Taking the Waters

Bagni di Lucca, as its name implies, is famous for its waters. In the sixteenth century Montaigne, after vainly searching throughout Europe for a beverage that could cure his ills, found it at Bagni di Lucca which he declared were the most efficacious waters he’d ever drunk. Queen Victoria had the waters imported to Buckingham palace as she found they solved many of her gynaecological problems.

I wonder how many residents and visitors to Bagni di Lucca today regularly take its waters. There’s no way one can buy a bottle of the tincture since it’s never been commercialised like the stuff from many other Italian watering holes such as San Pellegrino, for example.

Is it because there’s something dubious about Bagni’s waters’ mineral contents I wonder? I’m sure that Bagni di Lucca could make a mint out of selling its most famous natural product and help subsidise council services, improve the lamentable state of many of its roads and even use it as a mixer in its own brand of cocktails.

La Cova (meaning ‘the nest’) is the usual place where people stop and drink the waters which are here very hot testifying to their provenance from deep within the earth’s core (and not necessarily because of anything volcanic as a geologist friend told me).

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The heat of the waters may put some people off from drinking them but it’s been very useful to me when passing that part of Bagni di Lucca in winter on a scooter when the cold can really freeze one’s hands in spite of the thick gloves one is wearing.

The waters can also put into the fridge and their efficacy is in no way diminished if drunk cold.

What is the waters’ efficacy then? A plaque installed in the foyer of the Bagni alla Villa and reproduced at the back of the pond in front of the Circolo dei Forestieri explains all:

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ACRI DE VILLA BALNEI HEC PRECIPUE SUNT VIRTUTES. CONFERT CUNCTIS CAPITIS MEMBRIS.CURAT OMNES STOMACI MORBOS. APETITUM EXCITAT. DIGESTIONEM PROCURAT. VOMITUM RESTRINGIT. SANAT CUNCTA EPATIS VITIA. EPATIS ET VENARUM OPILATIONEM APERIT. COLOREM OPTIMUM FACIT. CONFERT PASSIONIBUS SPLENIS. SANAT ULCERA PULMONIS. MUNDAT RENES. LAPIDEM MINUIT. ARENULAS PROHIBET. MACROS IMPINGUAT. LEPRAM CURAT NON CONFIRMATAM. BIBITA ANTIQUAS FEBRES EXPELLIT. ET MATRICIS ETIAM ANTERIUS CHRISTERIZATA. TRIGINTA BALNEATUR DIEBUS OCTO VEL DECEM BIBITUR PURGATIONE PREMISSA. A CONTRARIIS CAVEATUR. TOTO CORPORE ULCERA SANAT CUR. DO. BER. COMM. VI VI MCCCCLXXI. KL. MAII

The almost dog Latin is quite easy to understand but here is a very rough translation – or least what I can understand of it, not having done any Latin since school.

These are the virtues of the waters: They cure all illnesses of the stomach. They excite the appetite. They help the digestion. They restrict vomiting. They heal all stages of complaints of the liver and veins. They give a good colour to one’s complexion. They contribute to the passions. They heal an enlarged spleen. They cure ulcers and lungs. They take away kidney stones. Fevers are alleviated. They heal ulcers throughout one’s body.

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I would be most interested in knowing of visitors or local people who regularly take the waters and whether their life and health has improved as a result. I’m going to be testing the waters myself with a glass a day for the next month and will let you know of any changes they may wreak upon my own well-being…

 

I Liberi Pensatori di Londra

Parecchie piazze a Londra hanno al loro centro un giardino privato aperto solo alle case che lo circondano. Belgrave square è una di queste piazze. Altre piazze hanno il loro giardino ora aperto al pubblico. Red Lion Square nel distretto di Holborn è una di queste.
Fu pianificata da Nicholas Barbon, un speculatore e economista, nel 1684 e presto divenne un luogo di moda.

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Nell’era vittoriana subì una decadenza che durò fino al ventesimo secolo. Fu qui nel ‘wages ispectorate’ che ebbi uno dei miei primi impieghi a Londra. Il reparto stabilì le minime paghe accettabili per quei lavori che non erano rappresentati dai sindacati; per esempio, i parrucchieri, i camerieri e le sarte. Se uno credeva di essere sottopagato ci poteva telefonare e si mandava un ispettore per verificare e rivedere lo stipendio.

Ora non esiste più questo utile reparto. Ci sarebbe invece una minima paga stabilita dal governo per tutti (che in troppi casi viene poco rispettata) e i sindacati hanno perso molto della forza che avevano anche trent’anni fa.

Infatti, il mercato del lavoro sta diventando sempre più ‘selvaggio’ che mai e le disparità tra i ricchi e i poveri si sono allargati in maniera allarmante negli ultimi anni.

Mi ricordo di Red Lion Square nei suoi anni di degrado quando era alloggio per i senza tetto e gli alcolici e drogati.

In una recente visita ho incontrato, invece, una piazzetta messa per bene con un cafè bar e panchine dove gli impiegati attorno possono passare la loro ora di pranzo e le mamme portare i loro bambini.

 

Anche se, purtroppo, poche delle case originali sono ancora in piedi e se, perfino, il mio ufficio è stato rimpiazzato, Red Lion Square (chiamata dopo un vecchio pub del ‘Leone rosso’) serba delle memorie importanti per tutti quelli che credono nella libertà di pensiero e combattono le tendenze neo-fasciste che, purtroppo, rimangono sempre nella nostra era.

Per esempio, in mezzo al giardino c’è la statua di Fenner Brockway (1888-1988), grande pacifista, capo del partito laburista indipendente, vegetariano, giornalista, militante per l’indipendenza dell’India, capo della lega contro l’imperialismo, contro il traffico delle armi, scrittore di romanzi utopici, amico di George Orwell e partigiano con lui nella guerra civile spagnola, anti-razzista, anti armi nucleari, presidente per la pace in Vietnam, riformatore del sistema d’incarcerazione e membro della società umanista ed etica di South Place, che ha la sede nella Conway Hall sulla medesima piazza.

A pensare che avere delle idee come Brockway, già ancora poco facile oggi, doveva essere una sfida molto più difficile nella prima metà del secolo scorso. Infatti, Brockway fu imprigionato e tenuto in isolamento per la sua opposizione alla Grande Guerra.

Un altro grande, commemorato nella piazza del Leone Rosso, è il filosofo (fondatore della filosofia analitica), storico, premio Nobel per la letteratura, attivista politico e matematico, Bertrand Russell (1872-1970), amico di Lord Brockway e con idee molto simili per le quali, anche lui, fu imprigionato. Disse anche, notoriamente, ‘non morirei mai per quello che credo perché forse potrei essere sbagliato.’

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Russell fu anche grande ammiratore del poeta che ha vissuto a Bagni di Lucca, Percy Bysshe Shelley, il quale sapeva a memoria. Incontrò perfino Lenin (che lo deluse).

Due altri grandi associati con questa piazza, trascurata da troppi turisti, sono il poeta e artista di origine Italiana, Dante Gabriel Rossetti e William Morris che fondò la sua ditta di ‘arts and crafts’ in questa casa.

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Più recentemente, fu in questa piazza che, nel 1974,  morì un giovane studente, Kevin Gately, alle mani delle forze dell’ordine durante una protesta contro il National Front, un partito di estrema destra.

A questo punto chiederete che cos’è il South Place (Conway Hall) Ethical Society. E’ la più antica società di liberi pensatori nel mondo, (penso anche a quella di Montefegatesi), fondata nel 1888 da William Johnson Fox che cominciò come predicatore religioso e finì come umanista.

L’oggetto della società è quella di sviluppare lo studio, la ricerca e l’istruzione nei concetti etici ed umanisti.

L’edificio art deco contiene la biblioteca etica più grande del mondo.

 

Ha una bella sala col motto ‘sia vero a te stesso’.

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In questa sala, di ottime acustiche, ogni domenica c’è una serie di concerti di musica da camera che risale al 1887.

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Insomma, Red Lion Square, cosi’ poco distinta in aspetto, contiene molte importanti memorie, non solo personali, ma anche di persone e di idee che hanno tanto lottato per farne del nostro pianeta un mondo migliore.

Chissà se mai lo diventerà?

Charlot a Londra

Quando il grande Charlot (o, come gli inglesi lo riconoscono, ‘Charlie Chaplin’), ritornò a visitare i suoi luoghi natali a Walworth nella Londra del sud, vicino alla zona chiamata ‘Elephant and Castle’, non volle visitare un certo edificio. Era l’ospizio di mendicità, il ‘Lambeth Workhouse’, un posto temuto per le sue degradanti umiliazioni e dove la famiglia di Charlot fu intrattenuta per ben due volte prima che il bambino avesse nove anni di vita.
Il padre alcolico era quasi sempre assente da casa e, quando Charlot compì quattordici anni, la sua mamma fu ammessa nel manicomio di Cane Hill, (un luogo conosciuto da noi quando si visitava forse l’allievo più educato della nostra classe di scuola media, e dove morì a causa di una medicina datagli in errore.)

Intanto, il padre di Charlot morì di cirrosi del fegato poco dopo l’entrata della mamma in manicomio.

 

 

Tali furono le memorie traumatiche per il sommo artista di questo luogo triste.

Entrando nel mondo del teatro di varietà Charlot divenne membro della compagnia di Fred Karno, assieme a Stan Laurel (che poi si mise assieme con Oliver Hardy come ‘Stanlio e Olio’.)

La compagnia andò a far un tour in America e, già nel 1918, Chaplin era diventato il più famoso attore, direttore e regista comico del mondo.

Ora l’ospizio infame ospita il museo del cinema, fondato da due appassionati, Ronald Grant e Martin Humphries, nel 1986.

La collezione si concentra sul fenomeno sociale del cinema. Mi ricordo le lunghe file per vedere l’ultimo film, le collezioni di cartoline di famosi attori, i sedili ‘a due’ nell’ultima fila per i fidanzatini, le mascherine in elegante divisa che mostravano i nostri posti con le lampadine tascabili color rosso, i portaceneri con lo smog delle cigarette che imbruniva le mura della sala, i venditori di gelati e bibite con il vassoio appeso sul loro collo, il concessionario in splendido uniforme, e il club per ragazzi del cinema con spettacoli il sabato mattina (la scuola in Inghilterra è solo dal lunedì al venerdì).

 

 

Più di tutto mi ricordo del passato splendore dei cinema. Costruiti in festoso stile art deco mostravano un altro mondo fantasioso, pieno di bellezze soltanto sognate. Purtroppo così tanti cinema sono stati demoliti. Però ne esistono a Londra certi capolavori come questo di Tooting.

 

 

In Italia, a Firenze, l’Odeon vicino al Palazzo Strozzi dona una bellissima idea del cinema di una volta.

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Tutto questo magico mondo di ‘cinema paradiso’ scomparve rapidamente con l’entrata del televisore nelle case degli inglesi. Nel mio caso, il babbo si è abbassato ad accettare una televisione (a noleggio) nel nostro salotto ma, allarmato dalla nostra fissazione sul piccolo schermo, dopo qualche settimana la restitui’ alla ditta di noleggio (Radio Rentals). Rispondendo, però, ai nostri piagnucoli, disse, ‘per ricompensa vi porterò al cinema ogni settimana’.

Più tardi ritornò l’infame televisore a casa, ma mi ricorderò sempre di quell’epoca d’oro di famiglia quando si usciva tutti insieme a vedere film come ‘The Sundowners’, ‘Cry for Happy’ e ‘The Greengage Summer’.

La collezione del museo è vasta e si può solo vedere una parte alla volta. Un portiere in splendida livrea ci ha accolto con una divertente introduzione e poi abbiamo visitato il museo.

Nella vecchia cappella del ‘workhouse’ abbiamo goduto un thè e biscotti.

 

 

La visita è finita quasi cinque ore dopo con un bel montage di film vecchi.

Insomma, per quelle ore eravamo incantati dalla magia del cinema come non ci è successo da molto tempo.

Sono sempre più dell’opinione che, vedendo il mondo com’è, la televisione danneggia la salute. Frequentero’ il cinema di più col suo grande inimitabile schermo e ritornerò a diventare bambino di nuovo!

 

 

I Giardini Lungo il Tamigi

I giardini del lungofiume, che si trovano sulla sponda nord del Tamigi nel centro di Londra, offrono un oasi di pace per gli impiegati che lavorano attorno.

Ci sono attività e concerti durante l’estate.

dscn1421_1-190291637.jpgIl ‘Thames embankment gardens’ furono aperti nel 1870 nello spazio creato dalla costruzione di un muro che non solo poteva proteggere la città dalle inondazioni ma poteva dare spazio ad una nuova fogna e sconfiggere le epidemie di colera che si manifestavano nella città. L’architetto e l’ingegnere di quest’opera fu Joseph Bazalgette.
Si può vedere dove era la sponda originale del fiume in questo portone, detto il York Water Gate, che dava sbocco per l’atterraggio delle chiatte al Palazzo del Duca di Buckingham, George Villiers.

 

I giardini sono molto ben curati con una bella varietà di fiori e piante.

 

Sono anche un veritabile salotto per i grandi ed i buoni.

Ecco la statua al grande poeta scozzese Bobbie Burns.

 

Qui si trova il monumento dedicato a quelli che hanno combattuto nel medio Oriente durante la prima guerra. Pensai subito a Lawrence of Arabia.

 

Tra le statue c’è una, dello scultore gallese Sir William Goscombe (1903), che ricorda il grande compositore Sir Arthur Sullivan, famoso per le sue operette, tra le quali il ‘Mikado’, che dette ispirazione a Giacomo Puccini per la sua ‘Madama Butterfly’.

Lo sguardo di Sullivan si dirige verso il Savoy Theatre dove ebbe i suoi grandi successi.

Quale uomo non serba segretamente nel cuore il desiderio di essere compianto da una muse così bella?

 

Per me questa donna rimane tra le più attraenti e sensuali di tutte – eccetto, si capisce, mia moglie!

 

Lo sguardo retto,

mentre ai suoi piedi

piange una dea.

Il Ponte delle Donne a Londra

Waterloo bridge rimane per me il più bel ponte di Londra. Da prescindere le sue elegantissime linee, progettate dal grande architetto Sir Giles Gilbert Scott, e le sue splendide viste di Londra, dette le più stupende di tutte, è conosciuta come il ‘ladies bridge’, il ‘ponte delle donne’, siccome la mano d’opera nella sua costruzione venne in gran parte dalla fatica delledonne.

Perché? Il ponte fu iniziato proprio all’inizio della seconda guerra mondiale, gli uomini furono chiamati alle armi e toccava alle donne di finire il ponte che fu inaugurato nel 1942.

Basta dire che il ponte di Waterloo, costruito nella sua maggiore parte da donne, rimane sempre in condizioni eccellenti dopo più di settant’anni ed è una delle glorie della favolosa metropoli di Londra.

Il ponte ha anche ispirato un canzone fra le più belle di tutti i tempi: ‘Waterloo Sunset’, dei Kinks.

Dirty old river, must you keep rolling
Flowing into the night
People so busy, makes me feel dizzy
Taxi light shines so bright
But I don’t need no friends
As long as I gaze on Waterloo sunset
I am in paradiseEvery day I look at the world from my window
But chilly, chilly is the evening time
Waterloo sunset’s fineTerry meets Julie, Waterloo Station
Every Friday night
But I am so lazy, don’t want to wander
I stay at home at night
But I don’t feel afraid
As long as I gaze on Waterloo sunset
I am in paradise

Every day I look at the world from my window
But chilly, chilly is the evening time
Waterloo sunset’s fine

Millions of people swarming like flies ’round Waterloo underground
But Terry and Julie cross over the river
Where they feel safe and sound
And they don’t need no friends
As long as they gaze on Waterloo sunset
They are in paradise

Waterloo sunset’s fine

La Storia di un’Aristocratica Italiana a Londra

Sono stata battezzata col nome Virginia, ma mi chiamano ‘Ginnie’, e sono nata di padre italiano e madre ungherese.

Frequentai una scuola di convento nella parte Rumena dell’impero Austro-Ungarico.

Mi descrivevano come una ragazza ribelle e poco ‘comme il faut’, come dicono i francesi. Per esempio, mi sono fatta fare un tatuaggio di un grande serpente sul davanti della mia gamba destra. Oggi, forse, non si batte un occhio ma a quei tempi era considerato scandaloso per una ragazza ‘per bene’ farsi tatuare.

La mia famiglia non era troppo benestante e così sono andata alla ricerca di un marito ricco. Ho scelto il conte Spinoza, un po’ anziano ma con le tasche piene! Mi regalo’ perfino una Lancia e imparai a guidarla in un epoca dove anche andare in bicicletta era considerato ‘outre’ per le donne.

Anche se potevo avere tutto quello che desideravo il matrimonio fallì. Imparai che ci vuole anche l’amore, oltre ai soldi, in un unione e il conte non mi poteva affatto soddisfare. Ho dovuto ricorrere alla Sacra Rota e il matrimonio fu annullato.
Sola, senza figli, ma con un ampio mantenimento dal vecchio, sono ritornata ad essere la signora Peirano.

Poi, durante una vacanza nelle Alpi francesi, ho incontrato l’amore della mia vita. Nato nel 1883, e più giovane di me di circa dieci anni, era il figlio minore di Sydney Courtauld, discendente di profughi protestanti francesi ugonotti, e fratello del fondatore del Courtauld institute di Londra.

La famiglia di Stephen fece la sua fortuna nell’industria dei tessili, inventando il primo tessile artificiale, il rayon, che è così simile alla lussuosa seta. Con questo brevetto è diventata la famiglia tra le più ricche del Regno Unito.

Stephen non fu soltanto ricco. Era un bel uomo e appena mi vide all’apres ski gli venne una cotta per me che non l’ha mai lasciato, anche se ammetto che sono una persona un pochino fuori dalla solita figura di aristocratica inglese con un temperamento abbastanza focoso.

Amavo però il carattere colto, timido, calmo, cauto e generoso di Stephen.
E anche coraggioso! Fu il primo a scalare, come montanaro esperto, la cosiddetta ‘faccia innominata’ del Monte Bianco quando ci siamo incontrati per la prima volta nel 1923. Per poi non parlare del suo coraggio nella grande guerra dove, a Gallipoli, nella brigata degli ‘artist’s rifles’, (composta da pittori, scrittori, artisti), gli fu conferito la medaglia all’ordine militare. (La vita media di un soldato al fronte durante quell’epoca terribile era di sole sei settimane…..).

Ci siamo sposati nel 1923 a Saint George’s Hanover Square. Stephen non entrò negli affari della sua ditta ma si dedicò invece alle opere di beneficenza e di cultura. Fece una magnifica collezione di quadri di pittori moderni e antichi; fu parte dell’amministrazione di Covent Garden e della grande Cinecittà di Ealing (era amico di Korda, marito della stupenda Merle Oberon, la Cathy nel film ‘Cime Tempestuose’ con Sir Lawrence Olivier).

La realizzazione più grande di mio marito, anzi, più correttamente, direi di noi due, fu l’acquisto per novanta nove anni del contratto di locazione dell’antico Palazzo Reale di Eltham nel 1933. Si cercava un posto vicino al centro di Londra ma quieto e campestre e l’abbiamo trovato in un fienile cadente che, una volta, faceva parte di un maestoso palazzo del re Edoardo II. Iniziato nel 1305, qui nacque il re Enrico ottavo che nel palazzo ricevette Thomas More e Erasmo!
La grande sala è la terza più grande in Inghilterra con un soffitto ligneo detto ‘a raggio di martello.’ Bastava a me vederlo per la prima volta per dire a Stephen ‘facciamo di questa desolazione la nostra casa.’

 

 

In tre anni i nostri architetti John Seeley e Paul Edward Paget trasformarono le rovine del palazzo in una dimora che, allo stesso tempo fu criticata come ‘la più bella dimora in stile ‘art deco’ delle nostre isole’ e come ‘una fabbrica di tabacchi situata nel posto sbagliato’!

Ma a noi non c’importava quello che dicevano gli altri. Quando li invitavamo alle nostre feste, quando vedevano le nostre attrezzature più moderne: la centralina telefonica, l’impianto di riscaldamento sotto-pavimento (anche per la grande sala medioevale), le camere per gli ospiti con armadi a muro, sistema radiofonico, sale da bagno en suite, il cinema….insomma, tutte le nuove tecnologie dell’epoca e tutte inserite in un palazzo con intarsi, mosaici, finestre illuminate, bas-relief…i nostri ospiti rimanevano a bocca aperta!

 

 

Il marchese Pietro Malacrida ci ha aiutato molto nel design del nostro paradiso della Londra sud-est. Erano sue le idee per le luci nascoste, i tappeti, i mobili, le porte decorate con le nostre creature preferite…

Parlando di animali non mi scorderò mai del mio amato lemure Mah-Jongg, soprannominato ‘Jonghi’. Fu comprato a Harrods nel 1923 e visse con noi quindici anni (poteva avere vissuto più a lungo – certi lemuri giungono fino a trent’anni). Veniva con noi sui nostri viaggi e aveva la sua stanza, riscaldata si capisce, con una scala di bambù dalla quale poteva scendere e gironzolare dove voleva in casa.

 

Guai a chi prendeva eccezione al nostro amatissimo Jonghi. Veniva morso! Era un ottimo giudice di carattere. Purtroppo sbaglio’ una volta. Stephen aveva sponsorizzato una spedizione aerea attraverso le zone polari nel 1930. Jonghi morse la mano del radio tecnico Percy Lemon che prese un infezione che ritardo’ la spedizione per tre mesi.
In mancanza di figli Jonghi era il nostro grande amore.

 

Non si deve però dimenticare il nostro bel alano.

Ritornando al nostro palazzo ricordiamo l’amico svedese, Rolf Engstromer, che progettò la stupenda sala d’ entrata con i suoi suggestivi intarsi evocando le città dell’Europa nordica e quella mediterranea.
L’intero complesso è circondato da un fossato attraversato dal più antico ponte di tutta Londra. Come giardiniera entusiasta mi son data a creare un giardino dopo l’altro. Mi sono particolarmente affezionata a creare quello delle rose.

 

Purtroppo tutte le cose più belle durano poche. È scoppiata la seconda guerra, mio marito fu chiamato a servizio di protezione civile e nel 1940 una bomba incendiaria del nemico colpi’ il tetto della grande sala mettendo una parte alle fiamme.

Non ce la facevo più. Ero già diventata vecchia. Non si poteva rimanere a Londra così. Nel 1944 abbiamo lasciato l’amato Eltham Palace e donato gli anni rimasti del nostro contratto di locazione all’esercito britannico che, fino al 1992, ha usato l’edificio come scuola per ufficiali militari.

Abbiamo passato i nostri ultimi anni nel paese che ora si chiama Zimbabwe e costruito un altro bel posto a Penhalonga.

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Anche lì Stephen dette molto alla comunità con fondi per nuove scuole, una galleria nazionale, un teatro e una sala di concerti.

Anch’io contribuì, migliorando la vita delle donne di Zimbabwe.

La nostra casa in Africa ora è diventata un albergo di lusso. Ci siamo poi spostati sull’isola di Jersey. Stephen morì nel 1967 e io incontrai il Redentore nel 1972.

Abbiamo avuto una vita felice e fortunata. La nostra ricchezza l’abbiamo usata a migliorare le sorti di quelli meno propizi di noi. Siamo stati patroni degli artisti e……..siamo riusciti a salvare un palazzo reale per la nazione. Godetevelo!

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(Io, Jonghi e Stephen)

La Chiesina Modello per ‘Via col Vento’

La chiamo la chiesa del ‘Via col Vento’ e l’ho già descritta nella seconda parte del mio post a
https://longoio3.com/2018/04/22/7850/

Non potrei superare quella mia descrizione di una chiesina che ha servito come modello per la caratteristica chiesa rurale degli Stati Uniti.

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Mi mancava, però, di sentirne l’organo, costruito da William Drake di Buckfastleigh, Devon, nel 1991 e utilizzando la cassa storica fatta da Abraham Jordan nel 1732.

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La chiesina, chiamata Grosvenor Chapel, fa parte della parrocchia di Saint George Hanover Square (la parrocchia di Haendel), ed è famosa per l’alta qualità della sua musica; ogni martedì, all’ora di pranzo, si tengono concerti l’organo. Esistono già due CD del coro della cappella.

L’organista il martedì 14 agosto era Alex Flood della cattedrale di Saint Albans.

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Questo era il suo programma:

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L’organo è idoneo per questo tipo di musica, avendo le seguenti caratteristiche:

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La ciaccona di Buxtehude, genitore artistico di Bach, è ben nota. Meno nota è la storia di Davide e Golia di Kuhnau raccontata con musica molto descrittiva. Di Strodgers si conosce pressoché niente ma la sua fantasia era molto ben elaborata

Per me la trascrizione per organo, di Flood, della suprema ciaccona che termina la partita in re minore per violino solo di Bach era il clou del concerto.

La trascrizione, fedele allo spirito dell’originale, senza retorica romantica, ha concluso un ora di pranzo con supremo gusto e ci ha nutriti col pane spirituale che la buona musica ci può sempre donare.

Nella gran città:

chiesina campagnola,

odor di prati.

 

 

 

Piazzolla a Piccadilly

Non tutte le chiese del grande architetto rinascimentale, Sir Christopher Wren, si trovano nella City. Nel West End, a pochi passi dalla statua di Eros a Piccadilly Circus, la chiesa di Saint James, costruita nel 1685 di mattoni rossi, con rifiniture in pietra di portland stone, si presenta elegante e spaziosa.

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Nel suo sagrato, ci sono i mercatini: il lunedì e martedì, di cibo, il mercoledì e il sabato, di artigianato. Siamo venuti il lunedì scorso e c’era da scegliere da mangiare indiano fino a quello dell’Argentina.

 

L’interno della chiesa ha una splendida volta a botte, un organo risalente al 1686 di Renatus Harris, in restauro, con splendida cassa di Grinling Gibbons, e le consuete gallerie per i parrocchiani.

 

Di notevole valore artistico sono due opere del grande scultore ligneo, Grinling Gibbons: il dorsale dell’altare eseguito in legno di tiglio:

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e la fonte battesimale, questa volta scolpita in marmo.

 

St James (Giacomo) ha una vivace vita liturgica e culturale. E’ famosa per i suoi concerti e ci siamo venuti per sentirne uno.

Doveva essere una violinista a suonare Bach ma invece ci ha fatto alquanto piacere sentire una giovane pianista argentina, Julieta Iglesias, presentare un ‘omaggio a Piazzolla’.

Questo era il programma:

 

Non avevo mai sentito Piazzolla senza l’intervento del bandoneon. Ascoltarlo suonato sul solo pianoforte era dunque un’esperienza nuova e mi è veramente piaciuta, e emozionato, tanto.

 

L’esecuzione fluida e molto naturale di Julieta era squisita. Il suo sangue, metà argentino e metà italiano, si sentiva nel linguaggio idiomatico attraverso il quale trasmetteva il sempre presente sotto-battito del tango, qual volta lirico, qualvolta impetuoso nelle opere di Piazzolla:

Intanto il profumo di bistecca all’argentina dal mercatino entrava nella navata non solo aumentando l’atmosfera Piazzolliana ma anche la nostra fame!

Mi faceva anche ricordare quella giornata indimenticabile del 2013 quando fu celebrata alla fortezza di Mont’Alfonso, vicino a Castelnuovo di Garfagnana, la riscoperta della discendenza del grande compositore dai nonni abitanti di Massa di Sassorosso.

Il brano intitolato ‘Adios Nonino’ ebbe, così, una risonanza speciale.

Bravissima la Julieta che incoraggia anche la presente generazione di compositori argentini, in particolare Mauro de Maria.

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Ascoltate le registrazioni della Iglesias su Youtube per capirne di più.

Potrete anche consultare i miei post su Piazzolla e la sua celebrazione nella Garfagnana che troverete a:

Don’t cry for me Sassorosso

Terre lontane:

mestizia d’un tango,

tocco di labbra.

Dollis Hill, Londra

Perché visitare Dollis Hill a Londra?

Un amico osservò che le foto delle rose di Dollis Hill che avevo caricato su Facebook erano probabilmente le uniche cose che valessero la pena di visitare in questa parte della metropoli.

Sicuramente un turista non farebbe un viaggio immediato a Dollis Hill quando atterra a Londra. In questo senso Londra è come le giungle della Nuova Guinea: ci si può abitare un’intera vita qui e trovare sempre zone sconosciute quanto come le foreste più impenetrabili del Borneo.

Tuttavia, per almeno due persone, il primo ministro dell’era vittoriana, Gladstone, e lo scrittore Mark Twain, Dollis Hill era un bellissimo tratto della città dove potevano trovare pace e relax nella casa di Lord Tweedmouth situata in quello che, dal 1899, è il parco di Gladstone. Infatti, Mark Twain scrisse di non aver mai visto nessun luogo ‘che fosse così soddisfacentemente collocato con i suoi alberi nobili e la distesa di campagna e tutto ciò che andava a rendere la vita deliziosa e tutto a un tiro di schioppo dalla metropoli del mondo.’

Purtroppo la casa fu abbandonata nel 1989 e questo è fatale per così tante proprietà a Londra. Il vandalismo e gli incendi (il terzo nel 2011) hanno fatto il loro lavoro e, nonostante le insistenti proteste, la proprietà che aveva dato conforto a tante persone illustri (tra le quali Winston Churchill, che teneva lì i suoi consigli di guerra) è stata demolita, grazie al ritiro, dalla parte di Boris Johnson, di fondi, nel 2012.

Che peccato! Ora c’è solo un contorno di mattoni non originali per mostrare dove si trovava questo luogo storico.

Gladstone Park, tuttavia, rimane incantevole come sempre. Con il suo viale di querce, i suoi boschi selvaggi, il suo laghetto con le folaghe e le anatre, il suo memoriale alle vittime dei campi di concentramento, la sua area giochi per bambini e le sue ampie vedute, vale la pena visitare questa trascurata parte di Londra.

Dollis Hill aiutò a salvare il paese dal dominio nazista, perché nelle vicinanze, presso la stazione di ricerca dell’Ufficio Postale, fu costruito ‘Colossus’, uno dei primi computer digitali, e usato a Bletchley Park per decifrare il codice segreto ‘Enigma’ dei nazisti. Contribuì, così, ad accelerare la fine della Seconda Guerra Mondiale.

Infatti, sotto Dollis Hill esiste un immenso bunker che doveva servire come centro di operazioni nel caso il Regno Unito fosse stato invaso dalle forze tedesche. Per fortuna non si è mai dovuto usare! Due volte all’anno ci sono visite guidate a questa sconosciuta parte della Londra sotterranea.

Devo aggiungere, purtroppo, che ora esiste una nuova generazione di bunker anti-nucleari sotto il centri governativi di Londra, tutti collegati da tunnel segreti di stato, dove si potranno rifugiare i capi del governo mentre il resto della popolazione delle isole Britanniche frigge….

Ma non pensiamo a queste cose per ora….godiamoci il parco invece!

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Colli di Londra,

scorci di nuove viste:

e soffia il vento…

 

 

Le Ostriche di Whitstable

Situata sulla costiera nord della contea di Kent, Whitstable è un ridente centro le cui fondazioni risalgono all’era romana. Cresciuto da un villaggio di pescatori è poi diventato una meta per le scampagnate dei Londinesi che la raggiungevano per vaporetto lungo l’estuario del Tamigi.

Ci siamo stati per la prima volta nel 1983 e poi nel 1985.

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Ultimamente eravamo li nel 1998.

 

Ora, dopo un periodo di decadenza nelle sorti della cittadina, quando gli inglesi l’abbandonarono per le vacanze attorno il Mediterraneo, Whitstable è ritornata di moda ed è frequentatissima – affatto com’era quando siamo prima stati lì molti anni fa’. Questo cambiamento si riflette nel prezzo delle case e nell’offerta più vasta dei negozi. (Speranza per Bagni di Lucca?)

Il mare di Whitstable non è per niente profondo ed è idoneo per la raccolta di crostacei, ostriche e vongole. Il porto fu ideato da Thomas Telford, il grande ingeniere del secolo diciannovesimo che ispirò Nottolini, l’architetto del ponte delle catene a Fornoli. Attorno il porto ci sono le caratteristiche capanne dei pescatori, un mercato del pesce e dei gustosi ristoranti ittici.

Sebbene non abbia edifici di altissimo interesse storico, Whitstable contiene un suggestivo insieme di caratteristiche case ‘clapperboard’, cioè rivestite di assicelle di legno e degli edifici dell’era Giorgiana che ne fanno della sua high Street un attraente insieme pieno di varietà.

La spiaggia non è un gran che, composta dalla più parte di ciottoli. Ha, però, la sua atmosfera nordica con il miagolare dei gabbiani e le famiglie che vanno in cerca di granchi. Ho notato pochi nuotatori….

La galleria d’arte merita una visita.

Come lo merita anche il museo, che contiene un’antica locomotiva a vapore del 1830, Invicta, costruita da Stephenson figlio, e che operò nel primo servizio regolare di treni per passeggeri sulla linea conducente a Canterbury.

Come consueto, abbiamo concluso la nostra giornata a Whitstable in un pub. Ci è particolarmente piaciuto questo di epoca vittoriana. Evidentemente il landlord era appassionato di vecchie radio….

Ciao Whitstable e….alla prossima!

Anni passati,

il volo dei gabbiani:

maree nel tempo.