Christmas Cribbage

Here is a selection of photos of some of the seasonal events we’ve been attending in the run-up to Christmas.

The first was the Ghivizzano ‘presepe vivente’, or living crib, where villagers dress up to enact Nativity scenes. Craftsmen contribute with their traditional skills from spinning to brewing wine to making willow brooms to distilling grappa. What is most wonderful about these presepi is their setting in the ancient mountain villages with their steep cobbled alleys lit by flambent torches, their church bells resounding throughout the valley, their re-evocation of an old-style school and their angelic chapel interiors. No film sets are needed here…it’s the location that tells it all as no artificial scenario ever could.

The next scene we visited was the ‘Festa delle Briciole’ (‘Crumbs’ festival) of Fornoli masterminded by Marco Nicoli. It’s a modest affair but sweeter for that with Father Christmas, jesters and a tasty spread within the parish hall.

Santa Claus’s own village at Bagni di Lucca is a highly imaginative creation originally devised by our doctor’s (who played Father Christmas) daughters. We were stunned by the evocation of Father Christmas’s bedchamber, by the charming décor that transformed Villa Webb – which hosted such guests as Byron – and by that detailed Middle Eastern presepe.

The most recent scene in our festival peregrinations was to the living crib of Anchiano. Sadly, because of the death of a  villager on the same day, the presepe was, out of respect, a muted affair. However, there was plenty to suggest an arcane past, especially in the setting which was largely in the catacomb-like under-croft of the parish church (ironically enlarged by the Germans in the last conflict to provide a fortress as part of the ineffective gothic line).

The arrival of the Holy family with their new-born babe followed by the Three Wise Men (who included the former mayor of Borgo a Mozzano and our handyman) was particularly touching.

How wonderful it is that these manifestations of a birth that took place such a long time ago are spontaneous creations arising from the imagination of the local populace who with true love and devotion are able to recapture the essence of the momentous event that took place in the Middle East over two thousand years ago.

There are three more presepi viventi that we’re keen to revisit:

The first is at Barga on December 23rd. Details are available at https://www.eventiesagre.it/Presepi_Viventi/21065439_Presepe+Vivente+A+Ruota.html

The second (in our opinion one of the most picturesque and one dear to us as we have taken part in it several times) is at Equi Terme and runs from December 24 to the 27. Details are available at https://presepeviventeequi.com/

Our own contribution to this stunning presepe is described at https://longoio2.wordpress.com/2016/12/28/a-living-crib-is-reborn-at-equi-terme/

The third (and equally fine) is at Ruota in the Pisan Hills.  This takes place on December 26th and more details are available at https://www.eventiesagre.it/Presepi_Viventi/21065439_Presepe+Vivente+A+Ruota.html

 

Thanksgiving…

Two years ago, on the same day that friends and fellow writers met up at Paolo’s superb Cantina di Carignano for the traditional Thanksgiving lunch, organized by Lucca’s ‘Grapevine’ magazine’s indefatigable editor Norma Jean, I found myself a thousand miles away walking in a part of London which has deep resonance with the original idea of American thanksgiving.

Rotherhithe is a former area of docks which has now largely been given over to new housing. Yet the romance and hardship of sea-faring journeys, the close-knit warehouse alleys and the Thameside pubs which once served mariners and smugglers still permeate this district.

 

Nowhere is this felt more than in the vicinity of Saint Mary the Virgin’s church in whose graveyard is buried Christopher Jones, the captain of the ‘Mayflower’.

 

This iconic ship gave passage to one hundred and two of the first English puritans – the pilgrim fathers (and mothers) – in a stormy passage lasting two months to finally land them in the New World by Cape Cod, surviving the most terrible winter with few supplies and insufficient clothing.

And it was from where I stood in Rotherhithe that the eighty-foot long cargo vessel began her epic voyage from the shore of one of the oldest riverside pubs in London, aptly called ‘The Mayflower’.

 

I lingered by the old river and, in Conradian mind, pondered on the history that has flowed down this great waterway. I thought of those latter day refugees fleeing from religious persecution and realised that thanksgiving is more than just a harvest festival: it’s a thanksgiving for the freedom of thought that so much of the world, despite ever-present menaces, is able to enjoy thanks to the courage of so many of our forefathers and our contemporaries.

 

(PS. Today I am, once more, present in Italy and will gladly attend Thanksgiving at Carignano).

 

 

La Chiesa più Antica di Londra

La più antica chiesa di tutta Londra è la Priory Church of St Bartholomew the Great, talvolta abbreviata come ‘Great St Bart’s,’ e situata a Smithfield nel nord della City. La chiesa fu fondata come priorato agostiniano nel 1123 ed è adiacente all’ospedale St Bartholomew della stessa fondazione.

Ma come fu fondata? Rahere, un prebendario della Cattedrale di San Paolo e canonico agostiniano regolare, mentre era in Italia e ricoverando da una febbre presa nelle paludi dell’agro Pontino, ha sognato che una bestia alata venisse e lo trasportasse nel distretto di Londra di Smithfield dove avrebbe eretto una chiesa per ringraziamento. Rahere si recò a Londra e, dopo aver spiegato il suo messaggio divino al re Enrico I, gli fu concesso il titolo del terreno.

Questa zona di Londra serba dei ricordi particolari per me e mia moglie. Il mercato della carne a Smithfield, che tra poco sarà traslocato in una zona più ampia, fu dove ebbi il mio primo lavoro quando mi spostai a Londra all’epoca del matrimonio. Dovetti svegliarmi alle tre del mattino per arrivarci col servizio d’autobus notturno, e certo non fu un lavoro facile. Lavorai per una ditta ebrea che, paradossalmente, vendeva carne suina, ma, per fortuna, il lavoro non durò troppo a lungo poiché poco dopo trovai una posizione con l’organizzazione turistica della città di Londra.

Un’altra memoria meno felice fu quando il babbo di Sandra dovette essere ricoverato nell’ospedale di Saint Barts, una parte dello stesso complesso fondato dal monaco Rahere più di mille anni fa. Purtroppo, benché le cure dell’ospedale fossero premurose, l’esito non ebbe molto successo e il babbo dovette passare altri tredici anni in condizioni logoranti prima che trovò la sua pace eterna.

Benché la chiesa grande di Saint Barts sia stata molto danneggiata e perse metà della sua mole nel periodo della riforma, fu ripristinata nell’era vittoriana e ora presenta, con i suoi magnifici archi normanni, un insieme veramente affascinante e di altissimo pregio architettonico.

Anche qui abbiamo assistito a un concerto bellissimo: duo trio per archi di Haydn e di Schumann, suonati con estro commovente da tre ragazze polacche.

Dopo il concerto ci siamo avviati verso l’ospedale di San Bartolomeo. Qui abbiamo visitato il museo con la sua paurosa raccolta di strumenti medici di un’altra epoca. Pensa ad avere la propria gamba amputata senza anastesia!

Accanto c’è una scalinata monumentale decorata con grandi dipinti rappresentanti le storie del buon samaritano e la fontana di Bethesda dal noto pittore settecentesco, William Hogarth.

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Anche qui serbo una memoria poiché quando mi sono laureato – per la seconda volta – al City University in scienze informatiche venni qui per un ricevimento durante il qualche scoppio una paurosa tempesta con lampi e tuoni fortissimi.

Accanto al museo c’è un’altra chiesa dedicata a San Bartolomeo, questa volta più piccola e costruita più recentemente. Con la sua forma ottagonale è veramente carina.

A questo punto nel nostro pellegrinaggio avevamo fame e ci siamo avviati a uno dei vicini ristoranti che il celebre salernitano, Antonio Carluccio ha reso famoso, per gustare una bella zuppa di funghi e una spaghettata alla puttanesca.

 

Chiese e ospedali;

luoghi della memoria:

il tempo fugge.

 

 

 

Il Trasloco di una Chiesa Londinese

In Inghilterra certe vecchie chiese in centro città sono occasionalmente ricostruite in nuovi siti suburbani quando la popolazione diminuisce nel centro e diventa più numerosa nei sobborghi. Per un’intera chiesa vittoriana, però, essere spostata, mattone per mattone, dal West End a un luogo distante quindici kilometri dal centro è sicuramente raro. Eppure è quello che è successo a St Andrew’s, Wells Street, Marylebone, ricostruita nel 1933–4 come St Andrew’s, Kingsbury. L’ho visitata l’altro ieri all’inizio del mio cammino attorno il lago londinese di Welsh Harp (vedere il mio post a https://longoio3.com/2019/10/23/i-laghi-di-londra/ )

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La ragione per il ‘trasloco’ era perché la chiesa ha dei preziosissimi arredi vittoriani, riconosciuti anche in un’epoca nella quale l’arte e l’architettura di quel periodo erano ancora generalmente tenute in scarsa considerazione.

La chiesa di Wells Street ha una storia insolita. Come molte chiese vittoriane è stata eretta per servire la popolazione di parrocchiani anglicani in una zona urbana densamente abitata. Ma non molto tempo dopo che fu completata (su progetto di Samuel Daukes) nel 1847, una chiesa anglicana rivale, la celebre All Saints, Margaret Street, (un supremo gioiello dell’arte e dell’architettura vittoriana – vedere https://en.wikipedia.org/wiki/All_Saints,_Margaret_Street) fu costruita proprio dietro l’angolo. Entrambe erano fondazioni controverse dell’Alta Chiesa anglicana e le congregazioni ‘a la mode’ venivano ad ammirare la loro splendida musica sacra e le loro belle rifiniture. Per esempio, l’attrice Sarah Bernhardt si sposò a Sant’Andrew’s nel 1882.

Il terzo vicario della chiesa, Benjamin Webb, commissionò i lavori ai principali architetti e artisti vittoriani. Pugin aveva già contribuito con un altare e una finestra, e Butterfield con un leggio. A questi Webb aggiunse presto un meraviglioso monumento murale di William Burges al suo predecessore, James Murray, e poi un’intera serie di accessori di G. E. Street. Il principale tra questi è il dossale che copre l’intera parete est, con nicchie in pietra e figure e scene in alabastro scolpite dal protégé di Webb, lo scultore e intagliatore James Redfern.

 

 

Le splendide vetrate colorate di Clayton e Bell aggiunsero a una delle più ricche collezioni di arredi vittoriani esistenti.

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Una commissione propose nel 1929 l’insolita soluzione di abbattere quest’ultima e di ricostruirla altrove. Kingsbury, un distretto in rapida crescita del Middlesex vicino a Wembley, fu identificato come il miglior luogo; aveva una piccola e inadeguata chiesa antica in una enorme parrocchia; quindi quello era il luogo identificato per il suo trasferimento. Nel 1933–4 questo esempio unico di gioiello architettonico e di tesori decorativi fu rimosso e ricostruito.

L’interno di Kingsbury sembra quasi lo stesso di quello di Marylebone, ma gode di una luce interna molto migliore perché non è più bloccato dagli edifici circostanti.

E la vecchia chiesina di Kingsbury? E’ l’edificio più antico del comune di Brent e risale all’undicesimo secolo. Nascosta negli alberi dello spettacolare camposanto vicino alla ‘nuova’ chiesa, è costruita in pietra focaia e contiene alcuni mattoni e piastrelle romane tratte da un vecchio tempio. Ha un piano semplice, costituito da una navata e un presbiterio in una sola cella, con una torretta all’estremità ovest sormontata da una guglia.

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Fu parrocchiano il grande primo ministro Gladstone, che lottava per l’indipendenza dell’Irlanda nel diciannovesimo secolo. Qui leggeva l’epistola alla fine del suo cammino dalla casa del suo amico a Dollis Hill, descritta nel mio post a https://longoio3.com/2018/08/14/dollis-hill-londra/ . Sempre nella chiesa si trovano tre monumenti di ottone del sedicesimo secolo. Le sue tre campane risalgono al 1350.

 

 

Da qualche tempo condannata all’oblio la vecchia chiesa di Kingsbury e’ ora sede della congregazione romena ortodossa che in questa parte di Londra è numerosa.

Quante belle scoperte si possono fare in questa magnifica città di Londra anche nei sobborghi che sembrano meno spettacolari!

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La pietra muove,

spostano i tesori:

resta la Fede.

 

 

 

Fregona’s Bell-Tower

The little town of Fregona on the slopes of the Veneto alpine foothills boasts one of the highest bell towers or campanili in this part of the world.

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Unlike the majority of Tuscan bell towers those in the Veneto region have spires reaching up to the heavens like spiritual missiles (if such missiles could ever be said to exist). They stand out in the landscape and evoke those beautiful rural scenes that are such a feature of Venetian paintings.

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Preparations for the construction of Fregona’s stupendous bell tower, can be traced back to the winter of 1869-1870 when, on the initiative of the vicar, Don Antonio Dalla Rosa, stones for its construction were gathered.  Difficulties arose, work was halted and the already accumulated material was used for other purposes, and partly stolen at night.

From 1880 onwards the erection of the bell tower proceeded without further hitches thanks to Don Andrea Tome, who had already shown his particular resourcefulness by repairing the parish church and parsonage seriously damaged by the earthquake of June 29, 1873. In order to facilitate the transport of heavy stones, the Don conceived a special type of wagon, called “car mal”,  pulled by two oxen. On 6 February 1881, Don Andrea initiated work on the campanile’s foundations with a depth of seventy and a width of forty feet.

On December 21st 1881, after more than ten months from the beginning of the excavations, everything was ready for the solemn ceremony of the laying of the foundation stone by Bishop Cavriani.

It took three years to complete the masonry of the foundations with its walls four metres thick.

The neo-gothic design chosen for the bell tower was by Fregonese Francesco Ciprian who was supposed to have been inspired by what he saw in Austria. Indeed, there is a resemblance  between the campanile and the main tower of Vienna’s town hall (seen in this photo):

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The design included all those features that have made the campanile famous: an elegant belfry, bold piers and, in particular, the water-spout gargoyles at the summit.

Fregona’s bell-tower was eventually completed in 1909. However, the final spire, which was meant to crown it raising it to an additional height of forty feet, was never  built.

It was lovely to hear the three great bells ringing across the expansive hillscape (although I think those who live next to them might have different views) and consider the dedication of the Fregonese who willingly gave their time and efforts to the building of the campanile. I doubt whether such mediaeval-like collective efforts would be possible in the western world today.

 

 

There was no-one around to let us into the bell-tower. I would have loved to climb to its top and admire the view. Next time perhaps?

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Meanwhile, the church cat and her three kittens looked on, unpeturbed by the gigantic scale of the campanile.

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Il Comune di Winston Churchill

Qualche settimana fa mi sono trovato in un comune di Londra, il quale rappresentante parlamentare una volta era Winston Churchill. Infatti, nel comune c’è questa statua che commemora il grande statista e storico che salvò il Regno Unito dal barbarismo nazista e che era fiducioso in una nuova Europa.

Chingford si trova nel nord di Londra vicino alla grande foresta di Epping, una volta una riserva di caccia ai cervi per i re e le regine. Infatti, qui si trova la cosiddetta ‘Queen Elizabeth’s Hunting Lodge’ che risale al 1543 e fu usata dai reali come tribuna per osservare la caccia.

Questo grazioso edificio a graticcio è ora adibito per i matrimoni e per le mostre.

La chiesa parrocchiale, in stile gotico, di Chingford si trova in mezzo a un ampio  ‘village common’  (campo del comune).

La chiesa fu cominciata nel 1844 dall’architetto Lewis Vulliamy (che scrisse un bel libro sul ponte di San Trinita, Firenze) ed è quella parte che si vede per primo quando si entra e che consiste di un’unica navata. La chiesa fu ampliata nel 1903 dal grande architetto, Sir Arthur Blomfield che diede all’aggiunta, la forma di tre navate.

A me è piaciuto molto il soffitto di questa chiesa che è dedicata a San Pietro e Paolo. Carine anche le vetrate illuminate.

Da visitare anche la chiesa di Tutti i Santi a Chingford Mount (conosciuta localmente come la vecchia chiesa) che risale al dodicesimo secolo.

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Mi sono avviato a Chingford principalmente per ascoltare un concerto sul magnifico organo.

Mi è sembrata , però, una parte di Londra abbastanza interessante e amena e certo ritornerò per passeggiare nella foresta di Epping. Quali parti di Londra, insomma, non hanno cose d’interesse a vedere ed esplorare?

Città villaggio:

una campagna urbana

si stende attorno.

 

 

 

 

Le Abbazie di Londra e i loro Scandali

Le comunità monastiche di Londra all’epoca medioevale superavano più di sessanta.

Oggi sono poche ma, certo, non fino al punto che il turista alla metropoli pensa che esista solo Westminster Abbey, la chiesa reale dove i sovrani d’Inghilterra sono incoronati.

Rimangono, invece, più di dieci testimonianze delle comunità monastiche nella regione di Londra. Queste si possono dividere nelle tre seguenti categorie:

  1. Abbazie che sono state trasformate in chiese parrocchiali.
  2. Abbazie che si trovano in stato di rovine.
  3. Abbazie che sono state ricostruite dopo la loro distruzione nel grande scisma del 1534.

Della prima categoria è molto bella Waltham Abbey, sepoltura del Re Aroldo, ora la chiesa parrocchiale di Waltham della quale potete leggere il mio post a https://longoio3.com/2018/04/16/7705/

C’è anche la magnifica Saint Helens Bishopsgate, la chiesa di Shakespeare, che descrivo a https://longoio3.com/2018/11/30/la-chiesa-di-shakespeare-a-londra/

La chiesa dei Templari è spettacolare. Il mio post su essa si trova a https://longoio3.com/2019/03/03/con-i-cavalieri-del-tempio/

Saint Bartholomew rimane la chiesa più antica di Londra e fu fondata nell’era normanna.

Della terza categoria sono state ricostruite le abbazie di Ealing, Stratford e Woodford Green.

Abbiamo visitato Ealing Abbey la domenica scorsa. E’ una fondazione benedettina del 1897 ed è nota per la sua bellissima architettura neogotica di Frederick Arthur Walters (1849–1931), scozzese cattolico, la sua tradizione musicale con un magnifico organo e l’uso del canto gregoriano nelle liturgie e la sua scuola.

 

Purtroppo, abbiamo appreso che, nel marzo 2011, l’abate è stato accusato di abuso di minorienni nel periodo in cui era insegnante della scuola.  E’ fuggito e nel maggio 2016 è stato arrestato in Kosovo e ha dovuto affrontare l’estradizione nel Regno Unito dove, nel 2017, è stato condannato per reati sessuali e condannato a diciotto anni di reclusione. Ho saputo di questo fatto dopo la nostra visita e allora ho capito perché l’attuale abate mi domandò perché scattavo fotografie dell’abbazia. ‘Attenti a non scattare fotografie che includono bambini’. ‘Certo di no’, risposi, e offrì di farlo esaminare le fotografe sul mio apparecchio. Rispose ‘non sarà necessario. Ci credo che fotografi in buona fede.’

Delle abbazie della seconda categoria, cioè in rovine, un peccato di un’altro tipo diede origine all’abbazia di Lesnes in Abbey Wood, nel quartiere londinese di Bexley.

L’anno 1178 vide la fondazione dell’Abbazia di Santa Maria e di San Tommaso Martire a Lesnes da Richard de Luci, Capo Giustiziere d’Inghilterra. Fu costruita per penitenza per l’omicidio di Thomas Becket, nel quale fu coinvolto. Nel 1179, de Luci si dimise dal suo ufficio e si ritirò nell’abbazia, dove morì tre mesi dopo. Fu sepolto nella sala capitolare.

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(Assassinio di San Thomas Becket)

E’ interessante notare che la prima parte della Via Francigena passa da Londra a Canterbury dove i pellegrini si avviano alla tomba del san Thomas Becket, episodio che diede origine al meraviglioso volume di racconti di Chaucer e al film di Pasolini.

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(Statua di Pellegrino scolpita da un tronco di albero a Lesnes Abbey)

L’abbazia non divenne mai una grande comunità e fu chiusa dal cardinale Wolsey nel 1525, con un permesso di sopprimere i monasteri di meno di sette detenuti. Fu uno dei primi monasteri ad essere soppressi dopo lo scioglimento dei monasteri nel 1534.

Conosco l’abbazia dal tempo del nostro matrimonio. Si trova sulla Green Chain Walk (il grande sentiero verde di Londra) ed è circondata da un parco e un giardino ornamentale, detto il vivaio dei monaci.

 

Sul lato nord dell’abbazia si trova un grande gelso (Morus nigra), uno dei primi importati in questo paese nel seicento.

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Anche se Lesnes Abbey è in uno stato di estrema rovina, si può facilmente distinguere i suoi vari reparti: la chiesa, il chiostro grande, la sala capitolare, il refettorio, il dormitorio

 

e la biblioteca nella quale si trovava il Missale di Lesnes, ora al Victoria & Albert Museum di Londra.

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Ho visitato Lesnes Abbey la settimana scorsa. La stagione più bella per visitare questa rovina dove, come descrive Shakespeare nel suo sonetto numero settantatré:

‘Bare ruin’d choirs where late the sweet birds sang’.

(spogli archi in rovina dove, ameni, cantarono gli uccelli)

è certamente la primavera quando i narcissi selvatici si propagano attorno le rovine e nei boschi attigui.

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Sempre salmodia

tra gli archi l’uccellino:

sboccia il narciso.

 

La Chiesa Divisa in Due

La chiesa parrocchiale di Arundel, dedicata a Saint Nicholas e che risale al trecento, è uno dei pochissimi edifici religiosi inglesi che sono divisi in due parti di culto, una cattolica e un’anglicana, con il lato occidentale dell’edificio della chiesa occupato dalla parte anglicana di San Nicola.

La cappella cattolica FitzAlan, ora mausoleo privato dei Duchi di Norfolk, si trova nella parte orientale ed è dedicata alla Santissima Trinità. Richard FitzAlan, decimo conte di Arundel, era responsabile per la sua costruzione in stile gotico perpendicolare.

Tra le due parti fu costruito un muro dopo lo schisma del 1534. Questo muro me lo ricordo nella mia prima visita ad Arundel quando ero uno scout a campeggio e stavo facendo un’escursione a piedi. Mi sorprese e mi rattristò allo stesso momento.

Il muro è ora stato demolito e invece c’è un cancello di ferro battuto che divide le due parti.

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Per le occasioni religiose importanti il cancello è aperto e la chiesa diventa unita, non solo architettonicamente, ma anche ecumenicamente.

La parte anglicana della chiesa è stata fedelmente restaurata dal grande architetto vittoriano Gilbert Scott ed è molto suggestiva con le sue arcate gotiche e rimasti di antichi affreschi.

La cappella, invece, fu gravemente danneggiata nel 1643 durante l’assedio del castello di Arundel dai cannoni parlamentari nella guerra civile inglese. Rimase trascurata per tutto il diciottesimo secolo e usata perfino come stalla. Ora è stata rimessa accuratamente al suo stato originale.

Come mausoleo dei Duca di Norfolk contiene questi monumenti funebri particolarmente eccezionali.

Ho scritto una poesia su uno di questi monumenti. Ecco l’originale inglese, seguito dalla mia tradizione italiana:

 

ARUNDEL TOMB

 

Is this the altar of our dusty lives?

Upon this plinth of wealden stone we rest

and wait until the judgement day arrives

and grants the chaliced merit of our quest.

 

Our helms and girdles unremoved, with hands

unclasped upon the bier, love petrified

in chiselled folds before time’s endless sands,

we lie beyond dusk bodies, side by side.

 

Behind this masque our hearts still circulate;

above our heads a minute cosmos gleams

in crumbling paint, and stars compose our fate

while planets rise upon unfinished dreams.

 

For by our flanks the children stilled at birth

outstretch their little limbs upon this earth.

 

 

TOMBA DI ARUNDEL

 

È questo l’altare delle nostre vite polverose?

Su questo piedistallo di pietra ci riposiamo

e aspettiamo che arrivi il giorno del giudizio

e ci dona il merito del calice della nostra inchiesta.

 

I nostri elmi e le cinture sono rimasti immobili, con le mani

strinte dalla bara, l’amore pietrificato

nelle pieghe cesellate davanti le infinite sabbie del tempo,

riposiamo oltre i corpi del crepuscolo, fianco a fianco.

 

Dietro questa maschera i nostri cuori circolano ancora;

sopra le nostre teste luccica un minuto cosmo

in vernice sgretolata, e le stelle compongono il nostro destino

mentre i pianeti sorgono sui sogni incompiuti.

 

Poiché dai nostri lati i bambini morti alla nascita

stendono i loro piccoli arti su questa terra.

 

 

 

 

 

La Cattedrale della Carrozza

Vi ricorderete forse di quell’adorabile film con Fred Astaire e Ginger Rogers, ‘Top Hat’. A un certo punto, mentre la Ginger, attraversa il ponte di Westminster in una carrozza Hansom, si apre una botola nel soffitto e si vede Fred, che la stava inseguendo, e che si è fatto il cocchiere della Hansom.

L’Hansom cab (abbreviazzione per ‘Cabriolet’ – carrozza leggera a due ruote) fu un tassi, tirato da cavallo e usato nell’ottocento e i primi novecento inglese, inventato da un certo Joseph Hansom che fu anche un sommo architetto.. Tra i suoi capolavori si trova la cattedrale di Arundel.

La posizione, la costruzione, il design e la dedizione della cattedrale devono molto al Duca di Norfolk, conte of Arundel, il primo tra i Lord inglesi e l’unico rimasto Cattolico dopo lo schisma di Re Enrico VIII.

Nel 1868 Henry Fitzalan-Howard, 15º duca di Norfolk, incaricò l’architetto Joseph Hansom di progettare un nuovo santuario cattolico come controparte del suo castello di Arundel. Lo stile architettonico della cattedrale è il gotico francese, uno stile che sarebbe stato di moda  tra il 1300 e il 1400, il periodo in cui Howard e i duchi di Norfolk salirono alla ribalta nazionale in Inghilterra. L’edificio è considerato uno dei migliori esempi di architettura neo-gotica in stile francese nel paese.

 

E’ un edificio veramente maestoso con degli elementi spettacolari come i contrafforti volanti, l’apside a forma di chevet semi-rotonda francese, una flèche alla Notre-Dame di Parigi, così gravemente incendiata di recente e che condivide lo stesso stile architettonico.

 

La chiesa era originariamente dedicata alla Madonna e San Filippo Neri, ma nel 1971, in seguito alla canonizzazione di Filippo Howard, 1º conte di Arundel e il trasporto delle sue reliquie nella cattedrale, la dedica fu cambiata alla Madonna e San Philip Howard.

Philip Howard, il ventesimo conte di Arundel, fu imprigionato a vita nella Torre di Londra, quasi decapitato e morì con solo il suo cane per tenerlo compagnia. Fu fatto Santo da Papa Paolo VI nel 1970 e divenne uno dei ‘quaranta martiri dell’Inghilterra e del Galles’.

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La statua di Saint Philip, col fedele compagno a quattro  zampe, si può vedere nel transetto della magnifica cattedrale in stile ‘flamboyante’ di Arundel.

Ogni anno per la festa del ‘Corpus Domini’ si prepara per la cattedrale uno spettacolare tappetto di fiori, proprio come si fa in molti luoghi d’Italia.

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Purtroppo, non ci furono fondi a sufficienza per costruire la guglia della cattedrale ed esiste solo un mozzo di torre. Chissà se un ricco orientale non doni dei soldi per il suo completamento?

Durante la nostra visita facevano le prove per la Messa in do maggiore di Beethoven (la prima delle sue due) e la Messa a quattro voci , detta di Gloria, di Giacomo Puccini.

 

Che meraviglia sentire le loro devote sonorità echeggiare nelle volte maestose della cattedrale: armonie tedesche e poi toscane rinate in un edificio gotico francese in una cittadina tipicamente inglese illuminata da un sole di calore d’estate mediterranea. Veramente un miscuglio di squisitezza!

 

Siamo europei:

musiche si baciano

nell’alto gotico.

 

 

 

 

Una Miriade di Adorazioni

Come metropoli internazionale Londra può non solo offrire ogni tipo di cucina, non solo ogni varietà di spettacolo ma, come si riflette nel suo aspetto multiculturale, ogni specie di esperienza religiosa.

Questa domenica passata, per esempio ho partecipato al rito anglicano Cristiano nella squisita chiesa di Saint Lawrence, Whitchurch.

Di origine mediovale, come si vede nella sua torre,

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la chiesa fu ristrutturata da James Brydges, duca di Chandos, in pieno stile barocco nel 1714.

Gli affreschi di Laguerre, il dosalle, le statue dipinte in grisaille, l’elegante soffitto demi-arcato sono veramente decorazioni rare in un Inghilterra abituata a ornamenti più sobri per le sue chiese.

La gloria suprema della Chiesa di Saint Lawrence è che qui, dal 1717 al 1720, fu direttore musicale il sommo compositore George Frederick Handel, come si vede in questa lapide.

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Tra le sue composizioni per il duca sono gli undici Chandos Anthems che rimangono tra i miei preferiti brani musicali.

La Chiesa anglicana ha un rito che, in molte maniere, riflette l’ordinario della Chiesa Cattolica Romana, con solo queste differenze principali:

1. L’autorità del Papa non è più stata ammessa, dal cinqecento.
2. L’Eucaristia non considera la transustanziazione del corpo e del sangue di Cristo nel pane e nel vino ma solo il simbolo della sua presenza.

Tutto il resto rimane simile: il segno della pace, la benedizione, il colpire del petto nell’atto della confessione. Infatti, la comunione si riceve non in fila ma attorno alla balaustrata, come accadeva un tempo in Italia.

Ritornando dallo sobrio rito anglicano mi sono trovato nella folla che stava festeggiando la grande festa in onore del Dio indù Shiva. La Ratha (carro) Yatra (pellegrinaggio), la festa del carro, si celebra ovunque nel mondo indù e tutte le fedi sono invitate a partecipare poiché, sebbene ci siano molti modi per adorare la divinità che ci ha creati, Dio rimane sempre uno, immutabile, eterno e pieno di amore per noi.

Ricordiamo che fu proprio un Italiano, Odorico di Pordenone, a riportarci per la prima volta una descrizione di questa suggestiva festa nel 1321, una festa che ora si è diffusa in tutto il mondo (ricordiamo quella di Viareggio).

Ratha Yatra si riferisce in particolare alla grande festa nella quale partecipai molti anni fa a Puri in Orissa, India dove un gigantesco carro trasporta le divinità di Jagannath (avataro di Vishnu), Balabhadra (suo fratello) e Subbadra (la sorella).

A Londra la più grande sfilata è stata a Hyde Park ma io l’ho goduta nel strade periferiche di Wembley. Il contrasto tra le tipiche casette bifamiliare londinesi con i celebranti, per la più parte del tempio Tamil di Shiva, era molto pittoresco.

Le sari strabilianti delle donne, l’orchestra di tamburi e shenai, le offerte ai dei di frutta e noce di cocco mi hanno trasportato a quei posti così cari a noi di Kerala e Tamilnadu, l’ultimo visitato solo nel 2017.

Che straordinario vivere in un paese dove a fianco l’uno e l’altro si trova moschea, tempio, chiesa, sinagoga e tabernacolo in piena armonia. A Londra questo rimane ancora possibile. Intanto in luoghi come la Siria, il medio Oriente, lo Yemen…….perché!!!!!

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(Moschea, tempio e chiesa, una dopo l’altra in un paese dove la tolleranza rimane ancora una virtù).