A Scottish Captain at Borgo a Mozzano

Rain, rain and yet more rain. If that’s the picture in flooded England then its even more so in flooded Italy. The high tide in Venice has never been higher and people are encouraged to stay away even from the seafront of Viareggio.

There is no doubt that climate change is at play here; I’ve been long enough in these parts to realise that.

All the streams and rivulets around our village are bursting their banks:

Meanwhile, there’s little chance of doing much gardening and the leaves have hardly begun to fall.

This is clearly the weather to stay indoors and read a book or watch a video. One thing might drag me out today, however, and that is the concert at san Francesco monastery at Borgo di Mozzano.

It is given on that virtuoso instrument of the 17th and 18th centuries, the seven stringed Viola da Gamba. Francesco Tomei is the player in the third event of “Music Encounters – the places of beauty and Culture” organised by the “Salotti” music school and the Comune di Borgo a Mozzano under the artistic direction of Giacomo Brunini.

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The Viola da Gamba concert, held this Sunday 17 November, at 5.15 pm, will feature music by Monsieur de Sainte Colombe, Captain Tobias Hume (the Scottish viol virtuoso and mercenary with the Swedish and Russian armies), Telemann, and Marin Marais.

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All these concerts are free admission and further information on them may be had at

borgoamozzanomusica@gmail.com – Cell. 3498496612 and at www.scuolacivicasalotti.it

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Tre Chiese ed una Rovina

Le nostre esplorazioni delle chiese della City di Londra e i concerti dell’ora di pranzo che accolgono ci hanno portato quest’ultima settimana a tre luoghi mai visitati.

La prima è Saint-Mary-at-Hill nella parte orientale della City.

E’ una chiesa parrocchiale anglicana nel quartiere di Billingsgate, nella città di Londra e si trova su Lovat Lane, una strada acciottolata al largo di Eastcheap. Fondata nel dodicesimo secolo fu gravemente danneggiata nel grande incendio di Londra nel 1666. Ricostruita dal grande architetto  Wren fu modificata nel diciottesimo secolo.

La graziosa chiesa è posta tra alcune delle più antiche viuzze della città. Camminando per questa via si ha l’impressione di essere in un altro secolo, lontano dalla vita mondana frenetica della City degli affari.

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Il grande compositore Thomas Tallis fu organista qui tra 1538 e il 1539 e la chiesa rimane un luogo frequentato per i suoi concerti.

Il concerto che abbiamo ascoltato presentava un unico brano, il quintetto di Dvorak che è tra i più grandi quintetti per pianoforte e archi (gli altri sono quelli di Schumann, Brahms ed Elgar) ed è sicuramente l’antidoto perfetto contro lo stress e l’infelicità che ci affligge nel logorio d’oggigiorno. E’ l’opera felice di un uomo felice e la sua felicità è stata trasmessa istantaneamente ai nostri cuori dall’esecuzione (molto felice) degli artisti.

La seconda chiesa è St Olave’s (dedicata a Saint Olaf, Re Norvegese) Church, Hart Street, situata all’angolo tra Hart Street e Seething Lane vicino alla stazione ferroviaria di Fenchurch Street.

Lo scrittore John Betjeman descrisse St Olave come “una chiesa di campagna nel mondo di Seething Lane” ed è veramente così! La chiesa è una delle più piccole della città ed è una delle poche medievali della città sfuggite al Grande Incendio di Londra del 1666.

St Olave ha un esterno modesto in stile gotico perpendicolare. Serba un macabro arco d’ingresso del 1658 al sagrato, decorato con tre teschi ghignanti.

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Il romanziere Charles Dickens ne fu così preso da includerla nel suo libro ‘The Uncommercial Traveller’ ribattezzandola “St Ghastly Grim”. (‘San Spaventosa’).

L’interno è pressoché quadrato, con tre baie separate da colonne di pietra calcarea di Purbeck che sostengono archi a punta. Il tetto è una semplice struttura in rovere con sporgenze.

Tra gli arredi della chiesa ci sono alcuni significativi, come il monumento a Elizabeth Pepys, la moglie del noto scrittore di diario, Samuel, e il pulpito, opera di Grindling Gibbons.

Ambedue i Pepys sono sepolti in questa chiesa. Benché sia stato un po’ liberale con i suoi amoretti extra-matrimoniali, Samuel Pepys era devastato dalla morte, avvenuta a soli venti nove anni, della moglie, sposata a quattordici anni e morta senza figli.

La chiesa ha una bella cripta medioevale entrata da una scaletta ripida e una porta bassissima (attenti alla testa come non ho fatto io!).

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La terza chiesa che si è visitata senza, però, assistere ad un concerto è quella di Saint Margaret Patten:

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St Margaret Patten è situata a Eastcheap vicino al monumento al grande incendio del 1666 e risale al 1067, L’attuale chiesa fu costruita da Sir Christopher Wren nel 1687; è una delle poche chiese cittadine a essere sfuggita ai bombardmenti della seconda guerra mondiale e per questa ragione è veramente speciale.

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A questo punto domanderete perché ci sono così tante chiese nella City e così pochi parrocchiani? Una volta, la gente abitava e lavorava nella City; oggi ci lavora solo. Come risolvere il problema delle chiese ridondanti?  Farli ‘Guild churches’ – cioè, chiese associate ad un gruppo speciale. Nel 1954 Santa Margherita Pattens cessò di essere una chiesa parrocchiale e divenne una delle chiese ‘guild’ della corporazione della città, sotto la vita del Lord Cancelliere e sotto la giurisdizione del vescovo di Londra. Questa tipologia di chiesa ha un giorno feriale regolare, piuttosto che una congregazione domenicale, attinto principalmente da persone che lavorano negli uffici nelle vicinanze.

L’esterno di Saint Margaret è notevole per la sua guglia alta, la terza più alta di Wren e l’unica in stile medievale. Il suo interno è un semplice rettangolo con alcuni accessori insoliti – gli unici banchi a baldacchino di Londra, risalenti al diciasettesimo secolo.

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Altre caratteristiche all’interno includono un banco di punizione scolpito con la testa del diavolo nel quale i trasgressori dovevano sedere durante il servizio in chiesa!

Il nome della chiesa è tradizionalmente derivato da ‘Pattens’, che sono scarpe con suola di legno, supportate su ferri che, come altrove, ai parrocchiani sarebbe stato chiesto di rimuovere entrando in chiesa.

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Queste scarpe rialzate permettevano alle donne di camminare per le strade di Londra senza infangarsi. C’è un piccolo museo nel vestibolo con esempi di queste pattens che furono anche indossate dalla moglie dell’illustre mercante Lucchese Arnolfini nel celebre ritratto di Jan Van Eyck.

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E la rovina?

La chiesa di Saint Dunstan (abate di Glastonbury nel nono secolo) fu gravemente danneggiata nel Blitz del 1941. La torre e il campanile di Wren sopravvissero all’impatto delle bombe ma del resto della chiesa restavano solo le pareti nord e sud. Si decise di non ricostruirla e, invece, di trasformare i suoi ruderi in un giardino pubblico offrendo ai lavoratori della City una bella oasi nell’ora di pranzo. E’ veramente uno dei più ameni giardinetti, anche nel tardo autunno:

E’ veramente incredibile che ci siano voluti anni per uno nato e cresciuto a Londra come me di scoprire ed entrare per la prima volta in queste chiese così emozionanti e così lontane dalla mondanità di Londra. Accomodarsi, meditare e ascoltare musica in uno di questi edifici è come mettersi in una capsula del tempo ed essere trasportati in altre epoche, luoghi lontani dalle stressanti preoccupazioni dell’epoca nostra.

Nelle rovine,

rimaste dalle bombe,

sbocciano i fiori.

 

 

 

Le Mura di Londra

Le mura difensive di Londra? Ma dove sono? Non mica come Lucca dove le mura rimangono il simbolo della città; eppure le mura Londra le aveva e furono proprio i Romani a costruirle per primo. Nel terzo secolo fu completata la cinta muraria per proteggere la capitale della provincia imperiale di Britannia; infatti, rimane sempre la zona contenuta nelle mura che definisce i limiti della City di Londra.

Le mura furono rinforzate e ampliate durante il periodo medioevale. Arrivato il settecento, con la pax britannica e il continuo sviluppo di Londra, le mura declinarono e furono per la più parte demolite nell’ottocento (come furono, per esempio, quelle di Milano e di Firenze, due esempi di citta’ italiane originalmente murate).

I bombardamenti della Seconda Guerra hanno riportato alla luce parecchie parti dell’antica muraglia e si puo’ fare un bel giro attorno la city alla loro scoperta.

Qui si trova una sezione di mura e torre di avvistamento vicino al Barbican.

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Qui Giulio Cesare impera davanti ad una sezione del muro presso la Torre di Londra che da lui fu fondata.

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Oggi, però, le mura e le sue porte sopravvivono per la più parte solo nei nomi di certe strade, la più importante quella che si chiama, appunto, ‘London Wall’.

E’ la stessa storia con le porte difensive di Londra; queste esistono, purtroppo, solo nei nomi di certi quartieri e in certe stazioni della metropolitana.

 

 

 

Queste porte, andando in senso orario, sono:

  • Lud gate

  • New gate

  • Alders gate

  • Cripple gate

  • Moor gate

  • Bishops gate

  • Ald gate

Per fortuna esistono due esempi di porte antiche alla City che ci possono dare qualche idea di quello che si ha perso:

Quella mediovale dell’Ordine dei cavalieri di Saint John.

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E quella rinascimentale di Temple Bar:

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Accanto a certe porte fu eretta una chiesa al santo dei viaggiatori. No, non San Cristoforo, colui venne più tardi, ma a Saint Botolph (San Botulfo).

San Botolph di Thorney – chiamato anche Botwulf, Botulph o Botulf e morto intorno al 680 – era un abate e rimane il santo patrono dei viaggiatori e dei vari aspetti dell’agricoltura.

Una volta c’erano quattro chiese dedicate a questo santo accanto alle porte di Londra. Quella di Cripplegate fu distrutta nel grande incendio del 1666 e mai ricostruita. Quelle, invece di Aldersgate, Aldgate e Bishopsgate rimangano, anche se non nelle loro forme medioevali.

Di quella di Aldersgate ne ho già parlato a https://longoio3.com/2018/03/18/la-chiesa-londinese-di-san-botulfo-forisportam-aldersgate/

La chiesa di San Botulfo a Bishopsgate (dove furono battezzati il fondatore della mia scuola Edward Alleyn e il poeta John Keats) è, anch’essa, molto carina e costruita in stile settecentesco.

(Fonte battesimale del poeta John Keats)

Quella di San Botulfo ad Aldgate l’abbiamo visitata all’ora di pranzo l’altro giorno quando è stato suonato il suo organo, il più antico nel Regno Unito.

Chiesa parrocchiale della confessione Anglicana nella città di Londra e anche, poiché si trova al di fuori delle antiche mura orientali, una parte dell’East End di Londra, l’edificio che si vede ora è opera dell’architetto George Dance the Elder e fu costruito nella metà del secolo diciottesimo.

 

 

L’organo di Renatus Harris ha subito un restauro storico da parte dei costruttori di organi Goetze e Gwynn ed è stato riportato alle specifiche del 1744 utilizzando molti degli elementi originali. L’organo serba la più antica collezione di canne nelle loro posizioni originali sui loro forzieri di vento.

 

 

Donato da Thomas Whiting nel 1676, fu costruito tra il 1702 e il 1704. Fu ingrandito dal genero di Harris, John Byfield, nel 1740. L’organo fu considerevolmente ampliato nel diciannovesimo secolo e di nuovo ricostruito dalla ditta di Mander negli anni sessanta. La decisione di ripristinare lo strumento è stata presa da St Botolph nel 2002. Il restauro, che è durato nove mesi, è stato realizzato sotto la consulenza di Ian Bell e della ditta di Goetze e Gwynn a Welbeck, nel Nottinghamshire.

Il giovane organista ha suonato un bellissimo programma che ci ha fatto sentire le meravigliose doti di questo strumento:

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Ecco un voluntary dell’organista cieco settecentesco John Stanley che qui venne a suonare.

Danza d’Apollo:

soffia le sue canne,

colomba bianca.

 

 

 

 

Valentina Ciardelli’s Love Affair with the Double Bass

It’s strange how the smallest instruments of the orchestra are often those that can be heard most distinctly and how the largest are often noticeable by their neglect. Of the smallest, the piccolo, or rather the sopranino recorder which has a similar range, was especially loved as a solo instrument by Vivaldi, (why didn’t he compose a concerto for the double bass?) and the piccolo plays major parts in such works as Beethoven’s ninth symphony. For the double bass I do remember its memorable solo in the last movement of Haydn’s ‘Farewell’ symphony and yet without this instrument no orchestral concert would have anything like its genuine, complete resonance.

Bottesini, the Paganini of the double-bass, the Italian virtuoso, did much to rectify the instrument’s ‘low’ profile. The use jazz makes of the double-bass, with such great names as Charlie Mingus, Charlie Haden and Stanley Clarke, has also contributed to its spotlight.

An exceptional double-bass player of our contemporary scene is Valentina Scheldhofen Ciardelli who, starting as a pianist, turned bass player in 2009 and has since won a considerable string of major awards. I have written several posts mentioning her brilliant playing. These can be found at:

https://longoio2.wordpress.com/2017/01/16/three-young-artistes-in-concert/

https://longoio3.com/2018/03/17/il-boccherini-di-lucca-si-fa-sentire-nella-casa-della-regina-a-londra/

https://longoio3.com/2018/07/24/luccas-double-bass-bonanza/

https://longoio3.com/2018/08/08/a-wonderfully-unusual-combination-in-lucca/

Valentina’s recital last week, given as part of Charlton House’s Friday lunchtime concert series featuring young artists, displayed her deftness to the full.

 

 

 

 

This was the programme:

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The combination of Jacob Bettinelli, bass baritone and Daniella Nassar, pianist with Valentina Scheldhofen Ciardelli worked brilliantly and enabled the audience to appreciate how the double-bass mixes so well with the most disparate elements.

 

 

 

 

Of particular interest was ‘Per questa bella mano’, the only aria Mozart wrote with obbligato double bass.  Dating from his last year, 1791, this nostalgic piece has a truly fiendish part for the double-bass player (originally performed by Friedrich Pischelberger, of whom I know nothing) and excellently rendered by Valentina who entwines her tall, slender shape around the contours of her beloved instrument in the exploration of its most subtle sounds, vibrating depths, decisive pizzicati and arcane harmonics.

I cannot fail to mention the sensitive playing of Daniella Nassar in the Rachmaninov pieces and the fine voice of Jacob Bettinelli, but Valentina’s playing is truly exceptional.

There will be a chance to hear the latest from Ms. Ciardelli when she launches a new CD in collaboration with pianist Alessandro Viale, entitled “Music from the Sphinx”, this Wednesday, 13 November 2019 at 7:00 pm  at the Trinity Laban Conservatoire, part of the Greenwich University site in London SE10. The CD will present a repertoire developed in the Trinity Laban Junior Fellowship research year; Valentina is not only a performer but also a composer intent on expanding the double bass repertoire, particularly with her already well-known transcriptions of Frank Zappa’s repertoire and also with new pieces written for her by contemporary composers. Be there if you can and find out the reason for the sphinx…

Even nearer in date is this event which Valentina has recently informed me about:

The Girls in the Magnesium Dress

Fidelio Cafe 91-95 Clerkenwell Road, London, EC1R5BX (United Kingdom).

Programme:

  • Peaches en Regalia, F. Zappa
  • Questo Amor, Vergogna mia, G. Puccini
  • From Histoire du Soldat, I. Stravinskij
  • Marche Royale
  • Danse du Diable
  • Intermezzo From Goyescas, E. Granados
  • Fermo, che fai? G. Puccini
  • Opalamonio, V. S. Ciardelli
  • Blessed Relief, F. Zappa
  • Tutto Cangia, il ciel s’abbella, G. Rossini

The Girls in the Magnesium Dress is a collaboration between two instrument of very different registers, and a vastly different number of strings… that is, the double bass and the harp. The artists in this peculiar ensemble are Valentina Scheldhofen Ciardelli and Anna Astesano. Their versatile repertoire appeals to both older and younger generations with sparkling transcriptions from opera, virtuoso repertoire and the 21st century, arranged by Valentina. The duo also collaborate with established composers such as John Alexander, Paul Patterson and Kurt Morgan. The Girls have performed in several important venues such as St- Martin-in-the-Fields, Wigmore Hall, Greenwich Theatre, St. James Piccadilly Church, Trinity Church, St. Mary Abbots Church, the GSM Auditorium, Sala dell’affresco and Chiesa di S. Micheletto in Lucca.

Booking for this event is at:

https://fidelio.space/whats-on/the-girls-in-the-magnesium-dress

Whet your appetite for this unmissable programme with a peek at some past performances!

You can find out more about Valentina on her web site at

https://www.valentinaciardelli.com/

 

 

 

 

Puccini a Londra

Arrivato recentemente a Londra ho capito quasi subito quanto Giacomo Puccini sia sempre vicino ai pensieri ed ai cuori di così tanti inglesi melomani.

Nel concerto d’organo eseguito nella graziosa chiesa di Saint Margaret Lothbury, che si trova accanto alla Bank of England, Richard Townend ha incluso nel suo affascinante programma i ‘versetti ‘ del compositore lucchese. Scritti per organo nella gioventù, quando sembrava ancora destinato per una vita dedicata alla musica ecclesiastica, i ‘versetti’ sono stati solo riscoperti qualche anno fa. Contano una sessantina di pezzi scritti in un stile ancora evocativo del linguaggio operistico-bandistico che influenzava la musica religiosa avanti della riforma Ceciliana.

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Dei brani esaminati solo due sono stati considerati degni di essere eseguiti da Townend! Saggi studenteschi certamente, ma affascinanti per il loro scorcio sullo sviluppo del Maestro quando giovanissimo.

Più significativo per la fama di Puccini fu l’intervento del mio ex-collega di università, David Conway, ora insigne musicologo e presidente di Hampstead Garden Opera, una compagnia lirica che incoraggia lo sviluppo di giovani cantanti sul palcoscenico di un mondo assai competitivo. All’Istituto Italiano di Londra, dove una volta era segretario generale il babbo di mia moglie, diede il Conway una conferenza avvincente sulle due Bohème, quelle di Puccini e di Leoncavallo, ambedue sentite per la prima volta nel 1896.

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Conferendo qualche merito alla versione Leoncavallesca, Conway confermò, però, l’indubitabile supremazia, in termini drammatici e musicali, della immortale Bohème Pucciniana. Chi, infatti, si ricorda della Mimì di Leoncavallo?

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Il clou della serata avenne nel piano nobile quando un gruppo di tre cantanti e la direttrice musicale di Hampstead Garden Opera eseguirono brani delle due versioni, concludendo con la parte conclusiva del primo atto della Bohème di Puccini dove l’amore sboccia tra Mimi’ e Rodolfo.

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Veramente un performance squisito!

Se ci fu qualche dubbio nel pubblico nell’ascoltare un’opera cantata da giovani studenti è scomparso difronte alla bravura di questi giovani, tra i quali c’era un tenore veramente eccezionale che fino a poco tempo fa cantava in un coro di chiesa nel sud africa.

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Le rappresentazioni de La Bohème avranno luogo dal 8 al 17 novembre (19.30 da lunedì a sabato e 16.30 la domenica) al Jacksons Lane Theatre, Archway Road, London N6 5AA. Prenotazione dei biglietti è al sito hgo.org.uk/boheme oppure telefonando (0044) 0800 411 8881. (Stazione underground più vicina è Highgate). Se vi trovate a Londra non dovete mancarvi!

Nella gioventù

sbocciano dei versetti:

fiori futuri.

Una Festa di Musica nella City

Con questa settimana il festival estivo di musica tenuta nella squisita chiesa di Saint Lawrence Jewry, centro religioso del municipio della City e situata presso il palazzo municipale, il ‘Guildhall’, finisce.

Ogni concerto che durava dalle tredici alle quattordici è stato gratuito (con offerta). Siamo riusciti a sentire nove dei dieci concerti – momenti di riflessione benvenuti durante le nostre varie commissioni nella città – e ogni concerto ci ha illustrato nuovi aspetti del mondo musicale.

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Ecco i programmi (che non erano sempre seguiti rigorosamente) dei vari concerti ai quali siamo riusciti ad assistere, seguito dalle fotografie dei partecipanti, la gran parte dei qua li erano giovani e tutti bravissimi.

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Come potrete capire il tema dei concerti era l’infame Brexit che ha lacerato questo paese, origine della madre dei parlamenti, socialmente ed economicamente. Nel campo artistico, nondimeno, l’intreccio tra il Regno Unito e il continente è sempre stato fondamentale. Mendelssohn, per esempio, fece dieci viaggi in Inghilterra, fu il maestro di musica della regina Vittoria e compose una ‘Scottish Symphony’. Liszt fu ospite della bisnonna della vicina di pianista Tessa Uys a Highgate. Mozart compose le sue prime due sinfonie a Pimlico, Londra. Il Nonno di Gerald Finzi era di famiglia ebrea italiana. Handel, che passò quasi l’intera vita creativa a Londra, era nato a Halle, Germania. Beethoven era un grande ammiratore dell’Inghilterra e compose delle variazioni sull’inno nazionale, ‘God Save the Queen’. Haydn scrisse dodici sinfonie, dette ‘London symphonies’, per i suoi due viaggi a Londra. Insomma, attraverso i secoli, la lista di contatti artistici-musicali tra il Regno Unito e il resto dell’Europa rimane inesauribile, per non parlare poi degli scambi di musicisti e compositori – da Geminiani, Lucchese, a Pappano, direttore dell’opera di Covent Garden.

E’ per questa ragione che l’ombra scura della Brexit è così travolgente, retrograda e anti-costruttiva. Rimango di stucco che, perfino in un comune, famosa da secoli per le sue acque e cure in tutta l’Europa, contenga residenti inglesi brexitiani e, addirittura, degli italiani che pensano che la brexit, finanziata da ricchissimi e corrotti politici che desiderano evitare le nuove leggi anti-trust dell’UE, sia una valida protesta contro l’unione europea!

Londra rimane sicuramente un luogo importantissimo per la musica. C’è così tanta varietà e non solo di musica classica occidentale ma, come consueto in una citta’ multiculturale, musiche da tutte le parti del mondo. Quest’aspetto vitale è stato dimostrato nei concerti delle due settimane prelibate che finiscono oggi con una bella esecuzione di un complesso di ottoni, seguito da un ben meritato ricevimento.

Grazie infinite al direttore della serie, Stuart Whatton B. Mus FRCO FRSA.

Musica, balsamo

per le nostre amarezze:

suono aureo.

 

Il Suono della Morte

 

Ogni giorno feriale, durante l’ora di pranzo, Londra offre un concerto d’organo gratuitamente (con offerta a volontà) in una delle sue chiese della City.

Se vi piace la musica d’organo e se siete a Londra, potete leggere di più nel mio post a:

Gli Organi di Londra

E’ dal 1910 che la chiesa di Saint Michael Cornhill offre un concerto ogni  lunedì.

Questo lunedì, all’organo della chiesa, costruita da Sir Christopher Wren dopo la distruzione dell’originale nel grande fuoco di Londra del 1666 e rimodellata nell’800, ho ascoltato una musica, mai sentita prima, che mi ha riempito ugualmente di gioia e di terrore. Con me era la mia moglie, alquanto emozionata da questi suoni.

Eppure, per molti del pubblico era un brano ben conosciuto, scritto da un compositore che avrebbe inserito tutti i suoi presentimenti di una vita che sarebbe finita tra poco a soli venti quattro anni.

Era la ‘sonata sul novantaquattresimo salmo’ di Julius Reubke, figlio maggiore dell’organaro Adolf Reubke (1805-1875). Nato nel 1834 nei monti Harz,  Julius Reubke si trasferì a Berlino nel 1851, dove continuò la sua educazione musicale presso il conservatorio.

Quando Liszt visitò Berlino nel dicembre 1855, insegnò pianoforte e composizione a Reubke, e gli permise di vivere nella sua casa di Altenburg. Fu in quest’ambiente che Reubke compose le sue due opere principali: la sonata per pianoforte in si bemolle minore, e la sonata sul novantaquattresimo Salmo in do minore, per organo. Dalla sua creazione la sonata sul novantaquattresimo Salmo è stata considerata una delle supreme vette del repertorio organistico romantico.

Di Reubke racconta un amico, Richard Pohl:

‘La sua salute era già in declino al momento delle sue grandi composizioni. Suonandoci la sua sonata, seduto con la sua forma tipicamente arcuata, affondato nella sua creazione, Reubke dimenticò tutto attorno di lui; e poi guardammo il suo aspetto pallido, la luce snaturale dei suoi occhi luccicanti, udimmo il suo respiro pesante e ci rendemmo conto di quanto la fatica lo sopraffacesse dopo ore di eccitazione. Allora, sospettavamo che non sarebbe stato con noi per molto a lungo.’

Julius Reubke si trasferì a Dresda nel 1857. Soffriva di un peggioramento della tubercolosi e non aveva più l’energia per suonare o comporre. Si trasferì nella località termale di Pillnitz nel maggio 1858, dove morì alla locanda Zum Goldenen Löwen pochi giorni dopo, all’età di ventiquattro anni. Fu sepolto vicino alla chiesa di Maria am Wasser a Pillnitz-Hosterwitz il 7 giugno.

Reubke fu uno degli allievi preferiti di Liszt; dopo la sua morte, Liszt scrisse una lettera di condoglianze al padre di Reubke:

‘Nessuno poteva sentire più profondamente la perdita che l’arte ha sofferto nel tuo Julius. Scrivo da uno che ha seguito con ammirazione e simpatia i suoi nobili, costanti e riusciti sforzi in questi ultimi anni, e che manterrà sempre fedelmente in mente la sua amicizia’.

(Julius Reubke)

 

Ritornando al suo capolavoro, la ‘sonata sul 94 ° Salmo in do minore’, si chiama così perché basata sul testo del Salmo 94.

La sonata è in tre tempi:

  1. Grave – Larghetto – Allegro con fuoco – Grave
    II. Adagio – Lento
    III. Allegro – Più mosso – Allegro assai

Ispirata dal nuovo linguaggio musicale Lisztiano e Wagneriano, la sonata è comunque un lavoro molto singolare.  In più, richiede una tecnica da assoluto virtuoso..

Questi sono i versi del salmo che sottolineano la sonata:

a) Grave- Larghetto

O Signore Dio, a cui appartiene la vendetta, mostrati.
Sorgi, tu Giudice del mondo: e fai cadere gli orgogliosi.

b) Allegro con fuoco

Signore, per quanto tempo trionferà l’empio?
Uccidono la vedova e lo straniero: e mettono a morte l’orfano.
Eppure dicono che il Signore non vedrà: né il Dio di Giacobbe lo considererà.

c) Adagio

Invece il Signore mi ha aiutato: non aveva fallito, e la mia anima è stata messa in silenzio.
Nella moltitudine di dolori che avevo nel mio cuore: i tuoi conforti hanno rinfrescato la mia anima.

d) Allegro

Il Signore è il mio rifugio: e il mio Dio è la forza della fiducia.
Egli ricompenserà la loro malvagità e li distruggerà nella loro stessa malizia.

Il primo e il secondo movimento sono in forma di sonata; il terzo movimento è una fuga che ha anche elementi di forma di sonata. Un’impressione di improvvisazione spontanea è ottenuta dalla sovrapposizione e dall’intreccio di frasi e movimenti, che consente di evitare strutture regolari. Tutti i temi sono anche modellati in modo irregolare, producendo una così grande diversità che nessuna idea musicale si ripete esattamente.

La fuga furiosa che chiude l’opera, raffigura il giudizio di Dio e la vittoria sul male.

L’organo della chiesa di Saint Michael è magnifico. Contiene 3,500 canne, certe delle quali hanno più di trecento anni. Fu costruito a due manuali da Renatus Harris e inaugurato nel 1684 da Henry Purcell e John Blow (compositori e organisti dell’abbazia di Westminster) e G. B. Draghi (organista della regina di Carlo II, Caterina). Da quell’epoca è stato ampliato più volte. Nel 2010 fu restaurato dalla ditta Nicholsons di Malvern.

Chissà perché non ho registrato la sonata eseguita da Benjamin Newlove, che è stato organista della cappella Reale di Saint George nel Castello della Regina a Windsor.

Comunque, ecco questa meravigliosa sonata eseguita dalla bravissima Neo-Zelandese, Dame Gillian Weir.

 

Sento la morte

nel suono dell’organo:

ultime note.

 

 

 

Tripletta

Tripletta non di calcio ma di musica questa volta. Londra respira musica e l’altro pomeriggio abbiamo goduto tre concerti, due dei quali gratuiti.

La Chiesa di Saint Margaret Lothbury, tra altre opere d’arte,  possiede uno squisito dossale.

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La chiesa, a dirimpetto della Banca d’Inghilterra, è stata la nostra meta in altre occasioni per i suoi svariati concerti d’organo suonati sul magnifico strumento George Pike England del 1801.

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L’organista principale, Richard Townend, porta il suo sapere con leggerezza. Inoltre, è un grande viaggiatore e visita organi in tutto il mondo. Un sua visita in Svezia ha condotto all’invito del noto Bo Ingelberg di Linkoping per suonare il seguente programma di musica scandinava.

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Buxtehude, il grande maestro di Bach, sebbene considerato Danese, nacque a Helsingborg, parte della Svezia.  Gli altri compositori, ammetto, non mi erano conosciuti. Però, le loro musiche, in particolare il pezzo di Roman, erano molto attraenti.

Dopo il concerto abbiamo goduto un tè al sole nel giardino della chiesa.

La guglia è stata recentemente restaurata alla sua originale gloria luccicante.

Alle cinque ci siamo trovati nella gloriosa cattedrale Di Saint Paul’s per partecipare a ‘evensong’, i vespri della Chiesa anglicana.

Questo rito, più di ogni altro, rivela l’assoluta superiorità dell’esecuzione della musica religiosa inglese.

Ecco il ‘order of service ‘:

Il compositore del consueto Magnificat e del Nunc Dimittis era John Mundy (1555-1630) uno dei grandi della musica tudor.

Si potrebbe far critica che evensong è un rito religioso e non un concerto. Però, un canto così sublime sposa musica e preghiera in un’unità veramente senza pari.

Il gran finale della nostra tripletta fu la rappresentazione, alla Royal Opera House, del Andrea Chenier del pugliese Umberto Giordano.

Con Chenier, cantato da Roberto Alagna, e Maddalena di Coigny cantata da forse una delle più splendenti voci dei nostri tempi, Sondra Radvanovsky, e con una splendida produzione di David McVicar posso dichiarare senza alcun dubbio che questa serata all’opera di Londra rimarrà nella memoria per sempre.

Eseguita per la prima volta il 28 marzo 1896 alla Scala, poco più di un mese dopo la prima della Boheme di Puccini al Regio di Torino, Andre Chenier rimane per me su un livello musicale pressoché alla pari del maestro Lucchese. Certi brani, in particolare, ‘la mamma morta’ sono veramente travolgenti.

Il pubblico inglese, generalmente più riservato di quello italiano, era in delirio a questo punto…e con ogni ragione.

Viaggi sonori

avvolgono i sensi

ineffabili.

Another Week-End and Everywhere to Go

Let’s look at some of the activities and events which will take place in and around Bagni di Lucca during the coming days. At least they’ll help to take our minds off what’s happening at a certain place by the Thames…

I’m definitely not going to miss Moliere’s comedy ‘Tartuffe’ this Friday 29th March at 9 PM at the Teatro Academico. It’s about a religious hypocrite that unctuously uses his sanctimonious self to dupe a gullible family; a theme still somewhat relevant today. If your Italian is not that brilliant then it might be worth swotting up on the plot at https://en.wikipedia.org/wiki/Tartuffe#Plot. There’s no problem about that: I always have to do the same with opera plots, even if they’re sung in English!

On Sunday in Villa’s market place there’s another favourite event: the antiques market – something else not to be missed! Look out for that Botticelli disguised as a copy. (If you don’t believe me see https://www.theguardian.com/artanddesign/2019/mar/28/botticelli-copy-found-to-be-rare-original-from-artists-workshop

On Sunday 7th April there’s a truly great event : the 43rd Giro dei Colli termali or walk/run around the thermal hills of Bagni di Lucca. Depending on your stamina/inclination you can choose a variety of routes starting from 2 to 4 kilometres through 10, 18, 20 kilometres. It’s a very ‘Italian’ event with families joining in and I regret I’ve only done it once so far. Turn up in the morning at the stadium.

The longest route goes through our village of Longoio and I did a little of the route, now blue-spot marked,  yesterday with two feline competitors who need no introduction to readers of my blog.

 

 

There are refreshment points en route and the weather is set fair. Sandra and I have also done the equally entertaining romp called ‘Marcia delle Ville’. For an account of that one see my post at https://longoio2.wordpress.com/2016/04/25/the-marathon-lucca-style/

 

 

Again, on Sunday 7th April at 6 pm in Bagni di Lucca’s Library, there’s the Spring Jazz concert organised by the De Montaigne foundation. It’s now in its seventh year and this time stars the world renowned singer from Livorno, Chiara Pellegrini and members of her highly jazzed-up family, Andrea and Nino.

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To savour a little of Chiara’s ensemble here’s an excerpt from YouTube:

The concert is free but don’t forget to book!

Of course, there’s loads more happening but one can’t be everywhere at the same time unless one has been cloned!

 

The Bells, The Bells!

One of the sweet joys of our valley (Val di Lima) is to hear the sound of church bells, so soppily evocated in Ketelby’s ‘Bells across the meadows’

They are rung, not just on Sunday morning, as today just one priest has to administer six churches, but also on Saturday afternoons as well.

Church bells recollect Edgar Allan Poe’s famous poem:

What a gush of euphony voluminously wells!
How it swells!
How it dwells
On the Future! how it tells
Of the rapture that impels
To the swinging and the ringing
Of the bells, bells, bells,
Of the bells, bells, bells, bells,
Bells, bells, bells —
To the rhyming and the chiming of the bells!

Bells are also a premonition of our life’s end when they sound for funerals – a higher tone for ladies and a lower for men

Again, to quote Poe:

 How we shiver with affright
At the melancholy meaning of their tone!

Less poetically, church bells can also mean a noisy nuisance keeping their neighbours wide awake even in the middle of the night when they toll the hours:

..the rolling of the bells —
Of the bells, bells, bells —
To the tolling of the bells,
Of the bells, bells, bells, bells —
Bells, bells, bells —
To the moaning and the groaning of the bells.

A friend I play chess with related to me the following instance of utterly discordant bells sounding between a priest and the owner of a B & B near the village church. In 2010 the parish priest received funds to restore the clock chiming the bells which had been silent for some time. The parishioners were delighted to hear their bells again but, as they also chimed throughout the night, the owners and guests at the B & B were less overjoyed. They asked the priest to silence the bells during the night but he objected and, also, there was no opposition to the bells from the villagers.

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The B & B owners called in an environmental agency to measure the bells’ decibels. They were found to be 59, (the tolerance limit is 50). A judicial sentence was issued ordering the parish priest to silence the bells during the night.

The priest objected to the judge’s sentence and also complained that the B & B owners demanded compensation for damage to their custom and the cost of calling in the environmental agency. The priest then went to court stating that he was only implementing the will of the parishioners. The bell tower had been silent for years, because lightning had burned the electric circuit ringing the bells. He said “thanks to the money received from the insurance I was able to restore the clock of the bell tower, to the satisfaction of the faithful, who always asked me to restore the chimes because they gave them comfort and made them feel in company”.

The court hearing, however, ended in favour of the B & B owners who stated that their stance was not a discriminatory act of a religious nature for, although not Roman Catholics, they were Christians and, while not originally from those parts, were integrated and well-liked by the villagers.

There’s a similar story about another village in our valley in which people from abroad objected to the church bells next to their holiday home, this time during the day as well as the night. In that instance they were unsuccessful in their complaint and, shortly afterwards sold up.

The fact is that ‘campanilismo’, the love of one’s church tower, is an important sentiment in Italian society. It’s as deeply felt as loyalty to one’s football team and can be likened to that untranslatable Welsh word, ‘hiraeth’, or longing for home – home-sickness, in fact.

I wonder if a negative mutation of the same attitude is behind the weird phenomenon of brexitisis that has torn apart the fabric, not only of British society, but also of its political life. In any case, beware of finding a house in Italy too near to church bells. They can often sound trouble…