La Chiesa più Antica di Londra

La più antica chiesa di tutta Londra è la Priory Church of St Bartholomew the Great, talvolta abbreviata come ‘Great St Bart’s,’ e situata a Smithfield nel nord della City. La chiesa fu fondata come priorato agostiniano nel 1123 ed è adiacente all’ospedale St Bartholomew della stessa fondazione.

Ma come fu fondata? Rahere, un prebendario della Cattedrale di San Paolo e canonico agostiniano regolare, mentre era in Italia e ricoverando da una febbre presa nelle paludi dell’agro Pontino, ha sognato che una bestia alata venisse e lo trasportasse nel distretto di Londra di Smithfield dove avrebbe eretto una chiesa per ringraziamento. Rahere si recò a Londra e, dopo aver spiegato il suo messaggio divino al re Enrico I, gli fu concesso il titolo del terreno.

Questa zona di Londra serba dei ricordi particolari per me e mia moglie. Il mercato della carne a Smithfield, che tra poco sarà traslocato in una zona più ampia, fu dove ebbi il mio primo lavoro quando mi spostai a Londra all’epoca del matrimonio. Dovetti svegliarmi alle tre del mattino per arrivarci col servizio d’autobus notturno, e certo non fu un lavoro facile. Lavorai per una ditta ebrea che, paradossalmente, vendeva carne suina, ma, per fortuna, il lavoro non durò troppo a lungo poiché poco dopo trovai una posizione con l’organizzazione turistica della città di Londra.

Un’altra memoria meno felice fu quando il babbo di Sandra dovette essere ricoverato nell’ospedale di Saint Barts, una parte dello stesso complesso fondato dal monaco Rahere più di mille anni fa. Purtroppo, benché le cure dell’ospedale fossero premurose, l’esito non ebbe molto successo e il babbo dovette passare altri tredici anni in condizioni logoranti prima che trovò la sua pace eterna.

Benché la chiesa grande di Saint Barts sia stata molto danneggiata e perse metà della sua mole nel periodo della riforma, fu ripristinata nell’era vittoriana e ora presenta, con i suoi magnifici archi normanni, un insieme veramente affascinante e di altissimo pregio architettonico.

Anche qui abbiamo assistito a un concerto bellissimo: duo trio per archi di Haydn e di Schumann, suonati con estro commovente da tre ragazze polacche.

Dopo il concerto ci siamo avviati verso l’ospedale di San Bartolomeo. Qui abbiamo visitato il museo con la sua paurosa raccolta di strumenti medici di un’altra epoca. Pensa ad avere la propria gamba amputata senza anastesia!

Accanto c’è una scalinata monumentale decorata con grandi dipinti rappresentanti le storie del buon samaritano e la fontana di Bethesda dal noto pittore settecentesco, William Hogarth.

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Anche qui serbo una memoria poiché quando mi sono laureato – per la seconda volta – al City University in scienze informatiche venni qui per un ricevimento durante il qualche scoppio una paurosa tempesta con lampi e tuoni fortissimi.

Accanto al museo c’è un’altra chiesa dedicata a San Bartolomeo, questa volta più piccola e costruita più recentemente. Con la sua forma ottagonale è veramente carina.

A questo punto nel nostro pellegrinaggio avevamo fame e ci siamo avviati a uno dei vicini ristoranti che il celebre salernitano, Antonio Carluccio ha reso famoso, per gustare una bella zuppa di funghi e una spaghettata alla puttanesca.

 

Chiese e ospedali;

luoghi della memoria:

il tempo fugge.

 

 

 

Tre Chiese ed una Rovina

Le nostre esplorazioni delle chiese della City di Londra e i concerti dell’ora di pranzo che accolgono ci hanno portato quest’ultima settimana a tre luoghi mai visitati.

La prima è Saint-Mary-at-Hill nella parte orientale della City.

E’ una chiesa parrocchiale anglicana nel quartiere di Billingsgate, nella città di Londra e si trova su Lovat Lane, una strada acciottolata al largo di Eastcheap. Fondata nel dodicesimo secolo fu gravemente danneggiata nel grande incendio di Londra nel 1666. Ricostruita dal grande architetto  Wren fu modificata nel diciottesimo secolo.

La graziosa chiesa è posta tra alcune delle più antiche viuzze della città. Camminando per questa via si ha l’impressione di essere in un altro secolo, lontano dalla vita mondana frenetica della City degli affari.

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Il grande compositore Thomas Tallis fu organista qui tra 1538 e il 1539 e la chiesa rimane un luogo frequentato per i suoi concerti.

Il concerto che abbiamo ascoltato presentava un unico brano, il quintetto di Dvorak che è tra i più grandi quintetti per pianoforte e archi (gli altri sono quelli di Schumann, Brahms ed Elgar) ed è sicuramente l’antidoto perfetto contro lo stress e l’infelicità che ci affligge nel logorio d’oggigiorno. E’ l’opera felice di un uomo felice e la sua felicità è stata trasmessa istantaneamente ai nostri cuori dall’esecuzione (molto felice) degli artisti.

La seconda chiesa è St Olave’s (dedicata a Saint Olaf, Re Norvegese) Church, Hart Street, situata all’angolo tra Hart Street e Seething Lane vicino alla stazione ferroviaria di Fenchurch Street.

Lo scrittore John Betjeman descrisse St Olave come “una chiesa di campagna nel mondo di Seething Lane” ed è veramente così! La chiesa è una delle più piccole della città ed è una delle poche medievali della città sfuggite al Grande Incendio di Londra del 1666.

St Olave ha un esterno modesto in stile gotico perpendicolare. Serba un macabro arco d’ingresso del 1658 al sagrato, decorato con tre teschi ghignanti.

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Il romanziere Charles Dickens ne fu così preso da includerla nel suo libro ‘The Uncommercial Traveller’ ribattezzandola “St Ghastly Grim”. (‘San Spaventosa’).

L’interno è pressoché quadrato, con tre baie separate da colonne di pietra calcarea di Purbeck che sostengono archi a punta. Il tetto è una semplice struttura in rovere con sporgenze.

Tra gli arredi della chiesa ci sono alcuni significativi, come il monumento a Elizabeth Pepys, la moglie del noto scrittore di diario, Samuel, e il pulpito, opera di Grindling Gibbons.

Ambedue i Pepys sono sepolti in questa chiesa. Benché sia stato un po’ liberale con i suoi amoretti extra-matrimoniali, Samuel Pepys era devastato dalla morte, avvenuta a soli venti nove anni, della moglie, sposata a quattordici anni e morta senza figli.

La chiesa ha una bella cripta medioevale entrata da una scaletta ripida e una porta bassissima (attenti alla testa come non ho fatto io!).

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La terza chiesa che si è visitata senza, però, assistere ad un concerto è quella di Saint Margaret Patten:

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St Margaret Patten è situata a Eastcheap vicino al monumento al grande incendio del 1666 e risale al 1067, L’attuale chiesa fu costruita da Sir Christopher Wren nel 1687; è una delle poche chiese cittadine a essere sfuggita ai bombardmenti della seconda guerra mondiale e per questa ragione è veramente speciale.

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A questo punto domanderete perché ci sono così tante chiese nella City e così pochi parrocchiani? Una volta, la gente abitava e lavorava nella City; oggi ci lavora solo. Come risolvere il problema delle chiese ridondanti?  Farli ‘Guild churches’ – cioè, chiese associate ad un gruppo speciale. Nel 1954 Santa Margherita Pattens cessò di essere una chiesa parrocchiale e divenne una delle chiese ‘guild’ della corporazione della città, sotto la vita del Lord Cancelliere e sotto la giurisdizione del vescovo di Londra. Questa tipologia di chiesa ha un giorno feriale regolare, piuttosto che una congregazione domenicale, attinto principalmente da persone che lavorano negli uffici nelle vicinanze.

L’esterno di Saint Margaret è notevole per la sua guglia alta, la terza più alta di Wren e l’unica in stile medievale. Il suo interno è un semplice rettangolo con alcuni accessori insoliti – gli unici banchi a baldacchino di Londra, risalenti al diciasettesimo secolo.

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Altre caratteristiche all’interno includono un banco di punizione scolpito con la testa del diavolo nel quale i trasgressori dovevano sedere durante il servizio in chiesa!

Il nome della chiesa è tradizionalmente derivato da ‘Pattens’, che sono scarpe con suola di legno, supportate su ferri che, come altrove, ai parrocchiani sarebbe stato chiesto di rimuovere entrando in chiesa.

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Queste scarpe rialzate permettevano alle donne di camminare per le strade di Londra senza infangarsi. C’è un piccolo museo nel vestibolo con esempi di queste pattens che furono anche indossate dalla moglie dell’illustre mercante Lucchese Arnolfini nel celebre ritratto di Jan Van Eyck.

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E la rovina?

La chiesa di Saint Dunstan (abate di Glastonbury nel nono secolo) fu gravemente danneggiata nel Blitz del 1941. La torre e il campanile di Wren sopravvissero all’impatto delle bombe ma del resto della chiesa restavano solo le pareti nord e sud. Si decise di non ricostruirla e, invece, di trasformare i suoi ruderi in un giardino pubblico offrendo ai lavoratori della City una bella oasi nell’ora di pranzo. E’ veramente uno dei più ameni giardinetti, anche nel tardo autunno:

E’ veramente incredibile che ci siano voluti anni per uno nato e cresciuto a Londra come me di scoprire ed entrare per la prima volta in queste chiese così emozionanti e così lontane dalla mondanità di Londra. Accomodarsi, meditare e ascoltare musica in uno di questi edifici è come mettersi in una capsula del tempo ed essere trasportati in altre epoche, luoghi lontani dalle stressanti preoccupazioni dell’epoca nostra.

Nelle rovine,

rimaste dalle bombe,

sbocciano i fiori.

 

 

 

La Multi-Fedeltà di Londra

Vivere a Londra è come fare un viaggio attraverso il mondo: la capitale multiculturale ospita tante civilta’ diverse sul pianeta e alquanto tante lingue e religioni.

Per esempio, questa settimana abbiamo viaggiato dall’India alla Tailandia, ascoltato un discorso da un politico mussulmano, attraversato il secolarismo per finire nel cuore della chiesa anglicana, l’abbazia di Westminster, dove sono incoronati i re e le regine del Regno Unito, ‘difendori della fede.’

Dall’India Indù siamo stati partecipi al Diwali tenutosi a Trafalgar square. La festa celebra la vittoria del bene sopra il male, la luce sopra il buio, la porta aperta alla speranza e non ai nemici, la sconfitta dell’ignoranza dalla sapienza.

Il sindaco di Londra Sadiq Khan, di origine Pakistana –mussulmana ci ha fatto un bel discorso:

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Qui ci sono stati spettacoli di danza da tutte le regioni dell’India e dal cinema di Bollywood:

Le dee viventi con Sarasvati, la dea della cultura col suo strumento, la Vina:

La Ramayana, la grande epica che racconta la storia di Rama e narrata con dei pupazzi veramente espressivi:

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Contro il grigio del pomeriggio, i colori della festa sono stati sicuramente benvenuti.

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I fuochi d’artificio ad Alexandra Palace ci hanno regalato un po’ di rito pagano nel festeggiamento della speranza umana contro le insidie delle tenebre dell’inverno:

La nostra visita al tempio e monastero di Buddhapadipa a Wimbledon, indicata da una bella mostra sui documenti e sacre scritture del Buddismo al British Library, ci ha portati ad un’oasi di tranquillità nella grande, movimentata città di Londra. E’ l’unico tempio del buddhismo Tailandese fuori dalla Tailandia. I monaci praticano la tradizione Theravada (trad: ‘la via dei saggi’) da distinguersi da quella chiamata ‘Mahayana’ (trad: ‘grande veicolo’) e che è praticata in China e il Giappone.

L’apice è stato raggiunto quando siamo stati presenti a Evensong, i vespri della chiesa anglicana, nella sua maestosa abbazia di Westminster, la chiesa dove sono incoronati i re e le regine del Regno Unito. La qualità del canto, le volte alte e dell’edificio ci hanno dato un altro lato della tranquillità e la pace interiore che caratterizzano l’essenza spirituale delle grandi credenze mondiali.

 

Le diverse vie

ad una sola vetta

ci conducano.

 

 

 

 

Le Mura di Londra

Le mura difensive di Londra? Ma dove sono? Non mica come Lucca dove le mura rimangono il simbolo della città; eppure le mura Londra le aveva e furono proprio i Romani a costruirle per primo. Nel terzo secolo fu completata la cinta muraria per proteggere la capitale della provincia imperiale di Britannia; infatti, rimane sempre la zona contenuta nelle mura che definisce i limiti della City di Londra.

Le mura furono rinforzate e ampliate durante il periodo medioevale. Arrivato il settecento, con la pax britannica e il continuo sviluppo di Londra, le mura declinarono e furono per la più parte demolite nell’ottocento (come furono, per esempio, quelle di Milano e di Firenze, due esempi di citta’ italiane originalmente murate).

I bombardamenti della Seconda Guerra hanno riportato alla luce parecchie parti dell’antica muraglia e si puo’ fare un bel giro attorno la city alla loro scoperta.

Qui si trova una sezione di mura e torre di avvistamento vicino al Barbican.

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Qui Giulio Cesare impera davanti ad una sezione del muro presso la Torre di Londra che da lui fu fondata.

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Oggi, però, le mura e le sue porte sopravvivono per la più parte solo nei nomi di certe strade, la più importante quella che si chiama, appunto, ‘London Wall’.

E’ la stessa storia con le porte difensive di Londra; queste esistono, purtroppo, solo nei nomi di certi quartieri e in certe stazioni della metropolitana.

 

 

 

Queste porte, andando in senso orario, sono:

  • Lud gate

  • New gate

  • Alders gate

  • Cripple gate

  • Moor gate

  • Bishops gate

  • Ald gate

Per fortuna esistono due esempi di porte antiche alla City che ci possono dare qualche idea di quello che si ha perso:

Quella mediovale dell’Ordine dei cavalieri di Saint John.

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E quella rinascimentale di Temple Bar:

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Accanto a certe porte fu eretta una chiesa al santo dei viaggiatori. No, non San Cristoforo, colui venne più tardi, ma a Saint Botolph (San Botulfo).

San Botolph di Thorney – chiamato anche Botwulf, Botulph o Botulf e morto intorno al 680 – era un abate e rimane il santo patrono dei viaggiatori e dei vari aspetti dell’agricoltura.

Una volta c’erano quattro chiese dedicate a questo santo accanto alle porte di Londra. Quella di Cripplegate fu distrutta nel grande incendio del 1666 e mai ricostruita. Quelle, invece di Aldersgate, Aldgate e Bishopsgate rimangano, anche se non nelle loro forme medioevali.

Di quella di Aldersgate ne ho già parlato a https://longoio3.com/2018/03/18/la-chiesa-londinese-di-san-botulfo-forisportam-aldersgate/

La chiesa di San Botulfo a Bishopsgate (dove furono battezzati il fondatore della mia scuola Edward Alleyn e il poeta John Keats) è, anch’essa, molto carina e costruita in stile settecentesco.

(Fonte battesimale del poeta John Keats)

Quella di San Botulfo ad Aldgate l’abbiamo visitata all’ora di pranzo l’altro giorno quando è stato suonato il suo organo, il più antico nel Regno Unito.

Chiesa parrocchiale della confessione Anglicana nella città di Londra e anche, poiché si trova al di fuori delle antiche mura orientali, una parte dell’East End di Londra, l’edificio che si vede ora è opera dell’architetto George Dance the Elder e fu costruito nella metà del secolo diciottesimo.

 

 

L’organo di Renatus Harris ha subito un restauro storico da parte dei costruttori di organi Goetze e Gwynn ed è stato riportato alle specifiche del 1744 utilizzando molti degli elementi originali. L’organo serba la più antica collezione di canne nelle loro posizioni originali sui loro forzieri di vento.

 

 

Donato da Thomas Whiting nel 1676, fu costruito tra il 1702 e il 1704. Fu ingrandito dal genero di Harris, John Byfield, nel 1740. L’organo fu considerevolmente ampliato nel diciannovesimo secolo e di nuovo ricostruito dalla ditta di Mander negli anni sessanta. La decisione di ripristinare lo strumento è stata presa da St Botolph nel 2002. Il restauro, che è durato nove mesi, è stato realizzato sotto la consulenza di Ian Bell e della ditta di Goetze e Gwynn a Welbeck, nel Nottinghamshire.

Il giovane organista ha suonato un bellissimo programma che ci ha fatto sentire le meravigliose doti di questo strumento:

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Ecco un voluntary dell’organista cieco settecentesco John Stanley che qui venne a suonare.

Danza d’Apollo:

soffia le sue canne,

colomba bianca.

 

 

 

 

La Scuola Frequentata da mia Moglie

La poco nota stazione ferroviaria di Battersea Park è un caratteristico edificio vittoriano intercalato tra due ponti ferroviari.

 

Progettata da Charles Henry Driver (che, nel 1864 era assistente di Sir Joseph Bazalgette nei progetti del Thames Embankment (arginamento del Tamigi) e per le stazioni di pompaggio di Abbey Mills e Crossness) ha una facciata gotica veneziana in mattoni policromi con interno una scala monumentale (ma troppo ripida per i meno abili).

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Questa è la stazione alla quale arrivava da giovane mia moglie, Alexandra, per proseguire alla scuola che frequentava, che da qui distava una cinquantina di metri.

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La Notre Dame High Grammar School a quei tempi aveva ancora il suo ramo a Battersea che ora purtroppo è chiuso a causa di una riorganizzazione delle scuole secondarie.

Ora gli edifici dell diciannovesimo secolo – cupi nelle tenebri di una serata tipica autunnale Londinese – dove Alexandra studiava, giocava, faceva amicizie, si esercitava, era stuzzicata, era lodata, sognava e, qualvolta, si lamentava sono lontane dalle voci delle ragazze, ripristinate come centri di piccole aziende e imprese.

 

Solo la malinconica cappella rimane in mani della chiesa e ogni domenica qui si celebra la S. Messa.

 

La Notre Dame High School a Southwark, però, c’è ancora e continua a essere molto frequentata. E’ una scuola comprensiva per ragazze, sempre con direzione cattolica, situata a Elephant and Castle, nel sud di Londra, Le ragazze frequentano la scuola dagli undici ai sedici anni. L’attuale preside è Suor Anne Marie Niblock con i presidi precedenti di nome Suor Myra Poole, SND e Suor Rosemary O’Callaghan, SND.

La scuola è stata fondata dalle suore di Notre Dame de Namur nel 1855 e nel 2005 celebrò il suo 150 ° anniversario. Queste suore basano la loro spiritualità sugli insegnamenti della loro madre fondatrice, Saint Julie Billiart fatta santa da Papa Paolo VI nel 1969.

Le suore gestiscono altre scuole in tutto il Regno Unito. Hanno due a Liverpool e una a Surrey, Glasgow, Plymouth, Norwich, Leeds e Sheffield.

È interessante notare che la scuola è stata ispezionata dagli ispettori d’istruzione OFSTED nell’autunno 2012 e ha ricevuto un rapporto eccezionale – l’unica scuola nel centro di Londra ad aver ricevuto questi voti dall’OFSTED continuando la vecchia tradizione della fondatrice per eccellenza. Niente meraviglia, allora che abbia trovato una moglie così speciale.

Quante speranze

su queste scale rotte:

cala la notte.

 

 

Un Castello per meno di un Milione

Circa un terzo delle case in Inghilterra, sono di tipo bi-locale. I primi fabbricati di questo modello furono eretti nel diciannovesimo secolo. Nel ventesimo secolo, negli anni tra le due guerre, ci fu una veritabile esplosione di costruzioni bilocali grazie all’ampiamento delle linee dell’Underground e il desiderio di molte famiglie di traslocare dalle zone malsane e caliginose del centro città ai nuovi sobborghi risorgenti nella verde campagna.

Nei sobborghi Londinesi come Harrow, Pinner, e Surbiton le strade sono costeggiate da questo tipo di casa bilocale degli anni trenta, una simile all’altra, e edificate in stile detto ‘tudorbethan’ in merito dell’ allusione alla moda del sedicesimo secolo.

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Nella zona di Kingsbury, tuttavia, si trovano varianti bizzarre di questo modello che meritano un’esplorazione a piedi, come abbiamo fatto noi la fresca ma soleggiata domenica scorsa:

Notate come le case bilocali sono unite con curiose e qualvolta monumentali scalinate, come le facciate possono variare dallo stilo ‘tudorbethan’ con suoi i timpani a graticcio trasmutati con astruse torri, murature stravaganti e asimmetrie impreviste.

Chi fu l’architetto che fornì questo impeto contro l’uniformità e, diciamola pure, la monotonia delle vie di case bilocali ‘anni trenta’ che caratterizzano cosi tanti panorami urbani delle citta inglesi?

Ernest George Trobridge (1884–1942) fu un architetto e progettatore edilizio attivo nell’architettura nella prima metà del ventesimo secolo, specialmente nella periferia nord-occidentale di Londra. Trobridge era un sostenitore della ‘Chiesa Nuova’, basata sul pensiero del filosofo e mistico svedese Swedenborg, e potrebbero essere state le sue convinzioni religiose a portarlo a interessarsi alla costruzione di case per le classi operaie.

Trobridge intraprese i suoi primi lavori negli anni venti, quando furono necessarie nuove case per gli ex-militari ritornati dal fronte di una guerra tra le più terribili. Il mattone scarseggiava, quindi usò il legno di olmo che era prontamente disponibile in quel momento e costruì case economiche con telai incorniciate e rivestite di legno, con il tetto di paglia nel sobborgo londinese di Kingsbury e nel villaggio di Chaldon nel Surrey. Queste proprietà erano tecnicamente molto innovative: l’olmo verde fu stato tagliato in modo speciale così da poter contenere il suo restringimento e la paglia conteneva un sistema antincendio brevettato.

Negli anni trenta i mattoni diventarono più facilmente disponibili e la pressione sul terreno attorno a Londra indicava che la classe operaia aveva bisogno di appartamenti piuttosto che di case. Trobridge sviluppò condomini con l’aspetto di ‘cottage’ (villette rurali) romantici, oppure di castelli baronali, la maggior parte delle quali fu costruita a Kingsbury.

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Seguendo le sue credenze socialiste, Trobridge impiegava dipendenti disabili e insisteva nel pagare quote sindacali a tutti i suoi dipendenti. In più era vegetariano e mostrava un atteggiamento ecologico verso il pianeta riflettendo le nostre tendenze contemporanee.

Per molti anni le case fantasiose di Trobridge, costruite per ‘i nostri eroi’, furono sottovalutate dagli architetti e dal pubblico e potevano essere comprate per una somma minima. Negli ultimi anni, invece, i loro prezzi si sono rialzati da molto. Questa casa, per esempio, è stata venduta di recente per più di un milione di sterline.

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Più economico è quest’appartamento, con quattro stanze a letto e giardino, che è stato, l’altra settimana,  venduto per soli £425000.

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Non penso che l’opera di Trobridge sia una ragione principale per visitare Londra. Tuttavia, la sua architettura ha più rilevanza per noi, che non abitiamo in palazzi o castelli! Essere inquilino di una villa trobridgiana, almeno ci potrebbe far sognare di queste altre dimore!

Per un inglese

la  casa è un castello:

forte d’amici.

 

 

 

Il Trasloco di una Chiesa Londinese

In Inghilterra certe vecchie chiese in centro città sono occasionalmente ricostruite in nuovi siti suburbani quando la popolazione diminuisce nel centro e diventa più numerosa nei sobborghi. Per un’intera chiesa vittoriana, però, essere spostata, mattone per mattone, dal West End a un luogo distante quindici kilometri dal centro è sicuramente raro. Eppure è quello che è successo a St Andrew’s, Wells Street, Marylebone, ricostruita nel 1933–4 come St Andrew’s, Kingsbury. L’ho visitata l’altro ieri all’inizio del mio cammino attorno il lago londinese di Welsh Harp (vedere il mio post a https://longoio3.com/2019/10/23/i-laghi-di-londra/ )

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La ragione per il ‘trasloco’ era perché la chiesa ha dei preziosissimi arredi vittoriani, riconosciuti anche in un’epoca nella quale l’arte e l’architettura di quel periodo erano ancora generalmente tenute in scarsa considerazione.

La chiesa di Wells Street ha una storia insolita. Come molte chiese vittoriane è stata eretta per servire la popolazione di parrocchiani anglicani in una zona urbana densamente abitata. Ma non molto tempo dopo che fu completata (su progetto di Samuel Daukes) nel 1847, una chiesa anglicana rivale, la celebre All Saints, Margaret Street, (un supremo gioiello dell’arte e dell’architettura vittoriana – vedere https://en.wikipedia.org/wiki/All_Saints,_Margaret_Street) fu costruita proprio dietro l’angolo. Entrambe erano fondazioni controverse dell’Alta Chiesa anglicana e le congregazioni ‘a la mode’ venivano ad ammirare la loro splendida musica sacra e le loro belle rifiniture. Per esempio, l’attrice Sarah Bernhardt si sposò a Sant’Andrew’s nel 1882.

Il terzo vicario della chiesa, Benjamin Webb, commissionò i lavori ai principali architetti e artisti vittoriani. Pugin aveva già contribuito con un altare e una finestra, e Butterfield con un leggio. A questi Webb aggiunse presto un meraviglioso monumento murale di William Burges al suo predecessore, James Murray, e poi un’intera serie di accessori di G. E. Street. Il principale tra questi è il dossale che copre l’intera parete est, con nicchie in pietra e figure e scene in alabastro scolpite dal protégé di Webb, lo scultore e intagliatore James Redfern.

 

 

Le splendide vetrate colorate di Clayton e Bell aggiunsero a una delle più ricche collezioni di arredi vittoriani esistenti.

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Una commissione propose nel 1929 l’insolita soluzione di abbattere quest’ultima e di ricostruirla altrove. Kingsbury, un distretto in rapida crescita del Middlesex vicino a Wembley, fu identificato come il miglior luogo; aveva una piccola e inadeguata chiesa antica in una enorme parrocchia; quindi quello era il luogo identificato per il suo trasferimento. Nel 1933–4 questo esempio unico di gioiello architettonico e di tesori decorativi fu rimosso e ricostruito.

L’interno di Kingsbury sembra quasi lo stesso di quello di Marylebone, ma gode di una luce interna molto migliore perché non è più bloccato dagli edifici circostanti.

E la vecchia chiesina di Kingsbury? E’ l’edificio più antico del comune di Brent e risale all’undicesimo secolo. Nascosta negli alberi dello spettacolare camposanto vicino alla ‘nuova’ chiesa, è costruita in pietra focaia e contiene alcuni mattoni e piastrelle romane tratte da un vecchio tempio. Ha un piano semplice, costituito da una navata e un presbiterio in una sola cella, con una torretta all’estremità ovest sormontata da una guglia.

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Fu parrocchiano il grande primo ministro Gladstone, che lottava per l’indipendenza dell’Irlanda nel diciannovesimo secolo. Qui leggeva l’epistola alla fine del suo cammino dalla casa del suo amico a Dollis Hill, descritta nel mio post a https://longoio3.com/2018/08/14/dollis-hill-londra/ . Sempre nella chiesa si trovano tre monumenti di ottone del sedicesimo secolo. Le sue tre campane risalgono al 1350.

 

 

Da qualche tempo condannata all’oblio la vecchia chiesa di Kingsbury e’ ora sede della congregazione romena ortodossa che in questa parte di Londra è numerosa.

Quante belle scoperte si possono fare in questa magnifica città di Londra anche nei sobborghi che sembrano meno spettacolari!

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La pietra muove,

spostano i tesori:

resta la Fede.

 

 

 

Fregona’s Bell-Tower

The little town of Fregona on the slopes of the Veneto alpine foothills boasts one of the highest bell towers or campanili in this part of the world.

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Unlike the majority of Tuscan bell towers those in the Veneto region have spires reaching up to the heavens like spiritual missiles (if such missiles could ever be said to exist). They stand out in the landscape and evoke those beautiful rural scenes that are such a feature of Venetian paintings.

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Preparations for the construction of Fregona’s stupendous bell tower, can be traced back to the winter of 1869-1870 when, on the initiative of the vicar, Don Antonio Dalla Rosa, stones for its construction were gathered.  Difficulties arose, work was halted and the already accumulated material was used for other purposes, and partly stolen at night.

From 1880 onwards the erection of the bell tower proceeded without further hitches thanks to Don Andrea Tome, who had already shown his particular resourcefulness by repairing the parish church and parsonage seriously damaged by the earthquake of June 29, 1873. In order to facilitate the transport of heavy stones, the Don conceived a special type of wagon, called “car mal”,  pulled by two oxen. On 6 February 1881, Don Andrea initiated work on the campanile’s foundations with a depth of seventy and a width of forty feet.

On December 21st 1881, after more than ten months from the beginning of the excavations, everything was ready for the solemn ceremony of the laying of the foundation stone by Bishop Cavriani.

It took three years to complete the masonry of the foundations with its walls four metres thick.

The neo-gothic design chosen for the bell tower was by Fregonese Francesco Ciprian who was supposed to have been inspired by what he saw in Austria. Indeed, there is a resemblance  between the campanile and the main tower of Vienna’s town hall (seen in this photo):

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The design included all those features that have made the campanile famous: an elegant belfry, bold piers and, in particular, the water-spout gargoyles at the summit.

Fregona’s bell-tower was eventually completed in 1909. However, the final spire, which was meant to crown it raising it to an additional height of forty feet, was never  built.

It was lovely to hear the three great bells ringing across the expansive hillscape (although I think those who live next to them might have different views) and consider the dedication of the Fregonese who willingly gave their time and efforts to the building of the campanile. I doubt whether such mediaeval-like collective efforts would be possible in the western world today.

 

 

There was no-one around to let us into the bell-tower. I would have loved to climb to its top and admire the view. Next time perhaps?

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Meanwhile, the church cat and her three kittens looked on, unpeturbed by the gigantic scale of the campanile.

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Clinically Cured

I’m waking up after my second night at the Barbantine, a private clinic in the south east corner of the old walled city of Lucca. I’ve been here before for various minor ailments as the Italian National Health service (which has been voted the third finest in the world, an appraisal I would now not disagree with) has a contract with the clinic (as it has with another, the Santa Zita, in the north west corner of the old city) for sending its patients there.

Why am I here? It’s because the matter arose of a simple urological problem which required a TURP (transurethal resection of the prostate i.e. a scrape of the prostate). I had to prepare for the ‘intervento’ by fasting for a whole day and by wearing special white elastic stockings to improve blood circulation.

 

I am now  in the position of being able to evaluate this particular department of the Italian health service.

First, the accomodation. I was given an excellent two-bedroomed ward with en-suite and TV which during the day was filled with other patients (hernia op. etc) but which left the nights completely by myself and snore-free.

Second, the food. I was served with simple continental breakfast (coffee, biscuits and rusks), lunch (rice, meat and two veg, pear) and supper (pasta broth, canned meat and two veg, apple). The fare was quite acceptable.

Third, the operation. I was given a local anaesthetic up my spine which effectively numbed the lower regions of my body and a glass of ‘gocce del coraggio’ (courage drops) to sedate me. I was wheeled into the theatre. The process began and a TV monitor provide me with what at first I thought was a horror movie but which turned out to be the interior of the area of my body where the scraping was being carried out. Fascinating viewing!

I found all members of the staff to be conscientious and professional. There was nothing to fault them. The clinic was kept spotless and my ward was swept twice in a day. I am truly glad I landed up here rather than in certain places I know in my country of birth.

Incidentally, the Barbantine is so called after its founder Maria Barbantini (1789-1868). Losing her husband early in her married life Barbantini became a nun and founded her own order dedicated to the care of the sick. Her clinic is still managed by the nuns although the majority of staff are secular. Sister Barbantini was beatified by Pope John Paul II in 1995.

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It is quite marvellous, after one’s discharge, to be able to step outside and, within a stone’s throw, to take a morning stroll in improved health on Lucca’s walls lined by trees now tinged with the first colours of autumn.

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I doubt whether many other hospitals have such gorgeous surroundings. (Views from my room in the clinic).

 

 

A Commemoration of a Great Lady

In 2012 Bagni Di Lucca held a poetry competition on the subject, (appropriately for a spa town) of healing waters. The organiser was Carla Guidi and the president of the judging panel was Valeria Catelli. I sent in two entries and found that each poem had been given a prize. Valeria’s reasons for the awards was very sensitively analysed. As is often the case, the critic reveals unsuspected details in a creator’s work.

For over ten years I have contributed, as part of the teaching staff, to the Bagni Di Lucca branch of the University of the Third Age. When Fabio Lucchesi retired as the branch’s director Valeria Catelli succeeded to the post.

Quite unexpectedly Valeria sadly died last year. In her memory a newly restored gravestone in Bagni Di Lucca’s historic protestant cemetery was dedicated to Valeria last Sunday.

The ‘cimitero inglese ‘ was looking at its best in the late summer sunshine.

The ceremony was followed by a quartet and vocal recital in the town’s library, the former Anglican church.

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This was the programme:

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The quartet played with passionate elan. I was particularly taken by the Boccherini piece which was intensely dark-hued.

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The afternoon was, I felt, a fitting tribute to an exceptionally fine teacher, a great contributor to our town’s cultural milieu and a lady I have been very privileged to work with.

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