she steps into this demanding role with grace, intelligence and promise. Few in the audience doubted that she will rise to the challenge with the same commitment and passion that have characterised her work thus far.
It was an unmistakably emotional moment. More than a few of us felt our throats tighten and our eyes moisten, as gratitude for what has been met hope for what is to come. Yet such moments remind us that renewal is not loss, but continuity—that just as spring inevitably follows winter, youth in its time takes over from age, carrying forward what has been so carefully nurtured.
The musical programme itself was a triumph. Operatic highlights were delivered with verve and sensitivity by Silvia Pantani, Federico Longhi and Mario Greco, a trio of exceptionally gifted singers, superbly accompanied by Silvia Gasperini, a pianist of rare talent. Their performances filled the space with warmth, drama and lyric beauty, setting the stage for the evening’s festive turn.
As the concert drew towards its close, the atmosphere softened and brightened with seasonal encores: Irving Berlin’s White Christmas, gentle and nostalgic, followed by my own favourite carol, O Holy Night, its soaring lines lifting hearts and spirits alike. In that moment, the chill of winter seemed to recede, replaced by shared warmth, memory and quiet joy.
Every Christmas concert mounted by the De Montaigne Foundation is an event to cherish, and almost invariably sells out. Yet this year’s concert will remain especially vivid in my mind—not only for its musical excellence, but for its sense of passage, gratitude and renewal. It was an evening to remember, and one that will resonate long after the final note faded into the winter night.
Il concerto di Natale di quest’anno, organizzato dalla Fondazione De Montaigne di Bagni di Lucca e tenutosi nella storica ex chiesa anglicana della città, ora amorevolmente trasformata in biblioteca, si è rivelato un’occasione davvero memorabile e profondamente toccante, una di quelle rare serate in cui musica, luogo e scorrere del tempo sembrano convergere.
Il concerto è stato, naturalmente, una celebrazione di alcuni dei brani più amati de “La Lirica”, quell’inesauribile tesoro dell’opera italiana che non manca mai di commuovere. Ma è stato anche qualcosa di più: un momento di transizione, riflessione e silenziosa emozione per la comunità riunita tra quelle alte e familiari mura.
Dopo diciotto anni di instancabile dedizione, visione e gestione culturale, Marcello Cherubini, fondatore e presidente della Fondazione, ha formalmente ceduto la guida di questa associazione rinvigorente e amatissima ad Agnese Benedetti. A soli venticinque anni, e con già un curriculum notevole come assessore alla cultura nel nostro quartiere, affronta questo ruolo impegnativo con grazia, intelligenza e promessa. Pochi tra il pubblico dubitavano che avrebbe affrontato la sfida con lo stesso impegno e la stessa passione che hanno caratterizzato il suo lavoro finora.
È stato un momento inequivocabilmente emozionante. Più di qualcuno di noi ha sentito la gola stringersi e gli occhi inumidirsi, mentre la gratitudine per ciò che è stato raggiunto si trasformava in speranza per ciò che verrà. Eppure, momenti come questi ci ricordano che il rinnovamento non è perdita, ma continuità: che proprio come la primavera segue inevitabilmente l’inverno, la giovinezza, a suo tempo, prende il sopravvento sull’età, portando avanti ciò che è stato coltivato con tanta cura.
Il programma musicale in sé è stato un trionfo. I momenti salienti dell’opera sono stati eseguiti con verve e sensibilità da Silvia Pantani, Mario Greco e Federico Longhi, un trio di cantanti eccezionalmente dotati, superbamente accompagnati da Silvia Gasperini, una pianista di raro talento. Le loro esibizioni hanno riempito lo spazio di calore, drammaticità e bellezza lirica, preparando il terreno per la svolta festosa della serata.
Mentre il concerto si avvicinava alla conclusione, l’atmosfera si addolciva e si illuminava con i bis stagionali: White Christmas di Irving Berlin, delicato e nostalgico, seguito dal mio canto preferito, O Holy Night, i cui versi melodici sollevavano cuori e spiriti. In quel momento, il freddo dell’inverno sembrò allontanarsi, sostituito dal calore condiviso, dal ricordo e da una gioia silenziosa.
Ogni concerto di Natale organizzato dalla Fondazione De Montaigne è un evento da custodire gelosamente, e registra quasi sempre il tutto esaurito. Eppure, il concerto di quest’anno rimarrà particolarmente vivido nella mia mente, non solo per la sua eccellenza musicale, ma anche per il suo senso di passaggio, gratitudine e rinnovamento. È stata una serata da ricordare, che risuonerà a lungo anche dopo che l’ultima nota si sarà spenta nella notte invernale.