Sono stata battezzata col nome Virginia, ma mi chiamano ‘Ginnie’, e sono nata di padre italiano e madre ungherese.
Frequentai una scuola di convento nella parte Rumena dell’impero Austro-Ungarico.
Mi descrivevano come una ragazza ribelle e poco ‘comme il faut’, come dicono i francesi. Per esempio, mi sono fatta fare un tatuaggio di un grande serpente sul davanti della mia gamba destra. Oggi, forse, non si batte un occhio ma a quei tempi era considerato scandaloso per una ragazza ‘per bene’ farsi tatuare.
La mia famiglia non era troppo benestante e così sono andata alla ricerca di un marito ricco. Ho scelto il conte Spinoza, un po’ anziano ma con le tasche piene! Mi regalo’ perfino una Lancia e imparai a guidarla in un epoca dove anche andare in bicicletta era considerato ‘outre’ per le donne.
Anche se potevo avere tutto quello che desideravo il matrimonio fallì. Imparai che ci vuole anche l’amore, oltre ai soldi, in un unione e il conte non mi poteva affatto soddisfare. Ho dovuto ricorrere alla Sacra Rota e il matrimonio fu annullato.
Sola, senza figli, ma con un ampio mantenimento dal vecchio, sono ritornata ad essere la signora Peirano.
Poi, durante una vacanza nelle Alpi francesi, ho incontrato l’amore della mia vita. Nato nel 1883, e più giovane di me di circa dieci anni, era il figlio minore di Sydney Courtauld, discendente di profughi protestanti francesi ugonotti, e fratello del fondatore del Courtauld institute di Londra.
La famiglia di Stephen fece la sua fortuna nell’industria dei tessili, inventando il primo tessile artificiale, il rayon, che è così simile alla lussuosa seta. Con questo brevetto è diventata la famiglia tra le più ricche del Regno Unito.
Stephen non fu soltanto ricco. Era un bel uomo e appena mi vide all’apres ski gli venne una cotta per me che non l’ha mai lasciato, anche se ammetto che sono una persona un pochino fuori dalla solita figura di aristocratica inglese con un temperamento abbastanza focoso.
Amavo però il carattere colto, timido, calmo, cauto e generoso di Stephen.
E anche coraggioso! Fu il primo a scalare, come montanaro esperto, la cosiddetta ‘faccia innominata’ del Monte Bianco quando ci siamo incontrati per la prima volta nel 1923. Per poi non parlare del suo coraggio nella grande guerra dove, a Gallipoli, nella brigata degli ‘artist’s rifles’, (composta da pittori, scrittori, artisti), gli fu conferito la medaglia all’ordine militare. (La vita media di un soldato al fronte durante quell’epoca terribile era di sole sei settimane…..).
Ci siamo sposati nel 1923 a Saint George’s Hanover Square. Stephen non entrò negli affari della sua ditta ma si dedicò invece alle opere di beneficenza e di cultura. Fece una magnifica collezione di quadri di pittori moderni e antichi; fu parte dell’amministrazione di Covent Garden e della grande Cinecittà di Ealing (era amico di Korda, marito della stupenda Merle Oberon, la Cathy nel film ‘Cime Tempestuose’ con Sir Lawrence Olivier).
La realizzazione più grande di mio marito, anzi, più correttamente, direi di noi due, fu l’acquisto per novanta nove anni del contratto di locazione dell’antico Palazzo Reale di Eltham nel 1933. Si cercava un posto vicino al centro di Londra ma quieto e campestre e l’abbiamo trovato in un fienile cadente che, una volta, faceva parte di un maestoso palazzo del re Edoardo II. Iniziato nel 1305, qui nacque il re Enrico ottavo che nel palazzo ricevette Thomas More e Erasmo!
La grande sala è la terza più grande in Inghilterra con un soffitto ligneo detto ‘a raggio di martello.’ Bastava a me vederlo per la prima volta per dire a Stephen ‘facciamo di questa desolazione la nostra casa.’
In tre anni i nostri architetti John Seeley e Paul Edward Paget trasformarono le rovine del palazzo in una dimora che, allo stesso tempo fu criticata come ‘la più bella dimora in stile ‘art deco’ delle nostre isole’ e come ‘una fabbrica di tabacchi situata nel posto sbagliato’!
Ma a noi non c’importava quello che dicevano gli altri. Quando li invitavamo alle nostre feste, quando vedevano le nostre attrezzature più moderne: la centralina telefonica, l’impianto di riscaldamento sotto-pavimento (anche per la grande sala medioevale), le camere per gli ospiti con armadi a muro, sistema radiofonico, sale da bagno en suite, il cinema….insomma, tutte le nuove tecnologie dell’epoca e tutte inserite in un palazzo con intarsi, mosaici, finestre illuminate, bas-relief…i nostri ospiti rimanevano a bocca aperta!
Il marchese Pietro Malacrida ci ha aiutato molto nel design del nostro paradiso della Londra sud-est. Erano sue le idee per le luci nascoste, i tappeti, i mobili, le porte decorate con le nostre creature preferite…
Parlando di animali non mi scorderò mai del mio amato lemure Mah-Jongg, soprannominato ‘Jonghi’. Fu comprato a Harrods nel 1923 e visse con noi quindici anni (poteva avere vissuto più a lungo – certi lemuri giungono fino a trent’anni). Veniva con noi sui nostri viaggi e aveva la sua stanza, riscaldata si capisce, con una scala di bambù dalla quale poteva scendere e gironzolare dove voleva in casa.
Guai a chi prendeva eccezione al nostro amatissimo Jonghi. Veniva morso! Era un ottimo giudice di carattere. Purtroppo sbaglio’ una volta. Stephen aveva sponsorizzato una spedizione aerea attraverso le zone polari nel 1930. Jonghi morse la mano del radio tecnico Percy Lemon che prese un infezione che ritardo’ la spedizione per tre mesi.
In mancanza di figli Jonghi era il nostro grande amore.
Non si deve però dimenticare il nostro bel alano.
Ritornando al nostro palazzo ricordiamo l’amico svedese, Rolf Engstromer, che progettò la stupenda sala d’ entrata con i suoi suggestivi intarsi evocando le città dell’Europa nordica e quella mediterranea.
L’intero complesso è circondato da un fossato attraversato dal più antico ponte di tutta Londra. Come giardiniera entusiasta mi son data a creare un giardino dopo l’altro. Mi sono particolarmente affezionata a creare quello delle rose.
Purtroppo tutte le cose più belle durano poche. È scoppiata la seconda guerra, mio marito fu chiamato a servizio di protezione civile e nel 1940 una bomba incendiaria del nemico colpi’ il tetto della grande sala mettendo una parte alle fiamme.
Non ce la facevo più. Ero già diventata vecchia. Non si poteva rimanere a Londra così. Nel 1944 abbiamo lasciato l’amato Eltham Palace e donato gli anni rimasti del nostro contratto di locazione all’esercito britannico che, fino al 1992, ha usato l’edificio come scuola per ufficiali militari.
Abbiamo passato i nostri ultimi anni nel paese che ora si chiama Zimbabwe e costruito un altro bel posto a Penhalonga.

Anche lì Stephen dette molto alla comunità con fondi per nuove scuole, una galleria nazionale, un teatro e una sala di concerti.
Anch’io contribuì, migliorando la vita delle donne di Zimbabwe.
La nostra casa in Africa ora è diventata un albergo di lusso. Ci siamo poi spostati sull’isola di Jersey. Stephen morì nel 1967 e io incontrai il Redentore nel 1972.
Abbiamo avuto una vita felice e fortunata. La nostra ricchezza l’abbiamo usata a migliorare le sorti di quelli meno propizi di noi. Siamo stati patroni degli artisti e……..siamo riusciti a salvare un palazzo reale per la nazione. Godetevelo!

(Io, Jonghi e Stephen)