Dollis Hill, Londra

Perché visitare Dollis Hill a Londra?

Un amico osservò che le foto delle rose di Dollis Hill che avevo caricato su Facebook erano probabilmente le uniche cose che valessero la pena di visitare in questa parte della metropoli.

Sicuramente un turista non farebbe un viaggio immediato a Dollis Hill quando atterra a Londra. In questo senso Londra è come le giungle della Nuova Guinea: ci si può abitare un’intera vita qui e trovare sempre zone sconosciute quanto come le foreste più impenetrabili del Borneo.

Tuttavia, per almeno due persone, il primo ministro dell’era vittoriana, Gladstone, e lo scrittore Mark Twain, Dollis Hill era un bellissimo tratto della città dove potevano trovare pace e relax nella casa di Lord Tweedmouth situata in quello che, dal 1899, è il parco di Gladstone. Infatti, Mark Twain scrisse di non aver mai visto nessun luogo ‘che fosse così soddisfacentemente collocato con i suoi alberi nobili e la distesa di campagna e tutto ciò che andava a rendere la vita deliziosa e tutto a un tiro di schioppo dalla metropoli del mondo.’

Purtroppo la casa fu abbandonata nel 1989 e questo è fatale per così tante proprietà a Londra. Il vandalismo e gli incendi (il terzo nel 2011) hanno fatto il loro lavoro e, nonostante le insistenti proteste, la proprietà che aveva dato conforto a tante persone illustri (tra le quali Winston Churchill, che teneva lì i suoi consigli di guerra) è stata demolita, grazie al ritiro, dalla parte di Boris Johnson, di fondi, nel 2012.

Che peccato! Ora c’è solo un contorno di mattoni non originali per mostrare dove si trovava questo luogo storico.

Gladstone Park, tuttavia, rimane incantevole come sempre. Con il suo viale di querce, i suoi boschi selvaggi, il suo laghetto con le folaghe e le anatre, il suo memoriale alle vittime dei campi di concentramento, la sua area giochi per bambini e le sue ampie vedute, vale la pena visitare questa trascurata parte di Londra.

Dollis Hill aiutò a salvare il paese dal dominio nazista, perché nelle vicinanze, presso la stazione di ricerca dell’Ufficio Postale, fu costruito ‘Colossus’, uno dei primi computer digitali, e usato a Bletchley Park per decifrare il codice segreto ‘Enigma’ dei nazisti. Contribuì, così, ad accelerare la fine della Seconda Guerra Mondiale.

Infatti, sotto Dollis Hill esiste un immenso bunker che doveva servire come centro di operazioni nel caso il Regno Unito fosse stato invaso dalle forze tedesche. Per fortuna non si è mai dovuto usare! Due volte all’anno ci sono visite guidate a questa sconosciuta parte della Londra sotterranea.

Devo aggiungere, purtroppo, che ora esiste una nuova generazione di bunker anti-nucleari sotto il centri governativi di Londra, tutti collegati da tunnel segreti di stato, dove si potranno rifugiare i capi del governo mentre il resto della popolazione delle isole Britanniche frigge….

Ma non pensiamo a queste cose per ora….godiamoci il parco invece!

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Colli di Londra,

scorci di nuove viste:

e soffia il vento…

 

 

Le Due Cinesine di Beckenham, Londra

Beckenham è un sobborgo nel sudest di Londra. È anche dove una volta abitava mio zio.  L’arrivo delle ferrovie nel 1857 trasformò Beckenham da un villaggio rurale in un centro residenziale che ora conta più di cinquanta mila abitanti.

A dispetto della sua vicinanza alla metropoli Beckenham, però, serba ancora in gran parte molte zone verdi, tra le quali si conta il gran parco di Beckenham place, dove è ubicata la villa settecentesca costruita da John Cator, lord del maniero, che fece la sua fortuna nel commercio del legno. Ora la villa è circondata dal primo campo da golf municipale e da dei bellissimi boschi.

Il centro di Beckenham è dominata dalla magnifica chiesa parrocchiale di Saint George, risalente dal 1100 e riedificata in stile neogotico nel tardi ottocento dall’architetto W. Gibbs Bartlet. E’ di proporzioni imponenti con una inconsueta abside poligonale (generalmente in Inghilterra l’abside termina in linea retta), una bellissima torre con quattro guglie, delle vetrate piene di colore, dei monumenti imponenti, delle finestre con traforazioni eleganti, un soffitto ligneo a travi a balzo, detto ‘hammerbeam’ in inglese, e un ‘lychgate’, ossia l’entrata al camposanto che circonda la chiesa, tra i più vecchi costruiti di legno nell’Inghilterra.

Tutto ciò dimostra che la crescita di Beckenham e la sua emergente prosperità si riflette ampiamente nelle proporzioni quasi cattedralesche della sua chiesa parrocchiale.

A questo punto mi domanderete ‘ma dove sono le due cinesine?’

La prima si trova nell’architettura di un ex-garage detto il garage cinese ma infatti costruito nello stile di una pagoda giapponese nel 1928 dall’architetto Edmund Clarke. Ma perché costruire un distributore come una pagoda? Certo attira l’attenzione, come la mia quando la vidi per la prima volta da bimbo e volevo subito visitare la Cina, un’ambizione finalmente proseguita per ben due volte dal 2016.

Adesso il futuro della prima cinesina di Beckenham rimane in dubbio. Vorrebbero farne un piccolo supermercato ma, secondo me, potrebbe diventare invece un attraente ristorante sushi.

E dove si trova l’altra cinesina di Beckenham? Nelle acque del fiume Beck (da dove prende il nome il sobborgo) che attraversa l’attraente parco di Kelsey. Questo parco, la consueta passeggiata per digerire nel pomeriggio il pranzo di Natale di molte famiglie incluso la nostra (ricordo il parco sotto la neve), possiede dei bellissimi alberi compreso anche il platano più grande che ho mai visto nella metropoli. Le cinesine qui, consistono nelle anatre mandarine, originarie abitanti della Cina e ornate con un piumaggio favolosamente sgargiante.

Beckenham possiede altri luoghi suggestivi e anche dei bei pub. Non sarà certo la prima ragione per visitare Londra ma rimane un ottimo esempio di tipico sobborgo borghese di una belle époque.

In più dal 2000 Beckenham vanta un metodo di trasporto che era scomparso da cinquant’anni a Londra, il tram. Qui, infatti, nei loro colori di verde pisello, inizia il capolinea dei nuovi tram londinesi che vi possono trasportare ad un altro bel luogo verde, Wimbledon, capitale dello sport di tennis sull’erba. Chi potrebbe perdere l’occasione di assistere ad un match con campioni come Federer e Kubot?

 

Mattina sul tram:

fantasie orientali

della borghesia.

Il Parco degli Eroi Comuni.

Di statue e di memoriali di grandi e famosi eroi ce ne sono tante. Quante città in Italia non hanno una statua a Garibaldi, quante città della Gran Bretagna non hanno almeno una alla Regina Vittoria?

La maggior parte, però, degli eroi – quelli che non esitano di sacrificarsi la propria vita per salvare quella dei loro compagni – non hanno alcuna statua o lapide per ricordarli. E’ vero che, di recente, questi valorosi sono stati sempre più riconosciuti. Lucca ha il suo memoriale a Don Aldo Mei, parroco di Fiano, arrestato dai tedeschi il 2 agosto 1944 e barbaramente fucilato presso le mura di Lucca dopo essere stato costretto a scavarsi la propria tomba.

Dal 2005 Bagni Di Lucca ha la sua statua dedicata a Salvo d’Acquisto e, includendo i nostri amici a quattro zampe, il cane Diesel, ucciso da islamisti a Parigi nel 2015, ha la sua statua nel parco presso il ponte tibetano di Vagli di sotto.

Già nel diciannovesimo secolo il grande artista e scultore Inglese George Frederick Watts pensò che, con tutte le nobili statue dei grandi dell’Impero, mancassero proprio i ricordi agli eroi di gente ‘comune’ che, con i più insigni della nazione, avevano una qualità universale: quella di avere sacrificato la propria vita per gli altri. Com’è scritto nella Bibbia nel Vangelo secondo Giovanni, capitolo 15 verso 13.

Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici.”

Postman’s Park è un parco nel centro di Londra, a breve distanza a nord della Cattedrale di St Paul. Si trova proprio al fianco della bella chiesa di Saint Botolph Aldersgate che ho descritto nel mio post precedente. ‘Postman’ significa postino e il piccolo, ma prezioso, parco è meta, nelle loro ore di pranzo, di gente che lavora nell’ufficio centrale della posta, e negli altri uffici che la circondano.

Ho visitato questo bel spazio due volte nell’ultimo mese, tanto mi piace. La prima volta, in condizioni quasi siberiane con lo stagno ornamentale congelato tanto che si temeva per i suoi pesciolini, (vivi per fortuna), ero in compagnia di un eccezionale Londinese di nome Joolz che conosce gli angoli più sperduti di Londra ed anche i pub più suggestivi della città più affascinante del mondo. Joolz ha girato dei video, ottime guide e veramente spiritosi, uno dei quali menziona proprio il ‘Postman’s park.’ Lo potete vedere qui:

 

Ecco qualche mia foto, in inverno e in primavera, del parco-giardino con accanto la chiesa di Saint Botolph Aldersgate descritta nel mio post precedente.

 

 

Nel 1900, il parco divenne il luogo del ’Memoriale per l’eroico sacrificio’ voluto proprio da George Frederick Watts – un memoriale per la gente comune che morì salvando la vita di altri e che altrimenti sarebbero stati dimenticati. Sotto una loggia nel parco e lungo il muro interno sono state messe piastrelle di ceramica che ricordano questi altri eroi.

Facciamo nota, con una piccola selezione delle piastrelle ivi situate, per quali ragioni questi ‘eroi comuni’ si trovano qui.

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Leigh Pitt. Operatore reprographico, anni 50, salvò dall’annegamento un ragazzo nel canale a Thamesmead (vicino a casa nostra…) ma tristemente fu incapace di salvare se stesso.

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George Stephen Funnell. Poliziotto. In un incendio salvò due vite ma, ritornando a salvare la barrista, perse la vita.

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Herbert Maconoghu. Scolaro da Wimbledon, anni 13, i genitori in India, perse la vita cercando in vano di salvare la vita a due compagni che furono annegati nel laghetto di Glovers.

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George Blencowe anni 16 salvo’ un amico dal fiume Lea ma rimmase annegato.

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David Selves supportò il suo compagno che stava annegando e mori’ fra le sue braccia nell’abisso.

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Ernest Benning, anni 22, caduto da una barca vicino al molo di Pimlico, prese un remo con una mano e supportò una donna con l’altro ma annego’ mentre lei fu messa a salvo.

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Thomas Simpson morì di esaurimento dopo avere salvato tante vite dal ghiaccio rotto dei laghetti di Highgate.

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Wiliam Fisher, anni 9, perse la vita a Rodney Road Walworth (Londra sud) mentre cercava di salvare il suo fratellino da essere stato investito.

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George Frederick Simonds entrò in una casa in fiamme per salvare una vecchia vedova e morì delle sue ustioni.

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Richard Harris, manovale, annegò cercando di salvare una povera ragazza che si era gettata nel canale a Globe Bridge, Peckham.

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Samuel Lowdell, barcaiolo, morì annegato mentre stava per prendere in salvo un ragazzo a Blackfriars. Aveva già salvato due altre vite.

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Edward Blake annegò mentre pattinava attraverso il ghiaccio del serbatoio di Welsh Harp nel tentare di salvare due ragazze sconosciute.

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William Freer Lucas rischiò il veleno per se stesso piuttosto che diminuire la possibilità di salvare la vita di un bambino, e così morì.

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Solomon Galaman morì delle sue ferite dopo avere salvato il suo fratellino dall’essere investito nel Commercial Street. ‘ Mamma l’ho salvato ma non potevo salvare me stesso.’

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William Goodrum, segnalatore, anni 60, perse la vita mentre stava salvando un operaio dalla morte sotto un treno che stava arrivando da Kew.

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Mary Rogers, hostess della nave ‘Stella’, si sacrificò dando ad un altra il suo salvagente e scendendo giù volontariamente con la nave che affondava.

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John Cranmer di Cambridge anni 23, commesso con il municipio di Londra, annegò vicino a Ostend mentre salvava la vita di un straniero e forestiero.

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Poliziotto Edward George Brown Greenoff salvò molte vite nella terribile esplosione a Silvertown.

(Mia nota – Silvertown, vicino alla stazione di North Woolwich, si trova sulla sponda opposta della nostra sul Tamigi. Lo scoppio fu dovuto all’esplosione di una fabbrica di munizioni che produceva esplosivi per l’esercito della Gran Bretagna impegnata nella Prima Guerra Mondiale. Esplosero circa 50 tonnellate di TNT uccidendo 73 persone e ferendone più di 400. La deflagrazione procurò seri danni agli edifici nell’area circostante. Questa fu probabilmente la più potente esplosione mai avvenuta in Gran Bretagna.

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Poliziotto Alfred Smith fu ucciso in un bombardamento aereo mentre salvava la vita di donne e di ragazze. 1917 (Mia nota: Londra fu anche bombardata dai tedeschi nella prima guerra con l’uso dei loro dirigibili Zeppelin).

***

E’ stato Joolz che mi ha fatto ricordare che la superdiva Julia Roberts ha girato parte del suo film ‘Closer’ del 2004 proprio nel Postman’s Park:

 

 

In più è il fatto che il nome dell’eroina del film è Alice Ayres. Non è forse una coincidenza che esiste proprio una lapide in memoria di Alice Ayres nel loggiato degli ‘eroi comuni’ del parco?

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Alice Ayres, figlia di un muratore, che con il suo condotto intrepido salvò tre bambini da una casa in fiamme al costo della propria giovane vita.

 

Finché esiste tra di noi il senso della fratellanza, e le sciagure non finiscono mai, ci saranno sempre ‘eroi comuni’ nel mondo per popolare loggiati su loggiati con le loro targhe in ricordo del loro sacrificio inestimabile.

 

Muti eroi:

il loro sacrificio

parla eterno.

 

 

 

 

L’Incanto delle Camellie

La mostra delle antiche camellie a Sant’Andrea e la Pieve di Compito, ora nella sua 29 esima edizione, è conosciuta mondialmente per la sua suprema bellezza, il suo ameno sito sul Monte Pisano e la sua organizzazione cortese.

Un mio articolo nella rivista ‘Grapevine’ di questo mese celebra questa veritevole ‘camellia all’occhiello’ italiana.

Come si saprà, sono stati gli inglesi che hanno introdotto in Europa le prime camellie trasportate sui loro velieri dalla Cina nel settecento. Il clima del Compitese era idoneo per la coltivazione delle camellie e, in più, una varietà poteva offrire la possibilità di preparare una buona tazza di thè, senza la quale nessun vero anglo-sassone potrebbe mai sopravvivere…

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(Non perdere l’occasione di gustare un ‘cream tea’ con i scones nel tea-house del parco di Chiswick)

A Londra esiste una caratteristica mostra di camellie ogni anno a Chiswick park, esibita nella storica serra, lunga cento metri, del Duca di Devonshire e progettata nel 1813 dal architetto Samuel Ware (colui del famoso Burlington arcade).

Di fronte alla serra un giovane Lewis Kennedy disegnò un giardino formale all’Italiana secondo l’ultima moda inglese (mentre, nella stessa epoca, in Italia diventavano pazzi per la naturalezza dei giardini all’inglese!).

Le camellie, tenute nella magnifica serra al riparo contro le intemperie del clima inglese, risalgono alle varietà più antiche e includono delle vere rarità come la ‘middlemist’s red’: i due soli esempi esistono qui e nella Nuova Zelanda.

Le altre varietà comprendono la Variegata, Imbricata, Chandleri, Alba Piena, Pompone, Corallina, e Rubra Piena, tutte risalenti alla collezione del 1828 del Duca.
Dobbiamo ringraziare i volontari che hanno salvato la collezione di camelie, la squisita serra e il grazioso giardino Italiano per le nuove generazioni. Infatti, il lavoro di riqualificazione è stato solo completato nel 2010.

Le camelie si possono visitare fino all’Aprile. Non dimenticate, però, che nello stesso parco di Chiswick è ubicata la splendida villa di Lord Burlington ispirata dai suoi viaggi in Italia e dalle ville di Palladio.

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L’Italia in Inghilterra (come anche una dei suoi giardinieri che abbiamo incontrato) come l’Inghilterra in Italia, e, in ambedue le nazione, la Cina con le sue camelie… E’ assolutamente senza dubbio che, assieme alla musica, sono i giardini che aiutano a unire il mondo!

 

Ps. Parlando di musica ecco i Beatles a suonare nella serra delle camellie, anni sessanta.dscn0585_11015873203.jpg

Ogni petalo

ci rivela un ricordo

paradisiaco.

 

Nostalgic Boveglio?

How and when did I get to Bagni di Lucca? I first read up about the place in a Collins series guidebook my local library had thrown out. The history of the town fascinated me, especially its connection to a favourite poet, Percy Bysshe Shelley. However, the guidebook, by Archibald Lyall, did describe Bagni as having seen better days (which I still feel it has.)

We’d been visiting Italy regularly for many years, in particular Tuscany. But although we’d climbed such fabulous Apuan alps as the Pania della Croce, Monte Sumbra and the highest of them all, the Pisanino, we’d only passed by Bagni di Lucca station.

In autumn 2001 I hired a scooter and we visited Pinocchio land at Collodi. Sandra had already been there before we married.

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Here are some photos of our first visit to Pinocchio park together.

 

 

We thought our visit would end at Collodi but decided to venture further up the valley and eventually reached a village called Boveglio. I was impressed by its fortified, mediaeval atmosphere and the idea came to me to look for a place to buy there. A house was pointed out to us by a local as being for sale although there was no sign to say so.
Its owner was a lady who lived in Livorno. We arranged a meeting and were shown around the property. There was a small kitchen, a smaller bathroom, two little bedrooms but the house had a large main bedroom above an equally large living room, attached to which was a small boudoir. There was a low attic, half a cellar and a tiny garden. To get to both the garden and the cellar one had to step outside the front door and go round to the side of the house.

 

At sixty thousand euros with a good exchange rate (then) the semi detached house seemed a bargain.

I returned to Boveglio again at Christmas time. The house needed a test run and the owner allowed me to carry it out. I’d also got a short contract to interpret at a conference on the voluntary sector at Lucca’s town hall. I was really keen on experiencing what it would be like to live, and not just holiday, in Italy.

It was a steep learning curve. When I returned in December the weather had turned really cold and the house had only a small electric fire to keep me warm. I remember turning on my laptop to put it under the blankets and heat up the bed. To get to work in Lucca I needed to catch two buses, the first at 5 am. What was really spooky was that the village, although quite large, seemed almost deserted.

Fortunately, I had some neighbours, a coupled retired from an expat life working in Belgium. There was also a bar with a public phone.

One day I decided I’d go over to visit Bagni di Lucca. There was no bus service from Boveglio to Bagni (and there still isn’t) so I went on my scooter through the iciest roads I’d known. It was then that I first saw the astonishing Prato fiorito.
Not much was happening at Bagni. There was a juggler and a crib display but locals told me this was the first time the council had set up anything special for Bagni. I slipped badly off the steps of the town hall and made my way back to Boveglio in the darkening gloom. The following day the snowploughs were at work.
What happened about the house? I didn’t buy it. Although it had some nice features, including two large rooms, attractive views, an extensive balcony and some elegant bits of furniture (although how much of it would have remained is a different matter) I’m glad we didn’t buy it. The house didn’t have a garden one could step into directly from the building, there were too many wobbly floor beams to replace, there was the usual demarcation problem with the neighbour who occupied the other half of the property, transport to the main centre of Lucca was erratic, there was no public service to Bagni di Lucca and every summer Boveglio suffered from a severe water supply problem. Furthermore, the house wasn’t exactly quiet since both its front and rear area were bounded by a main road. Lastly, the valley approach to the village was filled with paper mills, some of which could have counted as fine examples of industrial archaeology but all of which emitted unpleasant smells.

In short, Boveglio didn’t tick all our boxes. Our present place in Longoio, although not perfect, ticks many more boxes and it’s now twelve years that we have chosen it as our rural italian residence. Boveglio, however, is looked back with a certain degree of nostalgia. We were seventeen years younger, more innocent about Italy, and certainly more ingenuously happy.

PS. The pictures of the house were taken with our very low resolution Kodak EZ camera which introduced us to digital photography.