Le Abbazie di Londra e i loro Scandali

Le comunità monastiche di Londra all’epoca medioevale superavano più di sessanta.

Oggi sono poche ma, certo, non fino al punto che il turista alla metropoli pensa che esista solo Westminster Abbey, la chiesa reale dove i sovrani d’Inghilterra sono incoronati.

Rimangono, invece, più di dieci testimonianze delle comunità monastiche nella regione di Londra. Queste si possono dividere nelle tre seguenti categorie:

  1. Abbazie che sono state trasformate in chiese parrocchiali.
  2. Abbazie che si trovano in stato di rovine.
  3. Abbazie che sono state ricostruite dopo la loro distruzione nel grande scisma del 1534.

Della prima categoria è molto bella Waltham Abbey, sepoltura del Re Aroldo, ora la chiesa parrocchiale di Waltham della quale potete leggere il mio post a https://longoio3.com/2018/04/16/7705/

C’è anche la magnifica Saint Helens Bishopsgate, la chiesa di Shakespeare, che descrivo a https://longoio3.com/2018/11/30/la-chiesa-di-shakespeare-a-londra/

La chiesa dei Templari è spettacolare. Il mio post su essa si trova a https://longoio3.com/2019/03/03/con-i-cavalieri-del-tempio/

Saint Bartholomew rimane la chiesa più antica di Londra e fu fondata nell’era normanna.

Della terza categoria sono state ricostruite le abbazie di Ealing, Stratford e Woodford Green.

Abbiamo visitato Ealing Abbey la domenica scorsa. E’ una fondazione benedettina del 1897 ed è nota per la sua bellissima architettura neogotica di Frederick Arthur Walters (1849–1931), scozzese cattolico, la sua tradizione musicale con un magnifico organo e l’uso del canto gregoriano nelle liturgie e la sua scuola.

 

Purtroppo, abbiamo appreso che, nel marzo 2011, l’abate è stato accusato di abuso di minorienni nel periodo in cui era insegnante della scuola.  E’ fuggito e nel maggio 2016 è stato arrestato in Kosovo e ha dovuto affrontare l’estradizione nel Regno Unito dove, nel 2017, è stato condannato per reati sessuali e condannato a diciotto anni di reclusione. Ho saputo di questo fatto dopo la nostra visita e allora ho capito perché l’attuale abate mi domandò perché scattavo fotografie dell’abbazia. ‘Attenti a non scattare fotografie che includono bambini’. ‘Certo di no’, risposi, e offrì di farlo esaminare le fotografe sul mio apparecchio. Rispose ‘non sarà necessario. Ci credo che fotografi in buona fede.’

Delle abbazie della seconda categoria, cioè in rovine, un peccato di un’altro tipo diede origine all’abbazia di Lesnes in Abbey Wood, nel quartiere londinese di Bexley.

L’anno 1178 vide la fondazione dell’Abbazia di Santa Maria e di San Tommaso Martire a Lesnes da Richard de Luci, Capo Giustiziere d’Inghilterra. Fu costruita per penitenza per l’omicidio di Thomas Becket, nel quale fu coinvolto. Nel 1179, de Luci si dimise dal suo ufficio e si ritirò nell’abbazia, dove morì tre mesi dopo. Fu sepolto nella sala capitolare.

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(Assassinio di San Thomas Becket)

E’ interessante notare che la prima parte della Via Francigena passa da Londra a Canterbury dove i pellegrini si avviano alla tomba del san Thomas Becket, episodio che diede origine al meraviglioso volume di racconti di Chaucer e al film di Pasolini.

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(Statua di Pellegrino scolpita da un tronco di albero a Lesnes Abbey)

L’abbazia non divenne mai una grande comunità e fu chiusa dal cardinale Wolsey nel 1525, con un permesso di sopprimere i monasteri di meno di sette detenuti. Fu uno dei primi monasteri ad essere soppressi dopo lo scioglimento dei monasteri nel 1534.

Conosco l’abbazia dal tempo del nostro matrimonio. Si trova sulla Green Chain Walk (il grande sentiero verde di Londra) ed è circondata da un parco e un giardino ornamentale, detto il vivaio dei monaci.

 

Sul lato nord dell’abbazia si trova un grande gelso (Morus nigra), uno dei primi importati in questo paese nel seicento.

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Anche se Lesnes Abbey è in uno stato di estrema rovina, si può facilmente distinguere i suoi vari reparti: la chiesa, il chiostro grande, la sala capitolare, il refettorio, il dormitorio

 

e la biblioteca nella quale si trovava il Missale di Lesnes, ora al Victoria & Albert Museum di Londra.

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Ho visitato Lesnes Abbey la settimana scorsa. La stagione più bella per visitare questa rovina dove, come descrive Shakespeare nel suo sonetto numero settantatré:

‘Bare ruin’d choirs where late the sweet birds sang’.

(spogli archi in rovina dove, ameni, cantarono gli uccelli)

è certamente la primavera quando i narcissi selvatici si propagano attorno le rovine e nei boschi attigui.

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Sempre salmodia

tra gli archi l’uccellino:

sboccia il narciso.

 

Il Veliero Più Veloce nel Mondo

Da una tenera età ho conosciuto la ‘Cutty Sark’ che si trova a Greenwich. Il nome della nave viene dal scozzese per ‘camicetta per donna’.

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Costruita sul fiume Clyde, Glasgow, nel 1869 per la Jock Willis Shipping Line, fu una delle ultime clipper (la parola ‘clipper’ significa sveltezza) per il trasporto del tè ed è una delle più veloci, arrivando alla fine di un lungo periodo di sviluppo del design, che s’interruppe quando le navi a vela furono sorpassate da quelle a vapore.

La velocità era importantissima perché le prime navi che sbarcavano nel porto di Londra dalla Cina comandavano i prezzi più alti nel mercato per il tè.

L’apertura del Canale di Suez nel 1869 indicava che le navi a vapore ora avevano una rotta molto più breve verso la Cina, quindi la Cutty Sark trascorse solo pochi anni nel commercio del tè prima di dedicarsi al trasporto di lana dall’Australia, dove detenne il record di velocità dei clipper della Gran Bretagna per dieci anni (73 giorni per salpare 19711 kilometri, equivalente a 270 kilometri al giorno, cioè quasi 12 kilometri all’ora.)

I miglioramenti nella tecnologia del vapore fecero sì che anche le navi a vapore gradualmente arrivassero a dominare la rotta di navigazione per l’Australia, e la nave fu venduta alla società portoghese Ferreira and Co. nel 1895 e ribattezzata ‘Ferreira’. Continuò come nave da carico fino a quando non fu acquistata nel 1922 dal capitano Wilfred Dowman, che la usò come nave da addestramento a Falmouth, in Cornovaglia. Dopo la sua morte, la Cutty Sark fu trasferita al Thames Nautical Training College, Greenhithe nel 1938, dove divenne una nave di addestramento per i cadetti come si usa ancora l’Amerigo Vespucci nella marina Italiana. (Vedere il mio post sull’Amerigo Vespucci a

https://longoio2.wordpress.com/2016/10/13/sea-fever/

E a:

https://longoio.wordpress.com/2014/03/23/a-top-secret-establishment/

Vedere anche i modellini di questi velieri in una mostra a Prato nel mio articolo a:

https://longoio.wordpress.com/2014/01/15/prato-tuscanys-manchester/

Nel 1954 la ‘Cutty Sark’ fu trasferita nel bacino di carenaggio permanente a Greenwich, Londra, per essere aperta al pubblico.

La Cutty Sark fa parte della flotta storica nazionale. È una dei soli tre rimanenti velieri del XIX secolo costruiti di legno su un telaio di ferro del XIX secolo.

 

 

Gli altri sono la ‘città di Adelaide’, arrivata a Port Adelaide, nel South Australia il 2014 per conservazione e lo scheletro spiaggiato del ’Ambassador’ del 1869 vicino a Punta Arenas, in Cile.

La nave è stata danneggiata da un incendio grave nel 2007 mentre era in fase di conservazione. Non l’ho più voluto vederla per tanto tempo dopo l’incendio, tale fu questo magnifico veliero vicino al cuore. Poi, quando la rividi, non mi piaceva per niente la sua nuova sistemazione con lo scafo mezzo affondato in una struttura che sciupava le elegantissime linee del clipper.

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Comunque, ho preso coraggio e l’altro giorno l’ho rivisitata. Certo, la nuova sistemazione consente di vedere l’esterno della nave molto meglio.

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La ‘Cutty Sark’ non è più navigabile, però, imprigionata tra il cemento. D’altra parte tali ‘clipper’ furono costruite per una vita di non più di una ventina di anni: è, così, un miracolo che questo magnifico esemplare ha sopravvissuto fino ai giorni d’oggi.

La vita dell’equipaggio di venti sei persone è molto ben presentata, persino al  tipo di cibo di cibo che mangiavano. (Per la più parte, carne secca, uova – tenevano le galline a bordo – fagioli e le lime contro lo scorbuto).

C’è anche un divertente gioco, dove si può navigare un veliero dalle Indie fino a Londra senza affondarla (c’è lo fatta io in ottanta sette giorni). Tutto è spiegato molto bene.

Interessante è la collezione di polene da altre navi: tra di loro sono Florence Nightingale e Garibaldi.

Intanto, qui ci sono degli scorci della ‘Cutty Sark’, con le cabine per l’equipaggio e il suo capitano. Notate la polena della ‘Cutty Sark’ con la sua camicetta.

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Veliero, mai più volerai

per i mari del mondo:

sempre svelato.

 

Chi Era la Regina Victoria?

Ogni nazione cambia perennemente l’immagine che tiene dei suoi grandi personaggi. Per esempio, di Garibaldi ho letto libri che lo presentano in maniera classica come l’eroe dei due mondi e il grande partecipe all’unificazione dell’Italia. Altri libri, invece, lo trattano come uno che, conquistando il regno delle due Sicilie, ha aiutato a iniziare la fase del brigantaggio, il problema del mezzogiorno, e perfino la mafia.

Nel Regno Unito Garibaldi rimane sempre ben considerato. Di un incontro con lui, disse il poeta Tennyson, ‘possiede la divina stupidità di un eroe’ e, durante una mia recente visita a Greenwich, vidi una collezione di polene tra le quali questa:

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La regina Vittoria ha avuto, anch’essa, le sue fasi di glorificazione e di disprezzo. Fu la grande madre del buon impero britannico o fu, invece, un simbolo dell’oppressione del terzo mondo?

Al palazzo di Kensington, l’altro giorno, ho visitato due mostre sulla Vittoria curate da Deirdre Murphy, che tragicamente morì di cancro poco prima dell’inaugurazione.

Le due mostre rivelatrici, intitolate ‘Victoria: Woman and Crown (Donna e Corona)’ e Victoria, ‘A Royal Childhood, (un’infanzia regale) sono veramente belle, anche perché le stanze nelle quali crebbe la Victoria sono riportate allo stato originale. Celebrano il dugentesimo anniversario della nascita della regina (che fu il sovrano che regnò più a lungo – 63 anni e 216 giorni – affinché non fu sorpassata dalla regina Elizabeth II il 9 settembre 2015.

 

All’età di soli diciotto anni Vittoria, (il suo vero primo nome era Alexandrina), divenne regina e dovette affrontare un maschilismo dai suoi ministri che, con determinazione e con l’amore genuino cresciuto dopo lo sposalizio combinato col cugino Alberto di Saxe-Coburg, conquistò.

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Ecco il ritratto che fece dipingere dal favorito Winterhalter e che solo il consorte poteva vedere.

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I suoi figli fecero matrimoni con tutte le famiglie reali d’Europa.  Divenne imperatrice dell’India e il suo servo più amato era da quella nazione. Vide l’invenzione delle ferrovie, del telegrafo, dell’anestesia e molto altro che cambiò il suo secolo per sempre.

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(Albert, Prince Consort)

La morte dell’amato consorte nel 1861 la trovo’ ultra-desolata e, per il resto della sua vita, si vestì solo di nero.

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(La sconsolata ‘Vedova di Windsor’)

Nel ventesimo secolo Vittoria divenne un simbolo d’ipocrisia e usanze demodé ma è ora stata rivalutata in maniera più considerata. Nel suo diario, che tenne tutta la vita, si legge che era anti-razzista, desiderava l’amore dei sudditi, era parecchio emotiva, e anche spiritosa. Di un suo ministro Gladstone, per esempio, disse, ‘parla con me come se fossi un raduno pubblico.’ Ebbe sempre misteriose relazioni con il suo ‘gillie’ (servo scozzese) John Brown.

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(Con John Brown)

Era un’ottima artista di acquarelli. Alla fine, un poco come la regina Elisabetta prima, fu pressoché deificata dal suo popolo. Insomma, ridonò rispetto alla famiglia reale, il rispetto che era stato perso tramite gli eccessi lussuosi dei suoi predecessori, in particolare Giorgio IV.

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La dimora di Kensington Palace e i suoi giardini presentano l’aspetto di un caratteristico palazzo reale inglese. Senza l’estrema fastosità di Versailles o di Caserta, dimostra che anche un palazzo può essere una struttura adatta per una vita alquanto domestica che formale.

 

Mostra anche che esiste ancora un velo di melanconia su questo palazzo. Qui visse, sconsolato, il re Guglielmo dopo la morte della sua amata Mary, come descrivo in questa mia poesia (traduzione segue):

WILLIAM’ S CLOSET

Unsmiling, crusty, you hardly spoke

and when you did the accent was too thick;

unpopular saviour, the people loved

your Queen and when she died something did pass

for always in the palace gardens,

the swan-crowned river and the kingdom’s fields,

for you were always mentioned together

and how could only half a person reign?

Yet in the midnight of your inner room

upon the heavenly ceiling there she lies:

a Venus to your Mars, disarms you quite

and with her lips and breasts, opens a smile

on the wall of your face while ducks and drakes

touch beaks upon the flowering pergola.

 

IL GUARDAROBA DI WILLIAM

Senza sorriso, irascibile, quasi mai parlavi

e quando lo facevi l’accento era troppo intenso;

salvatore impopolare, la gente amava

tua regina e quando morì qualcosa succedé

per sempre nei giardini del palazzo,

il fiume incoronato di cigni e i campi del regno,

poiché eri sempre menzionato assieme a lei

e come potrebbe regnare solo mezza persona?

Eppure nella mezzanotte della tua stanza intima

sul soffitto celeste lì giace:

una Venere al tuo Marte, ti disarma alquanto

e con le sue labbra e i suoi seni, apre un sorriso

sul muro del tuo viso mentre le anatre e i draghi

toccano i becchi sul pergolato fiorito.

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La Alexandrina Vittoria lasciò il palazzo e si trasferì a Buckingham Palace che d’allora in poi divenne la reggia principale metropolitana.

Qui  passo’ molti momenti infelici la principessa Diana.

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E qui mi parlò una guardia, con una certa emozione, della signora che aveva preparato tale bella mostra senza mai averla vista.

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Nella delizia

trova melanconia

sommo dominio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il Suono della Morte

 

Ogni giorno feriale, durante l’ora di pranzo, Londra offre un concerto d’organo gratuitamente (con offerta a volontà) in una delle sue chiese della City.

Se vi piace la musica d’organo e se siete a Londra, potete leggere di più nel mio post a:

Gli Organi di Londra

E’ dal 1910 che la chiesa di Saint Michael Cornhill offre un concerto ogni  lunedì.

Questo lunedì, all’organo della chiesa, costruita da Sir Christopher Wren dopo la distruzione dell’originale nel grande fuoco di Londra del 1666 e rimodellata nell’800, ho ascoltato una musica, mai sentita prima, che mi ha riempito ugualmente di gioia e di terrore. Con me era la mia moglie, alquanto emozionata da questi suoni.

Eppure, per molti del pubblico era un brano ben conosciuto, scritto da un compositore che avrebbe inserito tutti i suoi presentimenti di una vita che sarebbe finita tra poco a soli venti quattro anni.

Era la ‘sonata sul novantaquattresimo salmo’ di Julius Reubke, figlio maggiore dell’organaro Adolf Reubke (1805-1875). Nato nel 1834 nei monti Harz,  Julius Reubke si trasferì a Berlino nel 1851, dove continuò la sua educazione musicale presso il conservatorio.

Quando Liszt visitò Berlino nel dicembre 1855, insegnò pianoforte e composizione a Reubke, e gli permise di vivere nella sua casa di Altenburg. Fu in quest’ambiente che Reubke compose le sue due opere principali: la sonata per pianoforte in si bemolle minore, e la sonata sul novantaquattresimo Salmo in do minore, per organo. Dalla sua creazione la sonata sul novantaquattresimo Salmo è stata considerata una delle supreme vette del repertorio organistico romantico.

Di Reubke racconta un amico, Richard Pohl:

‘La sua salute era già in declino al momento delle sue grandi composizioni. Suonandoci la sua sonata, seduto con la sua forma tipicamente arcuata, affondato nella sua creazione, Reubke dimenticò tutto attorno di lui; e poi guardammo il suo aspetto pallido, la luce snaturale dei suoi occhi luccicanti, udimmo il suo respiro pesante e ci rendemmo conto di quanto la fatica lo sopraffacesse dopo ore di eccitazione. Allora, sospettavamo che non sarebbe stato con noi per molto a lungo.’

Julius Reubke si trasferì a Dresda nel 1857. Soffriva di un peggioramento della tubercolosi e non aveva più l’energia per suonare o comporre. Si trasferì nella località termale di Pillnitz nel maggio 1858, dove morì alla locanda Zum Goldenen Löwen pochi giorni dopo, all’età di ventiquattro anni. Fu sepolto vicino alla chiesa di Maria am Wasser a Pillnitz-Hosterwitz il 7 giugno.

Reubke fu uno degli allievi preferiti di Liszt; dopo la sua morte, Liszt scrisse una lettera di condoglianze al padre di Reubke:

‘Nessuno poteva sentire più profondamente la perdita che l’arte ha sofferto nel tuo Julius. Scrivo da uno che ha seguito con ammirazione e simpatia i suoi nobili, costanti e riusciti sforzi in questi ultimi anni, e che manterrà sempre fedelmente in mente la sua amicizia’.

(Julius Reubke)

 

Ritornando al suo capolavoro, la ‘sonata sul 94 ° Salmo in do minore’, si chiama così perché basata sul testo del Salmo 94.

La sonata è in tre tempi:

  1. Grave – Larghetto – Allegro con fuoco – Grave
    II. Adagio – Lento
    III. Allegro – Più mosso – Allegro assai

Ispirata dal nuovo linguaggio musicale Lisztiano e Wagneriano, la sonata è comunque un lavoro molto singolare.  In più, richiede una tecnica da assoluto virtuoso..

Questi sono i versi del salmo che sottolineano la sonata:

a) Grave- Larghetto

O Signore Dio, a cui appartiene la vendetta, mostrati.
Sorgi, tu Giudice del mondo: e fai cadere gli orgogliosi.

b) Allegro con fuoco

Signore, per quanto tempo trionferà l’empio?
Uccidono la vedova e lo straniero: e mettono a morte l’orfano.
Eppure dicono che il Signore non vedrà: né il Dio di Giacobbe lo considererà.

c) Adagio

Invece il Signore mi ha aiutato: non aveva fallito, e la mia anima è stata messa in silenzio.
Nella moltitudine di dolori che avevo nel mio cuore: i tuoi conforti hanno rinfrescato la mia anima.

d) Allegro

Il Signore è il mio rifugio: e il mio Dio è la forza della fiducia.
Egli ricompenserà la loro malvagità e li distruggerà nella loro stessa malizia.

Il primo e il secondo movimento sono in forma di sonata; il terzo movimento è una fuga che ha anche elementi di forma di sonata. Un’impressione di improvvisazione spontanea è ottenuta dalla sovrapposizione e dall’intreccio di frasi e movimenti, che consente di evitare strutture regolari. Tutti i temi sono anche modellati in modo irregolare, producendo una così grande diversità che nessuna idea musicale si ripete esattamente.

La fuga furiosa che chiude l’opera, raffigura il giudizio di Dio e la vittoria sul male.

L’organo della chiesa di Saint Michael è magnifico. Contiene 3,500 canne, certe delle quali hanno più di trecento anni. Fu costruito a due manuali da Renatus Harris e inaugurato nel 1684 da Henry Purcell e John Blow (compositori e organisti dell’abbazia di Westminster) e G. B. Draghi (organista della regina di Carlo II, Caterina). Da quell’epoca è stato ampliato più volte. Nel 2010 fu restaurato dalla ditta Nicholsons di Malvern.

Chissà perché non ho registrato la sonata eseguita da Benjamin Newlove, che è stato organista della cappella Reale di Saint George nel Castello della Regina a Windsor.

Comunque, ecco questa meravigliosa sonata eseguita dalla bravissima Neo-Zelandese, Dame Gillian Weir.

 

Sento la morte

nel suono dell’organo:

ultime note.