Il centro della Sacralità in Inghilterra: qui, dove lo zio di Gesù, Giuseppe di Arimatea, portò il nipote nei suoi viaggi alle miniere di stagno della Cornovaglia per far commercio durante gli ‘anni perduti’ del Redentore dopo che il Cristo aveva lasciato la bottega del babbo falegname ma prima di iniziare la Sua missione tra gli uomini.
Qui, dove lo zio di Arimatea mostrò al Cristo il megalitico cerchio di pietre di Stonehenge, dove lo accompagnò a visitare i preti Druidi del Galles con la loro antica sapienza celtica.
Lo stesso Giuseppe di Arimatea che, deposto il corpo di Gesù dalla Croce, lo avvolse di una tela bianca con erbe e profumi e lo mise in una tomba appena scavata che doveva servire per sé stesso.
Lo stesso Giuseppe di Arimatea che, preso una spina dalla corona messa sulla testa del Salvatore in Croce, la portò nel paese dove era andato assieme col nipote e la pianto’ dove ora cresce la biflora crataegus monogyna, una specie di biancospino che fiorisce nelle tenebre dell’inverno, quando un fiore viene mandato per tradizione alla Regina, e di nuovo nella primavera.
Qui, dove l’abbazia più grande, più bella e ricca della nazione fu fondata e ora resta in malinconiche rovine dopo la dissoluzione dei monasteri.
Qui, dove, in cima ad una collina antica come il tempo, una torre rimane della più vecchia chiesa esterna della Cristianità mentre i fedeli di Roma dovevano ancora rifugiarsi nelle catacombe.
Qui dove venne sepolto il re Artù e sua moglie Ginevra.
Qui dove il poeta William Blake scrisse:
“E quei piedi nei tempi antichi
percorsero l’Inghilterra dai verdi monti?
E fu visto il sacro Agnello di Dio
sugli ameni pascoli d’Inghilterra?
E quel suo Volto Divino
splendere sulle nostre nuvolose colline?
E fu Gerusalemme costruita qui..?
Portatemi il mio arco d’oro ardente,
Portatemi le mie frecce di desiderio,
Portatemi la mia lancia: oh nuvole, apritevi!
Portatemi il mio carro di fuoco!
Non cessero’ la battaglia mentale
E né la spada mi dormirà in mano,
Finché non avremo costruito Gerusalemme
nella verde e piacevole terra d’Inghilterra.”
E qui, mentre un vento burrascoso ci circondava, sul monte mistico di Glastonbury Tor, abbiamo passato la vigilia del venerdì Santo.
La domenica delle Palme siamo andati a sentire la Messa con la mamma di Sandra (che quest’anno compie 97 anni) nella Chiesa chiamata Brompton oratory che si trova a South Kensington, vicino al grande complesso di musei (che comprendono il Science museum e il Natural History museum).
Se uno è afflitto dalla nostalgia per il barocco romano basta visitare questa chiesa, l’architetto della quale, Henry Gribble, aveva solo venti nove anni quando la disegnò nel 1878 e morì prima di aver compiuto cinquant’anni.
Il nome corretto del magnifico edificio è l’oratorio di San Filippo Neri e la Chiesa e’ dedicata al cuor immacolato di Maria. Voluto dal Cardinale Newman che, nato anglicano, fu ricevuto nella Chiesa cattolica nel 1845, il Brompton oratory conta tra I suoi splendori dodici statue del seicentesco acquistate dalla cattedrale di Siena e un altare maggiore proveniente dalla demolita chiesa Bresciana di San Domenico.
(Statua del Cardinale Newman)
Il oratory ha un meraviglioso e fastoso interno anche quando, durante la settimana Santa, i suoi altari sono coperti.
I tre cori sono tra i più bravi di tutta l’Inghilterra e sentire la Messa Tridentina, che viene qui celebrata ogni giorno, è un’esperienza da non perdere a Londra quanto come sentire l’evensong della Chiesa anglicana a Westminster Abbey.
Il Brompton oratory è un luogo di matrimoni celebri. Per esempio, il grande compositore Sir Edward Elgar sposò la sua musa, Alice, qui. (Notiamo che il suo capolavoro corale ‘the Dream of Gerontius’ fu scritto sul poema dello stesso cardinale Newman, beatificato da Papa Ratzinger nel 2010).
Insomma, eravamo felici di rivisitare questa perla di barocco romano ‘alla Londinese’ e celebrare l’entrata di Cristo a Gerusalemme con le foglie di palme che Sandra ha intreciato in una croce.
Dopo la Messa abbiamo visitato la sezione dei vestiti nell’accanto grande museo di arti decorative, il Victoria and Albert, dove la mamma di Sandra ha dichiarato, guardando le mode degli anni quaranta e cinquanta, ‘sono proprio dei tempi miei’.
In Inghilterra il periodo della Settimana Santa è segnato in modo eccelso dal canto delle supreme Passioni di San Matteo e San Giovanni con la musica di quel dio terrestre che è Johann Sebastian Bach. Basta guardare negli opuscoli per notare quante rappresentazioni ci sono della Passione di Cristo, dalle cattedrali, agli auditorium, alle chiese più umili nella campagna.
Mi ricordo con quale emozione entrai all’alba, dopo un lungo viaggio sulla mia Transalp, nella Chiesa del più grande cantore che il mondo abbia mai avuto, mentre una signora stava facendo le pulizie e togliendo la polvere da quel nome, JOHANN SEBASTIAN BACH scritto sulla tomba Sua davanti all’altare della Chiesa dove dirigeva il coro e dove scrisse la musica più divina che il mondo abbia mai creato.
Ogni anno si andava a sentire la Passione di Bach più vasta e monumentale, quella secondo San Matteo, (la musica della quale fu usata come colonna sonora nel film omonimo di Pasolini), nella chiesa di Saint George Hanover Square dove fu battezzato mio padre e dove fu parrocchiano Handel. Erano cinque ore nelle quali le nostre anime furono trasportate attraverso corali, cori, recitativi, arie ed ariosi nel cuore del più grande avvenimento della storia nostra.
In Italia mi ricordo di avere sentito la Passione di San Matteo una volta sola, nella Chiesa di San Felice di Firenze presso l’Accademia di musica….e poi mai più. Questo non vuol dire che non ci siano state rappresentazioni; per esempio, quest’anno è stata eseguita nel Duomo di Milano. Ma sembrano molto più difficili a trovare. Così sento di cuore l’appello di una professoressa di musica di Borgo a Mozzano che non poteva esserci alla Passione di San Giovanni eseguita a La Spezia sotto la direzione di Ton Koopman.
Quest’anno ci siamo trovati nella Chiesa gotica più antica di Londra, Southwark Cathedral, dove i pellegrini iniziarono il loro viaggio sulla via Francigena per la tomba del Santo Tommaso a Becket di Canterbury, così ben descritto nei racconti di Chaucer, per i più arditi proseguire il pellegrinaggio fino a Roma e forse la Terra Santa, passando, si intende, a Lucca per adorare il Volto Santo.
Quale sarebbe la differenza musicale tra le due passioni Bachiane? Certo, la San Matteo del 1727 è più maestosa, più lunga e contiene dei brani di musica che saranno incisi tra le stelle affinché duri il tempo.
La San Giovanni del 1724, però, la trovo più drammatica. Le interruzioni della turba sono terribilmente immediate e percepiscono un’espressività quasi selvaggia. Qui siamo assolutamente in un mondo di un’assurda crudeltà che, purtroppo, sembra rimanere sempre con noi: pensate solo alla torturata Siria.
Il coro della cattedrale di Southwark è del consueto altissimo livello dei cori delle cattedrali anglicane. I solisti non potevano essere migliori: Juliet Frazer, Tim Travers-Brown, Toby Ward e Christopher Webb. Lo star, pero’, era l’evangelista. Per quasi tre ore William Balkwell ci raccontò dal Vangelo la Passione di Cristo con assoluta fermezza e convinzione. Questa parte rimarrà per sempre uno dei ruoli più difficili di tutta la musica barocca.
Per poi non dimenticare l’orchestra con i suoi incantevoli strumenti d’epoca: le due viole d’amore ed il viola da gamba in particolare; il tutto diretto con magistrale e sensitiva interpretazione da Emily Elias.
Poche cose potrebbero essere più belle e più piene d’amore che questa sera nella serafica cattedrale dove anche il gatto della cattedrale, Doorkins Magnificat, così bravo a tenere sotto controllo i topi e amato perfino dalla Regina, mi ha dato un’occhiata alla fine del concerto dalle tenebre dell’abside. Forse mi voleva far sapere ‘vedi che bel posto mi sono trovato per la casa mia; si chiama la casa di Dio e si sente anche la Sua musica. Che gatto fortunato sono!’
The Northern Spirit Singers will offer Lucca a concert of great music, with sparkling and original arrangements. The choir is directed by Clare Lawrence-Wills.
On Wednesday 4 April at 9.15 pm the choir will perform in the Cathedral of San Martino in a free concert. It’s a project started in September 2000 with the collaboration of graduate singers in Durham and teachers from other regions of England and the musical direction of Andy King. For the past eighteen years, Northern Spirit Singers have performed in the Netherlands, Spain, Belgium, Greece, Slovenia and Croatia. In Italy the choir in 2011 received many awards in the International Choral Competition – Venezia in Musica.
In London, the group participated in the international competition for a cappella choirs and in 2014 were nominated ‘Adult Choir of the Year’ by the BBC.
The singers will perform polyphonic arrangements of pieces by Monteverdi, Hogan and other items like ‘Leonardo Dreams of His Flying Machine’ (Whitacre).
The concert is organised by “OneStage Concert Tours”, English music tour operator active in the field for more than fifteen years and based in London, in collaboration with the Diocese of Lucca and the Cathedral of San Martino.
Concert programme.
Cantate Domino – Monteverdi
Vos Omnes – Gesualdo
Regina Caeli – Palestrina
Hail Gladdening Light – Wood
Lux Aeterna – Elgar arr. Cameron
Magnum Mysterium – Lauridsen
Unicornis Captivator – Gjeilo
Irish Blessing -arr. J. Moore
The Road Home – Paulus
I can Tell the World – Hogan
Michelangelo’s On Beauty – Knecht
Leonardo Dreams of his Flying Machine
La chiesa di Saint Mary Woolnoth è l’unica chiesa dell’architetto Nicholas Hawksmoor ubicata nella City – le altre si trovano tutte fuori all’est del centro di Londra.
Ho già scritto qualche cosa su questo architetto e le sue sei chiese straordinarie nella mia post a https://longoio3.com/2017/12/24/4376/ . Due settimane fa mi sono ritrovato nella chiesa di Saint Mary Woolnoth. Erano anni che non la visitavo.
Saint Mary Woolnoth, la terza sullo stesso luogo, fu innalzata dalla commissione per la costruzione di cinquanta chiese nuove ordinate dalla regina Anna (solo sedici poi furono realizzate) e così ha niente da fare con quelle chiese che erano riedificate dopo il grande incendio di Londra del 1666. I lavori iniziarono nel 1716 e la nuova chiesa fu aperta al culto nella Pasqua del 1727.
Nicholas Hawksmoor presentò uno dei suoi disegni più caratteristici e originali. Possedeva il vantaggio di avere un’area insolitamente aperta nella quale lavorare. La vecchia chiesa era stata circondata da negozi e case, come molte altre chiese della città, ma queste furono demolite assieme alla chiesa precedente. Hawksmoor è stato così in grado di sfruttare pienamente la parte anteriore del sito che non era più ostruita.
La chiesa risultante era una specie di dichiarazione architettonica da parte di Hawksmoor. La sua facciata insolitamente imponente, in stile barocco inglese, è dominata da due torrette sostenute da colonne dell’ordine corinzio, utilizzate in tutta la chiesa. Il lato ovest della facciata, di fronte a Lombard Street, ha recessi distintivi con un frontone incurvato in avanti che poggia su colonne oblique. Il bugnato sul primo piano esterno è particolarmente impressionante.
L’interno della chiesa è sorprendentemente spazioso, nonostante le sue dimensioni ridotte. La pianimetria è tipica ‘Hawksmoor’: un cubo all’interno di un altro cubo – un quadrato racchiuso da tre file di quattro colonne che sono poi racchiuse da un quadrato più ampio. L’interno è dominato da un baldacchino barocco, modellato su quello del Bernini nella Basilica di San Pietro a Roma.
E’ un peccato che le gallerie originali sui lati, costruite per accomodare un maggior numero di parrocchiani e anche per migliorare l’acustica, così importante in una chiesa protestante dove le prediche e gli inni formano la maggior parte del servizio liturgico, furono tolte nell’era vittoriana. La stessa cosa era successa a Christ Church Spitalfields ma fortunatamente sono state rimesse all’inizio del due mila.
(Christchurch Spitalfields come era prima del restauro delle gallerie)
(Christchurch Spitalfields dopo il restauro delle gallerie)
E’ quasi inconcepibile oggi che ambedue le chiese di Saint Woolnoth e Christchurch Spitalfields fossero quasi demolite negli anni vandalistici dei sessanta e settanta del secolo scorso. Sono tra le più belle gemme ecclesiastiche di Londra.
Sinceramente direi a tutti quelli che si trovano turisti a Londra di passare più tempo a visitare queste chicche di chiese invece di pagare un mucchio di danaro (e poi essere proibiti a fare delle foto) in sventurate imitazioni del gotico come Westminster Abbey e ancora più infelici imitazioni del rinascimento italiano come Saint Paul’s cathedral. (Forse esagero un poco, ma non troppo).
Dolci vizi al foro? No, non sto parlando del film, meglio conosciuto dagli inglesi come ‘A funny thing happened on the way to the forum’, basato sulle commedie brillanti di Plauto e musicato da Stephen Sondheim negli anni sessanta.
Parlo, invece, del foro romano di Londra che abbiamo visitato questo mese nel sotterraneo di un parrucchiere.
Un’altra commedia brillante? Assolutamente no, poiché affianco, dove i clienti, donne e uomini, sono fatti più belli da una brava troupe di acconciatori, esistono proprio i rimasti del foro Romano di Londra che, quasi due mila anni fa, fu l’edificio più grande dell’impero nord delle alpi, a dimostrazione dell’importanza di Londra come uno dei maggiori centri Cesarei.
Originariamente costruito nell’AD 70 e poi ampliato nell’AD 90 – 120, il foro romano con la sua basilica occupava quasi due ettari di terreno e aveva un’altezza fino a tre piani. Infatti, questo edificio era più grande dell’attuale Cattedrale di San Paolo!
Ecco una ricostruzione della basilica e il forum com’erano nell’anno 120 dopo Cristo.
L’enorme piazza all’aperto fungeva da luogo d’incontro pubblico e ospitava molti negozi e bancarelle. Era il centro social di Londinium, un po’ come lo è Piccadilly circus oggi.
Non pensate, però, di vedere eleganti colonne stile Corinto, grandiose basiliche, statue dei Cesari o imponenti archi trionfali. Invece tutto quello potrete vedere è questo….. un sasso:
Sebbene alcune parti del forum siano sopravvissute, la maggior parte della basilica e del forum è stata dimenticata fino alla costruzione del mercato di Leadenhall negli anni 1880. Durante questi lavori di costruzione, fu trovato un grande supporto che avrebbe servito da base di un arco in una delle colonnate della basilica. Oggi, sono questi resti che si trovano nel seminterrato del barbiere all’angolo tra Gracechurch Street e Leadenhall Market.
E se siete un pochino disillusi, dopo avere visitato le glorie dei fori imperiali di Roma, di vedere l’equivalente londinese vi consolo con tre fatti:
Il barbiere è molto buono.
Il mercato di Leadenhall è una squisita costruzione dell’era vittoriana con negozi belli e birrerie caratteristiche. Infatti, in qual modo, rimane la galleria della City di Londra come lo è la galleria Vittorio Emanuele per Milano.
3. Potrete ancora ammirare parte del muro romano che circondava Londinium nei pressi del Barbican:
(Davanti alla statua di Giulio Cesare (secondo millennio dopo Cristo) presso il muro romano di Londra.)
Bagni di Lucca’s week-long series of events dedicated to women and celebrating international women’s day have ended with record attendances for the display of art works, the conferences and the seminars.
Whether it be surrealism, magical-phantasy, metaphysical, impressionism, symbolism or any of the other artistic movements that may have influenced the contributors, one thing is certain: the variety of images produced by our area’s artists is quite captivating and ever-creative.
Here is the list of the artists.
Here are examples of their work in the gorgeous Lily room:
The casinò’s peacock room was, instead, dedicated to photographs. The local historical association presented a haunting display of village life and crafts which, as recently as fifty years ago, were still current in our valley.
Some crafts, of course, never die out. It was great to see photos of the workers who prepare such delicious meals for us at the Circolo dei Forestieri restaurant, for example.
And I was amazed to discover that the floral display in the casinò’s bar was made of kitchen vegetables!
Emphasis was also given to those women who fought for the right to vote, especially as it’s the hundredth anniversary that women were first given the vote in the UK (with reservations regarding age which lasted, unfortunately, until 1929 – see my post on this at https://longoio3.com/2018/02/21/cat-and-mouse-in-longoio/ ). Certificates were awarded to those women in our commune who were the first allowed, under the new republic, to vote in 1946.
Coincidentally, one theme I had met in my recent visit to the Museum of London was that regarding brothels – sex-slavery was brought up during the week’s seminars. It’s not often realised that, Italy, ‘case chiuse / di tolleranza’ were finally abolished in 1958 thanks to the efforts of socialist senator Lina Merlin against (of course…) the opposition of the then largely male parliament,
In an analogous development in the UK Josephine Butler, whose story we heard at the Museum of London, campaigned for the abolition of sex-slavery, child prostitution, for the right to better education for women and for their right to vote.
Just because a law is passed doesn’t mean that social situations automatically improve. The campaigning energy of Lina Merlin and Josephine Butler must continue indefinitely, especially now where, particularly in Italy, criminal gangs continue to force an unknown number of women into sex slavery under the pretext of false promises and with murderous threats.
In one conference I was asked to participate as English-to-Italian interpreter. At first, I thought there would not be many Italian-only speakers among the audience but, in fact this was quite the opposite and I am glad that my services proved useful as the themes discussed were of great interest and, for me, quite novel. The speakers were Dr Jocelynne A. Stutt and Karen Buczynski-Lee.
Dr Jocelynne A. Scutt is an Australian feminist lawyer, writer and commentator. She is one of Australia’s leading human rights barristers, and has served as Tasmania’s anti-discrimination Commissioner and as Fiji’s high court judge. Jocelynne has written on women, law and culture conformity and their contradiction and conflict. Law is based on culture, and culture is influenced by law and both impact substantially on women. However, women are not the major players in law-making and in some countries they still remain outside law-making institutions. Jocelynne’s work on interpreting the Magna Charta of 1215 in the light of feminine politics was a theme of the evening in which I intervened as interpreter.
Another coincidence here: Jocelynne, who is a member of both the British Labour Party and Australian Labour Party, is counsellor for Arbury, Cambridge: the same ward where I was play-leader from the local housing association some years ago.
Karen Buczynski-Lee’s films cast new light on feminism and emerging technologies. Karen addresses questions of culture and law, in relation to women’s identity and representation as film-makers. Taking an historical perspective Karen looked at newly developing technologies at the turn of the 19th into the 20th century, when women struggled for the vote and to stand for parliament whilst being classed by the law as non-persons, unable to assert their identities.
A film by Karen reveals how Vida Goldstein’s convictions changed the place of women forever. In 1902 Vida Goldstein was the first Australian political leader to meet with US president Theodore Roosevelt while visiting the US for the International Woman Suffrage Conference as the Australian and New Zealand delegate.
Goldstein was Australia’s mother of feminism: an internationally renowned suffragist, the first woman in the British Empire to stand for parliament, and an unofficial ministerial adviser who worked tirelessly for the rights of women and children.
She was an avid campaigner for equal pay for women and for the regulation of child labour working hours.
Goldstein’s campaign ended in November 1908 when Victorian (i.e. from the State of Victoria in Australia) women won the right to vote — 14 years after South Australian women became the first in the country to win suffrage.
I had not realised, too that the first ever feature film was made in 1895 by a woman. It’s called ‘The cabbage fairy’, was filmed and produced by Alice Guy Blache and can be viewed on YouTube at
There is so much more to discuss about this year’s week dedicated to women. All I can say is that if it wasn’t for the indefatigable Morena Guarnaschelli and her devoted team Bagni di Lucca would not have been able to rejoice in the pride this event brings to women who are indeed men’s better halves.
Di statue e di memoriali di grandi e famosi eroi ce ne sono tante. Quante città in Italia non hanno una statua a Garibaldi, quante città della Gran Bretagna non hanno almeno una alla Regina Vittoria?
La maggior parte, però, degli eroi – quelli che non esitano di sacrificarsi la propria vita per salvare quella dei loro compagni – non hanno alcuna statua o lapide per ricordarli. E’ vero che, di recente, questi valorosi sono stati sempre più riconosciuti. Lucca ha il suo memoriale a Don Aldo Mei, parroco di Fiano, arrestato dai tedeschi il 2 agosto 1944 e barbaramente fucilato presso le mura di Lucca dopo essere stato costretto a scavarsi la propria tomba.
Dal 2005 Bagni Di Lucca ha la sua statua dedicata a Salvo d’Acquisto e, includendo i nostri amici a quattro zampe, il cane Diesel, ucciso da islamisti a Parigi nel 2015, ha la sua statua nel parco presso il ponte tibetano di Vagli di sotto.
Già nel diciannovesimo secolo il grande artista e scultore Inglese George Frederick Watts pensò che, con tutte le nobili statue dei grandi dell’Impero, mancassero proprio i ricordi agli eroi di gente ‘comune’ che, con i più insigni della nazione, avevano una qualità universale: quella di avere sacrificato la propria vita per gli altri. Com’è scritto nella Bibbia nel Vangelo secondo Giovanni, capitolo 15 verso 13.
“Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici.”
Postman’s Park è un parco nel centro di Londra, a breve distanza a nord della Cattedrale di St Paul. Si trova proprio al fianco della bella chiesa di Saint Botolph Aldersgate che ho descritto nel mio post precedente. ‘Postman’ significa postino e il piccolo, ma prezioso, parco è meta, nelle loro ore di pranzo, di gente che lavora nell’ufficio centrale della posta, e negli altri uffici che la circondano.
Ho visitato questo bel spazio due volte nell’ultimo mese, tanto mi piace. La prima volta, in condizioni quasi siberiane con lo stagno ornamentale congelato tanto che si temeva per i suoi pesciolini, (vivi per fortuna), ero in compagnia di un eccezionale Londinese di nome Joolz che conosce gli angoli più sperduti di Londra ed anche i pub più suggestivi della città più affascinante del mondo. Joolz ha girato dei video, ottime guide e veramente spiritosi, uno dei quali menziona proprio il ‘Postman’s park.’ Lo potete vedere qui:
Ecco qualche mia foto, in inverno e in primavera, del parco-giardino con accanto la chiesa di Saint Botolph Aldersgate descritta nel mio post precedente.
Nel 1900, il parco divenne il luogo del ’Memoriale per l’eroico sacrificio’ voluto proprio da George Frederick Watts – un memoriale per la gente comune che morì salvando la vita di altri e che altrimenti sarebbero stati dimenticati. Sotto una loggia nel parco e lungo il muro interno sono state messe piastrelle di ceramica che ricordano questi altri eroi.
Facciamo nota, con una piccola selezione delle piastrelle ivi situate, per quali ragioni questi ‘eroi comuni’ si trovano qui.
Leigh Pitt. Operatore reprographico, anni 50, salvò dall’annegamento un ragazzo nel canale a Thamesmead (vicino a casa nostra…) ma tristemente fu incapace di salvare se stesso.
George Stephen Funnell. Poliziotto. In un incendio salvò due vite ma, ritornando a salvare la barrista, perse la vita.
Herbert Maconoghu. Scolaro da Wimbledon, anni 13, i genitori in India, perse la vita cercando in vano di salvare la vita a due compagni che furono annegati nel laghetto di Glovers.
George Blencowe anni 16 salvo’ un amico dal fiume Lea ma rimmase annegato.
David Selves supportò il suo compagno che stava annegando e mori’ fra le sue braccia nell’abisso.
Ernest Benning, anni 22, caduto da una barca vicino al molo di Pimlico, prese un remo con una mano e supportò una donna con l’altro ma annego’ mentre lei fu messa a salvo.
Thomas Simpson morì di esaurimento dopo avere salvato tante vite dal ghiaccio rotto dei laghetti di Highgate.
Wiliam Fisher, anni 9, perse la vita a Rodney Road Walworth (Londra sud) mentre cercava di salvare il suo fratellino da essere stato investito.
George Frederick Simonds entrò in una casa in fiamme per salvare una vecchia vedova e morì delle sue ustioni.
Richard Harris, manovale, annegò cercando di salvare una povera ragazza che si era gettata nel canale a Globe Bridge, Peckham.
Samuel Lowdell, barcaiolo, morì annegato mentre stava per prendere in salvo un ragazzo a Blackfriars. Aveva già salvato due altre vite.
Edward Blake annegò mentre pattinava attraverso il ghiaccio del serbatoio di Welsh Harp nel tentare di salvare due ragazze sconosciute.
William Freer Lucas rischiò il veleno per se stesso piuttosto che diminuire la possibilità di salvare la vita di un bambino, e così morì.
Solomon Galaman morì delle sue ferite dopo avere salvato il suo fratellino dall’essere investito nel Commercial Street. ‘ Mamma l’ho salvato ma non potevo salvare me stesso.’
William Goodrum, segnalatore, anni 60, perse la vita mentre stava salvando un operaio dalla morte sotto un treno che stava arrivando da Kew.
Mary Rogers, hostess della nave ‘Stella’, si sacrificò dando ad un altra il suo salvagente e scendendo giù volontariamente con la nave che affondava.
John Cranmer di Cambridge anni 23, commesso con il municipio di Londra, annegò vicino a Ostend mentre salvava la vita di un straniero e forestiero.
Poliziotto Edward George Brown Greenoff salvò molte vite nella terribile esplosione a Silvertown.
(Mia nota – Silvertown, vicino alla stazione di North Woolwich, si trova sulla sponda opposta della nostra sul Tamigi. Lo scoppio fu dovuto all’esplosione di una fabbrica di munizioni che produceva esplosivi per l’esercito della Gran Bretagna impegnata nella Prima Guerra Mondiale. Esplosero circa 50 tonnellate di TNT uccidendo 73 persone e ferendone più di 400. La deflagrazione procurò seri danni agli edifici nell’area circostante. Questa fu probabilmente la più potente esplosione mai avvenuta in Gran Bretagna.
Poliziotto Alfred Smith fu ucciso in un bombardamento aereo mentre salvava la vita di donne e di ragazze. 1917 (Mia nota: Londra fu anche bombardata dai tedeschi nella prima guerra con l’uso dei loro dirigibili Zeppelin).
***
E’ stato Joolz che mi ha fatto ricordare che la superdiva Julia Roberts ha girato parte del suo film ‘Closer’ del 2004 proprio nel Postman’s Park:
In più è il fatto che il nome dell’eroina del film è Alice Ayres. Non è forse una coincidenza che esiste proprio una lapide in memoria di Alice Ayres nel loggiato degli ‘eroi comuni’ del parco?
Alice Ayres, figlia di un muratore, che con il suo condotto intrepido salvò tre bambini da una casa in fiamme al costo della propria giovane vita.
Finché esiste tra di noi il senso della fratellanza, e le sciagure non finiscono mai, ci saranno sempre ‘eroi comuni’ nel mondo per popolare loggiati su loggiati con le loro targhe in ricordo del loro sacrificio inestimabile.
Negli anni ottanta del secolo scorso prendevo il treno per Cannon street nella City di Londra per poi proseguire in bicicletta alla City university dove studiavo per una laurea in informatica. La mia via passava al retro di una chiesa che mi pareva veramente poco interessante nella sua architettura quasi scaltra. Inoltre, la trovavo sempre chiusa.
E’ solo l’altro giorno che mi sono fermato quando ho visto la porta aperta della chiesa e ho scoperto un interno magnifico anche quando paragonato alle altre bellissime chiese della City (che contano quaranta due in uno spazio di meno di tre kilometri quadrati!)
Di origine medioevale, la Chiesa di Saint Botolph without Aldersgate (San Botulfo, forisportam Aldergate) è dedicata al Santo ed Abate inglese del settimo secolo. L’edificio sopravvisse il grande fuoco di Londra del 1666 ma fu ricostruita nel 1788 in stile neoclassico da Nathaniel Wright. L’interno è di una eleganza che fa ricordare le opere di Robert Adam.
Ci sono tre navate. Quelle sul lato supportano i consueti balconi delle chiese del settecento inglese dedicate sopratutto alla predica.
L’abside semi circolare contiene l’unica vetrata multicolore del settecento londinese col soggetto di Cristo nel giardino di Getsemani dipinta da James Pearson.
Le altre vetrate sono dell’Ottocento e alquanto belle.
L’organo del 1791 è di Samuel Green, uno dei più grandi organari i quali strumenti sono noti per la bellezza del loro tono.
***
Si dice che l’abito non fa il Monaco e, certamente con questa chiesa è proprio così. Chissà quanti altri edifici religiosi nascondano il loro tesori inestimabili sotto una veste scialba.
Queen’s House di Greenwich è il primo edificio costruito in stile rinascimentale nel Regno Unito. Fatto edificare, all’inizio del seicento, dal Re Giacomo I per sua moglie, Anna di Danimarca, è opera dell’architetto e scenografo Inigo Jones, che progettò il loggiato del duomo di Livorno. Inspirato dalle ville di Palladio, la Queen’s House prende ispirazione anche dal palazzo mediceo di Poggio a Caiano. Per me la casa della moglie del Re rimarrà sempre uno dei più belli edifici di tutta Londra.
Dal 1937 la graziosa palazzina fa parte del museo navale di Greenwich e dall’inizio di questo secolo è usata anche dal conservatorio Trinity Laban e l’università di Greenwich che occupano gli edifici più monumentali di tutto il Regno Unito. (Vedere il mio post a https://longoio3.com/2017/12/19/la-cappella-sistina-del-regno-unito/ per una visita molto speciale a questo complesso) .
La Queen’s House comprende un salone con un pavimento in bianco e nero e una spettacolare scalinata detta ‘del tulipano’ e abitata dal misterioso spettro di una dama in bianco. Il salone è circondato da un bel balcone ed è dotato da un acustica eccezionale.
Il sette marzo 2018 siamo stati privilegiati di assistere ad un concerto che ha avuto luogo nel salone della palazzina. Il concerto era eseguito dalla contrabbassista Valentina Ciardelli e l’arpista Anna Quiroga.
Questo era il loro programma:
Direi subito che la combinazione di arpa e contrabasso mi sembrava a una prima vista eccentrica, non avendola mai sentita. Le mie idee però sono cambiate radicalmente molto prima della fine del programma grazie al virtuosismo e la sensitività delle due artiste.
Mi piacerebbe aver sentito il Schubert completo col suo primo tempo. I due tempi eseguiti, però hanno subito stabilito la bravura dell’esecuzione e il bilancio sonoro tra i due strumenti a corda, ma con aspetti così diversi, era veramente attraente. Proseguire poi con un brano pucciniano così poco conosciuto ma cosi bello era una rivelazione.
Sarebbe ingiusto dire che certi brani riuscivano meglio degli altri. Per me il clou erano certo i due pezzi di Frank Zappa suonate con un élan frizzante. Ogni brano aveva le sue caratteristiche speciali e l’immaginazione delle protagoniste a mettere insieme un programma cosi particolare ha suscitato un applauso sinceramente sentito alla fine del recital.
Io, per uno, aspetto il duo a Lucca con anticipazione, dove le loro esecuzioni non saranno certamente meno descritte che clamorose.
Su Youtube sono da notare le seguenti performance:
Ecco, infine, qualche biografia sulle due artiste:
VALENTINA CIARDELLI
Valentina Scheldhofen Ciardelli ha cominciato con lo studio del pianoforte. Ha poi iniziato a studiare il contrabbasso con Gabriele Ragghianti nel 2010, diplomandosi con lode all’Istituto Musicale L. Boccherini di Lucca nell’ottobre 2014, e al Royal College of Music nel luglio 2016. Valentina si è anche concentrata sulla composizione, laureatosi a marzo 2014 con lode. Ha vinto diversi premi come il concorso Riviera della Versilia e la borsa di studio Fortunato Magi, entrambi nel 2014, ed è stata finalista in importanti concorsi nazionali e internazionali d’importanza come ‘i Migliori Diplomati D’Italia’ (miglior giovane musica italiana laureata) nel concorso internazionale del contrabasso basso 2015 e il concorso per contrabasso Galicia Garcia Graves. Nel giugno 2016 ha ottenuto il primo premio nel concorso per contrabbasso del Royal College of Music. Fa parte dell’Orchestra Filarmonica Pucciniana nel Festival estivo di Torre del Lago Puccini dal 2014. Recentemente ha suonato come solista Veneti con il Maestro Claudio Scimone e ha vinto la notevole borsa di studio concessa da quest’Accademia (Proliber). Recentemente, Valentina è stata invitata a suonare nel festival musicale tedesco Zappa mondiale Zappanale nel 2017, con il suo duo ‘The Untouchables’.
Valentina si è esibita come solista in prestigiose sale da concerto di Londra, tra cui la Wigmore Hall e St Martin-in-the-Fields. È stata selezionata con altri sedici giovani contrabbassisti in tutto il mondo per esibirsi nei finali del concorso mondiale per il contrabbasso della Fondazione Bradetich di Denton, Texas, nell’agosto 2017. È generosamente supportata da Talent Unlimited Charity. Ora, Valentina vive e lavora a Londra ed è stata premiata con una borsa di studio di un anno (Trinity Scholar e Leverhulme trust) presso la Trinity Laban Conservatoire, per continuare i suoi studi avanzati con Leon Bosch. Inoltre, ha vinto una borsa di studio dall’Animando Music Association di Lucca per un progetto di ricerca sulla musica degli antenati di Giacomo Puccini.
ANNA QUIROGA
Anna Quiroga si è recentemente laureata con un diploma d’artista con lode presso il Royal College of Music di Londra dove ha studiato con Leo Jones. Durante gli studi presso l’RCM, Anna è stata generosamente supportata dallo Stanley Picker Award, dalla borsa di studio Agustì Pedro i Pons Foundation e dal Leverhulme Award. Attualmente è gentilmente sostenuta dall’associazione musicale Talent Unlimited. Anna ha collaborato con orchestre tra cui la BBC Symphony Orchestra e l’HSCO Hulencourt Orchestra. Ha fatto un tour in Spagna come vincitrice del Concurso Permanente de Juventudes Musicales de Espana e ha partecipato a festival e progetti musicali tra cui il Festival Internacional d’Arpa de Sentmenat e il progetto Soundings. Ha partecipato a diversi progetti di RCM Symphony Orchestra con Vladimir Ashkenazy, Sir Roger Norrington, Bernard Haitink, Jean-Philippe Calvin, Kenneth Hesketh, Brett Dean e James Ledger. Anna ha una vasta esperienza nel repertorio di musica da camera e orchestra, ma attualmente si sta concentrando come solista.